Casal di Principe: Testo secondo classificato al Premio “Don Peppe Diana”

(di Preziosa Ventriglia) Il Mediterraneo è un mare che ha dato all’uomo tantissime risorse economiche, sociali e politiche nel corso dei secoli. Un mare abbastanza grande da celare miliardi di segreti. Un mare in cui vengono riposati sogni e speranze, cullati dalle onde del destino. Un mare così grande da vedere ogni giorno gli occhi stanchi di chi non ha ancora trovato un posto nel mondo e vuole farlo al più presto. Un mare che decide la vita e la morte di migliaia di persone. Una grande distesa di acqua in cui si concretizza una fiacca, spesso vana, speranza: quella di smettere di sopravvivere e avere l’opportunità di vivere. Sono tante, troppe, le persone che ogni giorno partono alla ricerca della felicità, ma che poi si rendono conto di aver trovato le stesse cose da cui fuggivano. Donne giovani, con in tasca un pugno di soldi senza valore. Uomini, con la testa bassa e le guance più rosse per vergogna che per freddo. Bambini, dei quali non viene rispettata neanche la morte e le cui foto vengono strumentalizzate dai media per scandalizzare ed indignare il mondo, che è l’unico vero colpevole di tutto questo. Quanto grande allora può essere il mare? Abbastanza da fare da culla ai tanti cadaveri di uomini che avrebbero voluto costruire un futuro normale per se stessi e per la propria famiglia. Su una sponda, il mare della speranza, sull’altra il mare della morte. Noi siamo solo gli spettatori di queste atrocità, ma spesso non ci lasciamo corrompere dalla pietà e restiamo indifferenti di fronte ad un piccolo Aylan, che giace sulla spiaggia come un bimbo che dorme, felicemente pure, perché lo strazio è finito. Storie di uomini che naufragano in un mare di incertezze e rinascono per nuove avventure, per una nuova vita. Ci fanno pena; ne parliamo con commiserazione e tristezza, ma quando arriva il momento di fare quel cosa di concreto per loro, ci tiriamo indietro come conigli, perché siamo inghiottiti all’oscurità dei pregiudizi. Un gesto di conforto, una cioccolata calda, un piatto di pasta, cosa tolgono alla nostra vita? Al contrario, riescono a colmarla di qualcosa di vero, di emozioni nuove. Non è sbagliato aver paura di ciò che è diverso, ma è un grande errore non affrontare questo timore. Aprite le vostre menti e le vostre case allo straniero che piangendo vi chiede un pezzo di pane per sfamare suo figlio. Aprite le porte e spalancate il cuore alla donna che muore di freddo in strada, al bambino che ha perso i genitori. Non siate ordinari, come il classico italiano medio, che si lascia intimorire da un colore di pelle diverso: siate straordinari. Capite ciò che là persona che si trova davanti a voi ha affrontato: il mare in tempesta, la sofferenza nel lasciare la propria terra. Un mare, il Mediterraneo, che deve smettere di essere un contenitore di corpi senza vita, a causa del nostro egoismo. Deve riempirsi invece di sogni realizzati e di umanità. Abbastanza grande da contenere tutto il bene che abbiamo l’opportunità di dare, troppo piccolo per riporre tutto il dolore che provocheremmo restando indifferenti. Sta a noi “spettatori” decidere: quanto grande può essere il mare?

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