MARIA, REGINA DEL SANTO ROSARIO

(Gianluca MARTONE) Da pochi giorni, è iniziato il mese di maggio , che da tradizione per la chiesa cattolica universale è dedicato alla Vergine Maria, Madre di Nostro Signore Gesu’ Cristo e Mediatrice di ogni Grazia, attraverso soprattutto la preghiera del Santo Rosario. Nella vita di San Pio X si racconta che un giorno, durante un’udienza, si presentò a lui un ragazzo con la corona del Rosario al collo. San Pio X guardò il ragazzo, lo fissò per qualche istante, e gli disse: «Ragazzo, mi raccomando, qualunque cosa… con il Rosario!». Queste parole così semplici di San Pio X ci fanno subito comprendere il valore del Santo Rosario nella sua portata più vasta: «qualunque cosa… con il Rosario». Grazie e consolazioni, conversione e santificazione, sostegno e spinta, conforto e letizia…, insomma, «qualunque cosa» bella e santa ci può venire dal Rosario; «qualunque cosa» buona va fatta «con il Rosario». Con la sua solita grazia, anche Santa Teresina ci assicura che «col Rosario si può ottenere tutto», e aggiunge la più bella spiegazione: «Secondo una graziosa immagine, esso è una lunga catena che lega il cielo alla terra; una delle estremità è nelle nostre mani e l’altra in quelle della Santa Vergine… Il Rosario sale come incenso ai piedi dell’Onnipotente. Maria lo rinvia subito come una benefica rugiada, che viene a rigenerare i cuori». Da San Domenico ai nostri giorni, infatti, tutta la storia della santità ci dimostra che la corona benedetta del S. Rosario è un eccellente strumento di grazia, un mezzo efficacissimo di elevazione spirituale, un alimento prezioso della vita interiore, è la «scala di Giacobbe», diceva il Beato Annibale Di Francia, «per la quale salgono le nostre preghiere, e discendono le grazie». E tutti possiamo salire questa «scala» di grazie. Il Rosario è stato un dono di Maria. È stato il suo Vangelo, la sua Eucaristia, il suo Breviario, messo fra le mani di tutti, grandi e piccoli, dotti e non dotti. S. Carlo Borromeo chiamava il Rosario: «devozione divinissima» inculcata a tutti; San Vincenzo de’ Paoli lo chiamava il «Breviario dei laici», il Card. Schuster il «Salterio del popolo». Nel Rosario la Madonna ci ha donato tutta se stessa. La sua vita, le sue opere, i suoi privilegi, tutta la sua grazia e i suoi meriti sono contenuti in quei quindici quadri evangelici offerti alla nostra contemplazione e svolti armoniosamente sul ritmo soave delle Ave Maria. Coloro che più di tutti hanno capito, amato e venerato il Rosario come «dono di Maria» sono stati i Santi. Nel corso di questi otto secoli, essi hanno amato il Rosario con amore di vera predilezione, collocandolo al posto d’onore accanto al Tabernacolo e al Crocifisso, accanto al Messale e al Breviario. Troviamo il Santo Rosario sul tavolo di lavoro di Dottori della Chiesa come San Lorenzo da Brindisi, San Pietro Canisio, San Roberto Bellarmino, Santa Teresa di Gesù, San Francesco di Sales, Sant’Alfonso M. de’ Liguori. Lo troviamo fra le mani di apostoli ardenti come San Carlo Borromeo, San Filippo Neri, San Francesco Saverio, San Luigi Grignion de Montfort, e tanti altri; lo troviamo al collo di Fondatori come Sant’ Ignazio di Loyola e San Camillo de Lellis; di sacerdoti come il Santo Curato d’Ars e San Giuseppe Cafasso; di Suore come Santa Margherita, Santa Bernardetta, Santa Maria Bertilla; di giovani come San Stanislao Kostka, San Giovanni Berchmans e San Gabriele dell’Addolorata. Da San Domenico a Santa Maria Goretti, da Santa Caterina a San Massimiliano Maria Kolbe, ai Servi di Dio Giacomino Gaglione, Padre Pio da Pietrelcina, Don Dolindo Ruotolo, è stata una gloriosa teoria di eletti che hanno fatto della corona benedetta un’arma di conquista, una scala di ascensioni, una ghirlanda d’amore, una catena di meriti, una collana di grazie per sé e per gli altri. Se vogliamo amare il Rosario nel modo più puro e più gradito alla Madonna, dobbiamo andare alla scuola dei Santi, che sono i figli prediletti della Madonna. Essi hanno amato tanto il Rosario ed essi ci assicurano, con Santa Teresina, che «non c’è preghiera più gradita a Dio del Rosario».
Non sarà sfuggito a nessuno che il Cielo (Lourdes, Fatima) in questi ultimi secoli ha raccomandato la preghiera del Santo Rosario, e con una insistenza tale da non esserci nulla di simile nella storia precedente.A Lourdes la Madonna, nelle varie apparizioni, ha sempre tenuto in mano la corona del Rosario. A Fatima, in tutte le sei apparizioni, non solo ha tenuto il Rosario in mano, ma ha chiesto di recitarlo tutti i giorni.
Si badi bene: non qualche volta, ma tutti i giorni. E il motivo sembra facilmente intuibile: gli uomini oggi rischiano di essere travolti dal chiasso e dalla frenesia della vita. Come una foglia che viene portata via dalla corrente del fiume, così essi rischiano di vivere senza saperne il perché e del tutto incuranti del loro destino eterno. Questa preghiera invece costringe dolcemente a prendere un certo spazio di tempo (12-15 minuti) per fermarsi, riflettere, ripensare alla propria vita nella prospettiva della vita di Cristo.Dopo aver pregato con il Rosario, ci si sente più sollevati, come uno che ha potuto respirare in profondità. Non solo il cielo ha raccomandato il Rosario ma anche tutti i Papi del ‘900, a partire da Leone XIII, hanno insistentemente chiesto di pregare col Rosario. San Giovanni XXIII, Paolo VI e San Giovanni Paolo II (ha aggiunto i misteri luminosi) sono stati grandi promotori di questa preghiera. Da ricordare Paolo VI, il quale nell’Esortazione apostolica Marialis cultus sottolineò, in armonia con l’ispirazione del Concilio Ecumenico Vaticano II, il carattere evangelico del Rosario ed il suo orientamento cristologico. Se aggiungiamo che anche Papa Francesco si alza la mattina presto per pregare il rosario allora cosa non possiamo perdere tempo che solo chi prega si salva.
All’origine del Rosario vi sono i 150 Salmi di Davide che si recitavano nei monasteri. Per ovviare alla difficoltà, al di fuori dei centri religiosi, di imparare a memoria tutti i Salmi, verso l’850 un monaco irlandese suggerì di recitare al posto dei Salmi 150 Padre Nostro. Per contare le preghiere i fedeli avevano vari metodi, tra cui quello di portare con sé 150 sassolini, ma ben presto si passò all’uso delle cordicelle con 50 o 150 nodi. Poco tempo dopo, come forma ripetitiva, si iniziò ad utilizzare anche il Saluto dell’Angelo a Maria, che costituiva allora la prima parte dell’Ave Maria. Nel XIII secolo i monaci cistercensi svilupparono una nuova forma di preghiera che chiamarono rosario, perché la comparavano ad una corona di rose mistiche donate alla Madonna. Questa devozione fu resa popolare da san Domenico, che nel 1214 ricevette il primo rosario della Vergine Maria come strumento per l’aiuto dei cristiani contro le eresie. Nel XIII secolo si svilupparono i Misteri del Rosario: numerosi teologi avevano già da tempo considerato che i 150 Salmi erano velate profezie sulla vita di Gesù. Dallo studio dei Salmi si arrivò ben presto alla elaborazione dei Salteri di Nostro Signore Gesù Cristo, nonché alle lodi dedicate a Maria. Così durante il XIII secolo si erano sviluppati quattro diversi salteri: i 150 Padre Nostro, i 150 Saluti Angelici, le 150 lodi a Gesù, le 150 lodi a Maria. Verso il 1350 si arriva alla compiutezza dell’Ave Maria come la conosciamo oggi. Questo avviene ad opera dell’Ordine dei certosini, che uniscono il saluto dell’Angelo con quello di Elisabetta, fino all’inserimento di «adesso e nell’ora della nostra morte. Amen».
All’inizio del XIV secolo i cistercensi, in particolare quelli della regione francese di Trèves, inseriscono le clausole dopo il nome di Gesù, per abbracciare all’interno della preghiera l’intera vita di Cristo. Verso la metà del XIV secolo, un monaco della certosa di Colonia, Enrico Kalkar, introdusse prima di ogni decina alla Madonna, il Padre Nostro. Questo metodo si diffuse rapidamente in tutta Europa. Sempre nella certosa di Trèves, all’inizio del 1400, Domenico Hélion (chiamato anche Domenico il Prussiano o Domenico di Trèves), sviluppa un rosario in cui fa seguire il nome di Gesù da 50 clausole che ripercorrono la vita di Gesù. E come aveva introdotto Enrico Kalkar, i pensieri di Domenico il Prussiano erano divisi in gruppi di 10 con un Padre Nostro all’inizio di ogni gruppo. Tra il 1435 e il 1445, Domenico compone per i fratelli certosini fiamminghi, che recitano il Salterio di Maria, 150 clausole divise in tre sezioni corrispondenti ai Vangeli dell’infanzia di Cristo, della vita pubblica, e della Passione-Risurrezione. Nel 1470 il domenicano Alain de la Roche, in contatto con i certosini, da cui apprende la recita del Rosario, crea la prima Confraternita del Rosario facendo diffondere rapidamente questa forma di preghiera: chiama Rosario «nuovo» quello con un pensiero all’interno di ogni Ave Maria, e Rosario «vecchio» quello senza meditazione, con solo le Ave Maria. Alain de la Roche riduce a 15 i Misteri (suddivisi in gaudiosi, dolorosi, gloriosi), e sarà solamente con Papa Giovanni Paolo II (un grande apostolo del Rosario), con la lettera apostolica «Rosarium Virginis Mariae» (2002), che verranno reintrodotti i misteri luminosi sulla vita pubblica di Gesù.I domenicani sono stati grandi promotori del Rosario nel mondo. Hanno creato diverse associazioni rosariane, tra cui la Confraternita del Rosario (fondata nel 1470), la Confraternita del Rosario Perpetuo (chiamata anche Ora di Guardia, fondata nel 1630 dal padre Timoteo de’ Ricci, si impegnava ad occupare tutte le ore del giorno e della notte, di tutti i giorni dell’anno, con la recita del Rosario), la Confraternita del Rosario Vivente (fondata nel 1826 dalla terziaria domenicana Pauline-Marie Jaricot). La struttura medievale del Rosario fu abbandonata gradualmente con il Rinascimento, e la forma definitiva del Rosario si ha nel 1521 ad opera del domenicano Alberto di Castello. San Pio V, di formazione domenicana, fu il primo «Papa del Rosario». Nel 1569 descrisse i grandi frutti che san Domenico raccolse con questa preghiera, ed invitò tutti i cristiani ad utilizzarla. Leone XIII, con le sue 12 Encicliche sul Rosario, fu il secondo «Papa del Rosario». Dal 1478 ad oggi si contano oltre 200 documenti pontifici sul Rosario. In più apparizioni la Madonna stessa ha indicato il Rosario come la preghiera più necessaria per il bene dell’umanità. Nell’apparizione a Lourdes del 1858, la Vergine aveva una lunga corona del Rosario al braccio. Nel 1917 a Fatima come negli ultimi anni a Medjugorje, la Madonna ha invitato e ha esortato a recitare il Rosario tutti i giorni.
Chi mai potrà farci dimenticare la figura di Padre Pio da Pietrelcina, che pregava per ore intere con il Rosario fra le mani presso l’altare del SS. Sacramento, contemplando la sua soave Madonna delle Grazie? Sono state folle e folle i pellegrini che l’hanno visto così, assorto e instancabile come un novello Mosè orante e supplicante per i fratelli d’esilio. Il Rosario recitato davanti al SS. Sacramento fa guadagnare l’indulgenza plenaria. È questo un dono di grazia particolare di cui Gesù ha voluto impreziosire la regina delle preghiere mariane. Quando sia possibile, quindi, bisogna sempre preferire la recita davanti al SS. Sacramento: Gesù non può che essere infinitamente felice di sentir pregare la sua dolcissima Mamma. Ma il S. Rosario fa ancora di più, ci insegna il Papa Paolo VI. Esso ci porta alla soglia della Liturgia, ossia alla porta della più grande preghiera della Chiesa che è la celebrazione dell’Eucaristia. Il Rosario è la migliore preghiera di preparamento e di ringraziamento alla S. Messa, alla Comunione, alla Benedizione Eucaristica. Il servo di Dio Giunio Tinarelli, vittima volontaria della sofferenza, sul suo letto di dolori voleva sempre accanto a sé il messalino e la corona del Rosario, e nelle ore di maggior travaglio li stringeva fra le sue mani. Messale e corona, Tabernacolo e corona, Altare e corona: sembra di ripetere sempre Gesù e Maria, inseparati e inseparabili. Il P. Anselmo Treves e P. Pio da Pietrelcina, che celebravano alle quattro del mattino, si preparavano alla S. Messa con lunghi Rosari. P. Pio da Pietrelcina iniziava il preparamento alla celebrazione della Messa alzandosi all’una di notte, recitando l’Ufficio Divino e molte corone del Rosario, più di venti; fino alle quattro meno dieci egli si faceva preparare dalla Madonna, e qualche volta ha scritto che la Madonna stessa, con tenerezza materna senza misura, lo accompagnava all’altare. Il Rosario è l’orazione più completa per disporsi alla S. Messa, perché, come spiega il Papa Paolo VI, se la Messa «rende presenti, sotto il velo dei segni ed operanti in modo arcano, i più grandi misteri della nostra redenzione», il Rosario, «con il pio affetto della contemplazione, rievoca quegli stessi misteri alla mente dell’orante e ne stimola la volontà perché da essi attinga norme di vita» (Marialis cultus, 48). Si pensi, ad esempio, alla recita dei misteri dolorosi del Rosario prima della S. Messa. La contemplazione della Passione e Morte di Gesù è la preparazione ideale ad una partecipazione viva al Sacrificio del Calvario che si rinnova sull’altare fra le mani del Sacerdote. Si pensi, ancora, alla recita dei misteri gaudiosi del Rosario dopo la S. Comunione: come la Madonna accolse e tenne Gesù nel suo grembo e lo adorò e lo amò come suo Dio, così la Comunione fa possedere nel proprio cuore e nel proprio corpo lo stesso Gesù da adorare con la stessa adorazione amorosa della Madonna. Avevano perciò ragione S. Giuseppe da Copertino, S. Alfonso de’ Liguori, P. Pio da Pietrelcina di fare il ringraziamento alla Messa e alla Comunione, recitando devotamente la corona del Rosario. La Madonna è la celeste tesoriera che fa guadagnare e accumulare ai figli grazie su grazie.
Il S. Rosario è un mezzo di salvezza per l’anima e per il corpo. Ci salva nella lotta contro i nemici dell’anima, ci scampa dai pericoli della morte, ci aiuta a custodire intatta la Fede, ci sostiene nelle riprese spirituali o nella riforma della vita, come sostenne S. Domenico nella lotta per battere l’eresia degli Albigesi, che stava infestando la cristianità. Anche S. Teresina ci assicura con la sua luminosa semplicità che la preghiera del S. Rosario «è come il fermento che può riformare la terra». È vero. È proprio così. Infatti, si sono visti interi paesi e regioni rifiorire spiritualmente ad opera della devozione al Santo Rosario. S. Carlo Borromeo, subito dopo il Concilio di Trento, iniziò la riforma della Diocesi milanese introducendo la recita pubblica del S. Rosario in ogni Parrocchia. E ne ebbe frutti consolantissimi di vita cristiana integra e fedele. (Se si fosse pensato a fare lo stesso, dopo il Concilio Vaticano II!). Il Ven. Vincenzo M. Orsini, arcivescovo di Benevento, si servì anch’egli del Rosario per ridestare la fede e la pietà nel suo popolo. E non dovette che gioire dei risultati. S. Vincenzo Pallotti attesta che il grande apostolato di S. Gaspare Del Bufalo fu così fecondo, perché egli si impegnò «a propagare e a tenere esercitata nei popoli la recita del Rosario, come un mezzo assai efficace per la mutazione dei costumi». S. Giovanni Bosco, il più grande educatore della gioventù, considerava la recita del Rosario uno dei punti fondamentali del suo metodo educativo. Quella volta che il marchese Roberto d’Azeglio, in visita all’Oratorio, ammirato dell’opera di Don Bosco, ebbe solo da criticare la recita del Rosario che egli considerava una pratica inutile e noiosa, da abolire, sentì rispondersi da Don Bosco con fermezza e dolcezza: «Ebbene, io ci sto molto a tale pratica: e su questa potrei dire che è fondata la mia istituzione; e sarei disposto a lasciare piuttosto tante altre cose ben importanti, ma non questa…». S. Giovanni Bosco fu certamente uno dei più fervidi sostenitori della potenza del Rosario per salvarsi dalle insidie del demonio, per far rifiorire la fede, per ottenere e custodire la purezza dei giovani, per difendersi dagli errori, per aiutare la S. Chiesa. E non può essere diversamente. Il Rosario è «singolare presidio contro le eresie e contro i vizi», come era detto nell’Ufficio Divino del 7 ottobre, festa del S. Rosario. Dove esso entra, gli animi vengono attratti e salvati da questa «catena dolce che ci rannoda a Dio» (Bartolo Longo).
Che cosa dire della salvezza che il S. Rosario opera ottenendo la conversione dei peccatori? Basti dire che la Madonna a Lourdes e a Fatima ha chiesto soprattutto la conversione dei peccatori, raccomandando ripetutamente la preghiera del Rosario. Tutti i Santi hanno sperimentato la potenza del Rosario in questo campo e ce la garantiscono senza riserve. Nel Diario intimo di S. Massimiliano Maria Kolbe, apostolo mariano a noi contemporaneo, troviamo scritta questa breve frase a mo’ di sentenza: «Quante corone, tante anime salve». Un Rosario, quindi, può valere la salvezza di un’anima! Non dovremmo tutti approfittarne per aiutare i fratelli traviati? per salvare gli infedeli e i lontani da Dio? S. Luigi Grignion de Montfort ci assicura che mai un peccatore gli resistette quando si servì del Rosario. Per questo poté scrivere un prezioso libretto dal titolo: «Il segreto ammirabile del Santo Rosario per convertirsi e salvarsi». S. Clemente Hofbauer fu un apostolo in certo senso specialista nell’ottenere conversioni per mezzo del Rosario. Aveva sempre fra le mani una piccola corona donatagli dal Papa Pio VII; perdutala casualmente, ne fu oltremodo afflitto. Gliela ritrovò una suora, ed egli con giubilo le disse: «Voi in tal modo mi avete aiutato nella conversione dei peccatori, giacché ogni qualvolta ho recitato il Rosario per un peccatore, ne ho ottenuto la conversione». Per questo non si stancava mai di raccomandare ai suoi penitenti di aiutarlo a convertire i peccatori e i traviati con la recita di molti Rosari. Assicurava che con i Rosari otteneva sempre le conversioni desiderate, anche se si trattava di peccatori lontani dai Sacramenti da trenta o quarant’anni. E diveniva raggiante il suo volto diafano quando poteva esclamare: «Il Signore mi ha donato un’altra anima, per mezzo del Rosario».
S. Ludovico Bertrando era chiamato l’«Apostolo delle Indie», e con il Santo Rosario operò molti miracoli guarendo infermi e risuscitando anche alcuni morti, ma soprattutto ottenne più di 10.000 conversioni. Un altro straordinario apostolo, il S. Curato d’Ars, si serviva del S. Rosario per attirare anime e far piovere su di esse grazie senza numero di conversioni anche prodigiose. Una volta fu invitato a predicare gli Esercizi Spirituali al popolo in una località nei pressi di Ars. Per prima cosa, egli chiese al Parroco se tra i fedeli ci fosse qualcuno disposto a pregare intensamente. Il Parroco gli indicò una povera mendicante, buona solo a dire Rosari. Il Santo Curato avvicinò subito la poveretta e la pregò di voler recitare continuamente Rosari per tutto il tempo delle prediche. La mendicante ubbidì. La Missione andò benissimo. Le conversioni si moltiplicavano, e il S. Curato attestava con gran giubilo: «Non è opera mia, ma della Madonna invocata dalla mendicante con i Rosari».Ai nostri tempi, si sa che P. Pio da Pietrelcina non pregava che recitando Rosari di giorno e di notte. Ed era con quei Rosari che attirava a S. Giovanni Rotondo folle di anime bisognose di grazia e di lumi, che diventavano folle di convertiti.
Uno dei piu’ famosi Apostoli del Santo Rosario fu il Beato Botolo Longo, la cui figura è stata analizzata da Cristina Siccardi in un suo interessante articolo:” La Chiesa non dovrebbe accettare la secolarizzazione evidente in Europa occidentale, perché “non è un processo naturale inevitabile”. Anche se la tendenza è forte, un’evangelizzazione energica può contrastarla, “perché la fede muove le montagne”», così ha affermato in questi giorni a Ratisbona il Cardinale Gerhard Müller, Prefetto della Congregazione della Fede. A coloro che cercano di far passare l’errore non attraverso la dottrina, ma mediante la prassi pastorale che si pensa di adeguare alle esigenze non della gente, ma dei poteri forti e secolarizzati, Müller risponde che «si dovrebbe essere molto vigili e non dimenticare la lezione della storia della chiesa», quando si innescò la rivoluzione protestante del 1517. Se la «fede muove le montagne» (Mt 17, 14-20) come spiega Gesù nel Vangelo e come ricordato dal Cardinale Müller, allora gli alterchi fra marito e moglie non sono più pesanti delle montagne e i pastori della Chiesa potrebbero fare molto per dare concretezza reale alla bellezza del sacramento matrimoniale nella sua totalità e alle meraviglie della famiglia. I fomentatori del male sono molto zelanti nel spargere gli errori. La Storia della Chiesa insegna che nei periodi in cui la società veniva minacciata dalle menzogne collettive, capaci e coraggiosi uomini di Chiesa e Santi andavano predicando in lungo e in largo, a piedi o con mezzi di fortuna, per riportare sulla rotta giusta le anime. Nei nostri giorni, con i mezzi di trasporto e di comunicazione di cui disponiamo, dovrebbero essere molte di più le persone, clero e non, annuncianti la verità… ma sembra che i credenti siano fiaccati e demotivati, impauriti e/o schiacciati da chi abbaia più forte.
Tuttavia Golia fu vinto non da un uomo più forte di lui, ma da Davide, credente in Dio. La «fede muove le montagne». È esattamente ciò che accadde nella vita del Beato Bartolo Longo (1841-1926). Negli anni del liberalismo risorgimentale e dell’Unità d’Italia, a Napoli, in particolare in ambito accademico, imperava un forte anticlericalismo. Bartolo Longo, dopo la lettura del libro Le Vie de Jésus del filosofo francese Ernest Renan, aderì al più aggressivo anticlericalismo, seguendo anche le lezioni di Lettere e Filosofia di alcuni professori apertamente anticattolici come Augusto Vera, Bertrando Spaventa e Luigi Settembrini: i loro corsi erano improntati al positivismo dominante, dove veniva negata la realtà soprannaturale. Contemporaneamente a quella cultura positivista si diffondeva lo spiritismo: la ragione doveva comprendere l’esistenza o meno di un mondo ultraterreno. Longo, affascinato da quelle curiosità dell’oltretomba, si avvicinò a un movimento spiritista di stampo satanico e per circa un anno e mezzo familiarizzò con il satanismo. Quella tragica scelta lo portò ad una crisi spaventosa che un suo amico risolse con il suicidio, mentre per Longo fu la salvezza. L’amico Vincenzo Pepe, uomo molto religioso, lo inviò alla direzione spirituale del domenicano Padre Radente, il quale lo convertì e lo invitò ad entrare nel Terzo Ordine di San Domenico. Fu proprio attraverso i Domenicani che Longo scoprì la devozione per la Madonna del Rosario e trovando notevole giovamento spirituale proprio nel Rosario volle ritornare dai suoi ex-compagni satanisti nel tentativo di condurli a Cristo, ma il suo impegno fu vano e venne deriso. Nel 1864 si laureò in giurisprudenza e si prodigò in opere assistenziali. A Napoli conobbe il futuro santo Ludovico da Casoria e la futura santa Caterina Volpicelli. Nella Casa Centrale che quest’ultima aprì nel capoluogo campano, Longo conobbe la contessa Marianna Farnararo De Fusco (1836-1924), donna di grande fede e carità. Rimasta vedova, con 5 figli e a 27 anni, del conte Albenzio De Fusco di Lettere, ella necessitava di un abile e fidato amministratore per i suoi beni (i cui possedimenti si estendevano anche nella Valle di Pompei), nonché di un precettore per i suoi bambini e vide in Longo l’uomo giusto per assolvere quei compiti. Sia Bartolo che Marianna praticavano un instancabile soccorso verso il prossimo sofferente e quest’alacre attività veniva alimentata con i sacramenti e l’assidua preghiera.
La loro adamantina amicizia diede luogo ad invidie e maldicenze, per tale ragione, dopo un’udienza concessa da Papa Leone XIII, decisero di sposarsi nel 1885 con il proposito di continuare a vivere come buoni amici, amandosi in Dio, come avevano fatto fino ad allora. Proprio da questo legame cristiano sorse il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei. Un giorno, vagando per i campi pompeiani, in contrada Arpaia, Bartolo sentì una voce misteriosa che gli diceva: «Se propaghi il Rosario, sarai salvo!»; subito dopo udì l’eco di una campana lontana, che suonava l’Angelus di mezzogiorno, egli si inginocchiò sulla nuda terra e pregò. Mai aveva sentito una pace interiore tanto grande. Ormai conosceva la sua missione in terra. Nel 1877 Bartolo Longo scrisse e divulgò la pratica dei «Quindici Sabati». Due anni dopo guarì lui stesso da una grave malattia grazie alla recita della Novena da lui composta e della quale ci furono, immediatamente, novecento edizioni, in ventidue lingue. Il 14 ottobre 1883, ventimila pellegrini, riuniti a Pompei recitarono, per la prima volta, la Supplica alla Vergine del Rosario, scritta da Longo, che seguì le esortazioni dell’Enciclica Supremi Apostolatus Officio (1º settembre 1883), con la quale Leone XIII, di fronte ai mali della società, additava come rimedio la recita del Rosario. Nel 1925, un anno prima della morte, sarà insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Negli ultimi mesi di vita, Bartolo Longo poté godere dell’amicizia di san Giuseppe Moscati che spesso incontrava per consulti medici. Moscati stimava molto il fondatore del Santuario di Pompei e quando l’amico lasciò la terra, pur non essendo accanto a lui, egli avvertì la dipartita e l’annunciò: «Bartolo è passato in cielo». Le sue ultime parole erano state: «Il mio unico desiderio è quello di vedere Maria, che mi ha salvato e mi salverà dalle grinfie di Satana».
Anche Padre Gabriele Amorth, decano degli esorcisti, ha esaltato il ruolo di Maria nell’ottica delle salvezza delle anime:” Il demonio parla della Madonna in un esorcismo di Padre Francesco Bamonte: Voi pensate che sia lassù, ma Lei non sta lassù. Lei vi sta vicino; bastardi, bastardi, che avete fatto per averla così vicina, eh? E quando morite, Lei è là, Lei è là (lo ripete con rabbia) e aspetta un vostro pensiero, un vostro palpito del cuore per il bene, una vostra chiamata a Quello (a Gesù) e Lei è là, Lei è là che vi aspetta con il cuore aperto di madre! Tu sai che cos’è una madre, eh? Una madre guarda teneramente tutti i figli, insegna loro il bene, li richiama al bene e piange, e piange se il figlio, il figlio, il figlio non l’ascolta, perchè sa che io, io lo prenderò, se non l’ascolta io lo prenderò! (‘La Vergine Maria e il diavolo negli esorcismi’, Francesco Bamonte).
E in un esorcismo compiuto da padre Amorth afferma: Padre Amorth: “Quali sono le virtù della Madonna che più ti fanno rabbia? Demonio: “Mi fa rabbia perchè è la più umile di tutte le creature e io sono il più superbo; perchè è la più pura di tutte le creature e io non lo sono, perchè è la più ubbidiente a Dio di tutte le creature e io sono il ribelle! Padre Amorth: “Dimmi la quarta qualità per cui hai tanta paura della Madonna che ti spaventi di più quando nomino la Madonna che quando nomino Gesù Cristo!” Demonio: “Ho più paura quando nomini la Madonna perchè sono più umiliato ad essere vinto da una semplice creatura anzichè da Lui…” Padre Amorth: “Dimmi la quarta qualità della Madonna che ti fa più rabbia!” Demonio: “Perchè Mi vince sempre, perche’ non è mai stata sfiorata da alcuna colpa di peccato!” «Durante un esorcismo, attraverso la persona posseduta, Satana mi ha detto: Ogni Ave Maria del Rosario, è per me una mazzata in testa; se i cristiani conoscessero la potenza del Rosario, per me sarebbe finita!”.
Alcuni mesi fa sul “Timone”, fu pubblicato un interessante articolo, nel quale si invitavano i fedeli a pregare il Santo Rosario per salvare l’Italia dalla crisi morale ed economica attuale, sull’esempio di cio’ che si stava verificando in Spagna:” Sono 29 le città iberiche dove oggi, così come avviene ogni 12 del mese, si pregherà un «Rosario per la Spagna». L’iniziativa è promossa da una piattaforma denominata appunto «Rosario por España», laici convinti che la secolarizzazione del Paese e il suo progressivo abbandono della fede cattolica siano le cause della sua crisi morale, che si manifesta nella crisi economica, in una legislazione che attenta al bene sommo della vita e nella minaccia della rottura dell’unità nazionale. Anche in Italia, con una sintonia segno dei tempi, qualcosa si sta muovendo in tal senso. Mesi fa è stato Maurizio Blondet, direttore del giornale online Effedieffe, a proporre una grande campagna di preghiera, un «Rosario per l’Italia» appunto, per «ottenere la liberazione dai nostri oppressori interni e internazionali, interiori ed esteriori». Preghiera per un’Italia oltretutto gravata da una moneta unica che «doveva metterci le ali ai piedi» mentre è diventata «una macina da mulino al collo», e da un’Europa sorta sulla promessa della «fine dei nazionalismi bellicisti», diventata «l’arena dei più furbeschi egoismi e, soprattutto, dove regna incontrastabile la volontà del più forte». Un esempio a cui ispirarsi per questa «liberazione» è quello della Crociata Riparatrice del Rosario nell’Austria occupata dai sovietici. Scriveva Blondet: «Nel 1946 nel Santuario di Mariazell il cappuccino Petrus Pavlicek, ex prigioniero di guerra, ebbe una voce interiore; da allora girò per la patria per convincere quanti più austriaci possibile a recitare il Rosario per la liberazione dall’Armata Rossa. La sua idea era un Rosario perpetuo: 24 ore su 24 dovevano esserci austriaci che pregavano la Vergine. Portava con sé una statua della Vergine di Fatima donatagli dal vescovo di Leira. Nel ’55, c’erano mezzo milione di austriaci – che erano allora 5 milioni in tutto – che partecipava alla preghiera, nessuna ora del giorno e della notte era senza invocazione a Maria. E nel 1955, fra maggio e ottobre, l’Armata Rossa si ritirò. Spontaneamente e senza un chiaro motivo. La Mosca sovietica non lasciò mai la presa su nessun altro Paese occupato. Non se n’è andata dalla Polonia, né dalla Romania né dall’Ungheria, né tantomeno dal lacerto di Germania che aveva strappato per sé; ma dall’Austria sì». «La Madonna a Fatima ci ha fatto comprendere che, «per il potere che il Padre ha dato al Rosario, non c’è problema personale, né familiare, né nazionale, né internazionale, che non si possa risolvere con il Rosario» (Lucia di Fatima). Per questo vogliamo chiedere l’intercessione della Madonna per l’Italia».
Sempre sul Timone, un interessante articolo del teologo domenicano Giovanni Calvalcoli esalta il ruolo della Madonna contro le eresie:” La Beata Vergine Maria è la Mediatrice di tutte le grazie. Ella è chiamata “omnipotentia supplex”. Ella tutto può ottenerci con la sua intercessione dal suo divin Figlio. E tra queste grazie che Maria ci ottiene c’è quella di camminare nella verità difesi dalle insidie dell’eresia o di essere liberati da essa se disgraziatamente vi fossimo caduti, o di liberare da essa il fratello che eventualmente vi fosse irretito. Questo aspetto battagliero della Madre di Dio non sempre vien messo nella dovuta luce. Ma esso emerge con chiarezza solo che riflettiamo alla missione di Maria di aiutarci in modo decisivo nella nostra lotta contro le potenze sataniche. Una pia ben nota tradizione iconografica, per la verità un’interpretazione accomodatizia, ma non senza valida convenienza, vede, come è risaputo, nella stirpe della “donna” genesiaca che schiaccia la testa al diabolico serpente, una prefigurazione della stessa Madre di questa divina Stirpe, ossia Gesù Cristo, che appunto vince le potenze del male. Così pure spontaneo viene, benchè anche ciò sia interpretazione accomodatizia, vedere nella Donna apocalittica, che immediatamente rappresenta la Chiesa, aggredita dal “drago”, simbolo delle potenze demoniache, ancora la Madre di Dio, che partorisce il Figlio destinato a governare tutte le nazioni “con scettro di ferro”. Maria, Madre di misericordia, è anche terribile appunto contro le forze che odiano la misericordia, le quali non possono che fondarsi sulla falsificazione della verità e della Parola di Dio, e quindi Ella è contro di esse in vista proprio della salvezza dell’umanità. Per questo, nel Tratto della Messa di Santa Maria in sabato del Messale tridentino, si dice che la Madonna da sola ha vinto tutte le eresie. Notare il “da sola”, che significa che Ella ha dato alla luce Colui che vince tutte le forze dell’errore e del male.
E similmente nell’Officium parvum Beatae Mariae Virginis dell’Ordine dei Frati Predicatori (Domenicani), ancora nell’edizione del 1962, si salutava Maria con queste parole: “Gaude, Maria Virgo, quia cunctas haereses sola interemisti in universo mundo”. Questo singolare contenuto non è stato recepito nel nuovo Messale, e così similmente nell’Ordine Domenicano da molti anni è caduto generalmente in disuso l’ufficio divino che l’Ordine ha posseduto per molti secoli, poiché da dopo il Concilio Vaticano II – non diamo la colpa al Concilio! – ha adottato il breviario romano, benchè di per sé quell’antico ufficio non sia affatto proibito. Ci potremmo chiedere se l’introduzione di simili mutamenti sia da considerarsi pastoralmente e liturgicamente saggia ed utile per il nostro tempo. Ci potremmo domandare quali saranno stati i criteri che hanno ispirato coloro che hanno soppresso queste venerande formule liturgiche. Ci chiediamo inoltre: la situazione attuale della Chiesa dal punto di vista della fede e della dottrina è così normale e serena da ritenere inutile l’invocazione di Maria come difesa contro le eresie, come nemica della menzogna, dell’inganno, della mistificazione e della falsità per ciò che riguarda la Parola di Dio o il Magistero della Chiesa o la Scrittura o la Tradizione? E’ così generalmente accettata da tutti l’ortodossia della fede? Lascio al lettore intelligente la risposta a queste domande. Ci chiediamo ancora: è forse sconveniente immaginare Maria, Vergine dolcissima e clementissima, come una specie di “esercito schierato in battaglia”, secondo un’antica figurazione della pietà cristiana? Eppure S. Caterina da Siena diceva giustamente che quanto più uno ama il bene, tanto più odia il male che gli si oppone: il male, certo, non il malato; il malato va compassionato e curato; ma il male va distrutto proprio per amore del malato. E come negare che la Chiesa ha nemici, benchè ella di per sé non sia nemica di nessuno?
Come negare che, stando soprattutto all’insegnamento dell’Apocalisse, questi nemici vanno combattuti e vinti, altrimenti essi vincono noi? E come negare che in questa battaglia c’è in gioco l’eternità? Eternità o di beatitudine o di dannazione? E come negare che il primo nemico da combattere dal quale dipendono tutti gli altri, è il falso in fatto di fede? Se infatti, per stare alle parole del Cristo, l’occhio è malato, l’occhio è tenebra, quanto grandi saranno le tenebre che ci affliggono colpendo tutto il corpo! Sono convinto che oggi più che mai occorre rivolgersi a Maria vincitrice delle eresie, perché esse non mancano, sono insidiose e pochi purtroppo, anche tra le autorità, danno ad esse il peso che a loro si dovrebbe dare. Ci preoccupiamo giustamente per le sofisticazioni alimentari, badiamo a non esser truffati da banconote false, ci guardiamo dai pericoli della salute fisica, ma poco ci curiamo delle malattie dello spirito, della cecità spirituale, contro la quale Gesù è tanto severo, giacchè, come egli osserva, chi cammina nelle tenebre, non sa dove va. Ci preoccupiamo giustamente di curare la vista fisica, ma poco di quella dello spirito, che è ben più importate, per cui un cieco fisicamente può essere illuminato da Dio ben di più di chi vede una pernice a duecento metri di distanza, ma non vede più in là del suo naso (per non dir di peggio) in fatto di morale o di spiritualità o di religione. Se dunque la liturgia ufficiale ha stoltamente abbandonato quelle formule suddette, non lasciamoci turlupinare da liturgisti che mancano di buon senso, ma, consapevoli dei nostri interessi spirituali, cerchiamo noi, al seguito della migliore tradizione liturgica tuttora attuale, di integrare la nostra devozione a Maria con quei salutari aspetti di una pietà mariana veramente ed integralmente sana e salutare”.