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Il mio corpo ferito

Mar, 2 Mar 2010

Teatro



CASERTA Il 6 e 7 marzo 2010 Al Teatro Civico 14 | Vicolo F. Della Ratta - Uno spettacolo di Angelo Callipo. Regia Peppe Miale. Con Anna Moriello e Lorena Leone. Peppe Miale firma la regia dello spettacolo in scena sabato 6 (ore 21.00) e domenica 7 marzo (ore 19.00), al Teatro Civico 14. Nella messa in scena dell’opera di Angelo Callipo, finalista XII Edizione del premio letterario ‘Osservatorio’, l’unica interprete della pièce, Anna Moriello sarà affiancata da un’affascinante Lorena Leone. Con il mio corpo ferito approda nuovamente nella città di Caserta il teatro dal forte impegno civile e sociale. Il mio corpo ferito racconta la storia di Angela e delle accuse agli aguzzini che la hanno rapita, violentata e poi ceduta a messer Scipione, che poi ne sfrutterà la bellezza fino a quando il padre della giovane non riuscirà a liberarla. La pièce, che nasce dalla storia di un processo celebrato nel 1578, porta alla sbarra un gruppo di uomini, contadini per lo più, ma anche canonici e nobili.
Angela è la grande accusatrice che con i suoi racconti sferzanti, diretti, fatti di fredda determinazione, vanifica ogni tentativo di sottrarsi, di cercare un’assoluzione. Allo stesso tempo Angela è giovane, e la fragilità della sua età riemerge prepotentemente alla luce dei ricordi di quei mesi passati nella mani, ruvide o delicate, di uomini che la spogliavano o la legavano ad un letto, lasciandola per giorni nella buia soffitta di un campanile. Ricordi che scalfiscono le certezze di cui Angela sembra essersi armata. Ma alla protagonista non resta altra arma che le sue parole. Quelle che pronuncia alla presenza della corte, quando nell’aula del tribunale sarà sola contro i suoi carnefici, sono fatte di nomi, di date, di precise ricostruzioni, di testardo convincimento che non uno, di quelli che siedono al banco degli imputati, debba farla franca. Le stesse parole che poi raccontano di un ricordo che penetra nelle viscere più profonde, che scende giù fino a farla piegare su se stessa per il dolore, per il fiato sporco e la saliva che ancora le impregnano la bocca, per quell’addome che si gonfiava ogni volta che uno di loro penetrava dentro di lei. Parole che raccontano della rabbia verso quel Ferrante che aveva promesso al padre di sposarla e che ora è lì insieme agli altri. Parole che raccontano della disperazione, per il curato che l’aveva rinchiusa quindici giorni e quindici notti, e che poi la condurranno in un’insolita tenerezza per quella Donna Lucrezia che, negli ultimi giorni della sua prigionia, l’aveva accudita come una madre. “La preghiera. La violenza . L’affrancamento. Questi tre elementi confluiscono per tratteggiare questa figura di donna che travalica coraggiosamente il tempo ed il luogo che è costretta a vivere perché derubata dei suoi sogni più piccoli di ragazza che dormiva sulla paglia in una notte d’estate. Angela Licciardi denuncia e fa sì che i suoi aggressori siano condannati per allontanare il dolore, un dolore che però rimane, indelebile, proiezione costante di uno stato d’animo immutabile” racconta Peppe Miale, regista di questa eccezionale pièce



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