STRA (Ve) La macroregione Triveneta in un Convegno a Villa Pisani

(Giuseppe PACE). “Un solo Triveneto per lo sviluppo di tutti” con l’Art. 132 della Costituzione, questo il tema del Convegno svoltosi il 12 c.m. nella, Serenissima, sala Tiepolo della splendida Villa Pisani di Stra (VE). Villa Pisani di Stra, fu eretta nella prima metà del’500 su committenza del Cardinale Francesco Pisani, patrizio veneziano, Vescovo di Padova, quale sede amministrativa delle proprietà fondiarie acquisite dalla famiglia nel 1478 nella Bassa Padovana. In seguito allo spostamento degli interessi economico-finanziari della famiglia in terraferma, il nobile Patrizio veneziano commissionò al già famoso Architetto, Andrea Palladio, e ai maggiori architetti e pittori del tempo la costruzione e la decorazione di numerose ville e palazzi nella zona, tra cui il Palazzo di Montagnana e quello di Monselice. Villa Pisani dunque è stata la dignitosa cornice del Convegno che ha visto la partecipazione di circa 250 convenuti per ascoltare le relazioni di: Avv. Ivone Cacciavillani (Presidente Comitato promotore MacroRegione Triveneta), Giuseppe De Vergottini (Costituzionalista dell’Università di Bologna), Ferruccio Bresolin (Economista dell’Università di Venezia), Vincenzo Di Tella (Ingegnere navale), Corrado Poli (Geografo), Fabio Salvato (Economista e Presidente FEBEA), Francesco Buzzanca (Dirigente doganale) e Ulderico Bernardi (Sociologo Università di Venezia). Il Convegno è iniziato con i saluti della Sindaco di Stra, sono seguite le relazioni e alle 11.30, dopo la pausa lavori di un quarto d’ora, vi è stata la seconda parte del Convegno con il dibattito con i Sindaci. Del Comitato Promotore della MacroRegione Triveneta, fa parte anche lo scrivente, insieme ad altri 41 componenti tra cui Ettore Bonalberti, Domenico Menorello, Maurizio Marcassa, Ferruccio Bresolin, Ermanno Chasen e Ulderico Bernardi (gli ultimi tre sono Vicepresidenti). Singolare è stata la relazione del Prof. Bresolin che tra l’altro ha riferito accennando ad una recente indagine sulla qualità delle Regioni italiane, che vede tutte le Regioni meridionali con valori negativi. Credo che abbia fatto bene ad informare di ciò i presenti tra cui non pochissimi “meridionali d’incidente anagrafico”, presenti anche nel Comitato promotore del Triveneto. Ha informato, inoltre, che in questo periodo anche la Toscana sta chiedendo di accorparsi alle Marche e all’Umbria per costituire un’altra macroregione. Ma il Sud cosa fa, dorme? Il “nostro” Sannio con oltre un milione di residenti lo facciamo oppure si aspetta dall’alto il riordino dei confini regionali, che Corrado Poli, ha ricordato che derivano solo da semplici esigenze statistiche, non altro. Ha anche precisato che in un viaggio di ritorno da Roma, insieme al Senatore della Liga Veneta, Achille Tramarin, all’indicazione, passato il Po: ”siamo nel Veneto”, Tramarin, ci tenne a precisare che tra Po e Canal Bianco era ancora Romagna. Questa chicca ha interessato molto lo scrivente, Naturalista, che, ancora una volta, riflette sugli aspetti positivi e negativi dell’identità territoriale dell’Homo sapiens. L’imprinting è il forte legame irrazionale che esiste tra l’organismo nascente e il territorio di nascita e dei primissimi tempi di vita. Poi dovrebbe diminuire con il crescere della razionalità dell’individuo adulto, ma questo non sempre avviene in modo completo portando l’evoluzione culturale (non esiste solo la naturale evoluzione biologica) dell’Homo sapiens, verso un habitat (comunale, provinciale, regionale e nazionale) e ad un areale planetario. Molti restano legati, mani e piedi, al territorio d’origine e spesso, a volte veramente eccessivo, porta gli individui indigeni (o abitanti del luogo) a sentirsi Veneti, Siciliani, Lombardi, Sardi, Emiliani, Romagnoli, e così via. O onore della Storia sociale è bene ribadire che solo i popoli prima dell’unificazione di Roma, caput mundi, erano i Veneti, gli Etruschi, i Sanniti, i Siculi, ecc., non oggi dopo oltre 2 mila anni con tutte le scorribande dei cosiddetti “Barbari”, le vicissitudini medioevali, le migrazioni tra regioni italiane del boom economico nostrano 1953-1973 (nel Veneto terminerebbe dopo, nel 1979) fino all’arrivo in massa dei migranti d’oggi, che nel Veneto sono molti: solo la media città di Padova ne ha oltre 33 mila; uno su circa sei è immigrato. A Padova nella lapide, nell’atrio d’ingresso, del Liceo Scientifico dedicato al padovano-garibaldino, Ippolito Nievo, viene ricordato (con le parole dell’onesto scrittore garibaldino, morto per colpa di disonesti, pare) che i luoghi della nascita e della prima infanzia restano cari per sempre. Detto ciò si accettano, a volte, anche gli eccessi di territorialismo, che una volta, senza l’U.e., ONU,ecc., portavano spesso al nazionalismo. Dunque solo dopo il Canal Bianco iniziava il vero territorio della Serenissima Repubblica di San Marco, che comprendeva una vasta area geostorica abbracciante tutto l’attuale Triveneto fino a Bergamo: una filastrocca veneta dice: ”veneziani gran signori, padovani gran dottori, vicentini mangia gatti, bergamaschi brucia cantoni, ecc.”, tralasciamo i “tutti matti” di altre contrade locali. La Serenissima aveva territori sulle due sponde dell’Adriatico fino al vicino Oriente. Anche in Molise, ad Agnone, la chiesa di San Marco ce lo ricorda e là, artigiani-soldati di ventura della Serenissima, impararono l’arte di fondere le campane che continuano con la millenaria fonderia Marinelli di Agnone che fornisce campane anche al Vaticano. Oggi il Molise ha solo 300 mila residenti, un eccesso di sprechi, di sovvenzioni e di burocratismo regionale, che dovrebbe ridursi e migliorare nei servizi sociali con la Regione Sannio (antica Regione storica che si oppose all’espansionismo di Roma con le note guerre sannitiche di oltre mezzo secolo) comprendente anche l’intera provincia di Benevento e parte dei territori casertani, chietini, foggiani, ecc.. Ma torniamo a parlare di Triveneto e tralasciamo le altre, non più 20, ma solo 11 Regioni o MacroRegioni in Italia che la razionalizzazione della spesa pubblica impone. Il Veneto attuale ha primati di presenze turistiche, eccellenze sanitarie ed assistenziali nonché buone scuole sia pure nella propagandata ad arte “Buona Scuola” Renziana. Nel Veneto le spinte verso l’indipendentismo trovano terreno fertile per la Storia della Serenissima, per la oculata Amministrazione Austriaca prima e Lombardo-Veneta poi. Una MacroRegione Triveneta a statuto speciale (lo sono già Trentino A.A. e Friuli V.G.) renderebbe giustizia ai tantissimi cittadini residenti in questa macroarea territoriale, da 7.210.652 abitanti, che pagano le tasse e inviano a Roma molto di più di quello che ritorna. L’art. 132 della nostra Costituzione permette il ridisegno dei confini regionali con 4 passaggi successivi: 1) i consigli comunali votano la richiesta di fusione delle Regioni del Nord Est (o d altre); 2) se tanti consigli comunali quanti ne servono per rappresentare 1/3 della popolazione complessiva chiedono la fusione, il governo deve indire un referendum; 3) entro 90 giorni si svolge il referendum nel Triveneto (o altrove se interessa fusioni di altre realtà territoriali interne al territorio statale ”inviolabile”); 4) se la maggioranza della popolazione vota a favore, con Legge Costituzionale viene sancita la fusione delle regioni. Ecco dunque i passaggi obbligati. Al convegno ha inviato la giustificazione di assenza, per altri impegni inderogabili, il Sindaco di Venezia, Brugnaro. Si spera che la MacroRegione Triveneta si possa fare al più presto e non, invece, restare come oggi che vede l’indigeno di quest’area del Nord Est d’Italia specializzarsi nel gridare”piove governo ladro” e molti politici governare ed amministrare persone e cose del proprio feudo elettorale, che dà però poca speranza ai giovani del Veneto soprattutto costretti a fare le valigie come i nonni che migrarono in Lombardia, in Piemonte, in Francia, nella Americhe, in Australia, ecc. prima del boom economico italiano. In Argentina ho conosciuto illustri cittadini emigrati dal Veneto come illustri missionari in Kenya in particolare. Il 12 marzo a Villa Pisani di Stra (VE), vi è stato “il calcio d’inizio” delle attività sul piano istituzionale e politico messe in piedi dal comitato per la Macro regione triveneto che precedentemente, a Limena (Padova), ha presentato il progetto di fusione tra le regioni Veneto, Friuli Venezia Giulia e le due provincie autonome di Trento e Bolzano. Anima del movimento, che raccoglierà in novanta giorni l’adesione di un numero di comuni sufficiente a coprire il 50 per cento della popolazione del Veneto e quindi a indire un referendum Costituzionale, il cultore della storia di Venezia e avvocato Ivone Cacciavillani. “Si tratta di un progetto che ha ragioni profonde – ha spiegato I. Cacciavillani – il regionalismo si è consumato da tempo: già Feliciano Benvenuti, maestro di tutti noi, lo aveva anticipato in un memorabile convegno nel lontano 1985. L’Europa come arlecchino di Stati e Regioni non funziona. Per fare dell’Europa una Patria occorre partire da territori omogenei, come nel caso della macroregione che abbiamo individuato non noi, ma la storia della Repubblica Serenissima e più recentemente l’Unesco che riconoscendo l’unicità del territorio delle Dolomiti, patrimonio dell’umanità, si è augurato per questa zona geografica, che è anche politica ed economica, una unica amministrazione”. Il comitato guidato dall’avvocato Ivone Cacciavillani ha messo online alcuni documenti utili alle adesioni da parte dei Consigli comunali al progetto di Macroregione all’indirizzo www.macroregionetriveneta.org. Dopo l’insediamento del comitato promotore del 6.02 c.a., con la conferenza stampa all’hotel Crowne Plaza di Padova, i relatori si sono dati appuntamento a Stra con l’obiettivo di informare la stampa e l’opinione pubblica sulla possibilità di creare un’unica macroregione di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige attraverso l’applicazione dell’articolo 132 della Costituzione. A Limena, Alex Chasen, editore del gruppo TV7 esordì: «Chiediamo semplicemente quanto previsto da una procedura contemplata dalla legge ma ad oggi ancora inesplorata». Per l’avvocato Ivone Cacciavillani, uno dei massimi sostenitori del progetto, «spetta ai Comuni, veneti, del Trentino Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia, decidere se moltiplicare le singole potenzialità dei territori, partendo dall’economia fino ai temi ambientali. Abbiamo l’obbligo di provarci, perché così, divisi, non è più possibile andare avanti». Tesi sostenuta dal professor Ferruccio Bresolin, secondo cui “bisogna valorizzare un territorio crocevia nella grande scacchiera europea”.