Scuola. Convitti: Con la riforma Gelmini a regime, è necessaria la revisione dell’art. 133 del contratto educatori

Pubblicato il 28 maggio 2012 da admin



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(Gianluca Parisi *). La richiesta proviene da Prato, dove un istitutore in servizio presso il Convitto Nazionale Cicognini, ha sollevato la questione.
Gli istitutori o educatori sono una figura professionale della scuola poco conosciuta. Sono equiparati agli insegnanti di scuola elementare, assistono gli alunni delle scuole in orario extra-scolastico, notte compresa. Lo fanno nei Convitti, queste istituzioni scolastiche sono collegi statali. Le famiglie degli allievi (di età che va dalle scuole elementari alle superiori) pagano una retta mensile di circa 250 euro. Ce ne sono molti in tutta Italia, in media un paio per ogni provincia.
Con i recenti tagli che hanno fatto seguito la Riforma Gelmini, in materia di istruzione, si è resa necessaria una revisione degli obblighi di lavoro del personale educativo.
Orario di Lavoro
L’articolo in questione prevede un orario di lavoro settimanale di 24 ore, al quale vanno ad aggiungersi altre sei ore da impiegare per attività di programmazione non frontali, cioè da effettuarsi senza la presenza dei ragazzi (rapporti con le famiglie, partecipazione ai consigli di classe, incontri con i genitori, programmazione attività educativa). Di queste sei ore, “cinque ore – recita il comma 3 dell’articolo 133 – possono essere adoperate per il completamento del servizio di assistenza notturno, secondo quanto previsto dal progetto educativo di istituto e dal relativo piano attuativo”.
In assenza della previsione di utilizzo di tali ore nel progetto educativo di istituto, gli educatori hanno lavorato sempre con 24 ore settimanali frontali.
Conseguenze della Riforma
Con la riforma, fermo restando il vecchio contatto, sempre più dirigenti scolastici e rettori, per fronteggiare i tagli in organico hanno attinto a queste ore.
Così il peso del taglio dell’organico della riforma, effettuato forse senza cognizione di causa, sta cadendo tutte sulle spalle degli educatori. Al riguardo, per facilitare la comprensione della questione, sopratutto nei non addetti ai lavori, si fa presente che un convitto è aperto 24 ore su 24. Pertanto la formulazione dell’orario è matematica: se tagli l’organico (un collega) le ore mancanti si devono prendere per forza da un’altra parte (dal un altro collega). Qualcuno può obiettare che 30 ore sono sempre meno rispetto alle 40 di un operaio e comunque di più rispetto alle 18 di un professore. Ma chi vive nella scuola sa la realtà del carico orario, dovuto proprio alla funzione docente: risulta gravoso avere a che fare con il pubblico e per giunta minorenne. Così una delle conseguenze negative di tale questione è che molti educatori, non avendo avuto più la possibilità di svolgere attività di programmazione e di organizzazione hanno visto sminuire sempre più la propria professionalità verso compiti di mera sorveglianza, piuttosto che educativi, oltre che essere costretti ad effettuare turni massacranti in quei convitti aperti anche il fine settimana. Tutto ciò a scapito della qualità del servizio scolastico offerto all’utenza, con conseguente emorragia di allievi convittori dai queste storiche istituzioni scolastiche.
Il caso di Prato
“Alla luce della riforma Gelmini – fa sapere Antonio D’Auria, R.S.U. del Convitto Cicognini di Prato – è necessario vietare esplicitamente la trasformazione delle ore riservate alla programmazione e alla collegialità, in ore frontali del servizio notturno. Allo stato attuale i dirigenti hanno a disposizione un orario flessibile che non è univoco. Non bisogna poi trascurare la questione stipendiale: l’equiparazione giuridica agli insegnanti di scuola primaria di fatto finisce col non essere attuata: se gli insegnanti di primaria svolgono un orario di 22 ore (+2 di programmazione), l’orario di 30 ore degli educatori è sostanzialmente più lungo delle 24. Infine – conclude D’Auria – se le nostre istituzioni funzionano male con 24 ore settimanali, si apra il dibattito sulla troppo taciuta strage degli organici. Se, invece, è un problema organizzativo, allora che siano i dirigenti a stabilire, con gli organi deliberanti ed il confronto, sempre auspicabile, con i lavoratori le soluzioni più giuste per qualificare equamente un orario di lavoro”.
La richiesta sindacale al Ministero
In sostanza le rappresentanze unitarie degli educatori chiedono al Ministro dell’Istruzione la modifica del comma 3 dell’articolo 133 del contratto “Obblighi di Lavoro”. L’articolo testualmente riportato recita: “In aggiunta all’orario settimanale, di cui al comma 2, è determinato un obbligo di ulteriori 6 ore settimanali. Esse sono utilizzate, sulla base di una programmazione plurisettimanale, per le attività di carattere collegiale funzionali all’attività educativa, di cui all’art. 129, comma 4”. Qui si deve fermare, si intende quindi omettere la restante parte del comma che recitava: “… e, fino a 5 ore settimanali, per il completamento del servizio notturno, secondo quanto previsto dal progetto educativo di istituto e dal relativo piano attuativo”. * Educatore. Foto sopra: un Convitto

Per aderire
Se sei un educatore o un rappresentante RSU educatore firma la richiesta lasciando il tuo nome, cognome, convitto dove lavori o hai lavorato e un recapito all’email educatori@ilmezzogiorno.net

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