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	<title>www.caserta24ore.it &#187; Aperture</title>
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	<description>L'informazione culturale dalla provincia di Caserta: associazioni, società, spettacoli, mostre, libri, arte, musica, storia, letteratura news</description>
	<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 21:25:38 +0000</pubDate>
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	<language>en</language>
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		<title>Caserta. Ospedali “chiusi per ferie”</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 20:32:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolom</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[(SNAMI ) CASERTA L’approvazione, da parte ministeriale, del Piano Ospedaliero Regionale della Campania, avvenuto una decina di giorni fa, faceva ben sperare per la soluzione dei problemi assistenziali che attanagliano la nostra martoriata regione. Invece, con l’arrivo dell’estate, si sono ripresentati i problemi degli ospedali, specie in provincia di Caserta, e si sono acuiti quelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(SNAMI ) CASERTA L’approvazione, da parte ministeriale, del Piano Ospedaliero Regionale della Campania, avvenuto una decina di giorni fa, faceva ben sperare per la soluzione dei problemi assistenziali che attanagliano la nostra martoriata regione. Invece, con l’arrivo dell’estate, si sono ripresentati i problemi degli ospedali, specie in provincia di Caserta, e si sono acuiti quelli già presenti durante tutto l’anno. E’ notizia di questi giorni la chiusura delle TAC  di Aversa, S. Maria C.V. e Maddaloni,<span id="more-12435"></span> mentre continua la chiusura a notti alterne dei laboratori di analisi di Maddaloni e Marcianise. E, come se non bastasse, è praticamente sospesa l’attività operatoria di Marcianise e Maddaloni, per la cronica carenza di chirurghi, mentre Teano, che ha una day surgery attiva dal lunedì al venerdì, non sembra aver problemi, con il suo organico di otto sanitari.<br />
Gli spostamenti di personale, tesi ad eliminare criticità all’ospedale di Aversa, ne creano in altri ospedali, i cui Direttori comunicano che “saranno assicurate solo le urgenze”, pur sapendo che in realtà le urgenze vere non saranno assicurate, sempre per le carenze di cui sopra.<br />
La scarsità di infermieri, specie in area critica e nei pronto soccorso, è ormai all’ordine del giorno.<br />
Alla luce di tutto questo, lo SNAMI (Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani), dopo la riunione del Comitato regionale di Settore della Dirigenza Medica di mercoledì 28 luglio, fa notare che sarebbe molto più semplice risolvere questa marea di problemi se le ASL  avessero i Direttori generali (la nomina dei quali sembra essere stata rimandata alle calende greche), che potrebbero, ad esempio, mettere in atto gli accorpamenti previsti, salvaguardando però i servizi minimi per il territorio.<br />
Nella stessa riunione, il Sindacato ha esaminato il Piano Ospedaliero, evidenziandone le possibili criticità, riconoscendone comunque un sostanziale rigore di impostazione, e ha deciso di offrirsi quale “consulente gratuito” a Caldoro e alla sua giunta per le possibili soluzioni.<br />
Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani</p>
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		<title>Roccamonfina (Ce) Incoronazione di Maria S.S. dei Lattani Regina Mundi</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 14:02:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolom</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[ROCCAMONFINA (CE) Sua Ecc.za Mons. Tommaso Caputo, Arcivescovo di Otricoli (TR) e Nunzio Apostolico a Malta ed in Libia, presiederà la Liturgia Eucaristica ed il rito di incoronazione dell&#8217;immagine di Maria SS dei Lattani il prossimo 6 agosto, alle ore 17, in piazza Mercato a Roccamonfina. In fermento, dunque, i frati francescani custodi del Santuario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROCCAMONFINA (CE) Sua Ecc.za Mons. Tommaso Caputo, Arcivescovo di Otricoli (TR) e Nunzio Apostolico a Malta ed in Libia, presiederà la Liturgia Eucaristica ed il rito di incoronazione dell&#8217;immagine di Maria SS dei Lattani il prossimo 6 agosto, alle ore 17, in piazza Mercato a Roccamonfina.<span id="more-12358"></span> In fermento, dunque, i frati francescani custodi del Santuario roccano e i sindaci delle Diocesi di Teano Calvi per meglio accogliere Sua Ecc.za Caputo e i fedeli che giungeranno appositamente anche dal Canada e dagli Stati Uniti in occasione del 60° anniversario dell’Incoronazione “Maria S.S. dei Lattani Regina Mundi”.<br />
Le nuove corone della Madonna e del Bambino Gesù, realizzate in oro tempestato di gemme preziose grazie al contributo economico sia dei comuni della Diocesi che dei devoti di tutto il mondo, sono state benedette da Papa Benedetto XVI lo scorso 19 maggio in piazza San Pietro a Roma. Oltre alle corone, che torneranno sul capo delle due statue al posto di quelle rubate, è prevista anche la realizzazione di uno scudo in legno con impressi gli stemmi dei comuni fregiati delle “chiavi” degli stessi, sempre in omaggio alla Vergine. Giunge così a conclusione la Peregrinatio Diocesana della Madonna dei Lattani. La statua della Vergine, così chiamata dal monte omonimo, sito nel comune vulcanico dove fu ritrovata la Sacra Immagine, ha fatto visita a tutti i comuni della Diocesi di Teano-Calvi, a bordo della “mamamobile” appositamente creata dai devoti locali. Intanto, dal Vaticano è stata concessa l&#8217;indulgenza plenaria per tutti i fedeli che si recheranno al Santuario dei Lattani fino al 15 agosto.</p>
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		<title>S. Maria Capua Vetere (Ce) Manca l&#8217;acqua ai detenuti</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 16:15:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolom</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[(da U.S. Stellato) SANTA MARIA CAPUA VETERE (Ce) Vengono calpestati i diritti elementari dei detenuti. Il Comune deve correre immediatamente ai ripari onde evitare di adire le vie penali”. Sono le dichiarazioni del capogruppo consiliare Pd in Provincia, Giuseppe Stellato dopo la protesta degli 870 detenuti che, nella giornata di martedì, hanno lamentato la mancanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(da U.S. Stellato) SANTA MARIA CAPUA VETERE (Ce) Vengono calpestati i diritti elementari dei detenuti. Il Comune deve correre immediatamente ai ripari onde evitare di adire le vie penali”. Sono le dichiarazioni del capogruppo consiliare Pd in Provincia, Giuseppe Stellato dopo la protesta degli 870 detenuti che, nella giornata di martedì, hanno lamentato la mancanza di acqua presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere<span id="more-12304"></span>. “Nei giorni precedenti ho ricevuto diverse segnalazioni da un agente di custodia in servizio al carcere di Santa Maria Capua Vetere – continua Stellato – ci troviamo di fronte ad una situazione assurda e, per tale motivo, investirò della vicenda il garante dei diritti dei detenuti della Regione Campania”. Nell&#8217;istituto, che al momento ospita circa 870 detenuti, manca l&#8217;acqua perchè non è mai stato ultimato l&#8217;allacciamento alla rete idrica comunale. Per farlo bisognerà realizzare una condotta di circa 4 chilometri. Al momento, l&#8217;approvvigionamento viene garantito attingendo ad alcuni pozzi della zona. I disagi maggiori sarebbero avvertiti soprattutto nei piani alti dei reparti. “Il sindaco deve intervenire immediatamente – conclude Stellato – altrimenti saremo costretti ad arrivare alle denunce penali”.</p>
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		<title>Capri. Il poeta russo Evgeny Evtushenko  riceve il Premio Internazionale Capri.</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 20:39:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolom</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[CAPRI (Na) Un fuoco di domande su Capri. Il poeta russo Evgeny Evtushenko, appena giunto sull’isola azzurra per ricevere il Premio Internazionale Capri, ha chiesto di visitare le dimore che hanno ospitato Maxim Gorky  e ha raccontato  la sua passione per la letteratura italiana e in particolare per Dante. La cerimonia di consegna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CAPRI (Na) Un fuoco di domande su Capri. Il poeta russo Evgeny Evtushenko, appena giunto sull’isola azzurra per ricevere il Premio Internazionale Capri, ha chiesto di visitare le dimore che hanno ospitato Maxim Gorky  e ha raccontato  la sua passione per la letteratura italiana e in particolare per Dante.<span id="more-12278"></span> La cerimonia di consegna dei Premi Capri si svolgerà sabato 24 luglio sulla terrazza dell’Hotel la Palma che dà sul mare e sulle cupole  della chiesa  seicentesca di Santo Stefano. Decine e decine di ragazzi arriveranno sull’isola per partecipare al seminario di scrittura creativa con il poeta, che si svolgerà il 25 luglio a Palazzo Cerio. Già centinaia di poesie sono pervenute al direttore artistico del premio, Claudio Angelini, per il concorso “porta una poesia nella tua tasca”. Tra i premiati del 24 luglio, il Presidente dell’Authority per le telecomunicazioni, Corrado Calabrò, che riceverà il riconoscimento “Poesia nelle istituzioni” e presenterà, domenica 25 luglio, i suoi libri “La stella promessa” e “T’amo di due amori”. Per lui una pausa poetica in un momento caldo, anzi bollente per l’informazione. Antonio Capuano ha vinto il premio alla regia per il film L’amore buio. Una storia ambientata a Napoli, tra i vicoli dei quartieri spagnoli, dove il riscatto avviene attraverso la poesia che è la grande protagonista del film. Il Premio Capri alla memoria è stato assegnato a Roberto Ciuni, cittadino benemerito di Capri, per il suo impegno letterario e la sua scrupolosa ricerca sulla storia dell’isola. </p>
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		<title>Pignataro Maggiore (Ce) Primo CD edito dagli &#8220;Amici della Musica&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 19:10:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolom</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[PIGNATARO MAGGIORE (Ce) Mercoledì 21 luglio 2010, alle ore 21.30 nel Cortile del Palazzo Vescovile di Pignataro Maggiore, nell’ambito della XXXV Stagione Musicale, serata evento con la presentazione del primo CD edito dall’Associazione Culturale “Amici della Musica”. Si tratta di un omaggio alla produzione musicale del M. Raffaele Sergio Venticinque, compositore che contribuì a fondare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PIGNATARO MAGGIORE (Ce) Mercoledì 21 luglio 2010, alle ore 21.30 nel Cortile del Palazzo Vescovile di Pignataro Maggiore, nell’ambito della XXXV Stagione Musicale, serata evento con la presentazione del primo CD edito dall’Associazione Culturale “Amici della Musica”. Si tratta di un omaggio alla produzione musicale del M. Raffaele Sergio Venticinque, compositore che contribuì a fondare, nel 1976, l’Associazione “Amici della Musica” di Pignataro Maggiore e ne fu Direttore Artistico dallo stesso anno di fondazione fino alla sua morte. <span id="more-12238"></span>Attualmente la Direzione Artistica è affidata alla sorella Wanda Ruosi Venticinque, che continua a sostenere con impegno, passione e concretezza il sodalizio pignatarese. Protagonisti dell’incisione discografica nonchè del concerto di presentazione del 21 luglio, sono il flautista Nicola Fiorillo, il clarinettista Piero Pellecchia e la pianista Rossella Vendemia, che interpreteranno alcuni tra i brani più rappresentativi del M. Venticinque, eseguiti in prima assoluta. La pubblicazione del CD rappresenta il traguardo finale di un progetto impegnativo, fortemente voluto dal presidente Prof. Giuseppe Rotoli e da tutto il Consiglio Direttivo degli ‘Amici della Musica’, con l’intento di   divulgare in maniera più attenta e consapevole la produzione musicale di Raffaele Sergio Venticinque, affinchè essa possa essere apprezzata a livello nazionale ancor di più per i validi e pregnanti contenuti artistici. L’ingresso alla serata è libero e gratuito.</p>
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		<title>Stefano Surace a proposito della celebrazione del 150° anniversario della cosiddetta “unità d’Italia”</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 10:17:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolom</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Aperture]]></category>

		<category><![CDATA[Storia]]></category>

		<category><![CDATA["Unità d'Italia"]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo da Stefano Surace - Parigi. &#8220;Si vuol celebrare ufficialmente in pompa magna, come una fulgida gloria, il 150° anniversario di quello che in realtà è stato un crimine di cui gran parte del Paese sta tuttora pagando drammaticamente le conseguenze. La realtà in effetti è che nel 1860, alla vigilia della cosiddetta “unità d’Italia” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo da Stefano Surace - Parigi. &#8220;Si vuol celebrare ufficialmente in pompa magna, come una fulgida gloria, il 150° anniversario di quello che in realtà è stato un crimine di cui gran parte del Paese sta tuttora pagando drammaticamente le conseguenze. La realtà in effetti è che nel 1860, alla vigilia della cosiddetta “unità d’Italia” il Regno delle due Sicilie, con capitale Napoli, contrariamente a quel che si vuol far credre, era in ben floride condizioni economiche e culturali. Qualche dato&#8230;<span id="more-12212"></span><br />
Napoli era di gran lunga la  più ricca città d’Italia, ed una delle più ricche e prestigiose d’Europa mentre Torino e il Piemonte ne erano una zona fra le più sottosviluppate.<br />
Il Regno delle due Sicilie aveva due volte più monete di tutti gli altri Stati della Penisola messi insieme.<br />
La riserva aurea a garanzia della moneta circolante, nel Regno delle due Sicilie, (9 milioni di abitanti) era due terzi di quella esistente nell’intera Italia (22 milioni di abitanti) ed era invidiata da tutte le nazioni<br />
Ammontava precisamente a 443,2 milioni di lire dell’epoca, contro 227,2 milioni del resto dell’Italia<br />
Mentre la riserva del Piemonte era di soli&#8230; 27 milioni, e quella della Lombadia di 8 milioni<br />
la Borsa di Parigi, allora la più grande del mondo, quotava la rendita del Regno delle due Sicilie al 120 per cento, ossia la più alta di tutti<br />
Il Piemonte aveva un debito pubblico triplo di quello del Regno delle due Sicilie, con circa la metà degli abitanti<br />
In effetti con 5 milioni di abitanti il Piemonte aveva oltre un miliardo di debiti (precisamente un miliardo e 271 milioni) mentre il Regno delle due Sicilie, con 9 milioni di abitanti, ne aveva per appena 441 milioni<br />
Due Sicilie : terzo paese industriale del mondo<br />
La conferenza internazionale di Parigi del 1856 aveva assegnato al Regno delle Due Sicilie il premio di terzo paese del mondo per sviluppo industriale, dopo l’Inghilterra e la Francia.<br />
Oltre al milione e seicentomila addetti nell’industria c’erano duecentomila commercianti e tre milioni e mezzo di contadini.<br />
Gli sportelli bancari erano diffusi capillarmente in ogni paese e villaggio.<br />
Perfino dal censimento ufficiale effettuato dopo l’ ”unità”, nel 1861, dal nuovo “regno d’Italia” risulta che il Sud (fino a quel momento appunto Regno delle due Sicilie) pur con solo un terzo circa della popolazione di questo nuovo regno (il 36.7%) aveva una forza-lavoro nell’industria pari a più della metà (51%)<br />
Disponeva infatti di quasi 5000 fabbriche : cantieri navali (che avevano dato al Regno delle due Sicilie la prima flotta mercantile e militare del Mediterraneo, e la quarta flotta mercantile  nel mondo) industrie siderurgiche, tessili, cartiere, estrattive, chimiche, conciarie, del corallo, vetrarie, alimentari<br />
Il Sud aveva la più grande industria metalmeccanica d’Italia, la più grande industria siderurgica per materie prime e semilavorati, il più grande cantiere navale che fra l’altro aveva prodotto il primo vascello a vapore del Mediterraneo<br />
Le navi mercantili del Regno delle Due Sicilie solcavano i mari  di tutto il mondo e la sua flotta mercantile era seconda solo a quella inglese e così pure la flotta da guerra terza in Europa dietro quella inglese.<br />
Tanto che il governo borbonico fu costretto a promulgare, primo in Italia, il Codice Marittimo creando dal niente una rete di fari con sistema lenticolare per tutta la costa<br />
L’industria tessile della zona di Salerno era al primo posto in Italia<br />
Il Sud aveva la più importante industria estrattiva di zolfo del mondo, la più grande cartiera d’Italia, il primo posto in Italia per la produzione di vetri, cristalli, corallo, un’industria conciaria tra le prime d’Europa (secondo posto per i guanti)<br />
Primati in serie. Fra i risultati di queste industrie c’erano, fra l’altro, la costruzione della prima linea ferroviaria e della prima locomotiva in Italia, il primo telegrafo elettrico della penisola, il primo ponte in ferro ad impalcato sospeso in Italia e tra i primi nel mondo, la prima illuminazione a gas in Italia e appunto la prima rete di fari lenticolari in Europa<br />
Gli operai  lavoravano otto ore al giorno e guadagnavano abbastanza per sostentare le loro famiglie ed erano i primi in Italia ad usufruire di una  pensione statale, in quanto fu istituito un sistema pensionistico (con una ritenuta del 2% sugli stipendi<br />
Quanto all’agricoltura, il Sud aveva il primo posto per produzione di olio, agrumi, pasta, pomodoro, pesce, vino, formaggi e nell’allevamento di ovini, equini e suini, con il 55,8% di operai agricoli specializzati e il 56,3% dei braccianti.<br />
Sanità<br />
Nelle Due Sicilie vi era la più alta percentuale di medici per abitanti in Italia : 9390 medici su circa 9 milioni di abitanti, mentre Piemonte, Liguria, Lombardia, Toscana e Romagna messe insieme ne avevano 7087, su 13 milioni di abitanti<br />
Nel Sud vi era il minor tasso di mortalità infantile d’Italia, mentre i più elevati si riscontravano, fino alla fine del 1800, in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna<br />
La prima clinica ortopedica d’Italia fu creata a Napoli<br />
Quanto alla cultura, il Sud aveva quattro università e gli studenti meridionali erano più numerosi di quelli di tutte le altre università italiane messe assieme (9000 circa contro 7.000).<br />
La pubblica istruzione era gratuita e vi erano cattedre letterarie e scientifiche in tutte le città principali<br />
Il 55% dei libri in Italia erano pubblicate da case editrici napoletane.<br />
Vi era un grande sviluppo nel diritto (fra l’altro il primo codice marittimo italiano fu creato a Napoli) e nell’archeologia, con l’avvio fra l’altro degli scavi di Pompei e di Ercolano e la creazione di musei archeologici tuttora celebri mondialmente<br />
Carlo III di Borbone intuendo l’importanza di Pompei ed  Ercolano, fondò l’Accademia di Ercolano profondendo mezzi e denaro, dando così, di fatto, inizio agli scavi. Oggi Pompei è una delle città più visitate del mondo, con un milione di presenze all’ann<br />
Regina dell’Opera<br />
Nel settore degli spettacoli, Napoli era considerata la regina mondiale dell’Opera<br />
Il suo teatro S. Carlo era il più antico teatro lirico d’Europa, costruito ben 41 anni prima della Scala di Milano e 51 anni prima della Fenice di Venezi<br />
I teatri erano diffusi in ogni parte del Regno delle due Sicilie, e ogni sera una quindicina di teatri erano aperti a Napoli, mentre a Milano non tutte le sere si trovava aperto uno<br />
Come organizzazione militare, la marina da guerra del Regno delle Due Sicilie era la più potente del Mediterraneo, e la prima accademia militare in Italia era stata creata a Napoli<br />
E non solo non esisteva emigrazione dal Sud ma, al contrario, specie Napoli era meta ambita di ondate di immigrati provenienti da ogni parte d’Europa (i più numerosi dalla Svizzera, come recentemente - nel 2006 - ha sottolineato pubblicamente il console svizzero Claude Duvovisin) spinti da ragioni economiche oltre che dalla bellezza dei luoghi e dalla qualità della vita<br />
Tutto distrutto dall’ ”unità”&#8230;Ebbene, con la cosiddetta “unità d’Italia”, questa invidiabile situazione del Sud si trasformò di colpo in un disastro.<br />
Si cominciò col rapinare tutto l’oro e il denaro del Banco di Palermo e del Banco di Napoli<br />
Garibaldi in particolare sottrasse dal Banco di Palermo 5 milioni di ducati di cui non si seppe più nulla, e svuotò letteralmente il Banco di Napoli.<br />
E non c’è da sorprendersi, poiché Garibaldi era in realtà un avventuriero già condannato per tratta di schiavi negri (condanna che gli aveva comportato fra l’altro il taglio di un orecchio) prezzolato dai Savoia e da altri ambienti internazionali fortemente interessati fra l’altro a rimpiazzare il Regno delle Due Sicilie nel controllo del Mediterraneo<br />
Per far credere che la popolazione meridionale era favorevole a questa “unità d’Italia” si realizzarono plebisciti-bidone, in cui da un lato si obbligava a votare anche chi non voleva, con violenze e minacce anche di prigione e d’altro canto le votazioni erano predisposte in modo il voto non fosse segreto<br />
Plebisciti bidon<br />
Il “votante” infatti trovava due tipi di bollettini, uno con stampato un “sì” e l’altro con un “no” sistemati in due recipienti diversi, e doveva scegliere un solo bollettino.<br />
Sicché chiunque poteva vedere se uno sceglieva il no, ed erano subito guai per il malcapitato : c’erano lì dei delinquenti pronti a somministrargli una “buona lezione”.<br />
Con questi sistemi a Napoli e nelle province continentali del Sud si fecero risultare il 99,19 % di sì e solo lo 0,80 % di no&#8230; ma, malgrado tutto, con non più di 1.312.366 “votanti”.E in Sicilia il 99, 84 % di sì e lo 0,15% di no, con solo 432.762 “votanti”<br />
In effetti la pratica totalità della popolazione era contraria a questa “unità”, come del resto ammesso esplicitamente fra l’altro dagli stessi pur feroci ufficiali piemontesi dislocati in zona, come ad esempio Alessandro Bianco, conte di Saint-Jorioz, ufficiale dello stato maggiore<br />
O dal senatore torinese Massimo D’Azeglio, che dichiarò al Senato del nuovo “regno d’Italia” a proposito di questo “plebiscito” : “Il suffragio universale? Io so solo che al di quà del Tronto non ci vogliono sessanta battaglioni e di là sì. Si deve trovar modo di sapere dai Napoletani, una buona volta, se ci vogliono sì o no. Agli Italiani che non volessero unirsi a noi, non abbiamo diritto a dare archibugiate”<br />
Il ministro degli esteri inglese lord John Russel dichiarò a proposito di questo “plebiscito” fasullo : “Questi voti sono mera formalità&#8230; non dimostrano l’esercizio indipendente della volontà del popolo”.<br />
E in effetti  le popolazioni meridionali si opponevano compatte agli invasori, con numerosi ed efficaci gruppi di patrioti che l’esercito piemontese non riusciva a battere benché forte di 150.000 uomini<br />
I Piemontesi si scatenarono allora contro la popolazione bruciando villaggi, uccidendo e seviziando in massa uomini, donne, bambini, incendiando vaste foreste compresi i villaggi e gli abitanti che vi si trovavano, bruciando addirittura quasi per intero una regione boscosa, la Lucania, con chi ci viveva.<br />
Migliaia i profughi, centinaia i paesi saccheggiati e distrutti.<br />
Per giustificare questi massacri gli invasori affermavano di battagliare contro dei delinquenti (“briganti”) mentre i criminali erano loro, autori e programmatori di queste atrocità. A ordinare quei crimini era Cavour<br />
E tutto ciò avveniva per ordine preciso del capo del governo piemontese, Camillo di Cavour, come risulta fra l’altro da una sua lettera al suo degno re Vittorio Emanuele II, in  cui precisava che non bisognava far prigionieri, ma uccidere tutti coloro che capitavano nelle loro mani.<br />
In tal modo centinaia di migliaia di persone furono seviziate e uccise&#8230;<br />
Spesso poi si tagliavano loro le teste e le si infilava in bella mostra su bastoni piantati a terra o si prendevano i cadaveri, li si mettevano a sedere tenuti fermi in quella posa dai carnefici per le foto-ricordo&#8230;Fra gli altri come sanguionari assassini si distinsero un generale Ferdinando Pinelli e un colonnello Pietro Fumel, che praticarono metodicamente il terrore, la tortura e sevizie inaudite contro inermi cittadini saccheggiando e distruggendo le loro proprietà.<br />
Fucilati preti, donne, ragazziDal settembre 1860 all’agosto del 1861 vi furono 8.968 fucilati, 64 sacerdoti, 22 frati, 60 ragazzi e 50 donne uccisi, 13.529 arrestati, 918 case incendiate e 6 paesi dati a fuoco, 3.000 famiglie perquisite, 12 chiese saccheggiate, 1.428 comuni sollevat<br />
Nel 1860 a Gaeta in una foiba furono trovati 2000 fucilati<br />
Impressionante la testimoninza di Carlo Margolfo uno dei bersaglieri piemontesi che entrò a Pontelandolfo : “Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava, indi i soldati saccheggiavano ed infine abbiamo dato l’incendio al paese abitato da circa 4500 abitanti<br />
“Quale desolazione, non si poteva stare d’intorno per il gran calore, e che rumore facevano quei poveri diavoli cui la sorte era di morire chi abrustoliti e chi sotto le rovine delle case<br />
Difficile stabilire con precisione, date le circostanze, il numero dei morti fra la popolazione che resisteva all’invasore.<br />
Le stime dei ricercatori vanno da un milione a varie centinaia di migliaia.<br />
Questa realtà atroce era ignorata dall’opinione pubblica mondiale (non c’era ancora la televisione&#8230;) salvo da certi personagi di rilievo che in Europa avevano potuto venirne a conoscenza in un modo o nell’altro, e non nascondevano la loro forte indignazione.<br />
Lo sdegno di Napoleone III, Disdraeli, Lord LennoPer esempio l’imperatore francese Napoleone III che, malgrado fosse alleato di Vittorio Emanuele II (il re del Piemonte che era divenuto re d’Italia in quel modo criminale) ebbe a scrivergli testualmente: “I Borboni non hanno commesso in cento anni nel Sud d’Italia gli orrori che hanno commesso i vostri uomini in un anno&#8221;.<br />
Oppure Benjamin Disraeli che - benché l’invasione piemontese convenisse fortemente all’Inghilterra - chiese a gran voce nel Parlamento inglese come mai si dovessero chiamare “briganti” dei patrioti che si battevano per la loro terra.<br />
Oppure Lord Lennox che, sempre al parlamento inglese dichiarò l’8 maggio 1863: “Ciò che è chiamata unità italiana deve principalmente la sua esistenza alla protezione e all’aiuto morale dell’Inghilterra&#8230; e però, in nome dell’Inghilterra, denuncio tali barbare atrocità, e protesto contro l’egida della libera Inghilterra così prostituita”<br />
Il deputato scozzese McGuire nel 1863 dichiarò nel parlamento inglese: “Non vi può essere storia più iniqua di quella dei piemontesi nell’occupazione dell’Italia meridionale&#8230; non si ha altro di effettivo che la stampa imbavagliata, le prigioni ripiene, le nazionalità schiacciate ed una sognata unione che in realtà è uno scherno, una burla, un’impostura<br />
Il deputato spagnolo Nocedal dichiarò nel 1863 : “L’Italia, dove si stanno sbarbicando dalla radice tutti i diritti, manomettendo quanto vi ha di più santo e sacro sula terra. L’Italia, dove sono devastati i campi, incenerite le città, fucilati a centinaia i difensori della loro indipendenza”<br />
Il deputato inglese Giorgio Bowyer scrisse nel 1861 a Lord Palmestron, Cancelliere dello schacchiere (ministro dgli esteri) del governo inglese : “Milord, mi tengo in debito di rivolgere la vostra attenzione ai seguenti fatti sul governo presente nelle Due Sicilie.<br />
Il primo di questo mese 64 persone incolpate di essere legittimiste furono trucidare a Napoli&#8230;. Continuano gli arresti e il terrore, le prigioni traboccano.<br />
Il due del mese due signore furono arrestate sulla pubblica via. Quattro editori di giornali furono gettati in prigione senza forme legali, e i loro fogli soppressi.<br />
Intanto le truppe percorrono il paese mettendo tutto a sacco, a fuoco e a strage.<br />
Oltre alla strage della popolazione, la strage delle industrie<br />
Parallelemente alle loro stragi contro la popolazione, i criminali piemontesi si davano anche a far strage delle industrie del Sud che, al momento dell’ “unità” erano al primo posto in Italia.<br />
L’industria metalmeccanica di Pietrarsa (con mille operai e settemila di indotto) i cantieri navali (come quello di Castellammare di Stabia, il più grande del Mediterraneo) il polo siderurgico di Mongiana-Ferdinandea, le industrie tessili e le cartiere furono immediatamente chiusi o fatti cadere in abbandono.<br />
E allo stesso tempo si facevano sorgere quasi dal nulla nel Nord stabilimenti analoghi come l’arsenale di La Spezia o il colossale complesso Orlando (cantieristica, siderurgia, metallurgia e meccanica) in modo da far  passare a gran velocità il polo dell’industria italiana dal Sud al triangolo Torino-Milano-Genova.Mentre al Sud veniva assegnato un ruolo prevalentemente agricolo, e dall’altro canto di fornitore dei tecnici e della mano d’opera sperimentata che fino allora aveva lavorato nelle industrie del Sud ormai smantellate, e quindi erano i soli in grado di far funzionare, con la loro competenza ben collaudata, queste nuove industrie fatte sorgere improvvisamente come funghi nel Nord.<br />
Il Sud da zona ambìta di immigazione a zona di emigrazione<br />
Risultato di tutto ciò, il Sud si trasformò di colpo da zona ambìta di immigrazione in zona di emigrazione in massa : addirittura il 30% dei meridionali lasciò il luogo di nascita per dirigersi prevalentemente verso le Americhe, benché ciò comportasse circa un mese di navigazione oltre a tutto il resto.. Una vera emigrazione biblica dei meridionali, una diaspora che fa pensare a quella degli ebrei : dal 1863 al 1880 emigrarono circa 1.900.000 abitanti.<br />
Eloquente il modo con cui il sindaco di Moliterno, cittadina di 8000 abitanti in Lucania, salutò con una lettera il capo del governo Giuseppe Zannardelli in visita nel 1901 : “Caro Presidente, ti salutano quì ottomila moliternesi : tremila sono emigrati in America, gli altri cinquemila si accingono a farlo&#8221;.<br />
Tuttavia, malgrado quella spoliazione massicia, violenta e sistematica, fu proprio il Sud a sostenere l’economia del nuvo “regno” per quasi un secolo, cioè fino al periodo del cosiddetto “boom economico” (1950-1960) Infatti più dei due terzi delle entrate della bilancia commerciale italiana venivano dai prodotti dell’agricoltura meridionale (produzione ed esportazione di agrumi, vino, olio) e dalle rimesse dei meridionali emigrati nelle Americhe<br />
Un crimine da occultare con ogni mezzo&#8230;<br />
Da tutto ciò la conclusione è chiara: la cosiddetta “unità d’Italia” è stato uno spregevole, sistematico, prolungato crimine contro l’umanit<br />
Evidente quindi la necessità assoluta dei suoi autori di occultarlo dandosi da 150 anni a una costante manipolazione tale da ribaltare la realtà, avvalendosi di una schiera di “meridionalisti” fasulli e prezzolati al loro servizio.<br />
Hercule de Sauclières nel 1863 scrisse: « Scrittori “italianissimi” inventarono i briganti, come avevano inventato i tiranni; ed oltraggiarono, colle loro stupide menzogne, un popolo intero sollevato per la sua indipendenza, come avevano oltraggiato principi, re ed anche regine colle loro rozze ed odiose calunnie.<br />
“Inventarono la felicità d’un popolo disceso all’ultimo gradino della miseria, come avevano inventata la sua servitù al tempo de’ suoi legittimi sovrani”<br />
Si verificò esattamente il concetto espresso da Milan Kundera: “Per liquidare i popoli si comincia con il privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. E qualcun’altro scrive loro altri libri, li fornisce di un’altra cultura, inventa per loro un’altra storia”<br />
Giacché, come diceva George Orwel, “chi controlla il passato controlla il futuro&#8221;. Per comprendere realmente il presente occorre innanzitutto conoscere il passato, essendone il presente (e il futuro) una diretta conseguenza.<br />
                                                                               Stefano Surace</p>
<p>Nota : I dati impressionanti e inoppugnabili contenuti in questo articolo sono tratti, oltre che dalle ricerche dell’autore, anche (taluni riportati quasi alla lettera) dalle ricerche scrupolosamente documentate di una serie di studiosi benemeriti di cui riporteremo in dettaglio nomi, opere e brani salienti<br />
Qualche citazione..<br />
Napoleone III<br />
(alleato di Vittorio Emanuele II)<br />
“I Borboni non commisero in cento anni gli orrori che hanno commesso gli agenti di Vittorio Emanuele II in un anno”<br />
Camillo Cavour<br />
(lettera a Vittorio Emanuele II)<br />
“I nostri non devono far prigionieri, ma uccidere tutti coloro che capitano  nelle loro mani”<br />
Lord Lennox<br />
(Discussione al parlamento inglese – 8 maggio 1863)<br />
“Ciò che è chiamata unità italiana deve principalmente la sua esistenza alla protezione e all’aiuto morale dell’Inghilterra – deve più a questa che non a Garibaldi, che non agli stessi eserciti della Francia – e però, in nome dell’Inghilterra, denuncio tali barbare atrocità, e protesto contro l’egida della libera Inghilterra così prostituita”<br />
Benjain Disraeli<br />
“Desidero sapere in base a quale principio discutiamo sulle condizioni dellaPolonia e non ci è permesso discutere su quelle del Meridione italiano.<br />
E’ vero che in un paese gli insorti sono chiamati briganti e nell’altro patrioti, ma non ho appreso in questo dibattito alcun’altra differenza tra i due”<br />
Giuseppe Garibaldi<br />
“Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto del male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia Meridionale, temendo di esser preso a sassate, essendosi  colà cagionato solo squllore e suscitato solo odio”<br />
Giorgio Bowyer Deputato inglese<br />
(Lettera a Lord Palmestron - 1861)<br />
“Milord, ritengo mio dovere rivolgere la vostra attenzione ai seguenti fatti sul governo presente nelle Due Sicilie.<br />
“Il primo di questo mese 64 persone incolpate di essere legittimiste sono state trucidare a Napoli.<br />
“Continuano gli arresti e il terrore, le prigioni riboccano.<br />
“Quattro editori di giornali sono stati gettati in prigione senza forme<br />
legali, e i loro fogli soppressi.<br />
“Intanto le truppe percorrono il paese mettendo tutto a sacco, a fuoco e a strage”<br />
 McGuire (deputato scozzese – 1863<br />
“Non vi può essere storia più iniqua di quella dei piemontesi nell’occupazione dell’Italia meridionale.<br />
“Come conseguenza certa dell’unità italiana non si ha altro di effettivo che la stampa imbavagliata, le prigioni ripiene, le nazionalità schiacciate ed una sognata unione che in realtà è uno scherno, una burla, un’impostura”<br />
Alessandro Bianco, conte di Saint Jorioz<br />
(Ufficiale di stato maggiore dell’esercito piemontese)<br />
“Il 1860 trovò questo popolo del 1959 vestito, calzato, industre, con riserve  economiche.<br />
“Il contadino possedeva una moneta e vendeva animali; corrispondeva<br />
esattamente gli affitti ; con poco alimentava la famiglia.<br />
“Tutti, in propria condizione, vivevano contenti del proprio stato materiale. Adesso è l’opposto.<br />
“La pubblica istruzione era fino al 1859 gratuita ; cattedre letterarie e scientifiche in tutte le città principali di ogni provincia .<br />
“Nobili e plebei, ricchi e poveri, qui tutti aspirano, meno qualche eccezione, ad una prossima restaurazione borbonica&#8221;<br />
Teodoro Salzillo<br />
 “Progresso e civiltà all’uso piemontese vuol dire : la proprietà è furto,<br />
il diritto è trannide, la religione è inceppamento, la pietà è delitto, il fucilare è bisogno, lo spoglio dei popoli è necessità<br />
Hercule de Sauclières<br />
“Gli intrighi, les menzogne ed il brigantaggio piemontese in Italia” – 1863<br />
“Scrittori ‘italianissimi’ inventarono i briganti, come avevano inventato i tiranni; ed oltraggiarono, colle loro stupide menzogne, un popolo intero sollevato per la sua indipendenza, come avevano oltraggiato principi, re ed anche regine colle loro rozze ed odiose calunnie.<br />
“Inventarono la felicità d’un popolo in realtàdisceso all’ultimo gradino della miseria, come avevano inventata la sua servitù al tempo de’ suoi legittimi sovrani<br />
Massimo D’Azeglio Scrittore e senatore torinese<br />
“Pare non bastino sessanta battaglioni per tenere il Regno. Ma, si dirà, e il suffragio universale ? “Io non so niente di suffragio, so che al di qua del Tronto non ci vogliono sessanta battaglioni e di là sì.<br />
“Si deve dunque trovar modo di sapere dai Napoletani, una buona volta,<br />
se ci vogliono, sì o no.<br />
“Agli Italiani che non volessero unirsi a noi non abbiamo diritto di dare<br />
archibugiate&#8221;.<br />
Lord John Russel, Ministro degli esteri inglese<br />
(dichiarazione sui plebisciti del 1860 nel Regno delle Due Sicilie)<br />
“Questi voti sono mera formalità dopo un’invasione ; né implicano in sé l’esecizio indipendente della volontà della nazione nel cui nome si sono d<br />
ati.<br />
Pietro Cala Ulloa<br />
“Napoli è da sette interi anni un paese invaso, i cui abitanti sono alla mercé dei loro padroni.<br />
“L’immoralità dell’amministrazion ha distrutto tutto, la prosperità del passato, la ricchezza del presente e le risorse del futuro”<br />
Carlo Margolfo (uno dei bersaglieri che entrò a Pontelandolfo)<br />
“Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava, indi i soldati saccheggiavano ed infine abbiamo dato l’incendio al paese abitato da circa 4500 abitanti.<br />
“Quale desolazione, non si poteva stare intorno per il gran calore, e che<br />
rumore facevano quei poveri diavoli cui la sorte era di morire chi<br />
abrustoliti e chi sotto le rovine delle case&#8221;.<br />
Giacinto De Sivo (Storico)<br />
“Sorsero bande armate, che fan la guerra di buon diritto perché si fa contro un oppressore che viene gratuitamente a metterci una catena di servaggio.<br />
I piemontesi incendiarono non una, non cento case, ma interi paesi, lasciando migliaia di famiglie nell’orrore e nella desolazione; fucilarono impunemente chiunque venne nelle loro mani, non risparmiando vecchi e fanciulli&#8221;.<br />
Francesco Crispi (Discussione al parlamento di Torino)<br />
“In un solo mese, nella provicia di Girgenti, le presenze di detenuti nelle prigioni sono state 32.000.<br />
“Non si turbino!<br />
“Ho qui il certificato, la nota è officialissima. 32.000 presenze in carcere solo nei 30 giorni del mese.<br />
“Ed ora, coteste essendo le cifre, io domando all’onorevole Ministro dell’Interno : ne avete ancora da arrestare ?”<br />
Gemau (Generale francese - 1863)<br />
“Per i disordini nel Reame di Napoli si fa una differenza fra i rivoluzionari napoletani e polacchi, chiamando insorti i polacchi e briganti i napoletani, mentre questi sono vittime delle più feroci persecuzioni<br />
“Eppure gli uni e gli altri difendono il loro paese, la loro nazionalità, la loro religione al prezzo dei più duri sacrifici”<br />
Giuseppe Ferrari (Storico nato a Milano)<br />
“Potete chiamarli briganti ma combattono sotto la loro bandiera nazionale.<br />
Ho visto una città di 5 mila abitanti completamente rasa al suolo e non dai briganti<br />
“E’ possibile, come il malgoverno vuol far credere, che 1500 uomini comandati da due o tre vagabondi tengano testa a un esercito regolare di 120 mila uomini ?”<br />
Nocedal (deputato spagnolo - 1863)<br />
“L’Italia, dove gli usurpatori stanno sbarbicando dalla radice tutti i diritti,<br />
manomettendo quanto vi ha di più santo e sacro sulla terra.<br />
“L’Italia, dove sono devastati i campi,incenerite le città, fucilati a centinaia i difensori della loro indipendenza”<br />
Pasquale Stanislao Mancini<br />
“In alcune province quasi non vi è famiglia la quale non tremi dell’onnipotenza dell’autorità di polizia, dei suoi errori ed abusi.<br />
Sotto la fallace apparenza della persecuzione del brigantaggio si vuol avere in mano la facoltà di arrestare o mandare al domicilio coatto ogni<br />
specie di persone al Governo sospette”<br />
Pio IX<br />
“Aborre invero e rifugge l’animo per dolore e trepida nel rammentare tanti paesi del regno napoletano incendiati e rasi al suolo, e quasi innumerevoli integerrimi sacerdoti e religiosi e cittadini d’ogni età, sesso e condizione, e gli stessi malati indegnissimamente ingiuriati e poi, senza processo, gettati nelle carceri o cruddelissimamente uccisi”<br />
L’OSSERVATORE ROMANO<br />
“Il governo piemontese si vendica mettendo tutto a ferro e fuoco.<br />
Raccolti incendiati, provvigioni annientate, case demolite, mandrie sgozzate in massa.<br />
“I Piemontesi adoperano tutti i mezzi più orribili per togliere ogni risorsa<br />
al nemico, e poi arrivano le fucilazioni<br />
“Si fucilarono senza distinzione i pacifici abitatori delle campagne, le donne e fino i fanciulli&#8221;<br />
Claude Duvovisin (Console svizzero, 2006)<br />
“Nel secolo precedente il Meridione d’Italia rappresentò un vero e proprio eden per tanti Svizzeri, che vi emigrarono spinti soprattutto da ragioni<br />
economiche, oltre che dalla bellezza dei luoghi e della qualità della vita.<br />
“Luogo di principale attrazione, Napoli verso cui, ad ondate, tanti Svizzeri, soprattutto Svizzeri tedeschi di tutte le estrazioni sociali, emigrarono con diversi obiettivi personali.<br />
“Verso la metà dell’Ottocento nella capitale del regno delle due Sicilie quella Svizzera era tra le più numerose comunità estere”<br />
Lettera del sindaco di Moliterno al primo ministro<br />
Giuseppe Zannardelli in visita<br />
“Caro Presidente, ti salutano quì ottomila moliternesi : tremila sono emigrati in America ; gli altri cinquemila si accingono a farlo&#8221;.<br />
Antonio Gramsci<br />
“Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi contadini poveri che scrittori salariati tantarono di infangare col marchio di briganti&#8221;.<br />
Francesco Proto Carafa Pallavicino Duca di Maddaloni<br />
“Intere famiglie veggonsi accattar l’elemosina ; diminuito, anzi annullato, il commercio ; serrati i privati opifici.<br />
“E frattanto tutto si fa venir dal Piemonte, perfino le cassette della posta, la carta per gli uffici e le pubbliche amministrazioni.<br />
“Non vi ha faccenda nella quale un onest’uomo possa buscarsi alcun ducato che non si chiami un piemontese a sbrigarla.<br />
“Ai mercanti del Piemonte si danno le forniture più lucrose : burocrati del Piemonte occupano tutti i pubblici uffizi, gente spesso corrotta<br />
“Anche a fabbricar le ferrovie si mandano operai piemontesi i quali oltraggiosamente pagansi il doppio dei napoletani.<br />
“A facchini della dogana, a camerieri, a birri, vengono uomini del Piemonte.<br />
Questa è invasione, non unione, non annessione !<br />
Luigi Einaudi<br />
“Noi settentrionali abbiamo contribuito di meno ed abbiamo profittato di più delle spese fatte dallo stato italiano, peccammo di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio ed assicurare così alle proprie industrie il monpolio del mercato meridionale”<br />
Indro Montanelli<br />
“Abbiamo sempre visssuto su dei falsi: il Risorgimento assomiglia ben poco a quello che ci fanno studiare a scuola”<br />
Francesco Saverio Nitti<br />
“Il Regno delle due Sicilie aveva due volte più monete di tutti gli altri Stati della Penisola messi insieme”<br />
Giustino Fortunato<br />
“L’unità d’Italia è stata purtroppo la nostra rovina economica”<br />
Rocco Chinnici (Giudice antimafia)<br />
“Prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismo, dobbiamo necessariamente premettere che essa, come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione non era mai esistita in Sicilia.<br />
“La mafia… nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del regno d’Italia”<br />
Milan Kundera<br />
“Per liquidare i popoli si comincia con il privarli della memoria.<br />
“Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia.<br />
“E qualcun’altro scrive loro altri libri, li fornisce di un’altra cultura, inventa per loro un’altra stori<br />
George Orwel<br />
“Chi controlla il passato controlla il futuro&#8221;</p>
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		<title>Antonella Ricciardi intervista la pacifista Monia Benini</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 18:28:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolom</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Aperture]]></category>

		<category><![CDATA["Freedom Flotilla"]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;intervista che segue riporta la testimonianza, straordinaria e di prima mano, di Monia Benini, italiana attivista per una vera pace (che sia congiunta alla giustizia e che non sia, invece, quella dei cimiteri) che ha partecipato quest&#8217;anno alla Freedom Flotilla. Il resoconto e le analisi di Monia Benini sono particolarmente significative per comprendere le reali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;intervista che segue riporta la testimonianza, straordinaria e di prima mano, di Monia Benini, italiana attivista per una vera pace (che sia congiunta alla giustizia e che non sia, invece, quella dei cimiteri) che ha partecipato quest&#8217;anno alla Freedom Flotilla. Il resoconto e le analisi di Monia Benini sono particolarmente significative per comprendere le reali condizioni della popolazione della Striscia di Gaza, vessata da un embargo indiscriminato da anni&#8230; <span id="more-12177"></span>popolazione cui volevano portare aiuti essenziali, appunto, i pacifisti della Freedom Flotilla, vittime dello scellerato attacco israeliano dello scorso 31 maggio. L’ aggressione è stata condannata in maniera sostanzialmente unanime dalla Comunità internazionale, ma, riguardo essa, Israele non fa marcia indietro, avendo rifiutato l&#8217;istituzione di una Commissione internazionale d&#8217;inchiesta, le scuse ufficiali e avendo anzi auspicato, tramite il presidente Shimon Peres, l&#8217;assegnazione di medaglie d&#8217;oro ai responsabili del blitz contro la Mavi Marmara, cioè la nave turca, ammiraglia del convoglio della Freedom Flotilla, che era a composizione internazionale.<br />
1)	Hai partecipato al viaggio della Freedom Flottilla nella primavera di quest&#8217;anno, il cui itinerario è stato tragicamente interrotto dall&#8217;esercito israeliano: puoi descrivere i tratti salienti di questa tua seconda esperienza per portare, via mare, aiuti alla Striscia di Gaza?<br />
Sono stata contattata a fine aprile da Mohammad Hannoun, presidente dell&#8217;Associazione dei Palestinesi in Italia, il quale mi ha spiegato la portata della nuova iniziativa umanitaria per Gaza, invitandomi a partecipare. Dopo la meravigliosa esperienza di oltre un anno fa, con la Carovana della Speranza (che ha viaggiato via mare e terra, raggiungendo la Striscia attraverso il confine di Rafah), organizzata dalla European Campaign to End the Siege on Gaza, non ho esitato un attimo e ho accettato.<br />
La portata della missione era davvero enorme: 10.000 tonnellate di aiuti umanitari (medicinali,sedie a rotelle elettriche, materiali da costruzione, prefabbricati, materiali per le scuole, ecc&#8230;) e oltre 40 paesi coinvolti nella mobilitazione per portare un minimo di sollievo ad un milione e mezzo di persone  nella Striscia di Gaza.<br />
Io e Fernando Rossi avremmo costituito la  parte italiana della delegazione politico-istituzionale (composta da parlamentari e rappresentanti politici provenienti da Irlanda, Svezia, Norvegia, Francia, Grecia, Bulgaria), riunitasi attorno al 20 maggio nell&#8217;isola di Cipro. Nel frattempo, oltre a una nave partita dall&#8217;Irlanda, erano in allestimento imbarcazioni e cargo dalla Turchia e dalla Grecia: da qui sono poi salpati gli altri italiani (giornalisti e attivisti) con la nave “8000” (dal numero dei prigionieri palestinesi in Israele). Proprio questa era l&#8217;imbarcazione alla quale eravamo destinati: avremmo dovuto partire da Larnaca ed effettuare il trasbordo in acque internazionali sulla nave della Flotilla. </p>
<p>2) Puoi spiegare perchè tu e il senatore Fernando Rossi siete stati fermati prima degli altri, al largo dell&#8217;isola di Cipro?<br />
A dire il vero non siamo nemmeno riusciti a raggiungere il largo: è stata un&#8217;esperienza frustrante per la nostra delegazione, costretta a terra con ogni mezzo. Siamo arrivati a Cipro con alcuni giorni di anticipo rispetto all&#8217;imbarco: abbiamo conosciuto gli altri componenti della delegazione e siamo stati preparati ad ogni eventualità. Ci hanno infatti portati a Nicosia, dove ci hanno spiegato i rischi della missione e i nostri diritti nell&#8217;eventualità di arresto; inoltre ci hanno fatto siglare un foglio con il quale ci assumevamo tutte le responsabilità per la partecipazione all&#8217;impresa e indicavamo, in caso di morte, a chi far arrivare i nostri effetti personali. Ci hanno inoltre spiegato che non avremmo dovuto comunicare a nessuno le modalità di imbarco, perché – ci fu detto – Cipro ci avrebbe aiutati da dietro le quinte ma non voleva ci fosse una presa di posizione ufficiale che avrebbe potuto creare difficoltà internazionali allo Stato.<br />
Ci siamo  imbarcati il venerdì mattina, ma appena saliti a bordo della nave che ci avrebbe portato al largo per il trasbordo sulla “8000”, sono arrivate guardie e poliziotti. Dopo oltre un&#8217;ora di interrogatorio e discussione con il capitano, ci hanno fatto scendere: non potevamo partire da Larnaca. A quel punto abbiamo noleggiato un pullman e ci siamo diretti al porto di  Limassol, a circa un&#8217;ora e mezza di strada, ma anche lì siamo stati bloccati via terra dalla Guardia Marina. Tempo una decina di minuti e l&#8217;intero porto era circondato da motovedette con il compito di impedirci di partire. Ripreso il pullman siamo andati a Nicosia e ci siamo spostati nella parte turca, da dove abbiamo cercato una nuova imbarcazione. Nulla da fare: dietrofront e transito di nuovo nella parte greca dell&#8217;isola. A quel punto le delegazioni Irlandese e Bulgara hanno  rinunciato a proseguire: appariva ormai evidente che ci stavano ostacolando in tutti i modi. Eravamo seguiti a vista da poliziotti in divisa e in borghese: per un gruppo così nutrito oltretutto era molto semplice dare nell&#8217;occhio. Di conseguenza ci siamo suddivisi in gruppetti di 3-4 persone: abbiamo preso vari taxi, percorso strade diverse, per poi ritrovarci in un porticciolo ben nascosto (per raggiungerlo abbiamo percorso un tratto sterrato): Port Alaminos. Il taxi su cui viaggiavamo io e Rossi è stato il primo ad arrivare e abbiamo scorto in lontananza l&#8217;imbarcazione che stava venendo a prenderci. Il tempo di scendere (mentre arrivavano gli altri taxi) e ci siamo trovati un elicottero a bassa quota sopra la testa; in un lampo sono arrivati i fuoristrada della polizia, mentre l&#8217;elicottero si è subito portato a sorvolare la nostra nave, già seguita a vista da una motovedetta. Ripartiti in taxi, siamo tornati a Nicosia, abbiamo attraversato il check point e siamo rientrati nella parte turca. Da lì, con altri taxi ci siamo spostati a Famagosta, dove ci hanno detto che avremmo trovato un&#8217;imbarcazione ad attenderci per poter finalmente partire. Ebbene, giunti al porto, ci siamo sentiti rispondere che “Qui non ci sono navi”! Ovviamente era palese la volontà delle autorità portuali di bloccarci; lo stesso sindaco locale ci ha invitati a passare la notte (ovviamente a nostre spese)  a Salamis (una località a circa 20 minuti da Famagosta) dove l&#8217;indomani avremmo potuto discutere il da farsi, mentre procedevano (invano) le trattative con le autorità governative in merito alla nostra partenza verso la Flotilla.<br />
Al mattino nulla di nuovo&#8230;nessuna autorizzazione, anzi: ci hanno presentato un atto evidentemente retrodatato al momento dell&#8217;arrivo della delegazione sull&#8217;isola quasi una settimana prima: nessuno era autorizzato a salpare da Cipro in direzione di Gaza. Motivazione ufficiale? Nessuna! Uno stato sovrano impedisce a cittadini che si trovano regolarmente nel proprio territorio di transitare verso un altro paese. Motivazione verosimile? Gli accordi strettissimi tra Cipro e Israele, dal punto di vista economico, delle risorse naturali (escavazione gas), del turismo.</p>
<p>3) Precisamente, cosa pensi dell&#8217;aggressione israeliana alla Mavi Marmara, la nave ammiraglia della Freedom Flotilla?<br />
Un atto di terrorismo di stato in acque internazionali; un assassinio e un rapimento deliberato di pacifisti (con relativo furto di tutte le proprietà, ivi comprese le attrezzature dei giornalisti) provenienti da vari stati. Un&#8217;ennesima riprova della prepotenza sionista e della sua arroganza nell&#8217;infischiarsene del diritto internazionale, e delle vite umane. Una dichiarazione di guerra: d&#8217;altra parte, a ben guardarci, la Turchia e i paesi che avevano cittadini a bordo delle navi avrebbero potuto far intervenire senza troppi scrupoli la NATO, ma a quanto pare, come sempre, quando in ballo c&#8217;è il potere sionista, prevale comunque una linea morbida. </p>
<p>4) Puoi esprimere ai lettori perchè considerate iniquo l&#8217;embargo alla Striscia di Gaza e quali siano i suoi effetti più deleteri?<br />
Ci sono varie considerazioni da fare, a partire da una premessa: l&#8217;embargo è una misura che colpisce indistintamente tutta la popolazione. Nel caso di Gaza, sono diversi anni che oltre un milione e mezzo di persone sono costrette a vivere in una prigione a cielo aperto, privati del cibo e dei medicinali necessari, bombardati o colpiti quasi quotidianamente durante incursioni israeliane (lo so&#8230;queste sono notizie che i media occidentali - supervisionati da appartenenti alla lobby sionista, o autocensuratisi – non danno mai), costretti a recuperare il minimo per la loro sussistenza attraverso tunnel, che spesso si trasformano in tombe (allagati o bombardati dai sionisti per mano egiziana) e che ora vengono sigillati da nuovi muri di acciaio (perchè l&#8217;Europa era favorevolissima alla caduta del muro di Berlino, ma non leva una sola parola rispetto a quelli di Gaza o al muro in Cisgiordania). La popolazione è costretta a bere acqua superficiale, contaminata e piena di vermi (da cui l&#8217;elevato tasso di mortalità per dissenteria), a vivere di stenti, a vedere bruciato il proprio grano prima del raccolto, a ricevere i proiettili dei soldati israeliani quando coltiva la propria terra o esce sotto costa (perchè Israele ha ridotto il limite territoriale delle acque) per cercare di pescare.<br />
Il massiccio assedio alla Striscia è stato imposto in seguito alla vittoria elettorale di Hamas, partito che è stato prontamente escluso da ogni possibile dialogo e bollato come terrorista dai governi e dai rappresentanti politici dei paesi “occidentali”. Il paradosso, oltretutto, risiede nel fatto che diversi osservatori internazionali, presenti sul posto durante le votazioni, hanno dichiarato che le operazioni di voto si sono svolte in modo più democratico di quanto non fosse avvenuto in Italia o negli USA. Ma siccome Hamas chiede il ritorno ai confini del 1967, e non scende a compromessi al ribasso sul diritto al ritorno&#8230;allora è nemico da combattere, e per Israele non è certo un problema se per farlo deve sterminare tutta la popolazione. Anzi, l&#8217;assedio di Gaza, così come la continua costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania, va proprio nella direzione di quello che il Prof. Danilo Zolo definisce, in modo molto efficace, etnocidio del popolo palestinese per mano sionista.</p>
<p>5) In che modo valuti le reazioni internazionali al sacrificio dei pacifisti del vostro convoglio?<br />
Nei due giorni immediatamente successivi alla strage, ero abbastanza soddisfatta per la presa di posizione di vari paesi europei (mentre, inutile a dirsi, mi sono vergognata per le dichiarazioni del sottosegretario Mantica e per il voto osceno dato dall&#8217;Italia a proposito dell&#8217;istituzione di una commissione di inchiesta sui fatti) e finalmente per l&#8217;atteggiamento dei giornalisti che iniziavano ad allentare il bavaglio sulla situazione palestinese e sull&#8217;arroganza israeliana. Tuttavia, la sensazione è che per quanto riguarda la parte istituzionale vi siano state tante belle parole (giusti richiami e incontri urgenti), ma pochissimi fatti concreti. Similmente, per la parte legata ai media, proprio come in occasione dell&#8217;operazione Piombo Fuso, quando il ministero dell&#8217;immigrazione israeliano assoldò un esercito di trolls (disturbatori) operanti su siti internet, agenzie stampa, blog, forum, ecc&#8230; per piegare l&#8217;opinione pubblica all&#8217;ideologia sionista, anche questa volta le truppe sioniste si sono mosse in massa per creare un&#8217;artificiosa realtà pro Israele. Così in breve tempo è avvenuto il riallineamento di chi aveva “osato” mettere in discussione l&#8217;operato israeliano. I pacifisti (noi compresi) sono diventati “terroristi”, e una missione umanitaria è stata spacciata per un “atto di violazione del territorio israeliano da parte di assalitori e provocatori, sostenuti da associazioni terroristiche, con il consenso di paesi ostili a Israele”.<br />
Che dire quindi in merito alle reazioni? Come avrebbe reagito il nostro Ministro degli Esteri se fosse stato, ad esempio l&#8217;Iran, a riservare un simile trattamento (rapimento in acque internazionali, furto, aggressione) ai nostri cittadini? Come avrebbe reagito se gli aiuti della Freedom Flotilla fossero stati destinati ad Israele ed un qualunque paese estero (USA a parte) avesse assalito la spedizione, appropriandosene e catturando le persone a bordo?</p>
<p>6) Attualmente la questione del blocco economico alla fascia di Gaza è tornato ad avere un più giusto peso, tornando al centro dell&#8217;attenzione: numerosissime sono state le condanne riguardo l&#8217;embargo, che colpisce soprattutto i civili: tra queste quella dell&#8217;Unione Europea (che in passato lo aveva parzialmente appoggiato), cui ora non basta un&#8217;attenuazione di questo (secondo quanto proposto da Israele) ma che ne chiede la fine immediata e totale&#8230; Qual è la tua analisi su questa evoluzione della vicenda?<br />
Come ho già detto, sono dell&#8217;idea che si siano sprecate le parole, a discapito delle azioni. Certo l&#8217;attenzione è salita notevolmente per un certo periodo dopo i fatti, ma guardiamo la realtà oggi: quali e quanti sono i paesi che hanno all&#8217;ordine del giorno un intervento reale per il cambiamento della situazione a Gaza e in tutta la Palestina? Prevalgono ancora gli interessi delle lobby finanziarie e militari (dove la presenza sionista è ben consolidata e gioca il ruolo di protagonista): la stessa  Unione Europea è ridotta ad un sistema economico-finanziario, per i giochi dei vertici della piramide.<br />
Solo quando ogni singolo paese europeo avrà la propria indipendenza dalla morsa di potere statunitense-israeliana, e solo quando avremo un&#8217;Europa dei popoli (con una democrazia reale praticata dai cittadini)&#8230;allora forse ci saranno le condizioni perchè il Vecchio Continente possa aiutare il popolo palestinese per la propria autodeterminazione, per il rispetto della propria stessa esistenza. E&#8217; nostro compito quindi informare quante più persone possibili e unirci nella difesa del diritto alla vita e all&#8217;esistenza del popolo Palestinese: Israele continua a dividerci e ad imperare&#8230;noi dobbiamo sottrarci all&#8217;inganno e dimostrare che non siamo sudditi, ma cittadini consapevoli, uniti per la giustizia.<br />
Introduzione e domande di Antonella Ricciardi; intervista del 7 luglio 2010</p>
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		<title>Parete. PROGETTO SOLIDARIETA&#8217;</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 20:51:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolom</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[PARETE (Ce) Sarà presentato lunedì 19 alle ore 11 presso l’aula consiliare del comune di Parete, la seconda edizione del Villaggio della Solidarietà organizzato da Arci Caserta, Arci, Nero e non solo!, l’Associazione Socio-culturale Islamica di San Marcellino, una schiera di associazioni cittadine e patrocinato dallo stesso Comune dall’Agro Aversano. Alla conferenza stampa di presentazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PARETE (Ce) Sarà presentato lunedì 19 alle ore 11 presso l’aula consiliare del comune di Parete, la seconda edizione del Villaggio della Solidarietà organizzato da Arci Caserta, Arci, Nero e non solo!, l’Associazione Socio-culturale Islamica di San Marcellino, una schiera di associazioni cittadine e patrocinato dallo stesso Comune dall’Agro Aversano<span id="more-12164"></span>. Alla conferenza stampa di presentazione del progetto saranno presenti il primo cittadino del Comune di Parete, Luigi Aurelio Ennio Perrengia, il presidente dell’associazione Nero e non Solo!, Nello Zerrillo, il Presidente dell’Arci Caserta, Biagio Napolano, e l’imam della moschea di San Marcellino, Nasser Ben Hidouri.<br />
Accoglienza ai stagionali impiegati nelle colture della piana casertana, momenti di convivialità e due convegni con al centro il tema del lavoro e delle sue forme di sfruttamento, in occasione dei quali interverranno rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali, saranno al centro del campo che si svilupperà tra lunedì 19 e sabato 31 luglio 2010.</p>
<p>Il Villaggio della Solidarietà nasce lo  scorso anno quale iniziativa di sostegno ai lavoratori immigrati impegnati nelle raccolte stagionali disseminate nelle campagne della piana che si espande nelle aree che circondano Villa Literno, Castel Volturno e i paesi limitrofi.<br />
Le aree dell’agro aversano, in particolar modo quelle che si avvicinano alla foce del fiume Volturno, attraggono manodopera che viene reperita tra i lavoratori stranieri. Anche nel comune di Parete, paese dove si realizza il 6% della produzione nazionale di fragole, la situazione è particolarmente evidente. I braccianti spesso vengono impiegati dagli imprenditori agricoli senza offrire loro condizioni di vita dignitose. Tuttavia ciò rappresenta l’unica fonte di sostentamento per diverse migliaia di cittadini stranieri che riescono a soddisfare neppure i più elementari bisogni. Situazione che è aggravata dalla prassi del caporalato e dal racket e che è peggiorata con il varo, nello scorso anno, del pacchetto sull’immigrazione, dando vita nel territorio comunale a degli assembramenti di migranti che vivono in vere e proprie baraccopoli. Spesso mimetizzate tra i campi e sprovviste di ogni tipo di servizio e dell’acqua corrente, in quelle abitazioni di fiducia i lavoratori dei campi prolungano la loro presenza sul territorio per mesi, fino a quando non si spostano in altri territori a vocazione agricola per la ‘raccolta’.<br />
Quest’anno il campo promosso dalle varie associazioni e realtà culturali della provincia di Caserta, hanno deciso di alzare i tiro e trasformare la realtà del Villaggio della Solidarietà, da semplice esperienza di supporto ai lavoratori in trasferta a momento di incontro tra i migranti, gli imprenditori e le istituzioni, sì da affrontare e approfondire il tema del lavoro dei migranti e del loro sfruttamento, oltre che porre le basi per un dialogo costruttivo fra chi in questa vicenda è implicato in questa vicenda, sia che sia riconosciuto quale parte lesa, sia che venga additato quale responsabile dello sfruttamento.</p>
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		<title>Parte da Caserta una soluzione per chiudere il pozzo del golfo del Messico</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 20:39:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolom</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[(di Nunzio De Pinto) CASERTA - Con un nuovo cappuccio a tenuta stagna da 80 tonnellate Bp spera di chiudere per metà luglio la perdita del pozzo Macondo che inquina dal 20 aprile il Golfo del Messico dal Texas alla Florida e che sta provocando il grave disastro ambientale che mente umana ricordi. Gli scienzati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(di Nunzio De Pinto) CASERTA - Con un nuovo cappuccio a tenuta stagna da 80 tonnellate Bp spera di chiudere per metà luglio la perdita del pozzo Macondo che inquina dal 20 aprile il Golfo del Messico dal Texas alla Florida e che sta provocando il grave disastro ambientale che mente umana ricordi.<span id="more-12141"></span> Gli scienzati americani, compresi i militari, stanno facendo di tutto per “chiudere il pozzo”, anche se sinora non ci sono riusciti. Una proposta di soluzione è partita lunedì sera da Caserta con destinazione la sede della HORIZZON. La proposta porta la firma del Colonnello Luciano IANNETTA, Capo Centro Documentale di Caserta (ex distretto militare) che nella stessa serata di lunedì ha avuto, inaspettatamente, la risposta dall&#8217;Horizzon Support Team, naturalmente in inglese. “Caro Luciano IANNETTA, Grazie molto per il tempo che ha perso per pensare circa la Sua possibile soluzione proposta riguardo all&#8217;incidente di Orizzonte. La Sua proposta è stata rassegnata per i suoi meriti tecnici. Un approccio simile è stato di nuovo considerato o progettato per la possibile realizzazione.  Tutti noi ed il Team Horrizont Support apprezziamo i Suoi  pensieri e sforzi. Dstinti saluti, Horizon Support Team”. Dunque, la soluzione prospettata dal Colonnello Iannetta è stata presa in seria considerazione; ma in cosa consiste ? “È stato rilevato” - ha affermato Iannetta - “che il problema maggiore nella risoluzione del problema è nel creare una sorta di “guarnizione” che unisca la bocca del pozzo alle attrezzature che sono state provate nel tempo come la famosa “campana” benché permettesse il raccordo al tubo per l’estrazione del greggio, alla base a causa del fondale sconnesso ed accidentato la fuoriuscita abbondante del petrolio ha reso vano ogni tentativo. La possibile soluzione potrebbe essere quella di utilizzare un materiale che abbia le caratteristiche di una facile fusione  possibilmente a temperature basse – di adattabilità alle superficie sconnesse come il fondale in argomento -  strutturalmente duttile – molto pesante come peso specifico. Il piombo” - ha aggiunto - “potrebbe essere il materiale più idoneo. Si potrebbe utilizzare una grossa quantità di piombo fuso dell’ordine dei 10 metri cubi e, attraverso un tubo, fargli raggiungere il pozzo. Il piombo, essendo un materiale molto pesante, per forza di gravità raggiungerebbe una forte velocità necessaria per vincere la pressione spingente proveniente dal fondo e superare anche la pressione di spinta del petrolio. Il piombo, raggiungendo il fondale e venendo a contatto con la bocca del pozzo, si potrebbe verificare che il materiale originariamente fuso nella velocità si sarebbe sicuramente solidificato ed all’impatto in parte entrerebbe nella bocca a mo di tampone/supposta ed il resto, parzialmente ancora fuso considerando che l’attrito con le pareti del tubo contribuirebbe a mantenere il magma ad una temperatura accettabile, si spalmerebbe nelle immediate vicinanze della bocca formando un “monterozzo” contenuto dal cono di espansione posizionato sulle estremità del tubo principale formando così un tappo a tenuta rigida”.  Ma quali sono le caratteristiche del manufatto ? Il tubo potrebbe essere anche della stessa tipologia usata per le estrazioni di profondità necessariamente ad anima liscia; il punzone di orientamento servirebbe per permettere il giusto posizionamento in verticale del tubo nella bocca del  pozzo costituito da un cono realizzato in barre in ferro per permettere il deflusso del petrolio proveniente dal pozzo stesso; una valvola a frattura prestabilita che permetta all’acqua di non entrare ed al piombo di passare; una campana a forma tronco conica che permetta la fuoriuscita del piombo fuso mantenendolo concentrato prioritariamente sulla bocca del pozzo e le sue adiacenze. L’impatto potrebbe causare una brusca reazione all’impatto che potrebbe danneggiare il tubo, è quindi necessario che non sia a contatto con il fondo del mare. Il piombo una volta solidificatosi sicuramente bloccherà il punzone di orientamento e la campana sarà quindi necessario rimuovere il tubo mediante un anello di tranciamento”.<br />
NUNZIO DE PINTO </p>
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		<title>Caserta. Lettera a Gianluigi Guarino</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 20:41:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolom</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[(on. Riccardo Ventre) Caro Gianluigi, Ho voluto far passare qualche ora prima di fare con te, sia pure idealmente, delle riflessioni politiche, come spesso ci è capitato in questi ultimi tempi sulla situazione Campana e Casertana in particolare; e paradossalmente queste  riflessioni voglio fare proprio prendendo lo spunto dalla tua vicenda giudiziaria della quale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(on. Riccardo Ventre) Caro Gianluigi, Ho voluto far passare qualche ora prima di fare con te, sia pure idealmente, delle riflessioni politiche, come spesso ci è capitato in questi ultimi tempi sulla situazione Campana e Casertana in particolare; e paradossalmente queste  riflessioni voglio fare proprio prendendo lo spunto dalla tua vicenda giudiziaria <span id="more-12097"></span>della quale avevi pubblicamente e coraggiosamente parlato dal tuo giornale e con me più volte telefonicamente.<br />
La considerazione socio-politica che io intendo fare con te e con i lettori è la seguente:<br />
la provincia italiana  è stata, e per certi versi continua ad essere, fonte di notevole elaborazione culturale, artistica ed a volte anche politica.<br />
Accanto a tante positività, tuttavia la provincia presenta, ed in forma marcata anche da noi, il grave fenomeno del giornale “strillato”.<br />
Quanti pianti, quante depressioni individuali e familiari, quante malattie, quante amarezze questo fenomeno ha prodotto produce e purtroppo produrrà ancora.<br />
Ebbene se il fenomeno esiste significa che esso è generato da noi lettori, come è stato acutamente scritto in questi giorni dall’ottimo Francesco Marino, ma che vi sono anche giornalisti che a tali domande del lettore danno risposta, utilizzando a volte – come nel tuo caso – un grandissimo talento di cui sono dotati.<br />
Ed allora, come politico ho il dovere di chiedermi perché ciò avvenga.<br />
Perché cioè grandi giornalisti, si dico grandi, come te , come l’ottimo Pasquale Clemente ( per citare solo voi due ma da noi ve ne sono tanti altri), che hanno mostrato e mostrano quotidianamente di saper utilizzare mirabilmente la penna ed al tempo stesso di sapere fondare e dirigere giornali, sono costretti, certamente loro malgrado, ad interpretare il desiderio “del sangue che scorre” del cittadino lettore ed a mettere così la loro grande professionalità a servizio di questo insano desiderio?<br />
A mio giudizio la colpa principale va individuata in noi, classe politica dirigente, per i motivi seguenti:<br />
1) non siamo capaci come dovremmo, di incidere autenticamente sulle coscienze;<br />
2) non siamo capaci di creare situazioni culturali che possano esprimere quotidiani che siano autenticamente tali;<br />
3) non siamo capaci di creare condizioni economiche che concorrano a sviluppare una stampa che possa in qualche modo essere più libera rispetto alla morbosa passione dei lettori.<br />
4) e per ultimo, ma non di minore importanza, quante volte noi stessi politici abbiamo gioito del titolo e|o della notizia negativa che colpiva il nostro avversario e ce ne siamo giovati?</p>
<p>Ed ecco che giornalisti di valore, di autentico valore, hanno una duplice via da percorrere: emigrare oppure soccombere.<br />
Io stesso come tu sai e la mia famiglia siamo stati oggetto di attenzione certamente non piacevole ed a volte diffamatoria del quotidiano da te diretto così come di altri quotidiani locali ed a volte ho anche sporto querela.<br />
Tuttavia il senso di autocritica deve sempre guidare le nostre azioni ed in questo caso io dico che la classe politica, ad incominciare ovviamente da me, deve assumersi le proprie responsabilità.<br />
Quando sarai tornato libero, cosa che mi auguro e che ti auguro avvenga oggi stesso, apriamo un dibattito con le forze politiche, con gli imprenditori, con la gente per parlare di queste cose ed auguriamoci che da questa tua triste, ma coraggiosa scelta personale possa scaturire per la nostra società un informazione migliore.<br />
A te caro Gianluigi un forte abbraccio con la speranza di poterti rivedere al più presto e rifare quei ragionamenti che nei nostri colloqui trasudano di rabbia ma al tempo stesso di grande amore per questa travagliata nostra Provincia.</p>
<p>Con affetto Riccardo Ventre</p>
<p>P.s. ti informo che divulgo questa lettera a tutti i quotidiani ed a tutte le mittenti casertane abituato come sono ad assumermi pubblicamente, come te, la responsabilità delle mie azioni.</p>
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