Cinema. Quo vado di Checco Zalone, la sociologa Rufino: «Il film? Un’arma a doppio taglio»

“Torno subito” era il titolo della puntata di Stilelibero del 12 dicembre.
Un approfondimenti sugli ultimi episodi di cronaca che hanno fatto del 2015
l’anno del Jobs Act e l’“annus horribilis” del pubblico impiego e del precariato
CASERTA. «“Quo Vado” di Checco Zalone? Un film gradevole che mette a nudo certi problemi. Ma è un’arma doppio taglio: da un lato, è uno strumento per veicolare certi messaggi e per sviluppare una distanza dalla percezione che tutti noi abbiamo del posto fisso ma dall’altro, attraverso il riso, può scatenare un atteggiamento salvifico». È questo il monito lanciato dalla sociologa Annamaria Rufino dai microfoni di Stilelibero, la trasmissione radiofonica di approfondimento ideata da Claudio Lombardi e da Antonio Salvati e condotta da Salvati, ogni martedì, a partire dalle 16, dagli studi di New Radio Network (newradionetwork.com), a Maddaloni (Caserta). “Torno subito” è il titolo dell’approfondimento nato sulla scia dell’inaspettato (?) e milionario successo del film del comico pugliese e degli ultimi episodi di cronaca che hanno fatto del 2015, l’anno del Jobs Act, l’“annus horribilis” del pubblico impiego e del precariato.

Il posto fisso garantisce continuità nei rapporti di vita
«I tempi impongono il cambiamento della percezione del posto fisso, un cambiamento di prospettiva nella dimensione di vita di tutti quanti», ha spiegato la Rufino, docente alla Seconda università di Napoli di Sociologia giuridica della devianza e mutamento sociale e Sociologia del mutamento sociale. «Il posto fisso non è solo un lavoro e un guadagno, ma anche continuità di rapporti di vita – ha proseguito la sociologa – e l’Italia non ha saputo gestire nel tempo quest’esigenza, visto che la nostra cultura non ci ha insegnato una dinamicità lavorativa, come, ad esempio, avviene in America». L’analisi della Rufino si è poi spostata sul fortunato film “Quo vado?”: «Nei confronti del film di Zalone vanno fatte due valutazioni: perché arrivi alla gente un determinato messaggio c’è bisogno di veicolarlo solo attraverso questo tipo di strumenti? Questo significa che la società civile non è grado di porre in essere una valutazione, né le istituzioni sono state in grado di porre in essere trasformazioni tali da attivare distanze da questo tipo di percezione del posto fisso. È anche vero che il riso, e questo è drammatico, probabilmente attiva una sorta di atteggiamento salvifico.

Non sparate sul dipendente pubblico e non sopprimete i precari
«Il film di Zalone? Un successo su un tema stanco», è questa l’opinione di Felice Zinno, segretario provinciale Funzione Pubblica della Cgil. «Bisogna fare attenzione alla facile e generalista propaganda contro il lavoro pubblico», ha proseguito. Ci sono casi singoli di dipendenti fannulloni, ma essi non sono e non fanno la storia del Pubblico impiego. Difendere il lavoro pubblico significa difendere la democrazia, perché senza i dipendenti pubblici non ci sarebbero, ad esempio, l’assistenza o la scuola». «Riforme? Siamo d’accordo a rendere più spedite le attività pubbliche, ma questo non deve significare una riduzione dei servizi». Ospite di Stilelibero Pasquale Vespa, presidente dell’Associazione nazionale docenti per i diritti dei lavoratori: «Con la riforma della ‘Buona Scuola’ vogliono risolvere il problema del precariato sopprimendo i precari della terza fascia. Per questo domenica saremo in piazza del Popolo a Roma per il flashmob #ioesisto». «Solo in Italia – ha concluso Vespa – esistono idonei non abilitati, anche l’Europa ha normato questa situazione e il Governo continua ad ignorarla».

La faccia buona (e quella cattiva) del pubblico impiego
La puntata è stata aperta dal giornalista e scrittore Simone Di Meo che ha illustrato i casi più eclatanti di cronaca del 2015, dal caso del Comune di Sanremo (con il fotogramma del vigile urbano che timbrava il cartellino in mutande e ciabatte) alla cosiddetta Dama nera, la dirigente dell’Anas accusata di corruzione. Non solo episodi negativi, come quello ricostruito da Roberta Gravina, giornalista del portale di informazione online Interno18.it che ha raccontato di come, nel 2014, gli amministratori del Comune di Portico di Caserta abbiamo sostituito per quasi due mesi 18 dipendenti comunali sospesi per assenteismo «evitando così – ha spiegato la giornalista – di sospendere i servizi necessari per la cittadinanza». Mentre Manuela Galletta, cronista di Metropolis Napoli, ha aggiornato i radioascoltatori con le ultime novità sulla vicenda di Quarto, il Comune flegreo al centro del dibattito politico nazionale in seguito all’indagine che la Procura di Napoli ha aperto per le presunte pressioni da ambienti contigui alla camorra sul sindaco del Movimento 5 Stelle.

Il ricordo di David Bowie e la rassegna stampa rap
La settima puntata di Stilelibero ha visto l’esordio della rassegna stampa rap, eseguita magistralmente dal giornalista Donato Funiciello, in arte DAN. Ogni martedì, DAN rapperà per Stilelibero le notizie più importanti dall’Italia e dal mondo. Non poteva mancare un omaggio a David Bowie, scomparso dopo una lunga malattia. È stato il giornalista e scrittore Marcello Altamura a ricordare il rapporto particolare che il Duca bianco aveva con Napoli e a fornire agli appassionati una serie di chicche sulla vita e sulla produzione artistica dell’artista inglese.