I SANTI E IL PURGATORIO

(Gianluca MARTONE) Dopo aver esaminato l’Inferno, passiamo in rassegna il Purgatorio, partendo da un interessante articolo scritto alcuni anni fa dal teologo Roberto Beretta:“La Sacra Scrittura insegna la possibilità di espiare i peccati anche dopo la morte. Ma la credenza nel Purgatorio è una risorsa per la civiltà. Lo afferma Franco Cardini.La gaffe di Le Goff. Il gioco di parole è subito spiegato, quando si ricorda che Jacques Le Goff è un famoso storico francese e che la sua opera capitale s’intitola “La nascita del Purgatorio”: un librone in cui lo studioso del Medioevo dimostra come i monaci di Cluny, dal Mille in poi, elaborarono l’immagine di un luogo dell’aldilà in cui le anime si purificavano prima dell’ascesa al Paradiso. Vuoi dire dunque che il purgatorio è stato “inventato” dalla Chiesa addirittura un millennio dopo Cristo? Questa è l’impressione che molti lettori – un po’ frettolosi, però – hanno ricavato dal saggio di Le Goff: il purgatorio sarebbe soltanto una favoletta creata per far paura ai cristiani; nel Vangelo non c’è niente che ne accrediti la presenza e comunque si tratta di una concezione teologica superata. Ma è proprio così? Per rispondere a Le Goff (o, meglio: ai suoi interpreti) nessuno è più adatto di Franco Cardini: prestigioso collega, nonché amico, del medievista francese.
Professore: per molti, anche cattolici, sembra ormai stabilito che il purgatorio sia un’“invenzione”. Ma Le Goff ha detto veramente questo, oppure no? “Per la verità no, anche se qualche volta l’illustre storico finge di averlo sostenuto. Le Goff ha dimostrato un’altra cosa: ovvero che nell’immaginario collettivo l’idea del purgatorio come luogo è andata radicandosi nel tempo fino alla grande rielaborazione dei monaci di Cluny, avvenuta nel X e XI secolo e giunta fino a noi. Il purgatorio, come molte altre credenze, ha insomma una sua storia, che dipende anche dalla cultura del tempo in cui lo si è studiato; perciò Le Goff avrebbe fatto meglio a parlare di “scoperta” piuttosto che di “nascita” del purgatorio: come se prima del Medioevo non esistesse la nozione di uno stato di purificazione delle anime dei defunti”. Non fu così? “No. Nella tradizione cristiana il problema delle pene purgatorio (da cui il nome di “purgatorio”) è molto antico, legato al concetto d’imperfezione dell’anima quando si è separata dal corpo. Dove “abitano” infatti le anime dopo la morte? Due erano le ipotesi correnti: la morte come una specie di sonno e d’attesa (si tratta dell’idea ebraica, accettata dai primi cristiani e passata anche nell’islam), oppure l’anima che vaga senza sosta (è il concetto greco e pagano in genere: le “anime in pena”, quelle di chi ha commesso un crimine grave oppure di chi non ha avuto una sepoltura onorevole, si aggirano nell’aria senza riuscire a trovar pace). Di qui il concetto di una beatitudine non perfetta dell’anima, che deve ripulirsi dalle impurità anche attraverso la sofferenza, si trasferisce nel cristianesimo”.
L’idea della purificazione ultraterrena esiste dunque fin dai primi secoli cristiani?
“Sì, la si nota già in alcune passioni dei martiri e poi in molte vite di santi, che parlano di un periodo intermedio dopo la morte. Nel Medioevo si comincia invece a formulare la convinzione che tale stato sia collegato anche a un luogo fisico, di solito sottoterra come volevano le mitologie ebraiche e classiche. Oggi siamo tornati a pensare a una condizione psichica e spirituale dell’anima, piuttosto che a un punto geografico: in un certo senso siamo più vicini alle credenze cristiane primitive”. Insomma, quello che il medioevo ha “inventato” è semmai la montagna di Dante, non il purgatorio. “La montagna, l’isola, il luogo sotterraneo… Il Medioevo ha cercato una corrispondenza topografica per un concetto – l’immortalità dell’anima, la comunione dei santi e la graduale purificazione anche dopo la morte -che in realtà era ben noto fin dall’inizio del cristianesimo”. Oggi, però, il purgatorio sembra un concetto “fastidioso”: i teologi ne parlano pochissimo e lo stesso “Catechismo della Chiesa cattolica” gli dedica solo alcuni paragrafi. Lei crede che nella cultura contemporanea abbia ancora un posto? “Il purgatorio è spesso considerato una credenza irrazionale e devota, ma io – al di là dei risvolti teologici e dottrinali – vorrei sottolinearne il grande valore culturale e civico: il purgatorio è una delle risorse che hanno costruito la modernità”.In che senso? “Basta pensare che, secondo il principio della comunione dei santi, i vivi possono intercedere per i trapassati attraverso le opere buone. Ebbene, moltissime opere d’arte che oggi ammiriamo sono frutto dei suffragi per le anime del purgatorio, o magari di un anticipo versato a sconto delle sofferenze che si dovranno patire nell’aldilà. Il purgatorio è stato una straordinaria risorsa della civiltà. Tra l’altro, l’idea che il male si possa riscattare con opere buone anche per i propri cari defunti è geniale: cancella il limite invalicabile della morte, riequilibra le ingiustizie terrene e da una forza positiva a tutte le azioni”. Inoltre il purgatorio è pur sempre una possibilità in più, una specie di “tempo supplementare” per recuperare in extremis anche il peccatore più incallito… “Ma la giustizia retributiva non dev’essere molto simpatica ai nostri contemporanei, che preferiscono sostenere che l’inferno è vuoto (quindi neanche il purgatorio serve più…), lo invece temo che tale concezione non sia tutto sommato una gran bella trovata, dal punto di vista sociale, perché alla fine finisce per deprezzare il valore delle opere umane: se conta solo la misericordia gratuita di Dio, perché affannarsi tanto a “guadagnare” il premio?”. Che cosa crede la Chiesa sul Purgatorio.
La Sacra Scrittura non parla mai di purgatorio, ma vari brani biblici (per esempio 2Mac 12, 39-46) attestano la possibilità di espiare i peccati dei defunti. Le prime tracce della fede nella purificazione delle anime appaiono dalla fine del II secolo negli scritti di alcuni Padri della Chiesa (Tertulliano, Clemente Alessandrino, Origene, Agostino) e nelle iscrizioni sepolcrali delle catacombe. San Gregorio Magno (VI secolo) ritiene che “per quanto riguarda alcune colpe leggere, si deve credere che c’è, prima del giudizio, un fuoco purificatore”.
Il concilio di Lione (1274) afferma che “le anime sono purificate dopo la morte con pene che lavano”; il concilio di Firenze (1439) è il primo che indica il purgatorio come verità di fede.
Il concilio di Trento (1563) ribadisce che “il purgatorio esiste e che le anime ivi trattenute possono essere aiutate dai suffragi dei fedeli”. Il Catechismo della Chiesa cattolica se ne occupa ai numeri 1030-1032: “Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione… La Chiesa chiama purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt’altra cosa dal castigo dei dannati”.
Giovanni Paolo II, nell’udienza del 4 agosto 1999, ha detto che il purgatorio “non indica un luogo, ma una condizione di vita. Coloro che dopo la morte vivono in uno stato di purificazione sono già nell’amore di Dio, il quale li solleva dai residui dell’imperfezione”. Diversi Santi hanno descritto in modo attento e preciso il Purgatorio:“Ogni minima pena del Purgatorio è più grave della massima pena del mondo. Tanto differisce la pena del fuoco del Purgatorio dal nostro fuoco, quanto il nostro fuoco differisce da quello dipinto. San Tommaso d’Aquino. Dopo la morte, rare le anime che vanno direttamente in Paradiso: la moltitudine delle altre che muoiono in grazia di Dio deve essere purificata dalle pene acerbissime del Purgatorio. San Roberto Bellarmino. Il Signore dispone che tante anime facciano il loro Purgatorio in terra e fra noi, sia per istruzione dei vivi, sia a suffragio dei defunti. San Tommaso d’Aquino. Non credo che dopo la felicità dei Santi che godono nella gloria, vi sia una gioia simile a quella delle anime purganti. È certo che queste anime conciliano due cose in apparenza irriducibili: godono di una gioia somma e nello stesso tempo soffrono innumerevoli tormenti senza che le due cose così opposte si escludano e distruggano a vicenda. Santa Caterina da Genova. La mia vocazione religiosa e sacerdotale è una grazia immensa che attribuisco alla mia quotidiana preghiera per le anime del Purgatorio, che ancor bambino imparai da mia madre. Beato Angelo D‘Acri. Quando voglio ottenere qualche grazia da Dio ricorro alle anime del Purgatorio e sento di essere esaudita per la loro intercessione. Santa Caterina da Bologna. Per la strada, nei ritagli di tempo, prego sempre per le anime del Purgatorio. Queste sante anime con la loro intercessione mi hanno salvato da tanti pericoli dell’anima e del corpo. San Leonardo da Porto Maurizio. Non ho mai chiesto grazie alle anime del Purgatorio senza essere esaudita. Anzi, quelle che non ho potuto ottenere dagli spiriti celesti le ho ottenute per intercessione delle anime del Purgatorio. Santa Teresa D’Avila. Ogni giorno ascolto la Santa Messa per le anime sante del Purgatorio; a questa pia consuetudine debbo tante grazie che continuamente ricevo per me e per i miei amici.
San Contardo Ferrini. Per quattro motivi dobbiamo meditare sul Purgatorio e pregare per le anime purganti.
1. Le pene del Purgatorio sono più acerbe di tutte le pene di questa vita. 2. Le pene del Purgatorio sono lunghissime.3. Le anime purganti non possono aiutarsi da sé, ma solo noi possiamo suffragarle.
4. Le anime del Purgatorio sono moltissime, vi rimangono lunghissimamente, soffrono pene innumerevoli. San Roberto Belarmino. La devozione delle anime purganti è la migliore scuola di vita cristiana: ci spinge alle opere di misericordia, ci insegna la preghiera, ci fa ascoltare la Santa Messa, abitua alla meditazione e alla penitenza, sprona a compiere buone opere ed a fare l’elemosina, fa evitare il peccato mortale e temere il peccato veniale, causa unica della permanenza delle anime nel Purgatorio. San Leonardo da Porto Maurizio. La preghiera per i defunti è più accetta a Dio di quella per i vivi perché i defunti ne hanno bisogno e non possono aiutarsi da sé, come possono invece fare i vivi.San Tommaso d’Aquino. Per i vostri defunti, per dimostrare ad essi il vostro amore, non offrite solo viole, ma soprattutto preghiere; non curate soltanto la pompa funebre, ma suffragateli con elemosine, indulgenze, ed opere di carità; non preoccupatevi solo per la costruzione di tombe sontuose, ma specialmente per la celebrazione del santo Sacrificio della Messa. Le manifestazioni esterne sono un sollievo per voi, le opere spirituali sono un suffragio per essi, da essi tanto atteso e desiderato. San Giovanni Crisostomo È certo che nulla è più efficace per il suffragio e la liberazione delle anime dal fuoco del Purgatorio, dell’offerta a Dio per esse del Sacrificio della Messa.
San Roberto Belarmino. Durante la celebrazione della Santa Messa quante anime vengono liberate dal Purgatorio! Quelle per cui si celebra non soffrono, accelerano la loro espiazione o volano subito in Cielo, perché la Santa Messa è la chiave che apre due porte:quella del Purgatorio per uscirne, quella del Paradiso per entrarvi per sempre. San Gerolamo. Prega sempre la Santissima Vergine per le anime del Purgatorio. La Madonna attende la tua preghiera per portarla al trono di Dio e liberare subito le anime per cui tu preghi.
San Leonardo da Porto Maurizio. I mezzi principali con cui possiamo soccorrere e liberare le anime del Purgatorio sono. 1. La preghiera e l’elemosina. 2. La Santa Messa e la Santa Comunione. 3. Le indulgenze e le opere buone 4. Un atto eroico di carità”. Anche nella Sacra Scrittura, ci sono molteplici riferimenti al Purgatorio:” 2 Sam 12, 13-18: “Allora Davide disse a Natan: “Ho peccato contro il Signore!”. Natan rispose a Davide: “Il Signore ha perdonato il tuo peccato; tu non morirai. Tuttavia, poiché in questa cosa tu hai insultato il Signore (l’insulto sia sui nemici suoi), il figlio che ti è nato dovrà morire”. Natan tornò a casa. Il Signore dunque colpì il bambino che la moglie di Uria aveva partorito a Davide ed esso si ammalò gravemente… Il settimo giorno il bambino morì”. Principio scritturale cattolico #1 – c’è una punizione per il peccato anche dopo che si è ricevuto il perdono. Ap 21,27: “Non entrerà in essa nulla d’impuro…” La Nuova Gerusalemme – Cielo. Principio scritturale cattolico #2 – nulla di impuro, nulla con la macchia del peccato, entrerà in Paradiso. Mt 5, 48: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. Per via del Principio #2 – nulla di impuro entrerà in Paradiso. Eb 12, 22-23: “Voi vi siete invece accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste… al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione”. Gli spiriti degli uomini giusti, resi perfetti. Principio scritturale cattolico #3 – c’è un modo, un processo, attraverso il quale gli spiriti dei “giusti” vengono “portati alla perfezione”. 1 Cor 3, 13-15: “… l’opera di ciascuno sarà ben visibile: la farà conoscere quel giorno [il giorno del giudizio] che si manifesterà col fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno. Se l’opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l’opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco”. Qual è questo luogo in cui un uomo, dopo la morte, soffre la perdita, come attraverso il fuoco, ma viene salvato. L’Inferno? No, una volta entrati all’Inferno non se ne esce. Il Paradiso? No, non si soffre una perdita in Paradiso. Mt 12, 32: “A chiunque parlerà male del Figlio dell’uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro”. Implica il perdono nel secolo futuro. Dove si può andare per essere perdonati nel secolo futuro? In Paradiso? Non si ha bisogno di perdono. All’Inferno? Non c’è perdono. Principio scritturale cattolico #4 – c’è un luogo, o uno stato, diverso da Paradiso e Inferno. Riassumiamo questi quattro principi scritturali: c’è una punizione per il peccato anche dopo che si è ricevuto il perdono. Dobbiamo essere perfetti come il Padre è perfetto, perché nulla di impuro entrerà in Paradiso. C’è un modo, o un processo, attraverso il quale gli spiriti dei giusti vengono portati alla perfezione. C’è un luogo oltre al Paradiso e all’Inferno in cui si può subire una perdita ma essere salvati, ma solo come attraverso il fuoco, e nel quale si può ottenere il perdono dei peccati di un’epoca precedente. Tutto ciò porta a una conclusione inevitabile – l’insegnamento cattolico sul Purgatorio è realmente scritturale”. Molto significative infine sono alcune osservazioni tratte dai quaderni di Maria Valtorta sul Purgatorio:” Ti voglio spiegare cos’è e in cosa consiste il Purgatorio. Le anime immerse in quelle fiamme non soffrono che per l’amore. Non immeritevoli di possedere la Luce, ma neppure degne di entrarvi subito, nel Regno della Luce, esse, al loro presentarsi a Dio, sono investite dalla Luce. E’ una breve, anticipata beatitudine, che le fa certe della loro salvezza e le fa cognite di cosa sarà la loro eternità ed esperte di ciò che commisero verso la loro anima, defraudandola di anni di beata possessione di Dio. Immerse poi nel luogo di purgazione, sono investite dalle fiamme espiatrici. (…)
(Le fiamme) sono incendio d’Amore. Esse purificano accendendo le anime d’amore. Esse danno l’Amore perché, quando l’anima ha raggiunto in esse quell’amore che non raggiunse in terra, ne è liberata e si congiunge all’Amore in Cielo.Qual è il comandamento primo e secondo, i due più importati, quelli che Io ho detto non esservene più grandi ed essere in quelli la chiave per raggiungere la vita eterna? E’ il comandamento d’amore: “Ama Dio con tutte le tue forze, ama il prossimo come te stesso”. Per bocca mia e dei profeti e dei santi, cosa vi ho detto infinite volte? Che la Carità è la più grande delle assoluzioni. La Carità consuma le colpe e le debolezze dell’uomo, perché chi ama vive in Dio e vivendo in Dio poco pecca, e se pecca subito si pente e per chi si pente vi è il perdono dell’Altissimo. A cosa mancarono le anime? All’Amore. Se avessero molto amato, avrebbero commesso pochi e lievi peccati, connessi alla debolezza e imperfezione vostra. Ma non avrebbero mai raggiunto la pertinacia cosciente nella colpa anche veniale. Si sarebbero studiate di non addolorare il loro Amore, e l’Amore, vedendo la loro buona volontà, le avrebbe assolte anche delle venialità commesse. Come si ripara, anche sulla terra, una colpa? Espiandola e, se appena si può, attraverso il mezzo con cui si è commessa. (…) E’ amando sulla terra che lavorate per il Cielo. E’ amando nel Purgatorio che conquistate il Cielo che in vita non avete saputo meritare. E’ amando in Paradiso che godete il cielo.
Quando un’anima è nel Purgatorio, non fa che amare, riflettere, pentirsi alla luce dell’Amore che per lei ha acceso quelle fiamme, che già sono Dio, ma le nascondono Dio per sua punizione.
Ecco il tormento. L’anima ricorda la visione di Dio avuta nel giudizio particolare. Si porta con sè quel ricordo e, poiché l’avere anche solo intravisto Iddio è gaudio che supera ogni creata cosa, l’anima è ansiosa di rigodere quel gaudio. Quel ricordo di Dio e quel raggio di luce che l’ha investita al suo comparire davanti a Dio, fanno sì che l’anima “veda” nella loro vera entità le mancanze commesse contro il suo Bene, e questo “vedere” costituisce, insieme al pensiero che per quelle mancanze si è volontariamente interdetto il possesso del Cielo e l’unione con Dio per anni e secoli, costituisce la sua pena purgativa. E’ l’amore e la certezza d’avere offeso l’Amore, il tormento dei purganti. Più un’anima nella vita ha mancato e più è come accecata da spirituali cataratte, che le rendono più difficile il conoscere e raggiungere quel perfetto pentimento d’amore che è il coefficiente primo della sua purgazione e dell’entrata nel Regno di Dio. 17.10.43Bisogna molto pregare perché queste anime, che soffrono per raggiungere la Gioia, siano veloci nel raggiungere l’amore perfetto che le assolve e le unisce a Me. Le vostre preghiere, i vostri suffragi, sono altrettanti aumenti di fuoco d’amore. Aumentano l’ardore ma – oh! beato tormento! – aumentano anche la capacità di amare. Accelerano il processo di purgazione. Innalzano a gradi sempre più alti le anime immerse in quel fuoco. Le portano alle soglie della Luce. Aprono le porte della Luce, infine, e introducono l’anima in Cielo. A ognuna di queste operazioni, provocate dalla vostra carità, per chi vi ha preceduto nella seconda vita, corrisponde un soprassalto di carità per voi. Carità di Dio che vi ringrazia di provvedere ai suoi figli penanti, carità dei penanti che vi ringraziano di adoperarvi per immetterli nel gaudio di Dio.
Mai come dopo la morte della terra, i vostri cari vi amano, perché il loro amore è ormai infuso della Luce di Dio e a questa Luce, essi comprendono come voi li amate e come avrebbero dovuto amarvi.
Non possono più dirvi parole che invocano perdono e danno amore, ma le dicono a Me per voi, e Io ve le porto, queste parole dei vostri Morti, che ora vi sanno vedere e amare come si deve. Ve le porto insieme alla loro richiesta d’amore e alla loro benedizione. Già valida sin dal Purgatorio, perché già infusa dell’accesa Carità che li arde e purifica. 17.10.43L’amore che non avete saputo darmi in terra, me lo dovete dare nel Purgatorio. Ecco perché dico che il Purgatorio altro non è che sofferenza d’amore. Avete per tutta la vita poco amato Dio nella sua Legge. Vi siete buttati dietro le spalle, il pensiero di Lui, avete vissuto amando tutti e poco amando Lui. E’ giusto che, non avendo meritato l’Inferno e non avendo meritato il Paradiso, ve lo meritiate ora accendendovi di carità, ardendo per quanto siete stati tiepidi sulla terra. E’ giusto che sospiriate per mille e mille ore di espiazione d’amore ciò che avete mille e mille volte mancato di sospirare sulla terra: Dio, scopo supremo delle intelligenze create. A ogni volta che avete voltato le spalle all’amore, corrispondono anni e secoli di nostalgia amorosa. Anni o secoli a seconda della vostra gravità di colpa. (…) Quando i meriti del Cristo vengono, dalle preghiere dei viventi che vi amano, gettati come essenze d’ardore nel fuoco santo del Purgatorio, l’incandescenza d’amore vi penetra più forte e più addentro e, fra il rutilare delle vampe, sempre più si fa lucido in voi il ricordo di Dio visto in quell’attimo. Come nella vita della terra più cresce l’amore e più sottile si fa il velo che cela al vivente la Divinità, altrettanto nel secondo regno più cresce la purificazione, e perciò l’amore, e più prossimo e visibile si fa il volto di Dio. Già traluce e sorride fra il balenare del fuoco. (…) Oh! Gaudio dei gaudi, quando vi troverete assurti alla mia Gloria, passati da quel regno d’attesa al Regno di trionfo. Oh! Conoscenza perfetta del Perfetto Amore! (…) Credi che merita soffrire tutta una vita per possederla dall’ora della morte. Credi che non v’è più grande carità di procurarla con le preghiere a chi amaste sulla terra e che ora iniziano la purgazione nell’amore, al quale chiusero in vita le porte del cuore tante e tante volte. 21.10.43Il Purgatorio è luogo in cui, pensando a Dio, la cui Essenza vi è brillata nell’attimo del particolare giudizio e vi ha riempito di desiderio di possederla, voi espiate le mancanze d’amore per il Signore Dio vostro. Attraverso l’amore conquistate l’Amore e per gradi di carità sempre più accesa lavate la vostra veste sino a renderla candida e lucente per entrare nel Regno della Luce. 15.1.44Quando sarete evocati al grande Giudizio, chi visse nella Carità non apparirà arso dal fuoco punitivo. Già ardenti di loro, per il sant’amore che li colmò, essi non avranno conosciuto il morso delle accese punizioni divine, ma solo il bacio divino che li farà più belli. Mentre chi fu carne, unicamente carne, porterà sulla carne le cicatrici delle folgori divine, poiché la carne, essa sola, può essere segnata da tale cicatrice, non lo spirito che è fuoco vivente nel Fuoco del Signore. 31.1.44La maggioranza di voi disperde o fa mal uso della moneta d’eternità che Io vi dono e che della giornata terrena fate non già la vostra eterna gloria ma il mezzo di un’eterna sofferenza. La minoranza, avendo paura della mia giustizia, sta inerte e si condanna a imparare chi è Dio – Amore, fra le fiamme dell’amore purgativo. 29.6.44Purgatorio … Non posso non soffrire. Perché ora capisco. Immersi come siamo in un bagno ardente e luminoso d’amore espiativo, vediamo, conosciamo e impariamo ora, qui, ad amare il nostro Dio e il nostro prossimo che in vita abbiamo amato poco e male. E le sofferenze del prossimo aumentano il nostro espiare perché, caduto l’egoismo, sappiamo amare e soffrire con esso e per esso. Ma non affliggerti per questo. Questo ci serve ad andare più presto in Paradiso. (…) E’ terminato il periodo del rimorso, il primo ….. e sono nell’amore attivo, ma non posso ancora fare altro che pregare per te. (…) Io imparo a conoscere, attimo per attimo d’eternità. Conoscendo sempre più, sempre più imparo ad amare. Quando saprò amare come c’era comandato, avrà fine l’espiazione, allora molto più potrò. Il Paradiso e la potenza, in terra e qui, si hanno amando. (…) Oh, se sapessi come qui s’espia ciò che si fa soffrire al prossimo. ….. Come si dovrebbe essere buoni finché si può!16.5.46Vi stupisce che abbia tratto anche dal Purgatorio molte anime? Pensate, se una S. Messa può liberare un penante e sempre serve ad abbreviare e addolcire la purgazione, cosa non sarà stato il reale Sacrificio dell’Agnello divino per i purganti? Io, Sacerdote e Vittima, ho ad essi applicato i miei meriti e il mio Sangue, ed Esso ha fatto bianche le stole non ancor fatte candide dal bianco fuoco della carità purgativa.31.1.47Quando, nel sovrabbondare del mio gaudio dopo la consumazione del Sacrificio, Io ho potuto aprire il Limbo ai giusti e trarre dal Purgatorio moltissimi spiriti, ho fremuto d’orrore contemplando nel mio pensiero che solo per il luogo di dannazione non c’era redenzione né mutazione di orrore. Ma non entrai in esso. Non era giusto e utile farlo. 31.1.47Dio punisce prima le colpe della mente, poi del cuore, ultime le debolezze della carne. Bisogna pregare, come fossero nostri parenti, per i purganti abbandonati; il giudizio di Dio è ben diverso dal nostro. I purganti capiscono ciò che non capivano in vita perché pieni di se stessi. 4.10.49

Satana, si presenta sempre con veste benevola, con aspetto comune. Se le anime sono attente e soprattutto in spirituale contatto con Dio, avvertono quell’avviso che le rende guardinghe e pronte a combattere le insidie demoniache. Ma se le anime sono disattente al divino, separate da una carnalità che soverchia e assorda, non aiutate dalla preghiera che congiunge a Dio e riversa la sua forza come da un canale nel cuore dell’uomo, allora difficilmente esse si avvedono del tranello nascosto, sotto l’apparenza innocua e vi cadono. Liberarsene poi, è molto difficile. Le due vie più comuni prese da Satana per giungere alle anime sono il senso e la gola. Comincia sempre dalla materia. Smantellata e asservita questa, dà l’attacco alla parte superiore.
Prima il morale: il pensiero con le sue superbie e cupidigie; poi lo spirito, levandogli non solo l’amore – quello non esiste già più quando l’uomo ha sostituito l’amore divino con altri amori umani – ma anche il timore di Dio. E’ allora che l’uomo si abbandona in anima e corpo a Satana, pur di arrivare a godere ciò che vuole, godere sempre più. Come Io mi sia comportato, lo hai visto. Silenzio e orazione. Silenzio. Perché se Satana fa la sua opera di seduttore e ci viene intorno, lo si deve subire senza stolte impazienze e vili paure, ma reagire con la sostenutezza alla sua presenza e con la preghiera alla sua seduzione. E’ inutile discutere con Satana. Vincerebbe lui, perché è forte nella dialettica. Non c’è che Dio che lo vinca; e allora ricorrere a Dio che parli per noi, attraverso noi. Mostrare a Satana quel Nome e quel Segno, non tanto scritti su una carta o incisi su un legno, quanto scritti e incisi nel cuore. Il mio Nome, il mio Segno. Ribattere a Satana unicamente quando insinua che egli è come Dio, usando la parola di Dio. Egli non la sopporta. (…) Occorre avere volontà di vincere Satana e fede in Dio e nel suo aiuto. Fede nella potenza della preghiera e nella bontà del Signore. Allora Satana non può fare del male. In Purgatorio il tempo è moltiplicato da uno a mille”.