L’ECONOMIA DEL MOLISE NON DECOLLA, URGE LA REGIONE SANNIO.

(di Giuseppe PACE) Il consueto Rapporto annuale dell’Economia del Molise, presentato all’Università di Campobasso, evidenzia più basse che alte tendenze evolutive. La crisi generale si abbatte anche sul Molise, “il Trentino del Sud” autoappellato dalla casta minoritaria degli indigeni che sta bene e che non emigra come la maggior parte dei molisani. Una Regione piccolissima che potrebbe allargarsi e chiamarsi Sannio. Lo richiede la Storia e le non rare voci che si levano, di tanto in tanto: sia pure nel deserto dei sordi feudi elettorali locali. La Regione Sannio comprenderebbe l’intero territorio molisano più l’intero territorio beneventano, l’alto casertano e lembi del Lazio ciociaro, dell’Abruzzo chietino e della Puglia foggiana, per giungere ad un milione di Sanniti e non più solo 300 mila, meno di un quartiere metropolitano di Milano, Roma e Napoli. Urge pertanto che il popolo del Sannio storico indica un referendum per ridefinire i confini regionali. A promuoverlo dovrebbero essere alcuni Sindaci illuminati dalla cultura e non solo riverbero di cultura politica dei pochi paludati da anni nella casta politica molisana, casertana, ecc.. Farebbero eccezione non pochi politici beneventani a cominciare da Clemente Mastella, che per il Sannio ha sempre spezzato una lancia a favore e non contro. Adesso, come neo Sindaco di Benevento, potrebbe pilotare l’istituzione della Regione amministrativa Sannio per onorare quella storica esistente. Ma vediamo cosa dice il Rapporto citato, messo in piedi dalla Banca d’Italia: “Tra il 2007 e il 2014, il calo del prodotto in Molise è stato del 14,8 per cento, assai più marcato rispetto a quello medio del Mezzogiorno e del Paese (rispettivamente, 12,7 e 9,0 per cento); vi ha contribuito la crisi strutturale di alcuni dei tradizionali comparti di specializzazione della regione”. Quando precisa, invece, che “A Campobasso le difficoltà si sono concentrate nel comparto avicolo, dislocato nell’area interna della provincia, mentre a Isernia hanno riguardato l’industria dell’abbigliamento e il comparto metalmeccanico” si riferisce alla ex SAM di Bojano in perenne crisi per incresciose operazioni di scarso livello imprenditoriale. Nella piana di Bojano le diverse decine di capannoni avicoli si sono dovuti arrangiare offrendo il prodotto a destra e a sinistra del panorama avicolo nazionale. Ovviamente il Molise batte cassa a Roma, come sempre. Ecco il testo:”Le ripercussioni occupazionali hanno indotto l’Amministrazione regionale a richiedere al Ministero dello Sviluppo economico il riconoscimento di una situazione di crisi industriale complessa, ai sensi del decreto legge 83/2012, che prevede la definizione di accordi di programma finalizzati alla riconversione e riqualificazione industriale. A tal fine, è stata individuata un’area che comprende 65 comuni dell’area interna del Molise, dove si concentravano gli insediamenti industriali; nell’agosto 2015, il Ministero ha accettato la richiesta, riconoscendo la gravità della crisi e “l’impatto significativo sulla politica industriale nazionale”. Al settentrione quando parlano di sprechi di pubblico denaro prendono il Molise ad esempio, che dovrebbe avere solo 4 Consiglieri regionali e non 5 volte di più, mentre la quasi regola al settentrione è uno ogni 100 mila residenti. Nell’ambito del sistema produttivo, il numero degli addetti dell’industria nell’area di crisi è diminuito in misura più intensa (-25,8 per cento; -18,3 nel resto del Molise). Nel 2015, le esportazioni di merci della regione sono aumentate del 36,1 per cento a prezzi correnti rispetto al 2014, trainate dall’incremento assai consistente di vendite di prodotti metallurgici; al netto di questo comparto la crescita sarebbe stata inferiore rispetto a quella media nazionale, pari al 3,8 per cento. Le esportazioni della chimica e dei mezzi di trasporto hanno accelerato; quelle dell’industria alimentare, dopo anni di intensa crescita, sono calate invece del 16,9 per cento. L’aumento delle vendite all’estero dei prodotti metallurgici ha condizionato anche la dinamica a livello geografico, determinando una marcata crescita verso i paesi extraeuropei. Le esportazioni verso i paesi dell’Unione Europea sono invece leggermente diminuite, risentendo della flessione di vendite verso la Germania e la Francia, solo in parte compensate dall’intensa crescita nel mercato spagnolo. Tra gli altri principali paesi di sbocco, le vendite verso gli Stati Uniti sono aumentate di circa un terzo, grazie soprattutto al comparto dei mezzi di trasporto. In base alle stime di Prometeia, nel 2015 il valore aggiunto dei servizi in Molise è rimasto sostanzialmente invariato, dopo l’aumento dell’1,5 per cento registrato dall’Istat nell’anno precedente. Secondo l’indagine della Banca d’Italia su un campione di imprese dei servizi privati non finanziari con almeno 20 addetti, il 63 per cento delle aziende ha accresciuto il proprio fatturato a prezzi correnti rispetto all’anno precedente mentre meno del 30 per cento ha conseguito un calo; il risultato d’esercizio è stato in utile per i tre quarti delle imprese. Il commercio. – Nel 2015 i consumi finali delle famiglie, stimati da Prometeia, sono cresciuti dello 0,3 per cento a prezzi costanti rispetto al 2014, sospinti dal recupero della spesa per beni durevoli; in quest’ultimo comparto i dati diffusi dall’Osservatorio sui consumi di Findomestic indicano un sensibile aumento, trainato soprattutto dall’acquisto di nuove autovetture, che ha più che compensato i minori consumi di prodotti dell’elettronica di consumo e dell’information technology. Anche i dati diffusi dall’Anfia confermano l’incremento di immatricolazioni di autoveicoli che ha riguardato sia le autovetture (17,7 per cento; 7,5 nel 2014) sia il segmento degli autoveicoli commerciali leggeri (12,4 per cento; 4,0 nel 2014). Nel 2015 è proseguito il ridimensionamento della struttura della grande distribuzione. Sulla base dei dati forniti dal Ministero dello Sviluppo economico, la riduzione del 3,6 per cento del numero di esercizi di grandi dimensioni ha comportato un calo del 6,4 per cento della superficie di vendita e del 3,9 per cento del numero di addetti (tav. a9). Il turismo. – Dopo anni di persistente calo, il comparto turistico in Molise ha conseguito risultati positivi. In base ai dati forniti dagli Enti provinciali del turismo molisani e dall’Azienda autonoma di soggiorno e turismo di Termoli, nel 2015 gli arrivi in regione sono aumentati del 3,0 per cento e le presenze del 15,4 per cento, sospinte dalla componente dei turisti italiani (tav. a10). La durata media dei soggiorni è così risalita a 4,2 giornate (3,8 nel 2014). Nel 2015 è proseguito l’ampliamento della struttura ricettiva molisana: il numero degli esercizi è aumentato dell’1,1 per cento, a un ritmo analogo a quello dell’anno precedente. A fronte della stabilità del numero di esercizi alberghieri, quelli extra-alberghieri sono cresciuti dell’1,5 per cento per effetto dell’apertura di strutture di piccole dimensioni. I trasporti. – Secondo i dati diffusi dalla Capitaneria di porto di Termoli, la movimentazione delle merci si è ridotta del 7,5 per cento, risentendo della diminuzione dei prodotti petroliferi imbarcati. È invece proseguito l’aumento del flusso di passeggeri in arrivo e partenza per le isole Tremiti (11,5 per cento; 3,5 per cento nel 2014; L’analisi dei bilanci delle società di capitali con sede in regione, disponibili negli archivi di Cerved Group fino al 2014, ha mostrato segnali di miglioramento della situazione economica e finanziaria delle imprese molisane, dopo le forti difficoltà emerse nel corso della crisi (fig. 1.4a): nel 2014, la redditività operativa, espressa dal rapporto tra margine operativo lordo (MOL) e attivo, è salita al 4,7 per cento (1,5 nel 2013), recuperando in parte il divario con il livello raggiunto prima della crisi (7,3). L’indicatore è rimasto sostanzialmente stabile nel terziario, su valori nettamente superiori alla media (6,7 per cento nel 2014), ed è leggermente salito nelle costruzioni (3,6); nella manifattura, dove hanno pesato a lungo le difficoltà strutturali dei comparti della moda e dell’alimentare, la redditività operativa ha mostrato un netto recupero, al 3,6 per cento. Il grado di indebitamento, salito nel corso della crisi su valori ampiamente superiori a quelli medi nazionali, ha mostrato una significativa riduzione. Nel 2014, il leverage (rapporto tra i debiti finanziari e la somma dei debiti finanziari e il patrimonio netto) è passato dal 62,2 al 58,6 per cento, riflettendo l’uscita dal campione di imprese molto indebitate (soprattutto società non più attive a seguito di liquidazione o procedura concorsuale; fig. 1.4b); per le imprese attive, la crescita dell’indebitamento si è nettamente ridimensionata. Tra i diversi settori, il ricorso alla leva finanziaria è diminuito sensibilmente nell’edilizia, dove si è comunque mantenuto su valori elevati, e nel terziario; è invece rimasto pressoché invariato nella manifattura. Anche gli indici di liquidità sono migliorati. Nel 2014, il rapporto tra attivo corrente e passivo corrente è nettamente cresciuto (109,2 per cento), collocandosi ben al di sopra dei valori registrati negli anni precedenti; l’incidenza delle componenti più liquide sul totale dell’attivo, in crescita già nel 2013, ha raggiunto un massimo storico (5,7 per cento), in una fase caratterizzata da politiche di investimento ancora prudenti. Nel 2015, il mercato del lavoro in Molise ha continuato a mostrare segnali di miglioramento, seppure in misura meno pronunciata rispetto all’anno precedente. Secondo i dati della Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, gli occupati sono aumentati dell’1,4 per cento (2,1 nel 2014, a un ritmo superiore rispetto al Paese (0,8). Nonostante il recupero dell’ultimo biennio, il numero degli occupati si colloca ancora significativamente al di sotto dei livelli pre-crisi. L’incremento occupazionale ha riguardato unicamente la componente maschile, interessando soprattutto i più giovani. Tra i settori, l’occupazione è aumentata nell’industria in senso stretto e nei servizi mentre nel settore delle costruzioni è proseguito il ridimensionamento degli addetti, in atto da oltre un quinquennio. L’occupazione alle dipendenze, dopo un biennio di contrazione, è cresciuta del 5,2 per cento. Sulla base dei dati della Rilevazione sulle forze di lavoro, nel 2015 le retribuzioni orarie nette a valori correnti dei lavoratori dipendenti molisani erano sostanzialmente in linea con quelle del Mezzogiorno, ma più basse del 3,0 per cento di quelle medie percepite in Italia; le retribuzioni mensili nette, pur superando dell’1,8 per cento quelle delle regioni meridionali, erano di quasi 6 punti inferiori ai valori medi nazionali. Nel periodo 2009-2015, in termini reali, le retribuzioni orarie sono diminuite di 0,6 punti percentuali, mentre quelle mensili si sono ridotte del 3,4 per cento. Il tasso di occupazione della popolazione residente tra i 15 e i 64 anni si è così attestato al 49,4 per cento (48,5 nel 2014), quasi 7 punti al di sotto del dato medio nazionale. L’offerta di lavoro e la disoccupazione Nel 2015, la partecipazione al mercato del lavoro è salita dello 0,4 per cento, portando il tasso d’attività al 57,8 per cento (64,0 in Italia). Le persone in cerca di occupazione sono, invece, diminuite del 5,3 per cento; il tasso di disoccupazione è così sceso al 14,3 per cento (11,9 in Italia). La flessione delle persone in cerca di lavoro ha interessato per lo più la componente maschile e i più giovani. Occupazione (numeri indice: I sem. 2007=100) Fonte: elaborazioni su dati Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro. Differenze rispetto a quanto pubblicato in precedenti edizioni del presente rapporto sono dovute a revisioni delle serie storiche. Il tasso medio di disoccupazione di lunga durata, inteso come l’incidenza del numero dei disoccupati da più di un anno sul totale della forza lavoro, si è ridotto di 0,5 punti rispetto al 2014, collocandosi al 9,7 per cento (12,5 nel Mezzogiorno e 6,9 in Italia); la disoccupazione di lungo periodo rappresenta il 67,7 per cento di quella totale (64,3 nel Mezzogiorno). Nella media del periodo 2013-15, quasi un terzo dei disoccupati di lunga durata non aveva precedenti esperienze lavorative e più della metà aveva meno di 35 anni (tav. a14); la quota dei disoccupati in possesso di laurea (15,6 per cento) era nettamente superiore a quella del Mezzogiorno e dell’Italia, riflettendo anche un elevato livello di scolarizzazione delle coorti più giovani (cfr. il riquadro: Percorsi accademici, mobilità e offerta formativa). Nel confronto con il resto del Paese, il tasso di scolarizzazione terziaria dei molisani risulta elevato e i percorsi accademici meno difficoltosi. Tuttavia, con l’inizio della crisi, le nuove iscrizioni universitarie sono calate assai più che nella media nazionale mentre la mobilità verso altre regioni, strutturalmente elevata per gli studenti molisani, si è ulteriormente accresciuta. Sull’istruzione molisana si evidenzia una atavica corsa a fuggire fuori confine per trovare l’ascensore sociale inceppato in casa propria. Si è inceppato perché parentopoli imperversa e i politici nei loro feudi elettorali danno spazio solo ai propri parenti e a qualche galoppino più bravo nel raccogliergli i voti…di scambio! Ma toriniamo a Rapporto.”Tra il 2007 (ultimo anno prima della crisi) e il 2014 le immatricolazioni di giovani molisani di 18-20 anni di età sono diminuite del 20,0 per cento, più che nella media nazionale (-8,0 per cento) e del Mezzogiorno (-16,2 per cento). Vi hanno influito tre fattori: il calo della popolazione residente, quello degli immatricolati sui neodiplomati e, in misura minore, quello dei neodiplomati rispetto ai residenti (fig. r2). In Molise sono tanti i giovani che si iscrivono all’università e abbastanza quelli che, una volta iscritti, arrivano al conseguimento del titolo. Considerando, infatti, le coorti di 18-20enni dell’Anagrafe nazionale studenti del Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca (MIUR) residenti in Molise e immatricolati negli anni 2004-07, emerge che il 53,8 per cento dei giovani si immatricola all’università, il valore più elevato d’Italia, dove la quota è in media pari al 43,3 per cento. Una volta intrapresi gli studi terziari, il 44,8 per cento completa gli studi in corso o al più con un anno di ritardo e il 56,6 entro 4 anni dalla fine del corso; in entrambi i casi il valore è in linea con la media nazionale e notevolmente al di sopra della media del Mezzogiorno. Ne deriva che si laurea in corso, o al più con un anno di ritardo, il 24,1 per cento dei 18-20enni molisani, valore tra i più elevati in Italia; quelli che si laureano entro 4 anni dalla durata regolare degli studi sono il 30,5 per cento (23,9 per cento in Italia; tav. a16). Il vantaggio degli studenti molisani nel tasso di completamento degli studi comincia a manifestarsi già al primo anno di studi, quando il 39,7 per cento di chi si immatricola, nella media delle coorti 2008-2013, ha ottenuto almeno 40 crediti formativi su 60 (38,7 e 31,6 per cento, rispettivamente, la media italiana e quella del Mezzogiorno) mentre soltanto il 9,6 per cento ha abbandonato gli studi (11,4 e 12,6 per cento nelle aree di confronto). I risultati al primo anno sono diversi a seconda del grado di mobilità degli studenti. In Molise, per gli studenti che scelgono di immatricolarsi nel Centro Nord (oltre un terzo del totale) la performance è migliore e in linea con quella media delle regioni del Mezzogiorno; per gli studenti residenti in regione che decidono di iscriversi presso l’ateneo molisano, invece, la performance è più bassa ma comunque elevata nel confronto con gli universitari meridionali immatricolati nella propria regione di residenza”. La vicina Campania ad esempio ha problemi e qualità dei servizi più bassi compresi quelli scolastici, come rilevato in un mio libro dedicato al Sannio tutto ma con particolare evidenza al territorio dell’alto casertano che somiglia molto, anche per la qualità della scuola, al Molise e non alla fascia casertano-napoletana, dove l’abbandono sclastico ad esempio è altissimo. Tra il 2007 e il 2014, le immatricolazioni presso corsi di laurea attivi in regione sono diminuite del 25,1 per cento, più che nell’intero Mezzogiorno (22,6). Vi ha influito soprattutto la netta riduzione della quota di immatricolati molisani che decidono di studiare nella stessa provincia di residenza o al massimo in regione (tav. a18). Le immatricolazioni verso atenei extra-regionali si riferiscono soprattutto a università del Centro Nord e riguardano studenti con voto di diploma mediamente più elevato (tav. a17). La distanza media tra luogo di residenza e quello di immatricolazione è salita da 132 km nel 2008 a 177 km nel 2014, rimanendo però al di sotto di quella media del Mezzogiorno (182 km; tav. a19). La mobilità degli studenti dipende anche dalla disponibilità – in termini di quantità, differenziazione e qualità – di corsi di laurea in prossimità del comune di residenza. La quasi totalità della popolazione regionale di 18-20 anni di età può accedere a un corso di laurea a 60 minuti dal comune di residenza; tuttavia, l’offerta formativa in regione è molto meno differenziata rispetto alla media italiana e del Mezzogiorno: non sono coperte tutte le aree disciplinari. In base a un esercizio di valutazione effettuato dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), riferito alla sola attività di ricerca svolta nel periodo 2004-2010, la disponibilità di strutture di qualità appare sostanzialmente in linea con il Mezzogiorno anche se generalmente al di sotto dei valori medi nazionali… Al termine del 2014, in base a recenti stime, la ricchezza netta delle famiglie molisane (consumatrici e produttrici) ammontava a circa 36 miliardi di euro, meno dell’1 per cento del corrispondente aggregato nazionale; essa era pari a 7,6 volte il reddito disponibile lordo (8,7 in Italia). Nel periodo 2005-2014, la ricchezza netta totale, misurata a prezzi correnti, è aumentata del 19,6 per cento, un ritmo superiore a quello dell’Italia (14,2), ma in termini pro capite rimaneva su valori nettamente inferiori a quelli medi nazionali (114.000 euro nel 2014 contro 156.000 in Italia). Le attività reali costituiscono tradizionalmente la parte più rilevante della ricchezza lorda. Nel decennio 2005-2014, in Molise esse sono cresciute del 20,9 per cento a prezzi correnti, attestandosi al 63 per cento dell’aggregato; in termini pro capite erano pari a 78.000 euro (107.000 in Italia). Nel 2014, la componente abitativa delle famiglie molisane superava il 71 per cento della ricchezza reale; lo stock di capitale delle famiglie produttrici (fabbricati non residenziali, impianti e macchinari, ecc.) incideva per il 18,3 per cento, mentre i terreni rappresentavano il 10,4 per cento, un valore nettamente superiore alla media nazionale (3,4). Nell’intero decennio, il valore delle abitazioni, misurato a prezzi correnti, è salito complessivamente del 22,4 per cento, in misura inferiore a quella media nazionale. Insomma il cosiddetto Trentino del Sud, resta con i dati verificati dalla Banca d’Italia, sempre al di sotto della media nazionale. Ma allora questa piccola Regione è capace solo di sperperare più che amministrare meglio i suoi elettori. La cosa più grave del Mezzogiorno ed il Molise non fa eccezioni, purtroppo, è la mancanza di un ascensore sociale che permette ai capaci e meritevoli di salire, senza la protezione del potentato della casta dei politici feudali.

Il sito caserta24ore.it è verificato dall'Ordine dei Giornalisti