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	<title>www.caserta24ore.it &#187; Cultura</title>
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	<description>L'informazione culturale dalla provincia di Caserta: associazioni, società, spettacoli, mostre, libri, arte, musica, storia, letteratura news</description>
	<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 21:25:38 +0000</pubDate>
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	<language>en</language>
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		<title>MARCIANISE, Terra Nostra ricorda l&#8217;anniversario dell&#8217;epidemia di colera del 1837</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 20:53:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolom</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Nunzio De Pinto) MARCIANISE - Ricorre per Marcianise l&#8217;anniversario della epidemia di colera del 1837 con la cerimonia dell&#8217;alzabandiera per la festa commemorativa di questa tragedia ancora ferma nella memoria popolare. “Ma se il colera di due secoli fa è stato sconfitto dalle processioni ma anche dall&#8217;igiene e dalle medicine” - ha affermato Pasquale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(di Nunzio De Pinto) MARCIANISE - Ricorre per Marcianise l&#8217;anniversario della epidemia di colera del 1837 con la cerimonia dell&#8217;alzabandiera per la festa commemorativa di questa tragedia <span id="more-12446"></span>ancora ferma nella memoria popolare. “Ma se il colera di due secoli fa è stato sconfitto dalle processioni ma anche dall&#8217;igiene e dalle medicine” - ha affermato Pasquale Costagliola, Presidente dell&#8217;Associazione ambientalista “Terra Nostra - “quello attuale dei rifiuti non sembra essere affatto scalfito. La morte lenta delle malattie tumorali derivanti dall&#8217;inquinamento della terra, dell&#8217;acqua e dell&#8217;aria, che colpisce la popolazione marcianisana, non ha un effetto clamoroso ed immediato. La devastazione delle campagne” - ha aggiunto - “una volta il vanto della città, non si ferma. La contaminazione delle falde e dei regi lagni sono un pugno nello stomaco per le famiglie che ancora coltivano la terra ma anche una condanna per tutta la popolazione. La chiesa di Santa Veneranda, monumento della storia di una comunità antica, si erge a pochi passi da una discarica obbrobiosa e senza i crismi di una regolarità amministrativa. Il grande cumulo più volte bruciato” - ha proseguito l&#8217;ambientalista - “è stato dimenticato con il suo carico di tossicità e nessuno ha progettato una bonifica per quell&#8217;area che a pochi passi raccoglie i resti mortali dei nostri avi. Nello spazio davanti alla chiesa o meglio dei suoi ruderi, giacciono le spoglie di tanti marcianisani colpiti dal colera antico. Nessuna pietà per i morti di allora come per i vivi di oggi che continuano a mangiare e bere attingendo ad una terra avvelenata. Centinaia di ettari di terra sono coltivati e irrigati con acqua contaminata ma soprattutto nessuna autorità ha iniziato un processo serio di decontaminazione e bonifica dell&#8217;agro marcianisano accompagnato da un controllo dei luoghi per sottrarli al crimine odioso della contaminazione tossica e domestica. Terra Nostra” - ha concluso Costagliola - “si prepara con i suoi sodali maricanisani per una manifestazione a settembre presso il luogo storico di Santa Veneranda per ricordare i nostri morti antichi e per chiedere la bonifica della terra. Come sempre il passato s&#8217;intreccia col presente e sol ochi ha memoria potrà sperare nel futuro. Per questo chiamiamo a raccolta i marcianisani per ricordare la loro storia”. </p>
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		<title>Ostia. Consegnato il Premio Roma</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 18:15:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolom</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Giuseppe Orsini) OSTIA Non solo cultura. Anche umana solidarietà. Nello splendido ed assolutamente unico scenario del Teatro Romano di Ostia Antica, sono stati consegnati i premi ai vincitori del “Premio Roma – XI Edizione”. Presentatrice la ormai “solita” Paola Saluzzi, “fasciata” da uno stupendo abito Gattinoni.Teatro gremito. Al solito. Sorvolo sulle personalità presenti: sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(di Giuseppe Orsini) OSTIA Non solo cultura. Anche umana solidarietà. Nello splendido ed assolutamente unico scenario del Teatro Romano di Ostia Antica,<span id="more-12169"></span> sono stati consegnati i premi ai vincitori del “Premio Roma – XI Edizione”. Presentatrice la ormai “solita” Paola Saluzzi, “fasciata” da uno stupendo abito Gattinoni.Teatro gremito. Al solito. Sorvolo sulle personalità presenti: sono altre le cose che contano.<br />
In apertura della splendida e calda serata, la Banda dell’Arma dei Carabinieri ha eseguito La Fedelissima, marcia d’ordinanza della Benemerita, l’Inno alla Gioia di Ludvig van Beethoven, ora Inno dell’Unione Europea, l’Himno Nacional Argentino e l’Inno Nazionale Italiano. E’ seguita la sfilata della Collezione Primavera/Estate 2010 della Maison Gattinoni. Durante l’introduzione il Presidente del Premio Roma, il lidense Prof. Aldo Milesi, ha brevemente ripercorso la storia del Premio, ricordando le precedenti sponsorizzazioni culturali con città di altri Paesi: Madrid, Berlino, Parigi, Miami, Atene e Vienna.<br />
Sponsor della XI Edizione, Buenos Aires e l’Argentina, con moltissimi abitanti di origine italiana.  Premiazione dei Vincitori della XI edizione del Premio Roma.  I Vincitori per le tre classi di concorso sono:<br />
Narrativa Straniera: Ildefonso Falcones De Sierra – La mano di Fatima -  Longanesi  Editore; Narrativa Italiana:  Letizia Muratori -  Il giorno dell’indipendenza  - Adelphi Editore; Saggistica, con due vincitori ex aequo:<br />
	Renate Lunzer – Irredenti Redenti. Intellettuali giuliani del ‘900 -  Lint Editoriale  e<br />
	Lucio Villari  - bella e perduta. L’Italia del Risorgimento – Laterza Editore.<br />
Dopo i classici premi a Scrittori ed Editori, sono stati assegnati due premi speciali al dottor Stefano Dominella, Presidente della Maison Gattinoni per la promozione della moda italiana nel mondo ed al grande ballerino argentino Julio Bocca – di chiara origine italiana - per  la danza classica. Ogni premiato ha ricevuto una statuetta in cristallo raffigurante il Leone, simbolo di forza, potenza e giustizia, statuetta prodotta per il Premio Roma da Swarovki, uno degli sponsor del Premio.<br />
Oltre al Leone in cristallo, ogni premiato ha ricevuto un assegno di 7.000 euro. Gli Editori delle quattro opere premiate hanno ricevuto una targa.<br />
Premio Internazionale alla Cultura<br />
Per la verità la cerimonia della Premiazione si è aperta con la consegna del Premio Internazionale alla Cultura, ma ne parlo a conclusione dell’articolo per un motivo particolare, anche ricordando l’unico precedente accaduto nel 2006.<br />
Il Premio Internazionale alla Cultura nel 2010 è stato assegnato all’On. Gianni Letta, nato ad Avezzano (L’Aquila), ma residente a Roma dal 1958.<br />
Anche l’On. Gianni Letta – più volte discreto ed attivissimo Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - ha ricevuto la statuetta in cristallo raffigurante il Leone, ed un riconoscimento economico di 7.000 euro.<br />
Dopo qualche spiritosa battuta scambiata con Paola Saluzzi ed alcuni membri della Giuria, Gianni Letta si è avvicinato al Presidente Aldo Milesi al quale ha consegnato l’assegno ricevuto, invitandolo a destinarlo ad un’opera di beneficenza. Il gesto è stato molto apprezzato dal pubblico con un lungo applauso.<br />
Per la cronaca, dopo qualche minuto, a premiazioni concluse, Aldo Milesi ha annunciato che i responsabili del Premio Roma hanno deciso di devolvere il dono fatto da Gianni Letta a favore dei terremotati de L’Aquila. Mi permetto un inciso ed un ricordo. Mia moglie ed io abbiamo assistito a tutte le edizioni del Premio Roma.  Bene, con commozione abbiamo immediatamente ricordato un precedente . Su oltre 80 premi finora assegnati nelle undici edizioni del Premio Roma, il gesto di Gianni Letta ha avuto un solo precedente: nel 2006. Era la VII edizione. Riporto testualmente quanto scrivevo il 20 luglio 2006 su  ilQuotidiano.it<br />
«Con la Cultura, trionfano valori ed umana solidarietà.<br />
Abbiamo rivissuto insieme gli ultimi cinque minuti della telecronaca dell’ultima gara delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006: la 50 Km di fondo. La gara è stata vinta in volata da Giorgio di Centa, già vincitore della medaglia d’oro nella staffetta 4&#215;10 km.<br />
Il Graduato dell’Arma dei Carabinieri Giorgio di Centa, insignito del Premio per lo Sport, ha restituito al Presidente Aldo Milesi il premio in denaro pregandolo di devolverlo all’Associazione dei Caduti delle Forze dell’Ordine morti in servizio.  Per i loro figli. Per i loro orfani. […]  Giorgio di Centa aveva appena detto di essere, a 34 anni, padre di tre bambine e che la moglie, presente in Teatro, è in attesa del quarto figlio. Il gesto del Carabiniere è stato accolto con una autentica, prolungata e comossa ovazione».<br />
Quando a compiere un gesto del genere è un Carabiniere, lo riteniamo scontato. E’ uno di noi. Ma quando lo fa anche un politico è  diverso.<br />
Possiamo consolarci. Il popolo italiano crede ancora nei valori morali. Sono tanti ed indescrivibili.                                                                                 Giuseppe Orsini</p>
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		<title>Napoli. Arte contemporanea e comunicazione sociale&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 19:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolom</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[NAPOLI Conferenza di Maurizio Vitiello con l’ISIS, Giovedì 1° Luglio 2010, ore 17,30, al Polo Orafo “La Bulla”, Via Duca di San Donato n. 73 – (presso l’Arco Medioevale di Sant’Eligio). L’ISIS – Istituto Italiano di Scienze Sociali, presieduto da Massimo Scalfati, nel quadro delle sue attività culturali, ha organizzato una Lectio Magistralis di Maurizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>NAPOLI Conferenza di Maurizio Vitiello con l’ISIS, Giovedì 1° Luglio 2010, ore 17,30, al Polo Orafo “La Bulla”, Via Duca di San Donato n. 73 – (presso l’Arco Medioevale di Sant’Eligio). <span id="more-11770"></span>L’ISIS – Istituto Italiano di Scienze Sociali, presieduto da Massimo Scalfati, nel quadro delle sue attività culturali, ha organizzato una Lectio Magistralis di Maurizio Vitiello sul tema “Arte Contemporanea e Comunicazione Sociale”, illustrata dalla proiezione di immagini di opere d’arte contemporanea e di segmenti e tagli di comunicazione sociale, con la collaborazione dell’ANS – Associazione Nazionale Sociologi - Sede di Napoli.<br />
Il relatore esaminerà, con un particolare taglio di riflessione, la materia trattata e preciserà, con un’angolazione nuova, motivi dei contributi degli artisti e di tutti coloro che hanno orbitato, in particolare, nel mondo dell’arte della città partenopea, che, fondamentalmente, si è dimostrata una città sorgiva e a favore di una creatività di forte respiro nei secoli XIX e XX.<br />
L’evento culturale sarà ospitato dal Consorzio Antico Borgo Orefici presso il nuovo Polo Orafo napoletano “La Bulla”, sito nel restaurato edificio di via Duca di San Donato n. 73,  presso l’arco medioevale di Sant’Eligio, Giovedì 1° Luglio 2010, alle ore 17,30.<br />
“La Bulla” - che prende nome da un antico monile romano trovato negli scavi pompeiani - è un centro di formazione per i giovani che vogliono continuare la tradizione orafa partenopea, ma è anche un incubatore di nuove imprese, che lì possono trovare una sede e muovere i primi passi, sotto l’egida di esperti del settore, per poi spiccare il volo nel mercato. Quest’evento costituisce anche un primo approccio sinergico tra l’ISIS, che è un istituto scientifico non-profit, accreditato presso il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, ed il Polo Orafo “La Bulla”. Attraverso l’ISIS, verranno a conoscenza delle attività de “La Bulla”, personalità del mondo culturale e della ricerca.<br />
Con l’occasione, l’ISIS assegnerà e consegnerà a Maurizio Vitiello, per la costante e concreta attività svolta nel settore delle arti visive contemporanee, un riconoscimento con la targa d’argento “ISIS – 2010”, accompagnata da un diploma di merito accademico, anche in considerazione del fatto che questo studioso ufficializza, con detta conferenza, il suo ingresso tra i ricercatori dell’ISIS - Dipartimento delle Scienze Umane. Maurizio Vitiello è sociologo e critico d’arte; articolista della carta stampata e radiotelevisiva; ha insegnato e insegna presso Istituzioni Culturali e d’Alta Formazione; organizzatore di manifestazioni culturali, moderatore di convegni, relatore a incontri e a presentazioni librarie in tutt’Italia, ha curato moltissime esposizioni di arti visive.<br />
Si distingue per essere un dinamico e forte animatore di circoli intellettuali, di sodalizi culturali e di associazioni artistiche.<br />
La lezione sarà introdotta dai saluti di Roberto De Laurentiis, Presidente del Consorzio “Antico Borgo Orefici”, che illustrerà gli scopi del nuovo Polo di Formazione Orafa, da  Massimo Scalfati, Presidente dell’ISIS, da Antonio Virgili, sociologo e docente di demografia, Direttore Scientifico dell’ISIS, e da Lucio De Liguori, referente dell’ANS – Associazione Nazionale Sociologi – Sede di Napoli, i quali illustreranno brevemente gli scopi e le attività di questo “think tank”, società di pensiero, che ormai conta quindici anni di vita. Presenti nella sala della conferenza opere della pittrice Maria Pia Daidone e immagini della fotografa Maria Raffaela Scalfati. </p>
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		<title>I Rom non sono &#8220;romeni&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 20:32:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolom</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Costel Antonescu REALITATEA TV) Gli zingari in Italia, come nel resto del mondo, rappresentano una comunità eterogenea, dalle mille sfumature e dalle mille espressioni. Mille sono anche gli anni della storia degli zingari divisi essenzialmente in tre gruppi principali: Rom, Sinti e Kalé (gitani della penisola iberica). A questi gruppi principali si ricollegano tanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(di Costel Antonescu REALITATEA TV) Gli zingari in Italia, come nel resto del mondo, rappresentano una comunità eterogenea, dalle mille sfumature e dalle mille espressioni. <span id="more-11683"></span>Mille sono anche gli anni della storia degli zingari divisi essenzialmente in tre gruppi principali: Rom, Sinti e Kalé (gitani della penisola iberica). A questi gruppi principali si ricollegano tanti gruppi e sottogruppi, affini e diversificati, ognuno con proprie peculiarità. Essi hanno un’origine comune, L’india del nord e una lingua comune, il romanès o romani ©hib diviso in svariati dialetti.<br />
L’opinione pubblica, che dei Rom e Sinti conosce poco o niente, tende a massificare e a confondere i diversi gruppi zingari, soprattutto tende a condannare e ad emarginare senza capire. La popolazione zingara in Italia rappresenta lo 0,16% circa dell’intera popolazione nazionale essendo stimati in un numero di persone compreso fra le 80.000 e le 110.000 unita. Sono presenti solo Sinti e Rom con i loro sottogruppi. I Sinti sono soprattutto insediati nel nord dell’Italia e i Rom nell’Italia centro-meridionale.<br />
Essi rappresentano gli zingari di antico insediamento a cui hanno aggiunti vari gruppi zingari di recente e di recentissima immigrazione. Circa 1’80% degli zingari che vivono nel nostro Paese hanno la cittadinanza italiana, il 20% circa e rappresentato da zingari extracomunitari, soprattutto provenienti dai territori della ex-Jugoslavia. Circa il 75% e di religione cattolica, il 20% di religione musulmana e il 5% raggruppa: ortodossi, testimoni di Geova e pentecostali<br />
L’arrivo in Italia<br />
L’origine indiana degli zingari si è scoperta nel XVIII secolo attraverso lo studio della lingua zingara. Con lo studio filologico si è potuto ricostruire ipoteticamente l’itinerario seguito dagli zingari nel loro lungo cammino in quanto essi prendevano a prestito parole dai popoli con cui venivano a contatto. Dall’India del nord sono arrivati in Europa attraverso la Persia, l’Armenia e l’Impero Bizantino. Dai Balcani si sono diramati in tutta Europa, arrivando anche in Russia e, con le deportazioni, nelle Americhe e in Australia. Sono molti gli studiosi che credono che i Rom abruzzesi, fra i primi gruppi zingari arrivati in Italia, siano arrivati attraverso l’Adriatico provenienti dalle coste albanesi e greche, probabilmente per sfuggire alla repressione dei turchi ottomani.<br />
A sostegno di tale tesi si e fatto riferimento all’assenza nella parlata dei Rom abruzzesi di termini tedeschi e slavi. Ma si può obiettare: i turchi ottomani conquistarono tutta la Grecia e l’attuale Albania fra il 1451 e il 1520 (L. Piasere), mentre i Rom in Italia arrivarono molto tempo prima (il primo documento che attesta l’arrivo degli zingari e del 1422 ma ci sono molti indizi che inducono a credere che i Rom arrivarono ancora prima); i Rom abruzzesi hanno nella loro parlata sia termini tedeschi come tiÒ, glàse, brèg (ted. tiÒch = tavolo, glas = bicchiere, berg = montagna), sia termini serbo croati come plaxtà = lenzuola (s.c. phahta), niÒte = nulla (s. c. nista), a Òtar = catturare, afferrare (s.c. staviti), nikt (nikkete) = nessuno (s.c. nikto), a pukav. = fare la spia, denunciare (s.c. bukati), po (pro) = per (s.c. po); inoltre, perché i Rom con le loro carovane avrebbero dovuto viaggiare per via mare, via a loro scomoda, inusuale e all’epoca minacciata dai turchi, se per secoli avevano dimostrato di spostarsi con sicurezza e rapidità per via terra? Tutto ciò induce a credere che il grosso dei Rom abruzzesi sia arrivato in Italia dal nord per via terra, proveniente, dall’Albania o dalla Grecia, attraversando la ex-Jugoslavia e territori di lingua tedesca.<br />
Non è da escludere che effettivamente piccoli nuclei siano arrivati in Italia attraverso l’Adriatico assieme ad altre minoranze come Serbo -Croati e Albanesi. Tutto è comunque ancora da provare. Da questa piccola introduzione si può ben comprendere come sia difficile ricostruire la storia dei Rom sia perché i documenti a disposizione sono pochi ed incompleti sia perché i Rom non hanno lasciato nessuna testimonianza scritta. La storia dei Rom é una storia che non nasce dall’interno della sua comunità proprio perché essi rappresentano un popolo senza scrittura che affida alla “memoria” e alla tradizione orale il compito di trasmettere la propria storia e la propria cultura. La storia dei Rom è fatta dai Caggé (non zingari) attraverso le osservazioni di quanti ai Rom si sono in qualche modo interessati per la curiosità e la meraviglia che suscitavano o attraverso le disposizioni delle autorità pubbliche. Così dalla lettura delle Cronache del XV secolo si possono ricostruire sommariamente gli itinerari seguiti dagli zingari in Europa. Il primo documento che segnala l’arrivo degli zingari in Italia è quello del 18 luglio 1422, un’anonima cronaca bolognese contenuta nella Rerum Italicarum Scriptores di Ludovico Antonio Muratori: “A di 18 luglio 1422 venne in Bologna un duca d’Egitto, il quale aveva nome Andrea, e venne con donne, putti e uomini del suo paese, e potevano essere ben cento persone…… ”<br />
Dalle “grida” e dai bandi che dal 1500 si sono susseguiti fino al 1700 si possono dedurre le politiche attuate dalle autorità nei confronti degli zingari: politiche di espulsione, di reclusione, di repressione, di deportazione, ovvero politiche votate al più completo rifiuto. (Attualmente siamo nella fase della politica di assimilazione).<br />
I Rom abruzzesi, con cittadinanza italiana, rappresentano dunque uno dei primissimi gruppi zingari arrivati in Italia e grazie alla lunga permanenza sono relativamente più inseriti nel contesto sociale ed economico della società maggioritaria rispetto ad altri gruppi di recente immigrazione. In passato le attività principalmente esercitate erano quelle che lasciavano spazio all’essere e alla creatività e quelle che facilitavano i rapporti umani. Da qui l’attività di musicisti, di fabbri calderari, di commercianti di cavalli, di lavoratori di metalli. Il progresso tecnologico, il boom economico, lo sviluppo delle attività industriali hanno soppiantato le attività tradizionali e la maggioranza dei Rom ha dovuto operare una riconversione economica, ma il modo di porsi di fronte alla vita e di interiorizzarla e soprattutto la struttura sociale dei Rom e rimasta nei secoli pressoché immutata. L’istituzione fondamentale su cui si regge la società romanes e la famiglia, intesa nel senso più ampio, come gruppo cioè che si riconosce nella discendenza da un antenato comune.<br />
Da sempre oggetto di violenza i Rom hanno rafforzato i rapporti endogamici e i vincoli di solidarietà familiare, mantenendo invece verso l’esterno un atteggiamento ostile. Vi è in questo un profondo senso di sfiducia e un’intima esigenza di difesa. Il sistema sociale e vissuto nelle profonde componenti umane, basato essenzialmente sul severo rispetto delle norme etico-morali che regolano e disciplinano la comunità romanes per garantire ai singoli individui la piena integrazione.<br />
Essi tutelano la dignità e l’onore del Rom. Non esistono classi o gerarchie sociali se si esclude quella semplicistica di ricchi e poveri, cosicché anche il più ricco e in relazione con il più povero e viceversa in base ad un principio di eguaglianza che riflette una ottica di vita di tipo orizzontale. In questo contesto il Rom abruzzese si sente parte di una totalità singolare che lo porta a differenziarsi sia dai caggé (non zingari) sia dagli altri gruppi zingari (Rom stranieri, Sinti, Kalé). ciò si traduce in un proprio stile di vita con modi proprio di esprimersi e di comportarsi.<br />
Alcune norme sono vincolanti, ad esempio: alle romniá abruzzesi non e assolutamente consentito dall’etica romanès di fumare, di indossare pantaloni, di truccarsi, di indossare costumi da bagno al mare, di giocare d’azzardo. Le donne che vogliono avere una buona reputazione ed intendono essere rispettate dai Rom si adeguano al rispetto di tali norme morali, che non le confonde con gli altri.<br />
Un Rom si sente perfettamente sicuro in seno alla sua comunità, costituita dall’insieme di tanti singoli gruppi parentelari dove non esistono né regine né tantomeno re come invece tende a far credere il sensazionalismo giornalistico che copre con la fantasia e l’immaginazione le proprie carenze informative. In mondo romano vien perciò presentato o in termini mitologici o in termini criminalizzanti, l’una e l’altra forma sono delle distorsioni che alterano il mondo zingaro producendo stereotipi negativi e pregiudizi di cui i Rom restano vittime. La sicurezza del Rom deriva dalla tradizione che lo pone sicuro di fronte al futuro e dalla coesione, che lo pone sicuro davanti all’imprevedibile.<br />
Tutto ciò si traduce in un forte equilibrio psicologico. Le relazioni ben strette fra educazione, coesione ed equilibrio psicologico sono minacciate con i contatti conflittuali esterni. Si pensi ad un bambino Rom che frequenta la scuola pubblica: entrare a contatto con una realtà che presenta dei modelli di vita funzionale alla società maggioritaria a cui e difficile per lui adattarsi, gli provoca inevitabilmente uno smarrimento in quanto è costretto ad operare una difficile scelta che nella maggior parte dei casi lo induce a ripercorrere la strada degli affetti familiari; da adulto mostrerà un atteggiamento ostile verso quella società non ancora preparata ad accoglierlo se non attraverso l’assimilazione.<br />
Lo stesso dicasi dei matrimoni misti in cui l’individuo esterno viene a rappresentare un elemento di disturbo se non riesce ad integrarsi. Il cardine della struttura sociale dei Rom e la famiglia patriarcale, dove il vecchio, considerato saggio, ne é rappresentante riconosciuto. Ci sono Rom che vengono esclusi per le loro pessime qualità morali, sono considerati “gavalé” e sono derisi e scherniti. I frequenti contatti all’interno del mondo romano hanno da sempre attivato una fitta rete di comunicazione interna che porta i Rom ad essere a1 corrente di ciò che accade a famiglie zingare anche molto distanti. I mass media rappresentano oggi, assieme alle organizzazioni tentacolari pseudo-zingare, la più grande minaccia all’esistenza dei Rom poiché infondono modelli di vita che allontanano i giovani dalla tradizione facendo allargare le maglie delle relazioni sociali e familiari, creando anche nuovi gusti e nuove esigenze che alterano l’etica romanès e che infondono nei Rom l’arrivismo e la necessità di possedere a tutti i costi il superfluo.<br />
Da qui le attività illecite. I Rom non preparati alla maniera dei caggé, cadono nel tranello. Cerchiamo ora di capire e di conoscere alcuni aspetti fondamentali della cultura e della vita dei Rom abruzzesi: la lingua, il sistema giuridico, la festa (fidanzamento e matrimonio), la morte.<br />
La lingua dei Rom abruzzesi detta “romanès” o “romaní ©hib” è strettamente imparentata con le lingue neo-indiane e conserva ancora fedelmente un gran numero di vocaboli di origine indiana. La lingua romani è arricchita di imprestiti persiani, armeni, greci, serbo-croati, di alcuni vocaboli tedeschi e di elementi dialettali dell’Italia centromeridionale a testimonianza dell’itinerario seguito dai Rom nel lungo cammino iniziato dal nord-ovest dell’India verso occidente.</p>
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		<title>Gricignano. Tre giorni dedicati alla cultura</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 17:50:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolom</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[GRICIGNANO Al via la terza edizione della &#8220;Tre giorni per la Cultura&#8221;. L&#8217;evento, promosso e organizzato dall&#8217; associazione umanista &#8220;CamUrrà&#8221;, si terrà nei giorni 25-26-27 Giugno nella cornice storica del palazzo settecentesco Santagata-Di Luise sito in via Aversa, al civico 9 di Gricignano (nei pressi di Piazza Municipio). Anche quest&#8217;anno, come nelle precedenti due edizioni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>GRICIGNANO Al via la terza edizione della &#8220;Tre giorni per la Cultura&#8221;. L&#8217;evento, promosso e organizzato dall&#8217; associazione umanista &#8220;CamUrrà&#8221;, si terrà nei giorni 25-26-27 Giugno<span id="more-11609"></span> nella cornice storica del palazzo settecentesco Santagata-Di Luise sito in via Aversa, al civico 9 di Gricignano (nei pressi di Piazza Municipio). Anche quest&#8217;anno, come nelle precedenti due edizioni, gli aspetti che i soci del sodalizio di Gricignano metteranno al centro saranno l&#8217;ambiente, la tradizione, la musica e la socialità positiva. Durante le tre giornate saranno allestite una mostra fotografica di repertorio dal titolo &#8220;Come eravamo&#8221;, una mostra di utensili della civiltà contadina e una mostra di pittura dal titolo &#8220;Le tele di don Peppino&#8221; dedicata a don Peppino Diana. Dalle 20.00 alle 21.00 di ogni serata, prima dell&#8217;inizio degli spettacoli musicali, ci saranno interventi di personalità del mondo dell&#8217;attivismo ambientalista e del recupero della memoria storica e dei beni artistici ed architettonici. Gli artisti che prenderanno parte agli spettacoli musicali sono: Maleizappa (Venerdi 25, ore 21), Su a Sud (Sabato 26, ore 20.15), Michel Petrucciani Tribute (Sabato 26, ore 21.30), Compagnia teatrale Vera Mente (Domenica 27, ore 20) ed in fine Riccardo Prencipe&#8217;s e Corde Oblique (Domenica 27, ore 21.00.</p>
<p>Di Seguito il programma dettagliato dell&#8217;evento:<br />
Venerdi 25: </p>
<p>ore 18.00 momento di riflessione sulla pena di morte nel mondo, presentazione del libro &#8220;Il sangue d&#8217;altri&#8221; di Karl Guillen, a cura del Comitato Karl Guillen e della Coalizione Italiana contro la Pena di Morte (COALIT)</p>
<p>ore 20.00 saluto e benvenuto intervengono: un rappresentante dell&#8217;Associazione CamUrrà, il dott. Francesco Di Luise ed il dott. Vincenzo Santagata in rappresentanza dei proprietari del palazzo Santagata-Di Luise, don Nicola Ronza </p>
<p>ore 20:15 &#8220;I beni artistici e architettonici: il petrolio del futuro&#8221;. con la prof. Jolanda Capriglione (II Università di Napoli e Presidente del Club Unesco di Caserta) che presenterà il documento &#8220;I Beni culturali sono Beni produttivi&#8221;</p>
<p>20.45 Gianni Solino dell&#8217;associazione  Scuola di Pace Don Peppe Diana&#8221; presenterà la mostra di pittura  &#8220;Le tele di Don Peppe&#8221; </p>
<p>ore 21.00 spettacolo musicale  &#8220;Maleizappa live&#8221;</p>
<p>Sabato 26:</p>
<p>ore 20.00 &#8220;i rischi del nucleare&#8221; - intervento di Giulia Casella di &#8220;Legambiente Sessa Aurunca&#8221; e di Francesco Autiero presidente &#8220;Wwf Agro Aversano, Napoli Nord e Litorale Domitio&#8221;</p>
<p>ore 21.00 spettacolo musicale  &#8220;Su a Sud&#8221; </p>
<p>ore 22.30 spettacolo musicale &#8220;Michel Petrucciani Tribute&#8221;</p>
<p>Domenica 27 </p>
<p>ore 20.00 spettacolo teatrale &#8220;L&#8217;opera da tre soldi&#8221;  di Bertolt Brecht, in scena la compagnia  teatrale &#8220;Vera Mente&#8221; diretta da Francesco Zampella</p>
<p>ore 21.30 spettacolo musicale con &#8220;Riccardo Prencipe&#8217;s Corde Oblique&#8221;</p>
<p>durante i tre giorni:<br />
Mostra fotografica di repertorio &#8220;Come eravamo&#8221;<br />
Esposizione utensili della civiltà contadina a cura del sig. Vincenzo Di Foggia<br />
Stand eno-gastronomico - piatti tipici della cucina locale<br />
Mostra di pittura dedicata a Don Peppino Diana</p>
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		<title>Napoli. La clausura nel cuore di Napoli: il Monastero delle Trentatrè</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 12:03:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolom</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[NAPOLI sabato 19 Con l&#8217;ass. Siti Reali. La visita riguarderà i luoghi legati alla nobildonna catalana Maria Lorenza Longo, giunta a Napoli nel 1506 al seguito di Ferdinando d’Aragona: dall’Ospedale degli Incurabili con i suoi antichi chiostri, da lei fondato nel 1522 sull’altura di Sant’Agnello, che rappresenta la prima opera di assistenza dedicata ai malati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>NAPOLI sabato 19 Con l&#8217;ass. Siti Reali. La visita riguarderà i luoghi legati alla nobildonna catalana Maria Lorenza Longo, giunta a Napoli nel 1506 al seguito di Ferdinando d’Aragona: <span id="more-11440"></span>dall’Ospedale degli Incurabili con i suoi antichi chiostri, da lei fondato nel 1522 sull’altura di Sant’Agnello, che rappresenta la prima opera di assistenza dedicata ai malati che non avevano la possibilità di pagarsi le cure, al Monastero delle Trentatrè, nato su consiglio di san Gaetano da Thiene, fondatore dell’ordine dei Teatini, che aiutò la venerabile a lasciare la cura dell’ospedale, per dedicarsi alla preghiera e alla vita claustrale.<br />
Così detto per il numero massimo di monache che poteva ospitare, il Monastero, in realtà chiamato Monastero di Santa Maria in Gerusalemme, è attualmente abitato da una comunità composta da 13 monache clarisse cappuccine, che tutt’ora comunicano con l’esterno grazie all’antica ruota, risalente al tempo della fondazione. Del monastero si visiterà l’atrio affrescato, la chiesa seicentesca progettata dall’architetto Giovan Giacomo di Conforto, che colpisce per la bellezza dell’altare interamente in legno di noce con intagli dorati e , infine, l’ex refettorio monastico, restaurato di recente. La visita, realizzata grazie alla collaborazione del Comitato per la beatificazione di Maria Lorenza Longo, si concluderà con un dono goloso, gentilmente offerto dalle monache del monastero.<br />
L’appuntamento con gli operatori Siti Reali è alle ore 9,45 a porta San Gennaro, Napoli. Le prenotazioni vanno effettuate entro venerdì 18 giugno. E’ previsto un contributo organizzativo.<br />
Napoli: mercoledì 23     Caccia al tesoro nascosto<br />
Esplorando la Villa Floridiana<br />
Per il mese di giugno l’Associazione Siti Reali Onlus ha organizzato  un appuntamento interamente dedicato ai più piccoli, finalizzato ad avvicinarli, in modo divertente e creativo, al ricco patrimonio culturale della città.<br />
Ecco quindi, che lo staff dell’Associazione invita tutti i bambini a partecipare ad una appassionata caccia al tesoro che si snoderà tra i viali del Parco della Villa Floridiana, residenza storica appartenuta a Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia, seconda moglie di Ferdinando IV di Borbone: qui, sulla collina del Vomero, rinfrescata dal verde del Parco che ancora oggi costituisce uno dei maggiori polmoni verdi della città, la duchessa veniva a trascorrere le vacanze estive.<br />
Ma… dove sono stati nascosti i suoi gioielli? Ai bambini che parteciperanno alla caccia al tesoro il compito di scoprirlo, seguendo gli indizi nascosti tra le finte rovine, le statue, i tempietti neoclassici e le  grotte che, al fine di soddisfare la passione della duchessa per gli animali esotici, ospitavano fino a pochi secoli fa uccelli di ogni genere, tigri, orsi, leoni e canguri!<br />
L’appuntamento con gli operatori Siti Reali è alle ore 16,45, all’ingresso della Villa Floridiana, in via Cimarosa 77, Napoli. Le prenotazioni vanno effettuate entro martedì 22 giugno. E’ previsto un contributo organizzativo.<br />
Per info e prenotazione obbligatoria: 081 6336763, 392 2863436, cultura@sitireali.it, www.sitireali.it</p>
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		<title>S. Maria Capua Vetere. confronto tra Maria Rosa Nuvoletta e il giudice Raffaello Magi sul romanzo &#8220;Legami D&#8217;Amore&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 21:06:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolom</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[SANTA MARIA CAPUA VETERE (Caserta) - «Che c’entriamo tu e io con questa gente? Che sangue è questo che ci scorre nelle vene? Cosa ci facciamo noi qui? Rinnegare, restare, scappare, pregare, bestemmiare?». È la disperata riflessione di Vito, uno dei personaggi di “Legami d’amore” (159 pagine, Fanucci editore), il primo romanzo di Maria Rosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SANTA MARIA CAPUA VETERE (Caserta) - «Che c’entriamo tu e io con questa gente? Che sangue è questo che ci scorre nelle vene? Cosa ci facciamo noi qui? Rinnegare, restare, scappare, pregare, bestemmiare?». <span id="more-11322"></span>È la disperata riflessione di Vito, uno dei personaggi di “Legami d’amore” (159 pagine, Fanucci editore), il primo romanzo di Maria Rosa Nuvoletta. Lei è la nipote di Lorenzo Nuvoletta, il defunto padrino di Marano, l’unico boss campano che sedeva nella cupola di Cosa nostra. Il romanzo è dedicato simbolicamente a tutti coloro che lottano o sono martiri della legalità, come Giancarlo Siani, il giornalista ucciso nel 1985 per volere proprio dei Nuvoletta o lo scrittore Roberto Saviano o il sacerdote don Giuseppe Diana, ma anche a tutti quanti gli altri. Il racconto verrà presentato per la prima volta in un confronto con un magistrato a Santa Maria Capua Vetere, domenica 13 giugno, alle 18.30, presso la libreria Edicolè, in via Gallozzi n. 2, nell’ambito di “Cortili Letterari”. La fortunata serie di incontri nei cortili e negli angoli meno conosciuti di Santa Maria Capua Vetere, promossa dalla libreria Edicolè Mondadori di Santa Maria Capua Vetere, in collaborazione con ScrivEremo, e che lo scorso anno, tra l’estate e l’autunno, ha portato in città scrittori e giornalisti del calibro di Marcello Sorgi e Piero Badaloni. All’incontro interverranno il magistrato Raffaello Magi, giudice estensore della sentenza Spartacus contro il Clan dei Casalesi;  l’avvocato e consigliere provinciale Antonio Mirra; la professoressa e madre di famiglia Angelina della Valle; che si confronteranno con l’autrice Maria Rosa Nuvoletta, coordinati dal giornalista Luigi Ferraiuolo, curatore di ScrivEremo.</p>
<p>Il romanzo racconta la storia di Barbara, tornata a Firenze, la città che l’ha vista crescere e che, insieme alla famiglia, è stata costretta a lasciare dopo l’alluvione del 1966. Barbara è alla ricerca di suo fratello Vito, scomparso dopo che ha visto ciò che non doveva vedere e dopo che si è saputo qualcosa di compromettente sulla sua vita privata. Si trovavano da alcuni anni a Napoli, vicini agli zii e alle loro famiglie, coinvolti in qualcosa che era più grande di loro ma che non sapevano potesse esistere. Già, perché Barbara e Vito, fratelli di sangue, non sono persone comuni: sono figli di un boss della camorra, costretti a vivere secondo regole non scritte, in un ambiente che appare come qualsiasi altro ma che in realtà nasconde una verità scomoda e criminale. Nella disperata ricerca di Vito e rivivendo il suo passato, Barbara capirà l’amore che riempie il suo cuore e il dolore che prova nel vedere la propria famiglia stretta nella morsa di una scelta</p>
<p>che porta alla galera o alla morte. Legami d’amore è il primo romanzo di Maria Rosa Nuvoletta. E’ un grido di dolore e di rabbia per una vita sospesa tra l’amore verso la propria famiglia e il rifiuto per la scelta che ha fatto; è un libro che narra del labile confine tra la vita e la morte, tra il bene e il male, in un susseguirsi di eventi che portano il lettore a comprendere quanto è forte e minacciato l’amore che lega chi ha lo stesso sangue.</p>
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		<title>ATRANI. L&#8217;antica porta di S. Salvatore rientra nella chiesa del Doge</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 20:20:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolom</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[ATRANI (Na) Domani, alle ore 9, la massiccia porta di bronzo di S. Salvatore de’ Birecto di Atrani, sarà prelevata dal Museo Diocesano S. Matteo di Salerno, dove è stata restaurata ed esposta al pubblico, e riportata nella chiesa della costiera amalfitana dove, secondo la tradizione, avveniva l’elezione del Doge.  La porta, che risale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ATRANI (Na) Domani, alle ore 9, la massiccia porta di bronzo di S. Salvatore de’ Birecto di Atrani, sarà prelevata dal Museo Diocesano S. Matteo di Salerno, dove è stata restaurata ed esposta <span id="more-11274"></span>al pubblico, e riportata nella chiesa della costiera amalfitana dove, secondo la tradizione, avveniva l’elezione del Doge.  La porta, che risale al 1087, è stata esposta anche a Londra per essere ospitata nella mostra Byzantium, dal 25 ottobre 2008 al 22 marzo 2009, dove è stata ammirata da oltre 340.000 visitatori. Dopo il trasporto nella chiesa originaria, la porta sarà poi ricollocata nel suo portale, da dove, per oltre mille anni ha segnato il tempo, connotando la storia della Repubblica di Amalfi.<br />
Il trasferimento e la ricollocazione sono curati dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e per il Paesaggio di Salerno, che con Rosalba De Feo sta conducendo il completamento dei restauri della chiesa di San Salvatore de&#8217; Birecto di Atrani, con la consulenza di Lina Sabino, della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici, competente per le opere d&#8217;arte contenute nella chiesa.<br />
“La porta – spiega Lina Sabino - è stata restaurata nel 1990 da Sergio Angelucci, uno dei massimi esperti italiani di restauro dei bronzi. Esposta al padiglione italiano dell&#8217;Expo Universale di Siviglia del 1992, dopo di allora è rientrata ad Atrani e collocata all&#8217;interno della Collegiata di Santa Maria Maddalena. Nel dicembre del 1992 le è stata dedicata una mostra-convegno dal titolo Dietro la porta, tenutasi ad Atrani.  Nell&#8217;aprile del 2009 è stata inserita nel progetto XI settimana della cultura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed esposta nella cappella del Museo Diocesano di Salerno, all&#8217;interno dell&#8217;imballaggio realizzato per il trasporto, per sottolineare il carattere di transito dell&#8217;esposizione che  tra l&#8217;altro offriva l&#8217;occasione di confronto con l&#8217;altra porta, coeva, collocata a poca distanza, all&#8217;ingresso del Duomo di Salerno. Da allora la visita alla porta è stata consentita in tutte le manifestazioni che sono state realizzate dalla Soprintendenza B.S.A.E di Salerno”.<br />
TRA LE PORTE DI BRONZO PIU’ BELLE D’ITALIA<br />
Il monumentale manufatto costituisce uno degli esemplari artistici che, grazie alla munificenza di committenti amalfitani, furono collocati, nell&#8217;arco di circa trent&#8217;anni, in cinque luoghi sacri: ad Amalfi (1057) e ad Atrani (1087), nel cuore del Ducato; a Montecassino (1066), centro del potere benedettino; a S. Paolo fuori le mura (1070), basilica pontificia; a Monte S. Angelo sul Gargano (1076), santuario caro ai Normanni. Realizzata secondo uno schema comune anche alle altre tre porte bizantine che si conservano in Italia - una nella cattedrale di Salerno, le altre due a Venezia in San Marco, - fu donata, in origine, alla chiesa di San Sebastiano, sempre ad Atrani e trasferita, in un tempo imprecisato, nella chiesa di San Salvatore de&#8217; Birecto.  E&#8217; importante sottolineare che nel Medioevo la porta assunse un notevole valore simbolico in quanto, consentendo l&#8217;accesso alla chiesa, simulacro del Regno dei Cieli in terra, rappresentava l&#8217;ingresso all&#8217;aldilà.<br />
Per questa ragione le iscrizioni, presenti sulle porte, insieme alle immagini dei santi intercessori, avevano la funzione di assicurare l&#8217;ammissione alla vita eterna al loro donatore. Infatti, sulla porta di San Salvatore, l&#8217;iscrizione latina incisa sul terzultimo registro ci informa che il dono del nobile mercante atranese Pantaleone Viarecta era finalizzato alla salvezza della sua anima e che alla Vergine ed ai suoi santi tutelari, San Sebastiano (a cui la chiesa era dedicata) e San Pantaleone (suo santo patrono) era affidato il compito di intercedere in tal senso verso Cristo.<br />
I battenti atranesi sono un prodotto delle fonderie costantinopolitane costituiti da un rivestimento bronzeo, sovrapposto ad una solida struttura lignea, su cui verticali e correnti racchiudono ben ventiquattro pannelli. Venti riportano croci fogliate e quattro figure ageminate in argento, corredate da iscrizioni in greco, in cui prevale il linearismo tipicamente bizantino.<br />
Impropriamente il metallo che costituisce le porte bizantine è definito bronzo, ma il bronzo è una lega di rame e stagno, mentre le valve bizantine sono invece un oricalco, una lega di rame con l&#8217;aggiunta di piombo, zinco e stagno, dall&#8217;aspetto molto vicino a quello dell&#8217;ottone.<br />
Il fondo oro di queste porte ha in sé il medesimo significato del fondo oro dei mosaici bizantini, cioè quello di rappresentare l&#8217;immagine della Gerusalemme celeste.</p>
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		<title>La Diocesi di Caserta organizza anche per il 2010 la Settimana Biblica Nazionale del Sud Italia.</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 20:05:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolom</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[CASERTA La Diocesi di Caserta organizza anche per il 2010 la Settimana Biblica Nazionale del Sud Italia. Giunta alla XIV edizione, quest’anno affronta il tema del Vangelo Secondo Matteo e si svolge al Crowne Plaza di Caserta (ex Saint Gobain, viale Lamberti). Dal 28 giugno al 2 luglio tutti coloro che desiderano fare un percorso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CASERTA La Diocesi di Caserta organizza anche per il 2010 la Settimana Biblica Nazionale del Sud Italia. Giunta alla XIV edizione, quest’anno affronta il tema del Vangelo Secondo Matteo<span id="more-11264"></span> e si svolge al Crowne Plaza di Caserta (ex Saint Gobain, viale Lamberti). Dal 28 giugno al 2 luglio tutti coloro che desiderano fare un percorso biblico hanno la possibilità in tre anni di leggere i Vangeli Sinottici secondo l’uso liturgico (Matteo-Marco-Luca). Realtori saranno sac. prof. Santi Grasso e sac. Prof. Giuseppe De Virgilio. S.E. mons. Pietro Farina, vescovo di Caserta, sarà presente ogni giorno agli incontri per condividere l’esperienza dello spirito.<br />
Anche i bambini parteciperanno alla Settimana Biblica per ragazzi (IV edizione), secondo il programma che il sacerdote don Silvio Verdoliva insieme alla sua equipe ha preparato.<br />
Il direttore del Centro Apostolato Biblico e responsabile del progetto Culturale “Bibbia e Cultura Europea”, sac. prof. Valentino Picazio, sottolinea il valore comunicativo della parola di Dio che deve raggiungere ogni uomo e donna del nostro tempo. “L’ascolto della parola di Dio costruisce la Chiesa che come Maria conserva nel cuore la voce del spirito. Vuoi diventare anche tu amico e sostenitore della Settimana Biblica? Passa parola: Le mail che riceverai ti offriranno l’occasione di diventare missionario della parola e coinvolgere più persone in questo progetto culturale della Diocesi di Caserta. Aiutaci a diffondere la Parola di Dio”.</p>
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		<title>Capua. È Giorgia Wurth la vincitrice del Premio Falerno Primo Romanzo.</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 21:28:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolom</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[CAPUA Una valanga di voti ha decretato la vittoria della scrittrice esordiente Giorgia Wurth alla prima edizione del Premio Falerno Primo Romanzo. Un successo che premia la giovane attrice alla sua prima esperienza letteraria con il romanzo “Tutta da rifare” edito da Fazi. La Wurth ha avuto la meglio sugli altri quattro finalisti che ieri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CAPUA Una valanga di voti ha decretato la vittoria della scrittrice esordiente Giorgia Wurth alla prima edizione del Premio Falerno Primo Romanzo. Un successo che premia la giovane attrice<span id="more-11165"></span> alla sua prima esperienza letteraria con il romanzo “Tutta da rifare” edito da Fazi. La Wurth ha avuto la meglio sugli altri quattro finalisti che ieri sera, nel cortile di Palazzo Lanza, hanno intrattenuto il pubblico raccontandosi insieme ai propri testimonial. Con la squadra Wurth-Molinari-Masseria Felicia, infatti, sul palco ieri sera c’erano anche: Vanina Iodice con “Il Broncio” (Kairòs), candidata dallo scrittore Maurizio de Giovanni e dal Falerno di Trabucco, Giuseppe Battarino con “Sentieri Invisibili” (Todaro Editore), candidato dallo scrittore Ugo Mazzotta e al Falerno Migliozzi, Cesare Cuscianna con “La Malerba” (Antigone), candidato da Paola Servillo e al Falerno Bianchini Rossetti, e Paolo Piccirillo con “Zoo col semaforo” (Nutrimenti), candidato dalla regista Barbara Rossi Prudente e  il Falerno di Nugnes.<br />
I l reading di Amanda Sandrelli e Blas Roca Rey dal titolo “Vino color del giorno, vino color della notte” su testi a cura di Marilena Lucente e Angelo Callipo, ha chiuso la serata e la sesta edizione del Festival “Capua il Luogo della Lingua Festival”, la rassegna promossa dall’associazione Architempo che celebra la letteratura e tutte le espressioni della cultura nella città madre del primo documento storico in lingua volgare, il Placito Capuano.<br />
La serata, condotta dalla giornalista Mariamichela Formisano, ha offerto degustazioni di vino Falerno delle dodici aziende che hanno preso parte al Premio.<br />
Tra gli ospiti in platea, oltre produttori  di Falerno, anche Elena Martusciello, presidente nazionale delle Donne del Vino, e il sindaco di Capua Carmine Antropoli. Questi ultimi hanno preso la parola per salutare il pubblico che gremiva il cortile dello storico palazzo capuano e per complimentarsi con gli organizzatori della manifestazione, ossia il direttore artistico Giuseppe Bellone e la consigliera nazionale della Fisar (Federazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori) Maria Teresa Lanza.<br />
Applausi e consensi anche per il calendario di ospiti e appuntamenti che le sette giornate della sesta edizione del Festival hanno proposto, con ospiti del calibro di Antonio Ghirelli, Peppe Servillo, Fausto Mesolella, Mario Venuti, Francesca Melandri, Marcio Rangel, e tanti altri.</p>
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