Editoriale. Ricordo di suor Augusta

Pubblicato il 25 marzo 2012 da Redazione



(Paolo Mesolella) Un anno fa moriva suor Augusta Toccaceli, la suora degli ammalati di Lourdes. (Paolo Mesolella) Avevo un’amica disabile. Era una suora Stimmatina. Ci conoscevamo ormai da trent’anni e lei da sessant’anni viveva incollata in un letto del suo convento. Da ragazza, un brutto colpo alla spina dorsale la costrinse su una sedia a rotelle, poi il tempo l’ha costretta a rimanere incollata tutta la vita fino alla morte avvenuta ad Avellino, lo scorso anno, in questi giorni. Aveva lo sguardo mobile verso la finestra o verso le foto degli amici incollate alle pareti. Primo ci vedevamo più spesso. Poi se n’era dovuta andare in un altro convento ad Avellino e ci siamo visti raramente. Ma ci sentivamo, qualche volta telefonicamente. Ora che se n’è andata però ci ha rimasto un senso di vuoto, di mancanza. Suor Augusta Toccaceli è rimasta impressa nella mia mente per la sua dolcezza, la sua serenità, la sua grande pazienza. Nonostante i dolori, nonostante le sue difficoltà di leggere, scrivere, muoversi e perfino di sentire, aveva sempre una parola buona per tutti: per le consorelle, per i tanti amici, per noi giovani che eravamo curioso di parlare con questa suora singolare e straordinaria. Il mio incontro con Suor Augusta fu strano: ero andato lì per curiosità un pomeriggio. E poi non ho più smesso di ritornarci. Siamo diventati amici ed i nostri incontri, i nostri colloqui erano diventati molto importanti. Succede. La stessa sensazione di vuoto ritorna ora che ci ha lasciati. Suor Augusta era una donnina schiva, che non amava essere ringraziata. Oggi però, ad un anno dalla morte, sento di farlo, perché se n’è andata soffrendo in silenzio fino alla fine. Come una santa.



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