Fiore Marro al Museo Lombroso e a Fenestrerre

Pubblicato il 04 luglio 2012 da paolom



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(Chiara Foti – CDS) In questa intervista, il Presidente Nazionale dei Comitati Due Sicilie Fiore Marro, ci racconta l’esito della due giorni che si è svolta presso il Museo Lombroso, dove ci sarebbero i calchi di molti dei volti dei nostri “briganti” sottoposti a studi di fisiognomica dopo la loro uccisione, e presso il carcere di Fenestrelle, per commemorare i soldati borbonici che lì morirono per non aver voluto tradire il giuramento fatto al Nostro Re.

Quando si è tenuta la manifestazione al Museo Cesare Lombroso e per quale motivo? La manifestazione ha avuto luogo sabato 30 giugno e la protesta nasce da una manifestazione precedente, che risale al 2009, quando si venne a sapere che in quel museo c’erano migliaia di crani di Briganti e che Cesare Lombroso, padre della fisiognomica, ne aveva studiate centinaia poichè riteneva che dalla conformazione del viso si potesse dedurre la personalità di un individuo e capire se fosse un assassino, un ladro e via dicendo. Dunque i resti di queste persone non avrebbero avuto sepoltura. Questo era il motivo della protesta.

E quali impressioni hai avuto dalla manifestazione oggi rispetto al 2009? L’impressione è che forse l’operazione di protesta attuata nel 2009 è andata a buon fine, perchè nel museo ora vi sono soltanto due borracce del Brigante Tortora, due calchi di viso in gesso con su scritto “briganti”, il vestito del Brigante Gasbarrone e il calco del Villella.

Quindi i risultati sono stati visibili? Sì, non volevamo che ci fossero esposti come reliquie macabre i teschi dei nostri avi e ora non ci sono più.

Visti i risultati della precedente manifestazione, qual’è il messaggio che avete voluto inviare tornando al museo? Il messaggio è semplicemente un monito: noi non tolleriamo alcuna forma di discriminazione.

Chi è stato presente con te alla manifestazione? Con me c’era Carmine Posillipo, Socio fondatore del CDS nazionale, per il resto, polizia e vigili intervenuti a eseguire il controllo della manifestazione erano come al solito, superiori di numero ai dimostranti e come al solito, tutti di origini meridionali; quindi è stato facile che si definisse tra noi e loro una solidarietà naturale.

Che sensazione ti ha lasciato rivedere quel museo? Diciamo che mi aspettavo di trovarvi le pile di teschi e molte scritte offensive…Invece non ho visto nulla di ciò. Solo studi, riflessioni e trattati sulla fisiognomica.

Credi sia giusto tenere aperto un museo di questo tipo? Credo che bisognerebbe tenerlo aperto in modo che la gente possa vedere in quanti modi inutili si possano sprecare i soldi.

Invece per quanto riguarda la giornata di Fenestrelle, com’è cominciata? La seconda giornata si aperta con la messa delle ore 9.00, a Torino; una messa celebrata col rito tridentino, in latino, col prete che dà le spalle ai fedeli e celebra col volto rivolto verso il Crocifisso. Mi ha colpito molto il fatto che tutte le signore presenti portassero un fazzoletto sul capo durante tutto il Rito. Poi ha avuto luogo la benedizione delle bandiere duosiciliane e delle corone d’alloro e l’omelìa è stata toccante; il prete ha fatto capire chiaramente che il risorgimento è stato una vera e propria jattura sia per il Regno delle Due Sicilie che per lo Stato Vaticano.

Dopo la messa? Dopo la messa ci siamo recati a Fenestrelle, a oltre 70 km da Torino. La località in sè è bella, se non fosse che lì centinaia di soldati borbonici e zuavi morirono di stenti e di setticemia.

Una volta arrivati cos’è accaduto? La gente del posto guardava le bandiere,qualcuno grosso modo diceva : “prima o poi dovevano venire”.

Secondo te cosa significava questa frase? Che la gente sapeva…

Quindi, le tue impressioni in generale? Per me non era la prima volta a Fenestrelle; mi sono divertito a scrutare le espressioni dei presenti, le reazioni dei nuovi, le facce, l’indignazione… Ho raccontato loro le condizioni in cui giacevano i “nostri ragazzi”: una palla al piede di 20 kg, una barra lungo la verticale della cella rialzata a più di 15 cm, così che i ragazzi dormivano con un anello nel tubolare e un piede rialzato a 20 cm da terra. Sempre. Per terra, sulla paglia, senza lavarsi, senza controllo igienico, la setticemia che sfogava in cancrena, e il resto lo sappiamo.

Aldo Clemente, preso dal pathos del momento, ha improvvisato una nenia che ci ha fatto venire gli occhi lucidi. Fenestrelle poi, visto dalle celle è tetro, angosciante.. finestre sprangate, triste, scuro, freddo anche d’estate.. La gente del luogo racconta che d’estate, appena un piccolo raggio di sole arrivava dalla parte delle celle, i ragazzi si affacciavano per trarne un poco di calore.

Inoltre, la cosa che più mi è dispiaciuta e mi ha fatto rabbia, è stato scoprire che la lapide che avevo fatto affiggere per i nostri morti, nel 2008 , è stata rotta e rimessa insieme alla bell’e meglio, per di più sistemata in un punto nel quale l’umido e l’acqua piovana hanno fatto sì che lo smalto rosso con cui erano sottolineate le parole si sbiadisse rendendo il tutto poco leggibile.

Tornare a Fenestrelle è comunque sempre un tormento, un dolore che attanaglia l’anima e le viscere, Fenestrelle è la nostra Auschwitz; il posto dove i nostri antenati hanno salvato l’onore delle generazioni future pagando il pegno con la propria vita. Mi è dispiaciuto però notare a quest’evento l’assenza dei nostri amici della Confederazione Duosiciliana e del Parlamento delle Due Sicilie, anche se è stato bello comunque ricordare i nostri martiri lì, ancora una volta ed è stata ottima l’impressione che ho avuto dei nostri uomini nella tana della “Terza Sicilia”, ovvero il Nord Italia.

C’è qualcuno che vorresti ringraziare per questa due giorni? Sì, innanzitutto vorrei ringraziare la carissima Angela Madia, che è venuta a prelevarci alla stazione sabato per poi portarci a casa sua a pranzare e solo dopo ci ha accompagnato fino al museo. Poi vorrei ringraziare Francesco e Angela Sorace, Francesco tra l’altro è il coordinatore dei CDS Piemonte, che ci hanno accompagnato da Torino a Fenestrelle e ritorno. Grazie ad Antonio Varano coordinatore CDS Svizzera e a Umberto Polese dei CDS Lombardia. Un grazie va anche all’organizzatore della due giorni, Duccio Mallarmaci, alle due Marro piemontesi, e al resto del gruppo, di cui facevano parte il Cavaliere Giovanni Salemi, Aldo Cerbarano, Aldo Clemente e Sebastiano Guida. Ma sopra tutti, un grazie a Carmine Posillipo, che ha sopportato i miei silenzi, i miei mugugni e le mie imprecazioni, sempre con un sorriso amichevole.

Hai parlato di “due Marro piemontesi”, significa che assieme a voi hanno partecipato anche persone del luogo? Sì, le due Marro si chiamano Daniela e Annamaria e, come dicevo, sono piemontesi doc ed erano lì per conoscermi, dal momento che porto il loro stesso cognome e avevano letto di me che scrivevo. Volevano sapere chi fossi e sono rimaste esterrefatte da ciò che hanno scoperto, non sapevano nulla. Inoltre, tra le nostre fila c’è Caterina Ossi, veneta al 100%; anche lei ci è sempre vicina e per questo un forte grazie va anche a lei.

di Chiara Foti

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