LA MASSONERIA HA ROVINATO I GIOVANI

(Gianluca Martone) In un interessante articolo pubblicato alcuni mesi fa su “Avvenire”, lo psicologo Silvio Ciappi ha cosi esaminato il rapporto tra i giovani e la massoneria:” I giovani italiani sono sempre più attratti dalle logge massoniche. Ogni anno oltre 600 nuove affiliazioni fanno lievitare il numero degli iscritti da Nord a Sud Italia. La massoneria, infatti, nel nostro Paese è tornata a crescere. E secondo i dati dell’Eurispes, sono proprio i giovani a fare la differenza. Così, mentre la massoneria sta tentando di improntare a una maggiore trasparenza la propria immagine, il Grande Oriente d’Italia può contare già su oltre su 22.601 adesioni e 826 logge attive. La Gran Loggia d’Italia, invece, conta circa 400 logge su tutto il territorio italiano e una forte proiezione internazionale a livello di scambio e cooperazione con altre realtà massoniche, oltre a essere presente in diversi paesi esteri: sono 8.078 i fratelli iscritti. La Gran Loggia Regolare d’Italia, infine, istituita nel 1993, è la più “giovane” e può contare su una presenza capillare a livello regionale con 139 logge. Il fascino esercitato dalle logge massoniche è quello di poter far parte di una élite e questo si associa anche a quel sentimento, non meno importante, di avere un senso di appartenenza condivisa. Oggi è più che mai importante, sviluppare un’identità, appunto, condivisa. Parafrasando il sociologo Zygmunt Bauman, c’è “voglia di comunità”, visto che la cinghia di trasmissione della società si è fermata. Crediamo di meno nei grandi motori di sviluppo della modernità: la scuola, il lavoro, lo Stato. Ci fidiamo e ci ritroviamo di più in una sorta di neotribalismo, in piccole comunità, o tribù di appartenenza. In altre parole abbiamo bisogno di cooperare, di riconoscersi nell’altro, di condividere cose in comune. E se non ce lo permette lo Stato, o quelli che fino ad ieri potevano essere valori universali condivisi (la Patria, la Legge eccetera) adesso sono i microvalori di piccole tribù di riferimento. Anche i gorilla, i bonobo ed altre scimmie antropomorfe, vivono per condividere….Una società umana o animale senza relazioni sociali è destinata evolutivamente a scomparire. Dico solamente che una volta entrati si ha già di per sé, come ripeto in altre piccole comunità di riferimento, la sensazione di essere parte di una comunità condivisa più grande. Si tratta di voglia di appartenenza e di costruzione di una identità condivisa. Certo che ci sono casi in cui si partecipa obbedendo a logiche nascoste oppure spinti da desideri in fondo patologici. Ma nella maggior parte dei casi, l’istinto fondamentale è la sintonizzazione mentale, la cooperazione. Se altri sistemi non ti assicurano il soddisfacimento di alcune tendenze (come quella cooperativa) te ne crei una. Da qui la fortuna non solo delle logge massoniche, ma anche di varie altre associazioni. In fondo prendiamo la politica: fare politica a livello locale significa immettersi in una rete di persone dove l’aspetto della condivisione è importantissimo spesso molto più importante del merito delle persone e soprattutto di chi, estraneus, è fuori da una rete di relazioni sociali. E questo è l’opposto della medaglia: lo scarso rinnovamento sociale nella vita politica e sociale, soprattutto in un’Italia che mi sembra sempre di più un paese di vecchi e di giovani vecchi, dove l’individualità è spesso frustrata a scapito della mera appartenenza”.
Alcune settimane fa, il vescovo Athanasius Schneider ha affermato:” La Massoneria in sé è intrinsecamente incompatibile con il cristiano o con la fede cattolica, è intrinsecamente incompatibile perché la natura della Massoneria è anticristiana. Nega Cristo e nega le verità oggettive, promuove il relativismo, che è contrario alla verità, al Vangelo. Si favoriscono in tal modo gli errori dottrinali della filosofia massonica. Questo è in contrasto con la fede cristiana e cattolica. La Massoneria ha anche un aspetto esoterico, che non è cristiano. Ha cerimonie e riti di carattere esoterico, cosa che i massoni ammettono apertamente, e queste cerimonie sono contrarie alla fede. I loro simboli e rituali mostrano che sono contro le verità divine contenute nel Vangelo. Queste cose dimostrano che la Massoneria è un’altra religione, ripeto: la Massoneria è un’altra religione, è una religione contro Cristo. Anche quando i massoni fanno opere di bene, filantropia e via dicendo, questi aspetti pericolosi rimangono. La loro filantropia non è una giustificazione perché noi possiamo accettare la Massoneria, magari a causa del loro buon lavoro filantropico. Io non approverò mai le loro dottrine e i loro rituali, che sono contro le verità divine del vangelo. La Chiesa non potrà mai accettarli. La Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1983 sulla Massoneria è ancora valida. Secondo la Dichiarazione, diventare massone è un peccato mortale – nemmeno Papa Francesco ha cambiato questa norma. Questo insegnamento è ancora valido e ufficiale. Ovviamente sappiamo che la Massoneria è uno dei poteri che ha più influenza a tutti i livelli della società umana. Ciò è chiaro e manifesto. In linea di principio, è abbastanza logica la tendenza di infiltrarsi nell’organizzazione del suo nemico da parte di chi è un supporto, un leader nell’influente organizzazione anticristiana. È quindi logico che nel corso dei secoli, i massoni abbiano tentato e probabilmente siano riusciti ad infiltrarsi nella Chiesa a vari livelli; per me, questo è chiaro. È’ difficile identificare un massone e dimostrarne concretamente l’affiliazione. È difficile e pericoloso, perché si può accusare la persona sbagliata: ciò è dovuto al carattere segreto ed esoterico della massoneria. Il modo di parlare di un rappresentante della Chiesa, di un sacerdote, di un vescovo o di un cardinale può far supporre che egli abbia dei contatti con la massoneria. Udiamo spesso dei rappresentanti della Chiesa parlare come massoni e utilizzare termini e concetti tipicamente massonici ogni volta che aprono bocca. Potrebbe trattarsi di membri della massoneria, ma è necessario provarlo. Eppure è vero che molti parlano come massoni e ne hanno lo spirito; magari non si tratterà di membri formali della massoneria, ma alcuni vescovi e cardinali parlano chiaramente con uno spirito massonico. Sottolineo il fatto che ciò non significa che essi siano membri formali della massoneria”.

In un’intervista rilasciata nel mese di gennaio 2015 al quotidiano on line Affaritaliani.it, il decano degli esorcisti Padre Gabriele Amorth ha cosi analizzato la massoneria:” La massoneria comanda il mondo” e tra le sue varie attività di controllo, finanzia anche l’arrivo delI’ islamismo in Europa al fine della destabilizzazione. Don Gobbi, fondatore del MSM assieme ad altri carismatici su suggerimento della Madonna afferma la stessa cosa.
Questa affermazione ci permette di vedere le vicende anche attuali, con una sguardo diverso e facilitato nella loro interpretazione. Cosa si può dedurre? Da questo punto di vista capiamo che la potente massoneria mondiale riuscirà a realizzare in forma graduale anzitutto un Unico Governo Mondiale, poi una moneta unica, ed ovviamente una religione unica che metterebbe -secondo loro – tutti d’accordo rispondendo così alle esigenze di spiritualità delle persone. https://www.youtube.com/watch?v=HceoTBiTEM0. Da queste affermazioni dei ‘veggenti’ comprendiamo tante cose ed esse ci aiutano a prendere coscienza del dovere di svegliarci e chiamare col loro nome le cose. Anzitutto ci è consentito di affermare che i vignettisti di Charlie sono tutti blasfemi. Disegnavano infatti vignette pornografiche e sacrileghe per irridere Gesù, la Madonna e La SS. ma Trinità. Non è difficile immaginare da dove Charlie Hebdo riceveva i finanziamenti, quando si sa che la massoneria ha come primo obbiettivo di porre allo stesso livello tutte le religioni, per farle apparire tutte antiquate e dogmatiche. Per chi non lo sapesse è utile ricordare pure che i massoni ai vertici (al 33° grado) dopo un cammino iniziatico di sempre maggiore obbedienza e sudditanza a qualunque ordine, sono consacrati tutti a Satana . L’obiettivo finale della massoneria internazionale – occorre tenerlo presente sempre – è quello di distruggere la Chiesa Cattolica, infondendo l’idea che tra di essa e l’Islam non vi è grande differenza. Dietro un falso ecumenismo, una falsa tolleranza e l’eresia del pauperismo per annientare la Chiesa Cattolica e il Vaticano ecco che si prepara la strada all’ONU delle religioni. Ovviamente, in quell’ottica, vi è un progetto orchestrato dalle potenti forze anti cristiche, che non sono solo di questo mondo . Tutto ciò è già stato profetizzato come dicevamo! Meno male perché ciò aiuta molto a dipanare la matassa complicata delle forze in campo. Aggiungiamo pure la vittoria enorme della massoneria – dovuta a una grandissima capacità di penetrazione nei gangli del potere – quando si trattò di rinnegare le radici cristiane dell’ Europa che pure hanno prodotto quel po’ po’ di civiltà da sogno. Pia illusione ora pensare di poter fermare l’avanzata dell’Islam contrapponendogli una “fede laica nella dea Ragione”. Impossibile comunque sarà e crudele solo pensare di sostituire la civiltà cristiana che in duemila anni ha reso ricca, bella e libera la nostra Europa nella multiforme peculiarità e diversità di ogni nazione. Proviamo solo a pensare l’ orrore di uno Stato teocratico peggiore di tutti i regimi totalitari che hanno sconquassato l’Europa nel secolo scorso! Poiché non dimentichiamo che “Je suis nigeriano”!
Ma ancora ricorriamo alle profezie, che annunziano sì questo tempo di purificazione, ma come preparazione al trionfo del Cuore Immacolato di Maria. La cosa del resto è biblica, Dio ha già permesso ai tempi dell’A.T. che si riversassero popoli infedeli sugli Ebrei per punirli delle loro infedeltà al Vero Dio. Di cosa si tratta quando si parla del trionfo del Cuore Immacolato di Maria? Quello lo vedremo un’altra volta. Intanto la profezia di un “castigo”, per avere tolto dal centro dei nostri cuori il Dio Trinitario di Gesù che è Amore, comincia a divenirci più chiaro”.

Lo scorso 9 gennaio 2016, pertanto, Il grande Padre Gabriele Amorth in un articolo invito’ a recuperare la potentissima preghiera a San Michele Arcangelo, voluta da Papa Leone XII:” Alcuni rimpiangono la preghiera a San Michele arcangelo alla fine della messa, tra questi anche noi facciamo parte della schiera dei nostalgici, ma chi ha sperimentato la potente protezione che deriva da questa preghiera non può non rimpiangerla soprattutto recitandola alla fine della Santa Messa. Padre Amorth diverse volte e in molti suoi libri ci ricorda l’importanza della preghiera a San Michele Arcangelo, qualcuno ci spiegasse perchè non dovrebbe essere reintrodotta alla fine di ogni Messa. Molti di noi ricordano come, prima della riforma liturgica dovuta al concilio Vaticano II, il celebrante e i fedeli si mettevano in ginocchio alla fine di ogni messa, per recitare una preghiera alla Madonna ed una a S. Michele arcangelo. Riportiamo il testo di quest’ultima, perché è una preghiera bella, che può essere recitata da tutti con frutto:«San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia; contro le malvagità e le insidie del diavolo sii nostro aiuto. Ti preghiamo supplici: che il Signore lo comandi! E tu, principe delle milizie celesti, con la potenza che ti viene da Dio, ricaccia nell’inferno Satana e gli altri spinti maligni, che si aggirano per il mondo a perdizione delle anime». Come è nata questa preghiera? Trascrivo quanto pubblicò la rivista Ephemerides Liturgicae, nel 1955, pagg. 58-59. P. Domenico Pechenino scrive: «Non ricordo l’anno preciso. Un mattino il grande Pontefice Leone XIII aveva celebrato la S. Messa e stava assistendone un’altra, di ringraziamento, come al solito. Ad un tratto lo si vide drizzare energicamente il capo, poi fissare qualche cosa al di sopra del capo del celebrante. Guardava fisso, senza batter palpebra, ma con un senso di terrore. e di meraviglia, cambiando colore e lineamenti. Qualcosa di strano, di grande avveniva in lui. Finalmente, come rivenendo in sé, dando un leggero ma energico tocco di mano, si alza. Lo si vede avviarsi verso il suo studio privato. I familiari lo seguono con premura e ansiosi. Gli dicono sommessamente: Santo Padre, non si sente bene? Ha bisogno di qualcosa? Risponde: Niente, niente. Dopo una mezz’ora fa chiamare il Segretario della Congregazione dei Riti e, porgendogli un foglio, gli ingiunge di farlo stampare e di farlo pervenire a tutti gli Ordinari del mondo. Che cosa conteneva? La preghiera che recitiamo al termine della Messa insieme al popolo, con la supplica a Maria e l’infocata invocazione al Principe delle milizie celesti, implorando Dio che ricacci Satana nell’inferno». In quello scritto si ordinava anche di recitare tali preghiere in ginocchio. Quanto sopra, che era stato pubblicato anche nel giornale La settimana del clero, il 30 marzo 1947, non cita le fonti da cui è stata attinta la notizia. Risulta però il modo insolito con cui fu ordinato di recitare quella preghiera, che venne spedita agli Ordinari nel 1886. A conferma di quanto scrive P. Pechenino abbiamo l’autorevole testimonianza del card. Nasalli Rocca che, nella sua Lettera Pastorale per la quaresima, emanata a Bologna nel 1946, scrive: « Leone XIII scrisse egli stesso quella preghiera. La frase (i demoni) che si aggirano nel mondo a perdizione delle anime ha una spiegazione storica, a noi più volte riferita dal suo segretario particolare, mons. Rinaldo Angeli. Leone XIII ebbe veramente la visione degli spiriti infernali che si addensavano sulla città eterna (Roma); e da quella esperienza venne la preghiera che volle far recitare in tutta la Chiesa. Tale preghiera egli la recitava con voce vibrata e potente: la udimmo tante volte nella basilica vaticana. Non solo, ma scrisse di sua mano uno speciale esorcismo contenuto nel Rituale Romano (edizione 1954, tit. XII, c. III, pag. 863 e segg.). Questi esorcismi egli raccomandava ai vescovi e ai sacerdoti di recitarli spesso nelle loro diocesi e parrocchie. Egli lo recitava spessissimo lungo il giorno». È anche interessante tener conto di un altro fatto, che arricchisce ancor più il valore di quelle preghiere che si recitavano dopo ogni messa. Pio XI volle che, nel recitare queste preghiere, vi si ponesse una particolare intenzione per la Russia (allocuzione del 30 giugno 1930). In tale allocuzione, dopo aver ricordato le preghiere per la Russia a cui aveva sollecitato anche tutti i fedeli nella ricorrenza del patriarca S. Giuseppe (19 marzo 1930), e dopo aver ricordato la persecuzione religiosa in Russia, così conclude:«E affinché tutti possano senza fatica ed incomodo continuare in questa santa crociata, stabiliamo che quelle preci che il nostro antecessore di felice memoria, Leone XIII, comandò che si recitassero dopo la messa dai sacerdoti e dai fedeli, siano dette a questa particolare intenzione, e cioè per la Russia. Di ciò i Vescovi e il clero secolare e regolare abbiano cura di rendere informati il loro popolo e quanti sono presenti al S. Sacrificio, né manchino di richiamare spesso quanto sopra alla loro memoria» (Civiltà Cattolica, 1930, vol. III). Come si vede la tremenda presenza di Satana è stata tenuta presente con molta chiarezza dai Pontefici; e l’intenzione aggiunta da Pio XI toccava il centro delle false dottrine seminate nel nostro secolo e che tuttora avvelenano la vita non solo dei popoli, ma degli stessi teologi. Se poi le disposizioni di Pio XI non sono state osservate, è colpa di coloro a cui erano state affidate; certamente si integravano bene con gli avvenimenti carismatici che il Signore aveva dato all’umanità attraverso le apparizioni di Fatima, pur essendo indipendenti da esse: Fatima allora era ancora sconosciuta nel mondo”.

In questa società massonica e satanica, che ha smarrito completamente il messaggio di amore di Nostro Signore Gesu’ Cristo, gli educatori sono chiamati a riscoprire la bellezza del messaggio di San Giovanni Bosco. L’essenza della pedagogia di don Bosco è capire i giovani, prenderli per il loro verso e guidarli con la bontà (cioè con amore disinteressato) a diventare “buoni cristiani ed onesti cittadini”. Tale pedagogia non si basa sullo studio e applicazione di regole precise quanto su una mentalità, una disposizione d’animo e una dedizione in grado di coinvolgere l’intera vita.Qui il Cristianesimo è visto nella sua vera essenza, cioè come un dinamismo vitale, concreto, come dovrebbe essere vissuto da ogni persona che si professa cristiana. Tre erano i cardini del metodo educativo di don Bosco: ragione, religione, amorevolezza. Questi assieme alla sua costante attenzione al peccato dei ragazzi, vera piaga in grado di minarne la crescita. Ragione. Porre la ragione al centro dell’educazione umana significa, essenzialmente, credere nell’uomo, nella sua capacità di apprendere, di decidere liberamente. È un atto di fiducia e ottimismo nella persona. Contrapposta alla ragione è l’istintività, anche emotiva: bella, certo, ma può giocarti dei brutti scherzi. Religione. Un elemento molto importante, in quanto orienta l’uomo a Dio e lo rende capace di amare. Eppure anche davanti alla religione, la ragione ha la precedenza. Diceva infatti don Bosco: “mai obbligare i giovani alla frequenza dei Sacramenti, ma incoraggiarli e facilitarli nell’approccio a Gesù, facendo notare la bellezza e la santità di quella religione che propone mezzi così semplici per costruire una società civile”. Amorevolezza. È la base di ogni azione educativa, ma “non è sufficiente amare i giovani, occorre soprattutto che i giovani stessi si sentano amati”. E ancora, viceversa, “ognuno si faccia amare per educare i giovani”. Educare ” quindi un donarsi in modo gioioso, trasmettendo gioia e serenità proprio con il dono di sé. Questo amore si manifesta in una accoglienza del giovane così come egli è, con i suoi difetti e i suoi pregi, nella sua unicità. Il bene dell’uomo consiste nel suo perfezionamento: tutto ciò che non costruisce e non perfeziona è deviante dalla vera finalità della vita dell’uomo. “Renditi umile, forte e robusto”. “Non con le percosse, ma con la mansuetudine e l’amore”. “Amare, comprendere, compatire, perdonare”. “Se uno non accetta sé stesso, anche con i propri limiti, non può essere disponibile per gli altri: rimane inceppato nelle sue difficoltà.”. Questo però non significa “non tentare di migliorarsi”… “Volete fare una cosa buona? Educate la gioventù. Volete fare una cosa santa? Educate la gioventù. Volete fare una cosa santissima? Educate la gioventù. Volete fare una cosa divina? Educate la gioventù. Anzi questa, tra le cose divine, è divinissima”.
Grande intuizione di don Bosco è il suo metodo educativo preventivo, che vede nel peccato del giovane il vero nemico da combattere. Siccome è difficile da spiegare a parole, riportiamo uno stralcio di uno degli scritti principali di don Bosco (l’italiano è quello di 130 anni fa, ma è comprensibile). […] Due sono i sistemi in ogni tempo usati nella educazione della gioventù: Preventivo e Repressivo. Il sistema Repressivo consiste nel far conoscere la legge ai sudditi, poscia sorvegliare per conoscerne i trasgressori ed infliggere, ove sia d’uopo, il meritato castigo. Su questo sistema le parole e l’aspetto del Superiore debbono sempre essere severe, e piuttosto minaccevoli, ed egli stesso deve evitare ogni famigliarità coi dipendenti. Il Direttore per accrescere valore alla sua autorità dovrà trovarsi di rado tra i suoi soggetti e per lo più solo quando si tratta di punire o di minacciare. Questo sistema è facile, meno faticoso e giova specialmente nella milizia e in generale tra le persone adulte ed assennate, che devono da se stesse essere in grado di sapere e ricordare ciò che è conforme alle leggi e alle altre prescrizioni.
Diverso, e direi, opposto è il sistema Preventivo. Esso consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti di un Istituto e poi sorvegliare in guisa, che gli allievi abbiano sempre sopra di loro l’occhio vigile del Direttore o degli assistenti, che come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evento, diano consigli ed amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze.
Questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, la religione, e sopra l’amorevolezza; perciò esclude ogni castigo violento e cerca di tenere lontano gli stessi leggeri castighi. […]
Una giovane studentessa di Benevento, Pasqualina Gnerre, ha rilasciato in esclusiva questa bellissima testimonianza sul senso della vita per una ragazza nel XXI secolo:” “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna” (Gv 6,68), rivelò l’apostolo Pietro a Gesù Cristo in un impeto d’amore. Solo Lui, il Cristo, poteva pienamente appagare il desiderio di vita sopito nel suo ardente cuore. Se è vero, come affermava il filosofo esistenzialista Gabriel Marcel, che “amare qualcuno significa dirgli: Tu non morirai!”, fu proprio il Cristo, l’Uomo-Dio, ad aver amato pienamente l’uomo, Lui che aveva svelato ai suoi la vera missione della sua esistenza: “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Sono parole, quelle di Pietro, sgorgate dal cuore di un uomo, fragile e debole, ma forte della sua passione, del suo desiderio d’amore che non conosce fine. Nella confessione schietta e sincera da parte dell’Apostolo della propria caducità si cela l’intera umanità: ogni uomo, nessuno escluso, è lì accanto a Pietro a fissare gli occhi di Dio perché scrutando in essi possa penetrare direttamente nel Cuore del Signore e conquistare quella vita eterna di cui tutti siamo costantemente in cerca. La domanda di Pietro continua a riecheggiare nell’intimo di ogni persona che ami la vita, la desideri con il cuore bramoso d’amore. Ciò che accomuna ogni uomo, infatti, a qualunque patria egli appartenga, in qualunque epoca egli sia vissuto, è il desiderio possente di vita, di gioia e di bellezza. Non esiste astrazione concepita da mente umana che possa in alcun modo annientare questa aspirazione possente e invincibile che prende forma nei più nobili e naturali sentimenti umani, come l’amicizia, l’innamoramento, il cameratismo, la fratellanza e l’appartenenza. C’è una speranza che muove il cuore degli uomini, li porta ad innamorarsi e a cercare un rifugio, una casa dove poter trovare sempre un focolare, la cui fiamma possa rimanere accesa, come faro di luce nelle tenebre che minacciano la vita: nulla di bello potrà mai perdersi nell’oblìo del tempo. Questa speranza, per quanto fragile possa apparire, nella sua pretesa di vita eterna, rivela una vera e propria vocazione dell’uomo verso Dio. Così Nicolas Kabasilas, teologo ortodosso, si esprime nel suo scritto La vita in Cristo: “Uomini che hanno in sé un desiderio così possente che supera la loro natura, ed essi bramano e desiderano più di quanto all’uomo sia consono aspirare, questi uomini sono stati colpiti dallo Sposo stesso [Dio]; Egli stesso ha inviato ai loro occhi un raggio ardente della sua bellezza. L’ampiezza della ferita rivela già quale sia lo strale e l’intensità del desiderio lascia intuire Chi sia colui che ha scoccato il dardo”. Il desiderio del cuore è la ferita d’amore che Dio ha inciso nella nostra natura. Il desiderio, quell’anelito possente che scaglia i nostri cuori come dardi incandescenti al di là delle stelle, altro non è che una mancanza, che un limite postoci dalla nostra essenza, quel limite che getta il nostro sguardo verso un orizzonte più ampio. Questo perché il desiderio che l’uomo nutre in sé è più grande dell’Universo intero, nulla potrà mai appagarlo se non Dio. “Ci hai fatto per Te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te”, confessava a sua volta, animato dallo stesso identico spirito che aveva divampato nel fervente cuore di Pietro, Agostino di Ippona. Così, come ci rivela lo stesso Dottore della Chiesa, è il desiderio lo strumento che Dio ci ha posto perché potessimo giungere a possedere l’Infinito nella nostra limitatezza: solo il desiderio, con la sua sete insaziabile, la sua smania inarrestabile, può dilatare il nostro cuore fin quando esso non possa possedere Dio. Quel che tocca fare all’uomo altro non è che desiderare secondo il precetto evangelico del “chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” (Lc 11,9), precetto che continua a ricordare all’uomo di tutti i tempi che “il Regno dei cieli appartiene ai violenti” (Mt 11,12). Gilbert Keith Chesterton, nel suo poema La Ballata del Cavallo bianco, scrive che “questo è il modo dei cristiani, / la tempra del guerriero come quella del prete: / lanciare i propri cuori oltre le certezze, / per guadagnare ciò che il cuore desidera” convinto che “anche le tragedie inesorabili non renderanno muti / gli uomini che incessantemente domandano”. Questo slancio verso Dio naturalmente non può che comportare una continua rinuncia di sé poiché nel dilatare il proprio cuore in un impeto di passione, usando la suggestiva immagine agostiniana, non si può che squarciarlo e ferirlo. Ma anche in questo, l’uomo non può che guardare a Dio stesso per scoprire che ancor prima del nostro desiderio d’amore esisteva una passione più rovente, secondo la verità per cui “noi amiamo, perché Egli ci ha amati per primo” (1Gv 4,19). Il nostro amore è scintilla di un Amore ancor più grande: fu il suo Cuore il primo a squarciarsi per amore e tutt’ora la ferita che in esso fu incisa è ancora aperta ed offre ai nostri poveri e deboli cuori, sitibondi di vita, il vino dell’eterna giovinezza a cui tutti aspiriamo con speranza invincibile”.
Stupende infine furono le parole pronunciate alcuni mesi fa dal Vescovo Athanasius Schneider, che fanno ben comprendere nella sua bellezza e nella sua radicalità la missione dell’autentico Pastore sulle orme di Gesu’ Cristo:” Non ho timori o dubbi su eventuali trasferimenti o attacchi perché il senso della mia vita e ogni mia ambizione, consistono nelle verità di Cristo e nell’essere fedele a Dio, e nell’essere riconosciuto da Dio, non dai vescovi, dai media, e nemmeno dal Papa: con la mia coscienza e con i miei voti nel battesimo e nella consacrazione episcopale, ho promesso a Cristo di custodire la verità pura e integra, e persino di essere pronto a dare la vita per essa. Questo è il mio desiderio e il mio obiettivo, non mi interessa ciò che dice la gente. È assurdo temere l’opinione umana perché domani cambia. Devo temere solo ciò che Dio pensa. Le persone passano in fretta, il pensiero di Dio rimane, mi preoccupo innanzitutto di essere gradito a Dio. Sono un vescovo ausiliare di una diocesi, sono felice, e quando il Papa mi trasferirà, accetterò e obbedirò, e in ogni luogo porterò con me il desiderio di difendere la verità. Gli atti di carità diretti a trasmettere la vita eterna al mio prossimo e a trasmettere le verità eterne, per aiutarlo a salvare la sua anima, questi sono gli atti più necessari. Ovviamente esiste poi il dovere immediato di aiutare una persona in difficoltà, che ha fame e così via, aiutare è un atto naturale, deve essere fatto. Ma come cattolici non pensiamo unicamente a fornire cibo e vestiario, dobbiamo anche dare la luce della fede, non bisogna dimenticarlo. Ama Dio prima di tutto, e ama il tuo prossimo come te stesso.
Dio ci chiede di amarlo con tutta la nostra mente, le nostre forze e il nostro cuore; questo Egli ha riservato per sé. Gesù ci ha insegnato ad amare gli altri come noi stessi, e ad amare gli altri come Lui ci ha amati. Quindi dobbiamo amare con l’amore di Cristo. Egli è venuto per salvare le nostre anime, non prima o solo i nostri corpi, e per donarci la Sua verità divina