Calvi Risorta. Ecco un’antica preghiera di guarigione con l’intercessione della Madonna e Santa Caterina

La preghiera è tramandata oralmente da generazioni nei paesi a nord di Napoli dell’antica provincia di ‘Terra di Lavoro’. Si tratta di un’orazione risalente probabilmente al periodo di dominazione aragonese, attraverso la quale con l’intercessione della Madonna protettrice di Aragona e oggi di tutta la Spagna si chiede una guarigione a Dio.

La ricerca nelle fonti orali sotto forma di intervista a persone anziane è stata effettuata per la prima volta dall’ associazione ArcheoClub di Calvi Risorta, nel 2007. Sono seguite negli anni altre ricerche storiche sulle preghiere antiche, vedi anche il “Respensorio, Verbo di Dio” (foto IlMattino). In particolare un’anziana infermiera che si chiamava Maria Grazia Fusco Caterina ed era originaria di Giano Vetusto (Caserta), usava questa preghiera per togliere dolori alle persone sofferenti che richiedevano la guarigione a Dio attraverso l’intercessione di Santa Caterina, cooprotettrice d’Italia con San Francesco.
L’infermiera ha vissuto nel dopoguerra per un lungo periodo a Napoli lavorando all’ospedale Cardarelli. Da pensionata si era ritirata con la sorella Giovanna a Petrulo altro paesino in provincia di Caserta. Conosciuta col soprannome di “Catarina a cinculire”, prima che morisse rilevò la sua preghiera. Disse che per avere efficacia il guaritore doveva iniziare ad impararla durante la messa della notte di Natale e poi recitarla ogni giorno come preghiera. Dopo un anno, in corrispondenza della successiva notte di Natale il guaritore doveva aver imparato la versione definitiva e nessuna copia scritta poteva essere usata per guarire. Da ciò si deduce che la preghiera non è statica e che ci sono diverse versioni presenti nelle famiglie. Purtroppo se ne sta perdendo memoria. La preghiera è cambiata da generazione a generazione, un po’ come il linguaggio. È un po’ come accaduto per le traduzioni dal latino del testo del “Te Deum”, la lode di ringraziamento che si recita l’ultimo dell’anno, che è diverso da parrocchia a parrocchia. Ogni persona che la riceveva in dono, nei mesi impiegati per impararla a memoria la modificava, ma il contenuto restava sempre originale. Ogni persona invocava la preghiera al santo protettore preferito, In genere il Santo Patrono del paese.

Ovviamente le guarigioni della Fusco, di cui si hanno testimonianze, non hanno nessun riscontro scientifico, se non quello della fede. Probabilmente con la preghiera la psiche del sofferente si auto convinceva della guarigione e sopportava meglio (con gioia) il dolore che svaniva.

Fatto sta che nello scorso secolo Caterina e altre persone come lei hanno tolto i dolori alle persone sofferenti per lungo tempo. Era solita cingere la testa del sofferente con una cinta di stoffa e recitava la preghiera, così come in uso a Saragozza con la “Cinta del Pilar”. Le spoglie di Maria Fusco detta Caterina riposano nel cimitero di Calvi Risorta.

La preghiera nella versione latino-volgare della Fusco.
“Benedici Tibi
Benes Convertati viotiure
et sereno molto mesta Diot
salvamet seon miseri perto
vior ognius date nobis et vobis
salutem corporis
o per exfelat corporis tui satis cum olà
furiondo male patis per prevedentione eius filose provvedeste
mei Spirito Santo Amen”.

 

Versione in spagnolo (aragonese)
(A los santos patronos)
¡Los que creemos en ti, bendecimos al Señor!
Con usted ayuda Dios sálvame miserable pecador
y siempre danos todo el vigor y la salud del cuerpo.
Por sus sufrimientos, deja que el mal furioso se vaya
o lo soportas con serenidad, en vista de su eterna salvación.
El que sufre: “Ayúdame a través del Espíritu Santo”. Amén

Analizzando letteralmente la preghiera, nella versione latino volgare dialettale di Caterina “Olà” sta per “vada via” ed è quello il momento della preghiera in cui il male usciva dal corpo della persona sofferente per scomparire.
Il guaritore inizia la preghiera rivolgendosi alla Madonna del Pilar in Spagna e Caterina si rivolgeva a Santa Caterina.
Esordisce con la benedizione al Signore “… noi buoni convertiti benediciamo il Signore”… con il vostro aiuto…” invoca la salvezza per lui stesso, il guaritore, umile peccatore (“misera creatura”) “…doni… vigore e salute del corpo.
Poi, rivolgendosi al sofferente “per la sua passione” (corporis tuoi satis) il male furibondo deve andare via “exfelat… olà”. E’ questo il riferimento alla Passione di Cristo che ci rileva il dogma cristiano della sopportazione della sofferenza, così come ha sofferto Gesù Cristo sulla croce. “Oppure – continua la preghiera – lo sopporti con gioia (“male patis”) affinché Dio possa provvedere alla sua (del sofferente) salvezza eterna.
Tutta la preghiera viene recitata in silenzio, tranne la fine quando guaritore e sofferente recitano: “Mei Spirito Santo Amen”. In precedenza, nel momento in cui il male abbandonava il corpo sofferente (“Olà”), per evitare che fuoriuscendo potesse ricadere su qualche altra persona ignara, il guaritore ‘intenzionava’ il male a ricadere su una piantina del bosco o su una gramigna, che si sarebbe dovuta seccare.

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