Renzi non è Cesare

(Giuseppe PACE, segretario provinciale partito pensionati) I pensionati sono circa un terzo degli italiani e mantengono molti figli e nipoti in cerca di prima occupazione stabile, in un periodo quasi decennale di crisi galoppante. In questi giorni 25 mila padovani aspettano gli aumenti promessi da Renzi ed avallati dai Sindacati. Non molti sanno che dalla Lombardia e dal Veneto sono moltissimi i giovani, soprattutto laureati, che emigrano in cerca di lavoro. Anche in queste due regioni, un tempo ricche, c’è la riduzione del funzionamento dell’ascensore sociale sia per la crisi economica che per l’aumento di “parentopoli” dei politici nei loro feudi elettorali. Già su NordEstquotidiano ho scritto che “Da NordEst si continua a migrare”. Adesso, invece, scrivo della mancanza di pudore di un primo ministro che fa politica di parte e non superpartes come la nostra Costituzione garantirebbe. A parere di molti, nel Veneto sono ancora una larga maggioranza di elettori, Renzi, viene spesso in questa Regione per incrementare il suo partito, non nascondendo minimamente di non essere superpates per il ruolo che riveste. La riduzione di voci libere nel giornalismo italiano e nel Veneto trova riscontro nella mancanza di prevenzione dei numerosi scandali bancari, politici e soprattutto della corruzione, che non accenna a diminuire: il “Mose” ne è stato solo l’apice più eclatante. Bisogna però riconoscere che anche il PD, che nel Veneto è opposizione regionale e di gran parte dei comuni, ha la sua funzione democratica di svelare possibili corruttele e parentopoli, più che corruzione classica: vedi esempi di alcuni Sindaci della Lega che pare “piazzano” le mogli in posti chiave da 90 mila euro l’anno di stipendio, in barba alla meritocrazia concorsuale. I feudi elettorali, di qualunque colore politico, sono pericolosi. Essi vanno visti e controllati dalla società civile e criticati dalla stampa libera, che dovrebbe evidenziare subito le corruttele e i corrotti. Questi ultimi si sentono troppo protetti dall’omertà della casta dei politici che spesso ruba e non si vergogna neanche, come dice la Magistratura e la Corte dei Conti che registra 60 miliardi di corruzione pubblica annuale. Dietro una massa di pubblico denaro, che è res pubblica, deve esserci la pluralità dei partiti democratici, non solo di maggioranza, che tende ad incrementare il consenso. Se vediamo la TV di Stato i presentatori, a grande maggioranza, sono di parte cioè della maggioranza renziana, così i giornalisti dei vari altri mass media. In Italia bisogna copiare gli inglesi con il sistema informativo Hide Park. Ma leggiamo come Renzi, usa la sua carica di primo ministro per incrementare i voti del suo partito con populismo inaudito, da NordEstquotidiano online, di questi giorni: “RENZI E DE MENECH: AGGIORNAMENTO SUL VENETO. Il presidente del Consiglio ha chiesto al deputato un rapporto su economia, campagna referendaria e Mondiali di sci a Cortina. Nominato il garante del PD veneto nella persona di Lorenzo Guerini”. L’occasione della visita nel Trevigiano del premier Matteo Renzi ha dato l’occasione al segretario dimissionario del PD veneto, Roger De Menech, di fare il punto sulla situazione politica ed economica della regione e circa il futuro assetto del partito. Renzi ha voluto da de Menech un rapporto dettagliato sulle questioni più attuali per il Veneto, quali l’economia trevigiana e bellunese, la campagna referendaria in Veneto e l’avanzamento del programma per i Mondiali di sci a Cortina nel 2021, ribadendo la disponibilità del governo a raccogliere suggerimenti e a offrire sostegno dove necessario. «Per quanto permangano diverse preoccupazioni legate a singole crisi aziendali – ha riferito De Menech – nell’ultimo biennio la situazione complessiva è molto migliorata rispetto al passato. In Veneto, la ripresa è più sostenuta rispetto al resto del Paese, trainata dall’emergere di alcune eccellenze che hanno investito molto sui settori di ricerca e sviluppo e da imprese manifatturiere storicamente radicate sul territorio che hanno deciso di puntare sulla manodopera locale per soddisfare l’aumento della domanda. Nei prossimi anni ci attendiamo ulteriori benefici sia in termini di crescita economica sia occupazionale in seguito all’accordo di sinergia tra le università del Nordest stimolato dal programma del governo sulla manifattura 4.0». Per quanto riguarda la campagna referendaria, ha detto De Menech a Renzi, «stiamo operando con decine di incontri a livello territoriale, impegnando i circoli comunali, gli esponenti del Pd, ma allargando il più possibile la platea a chiunque promuova le ragioni della riforma». Infine, il presidente del Consiglio ha chiesto come procede il lavoro sui Mondiali di Sci a Cortina. «Al momento è un cantiere aperto – ha spiegato De Menech -. Siamo impegnati su più fronti contemporaneamente, cercando di mettere insieme tutti i soggetti coinvolti. D’accordo con la presidenza del Consiglio e con il Coni abbiamo definito il Comitato che si occuperà dell’organizzazione e che avrà anche il compito di promuovere l’evento. Poi abbiamo stilato il programma delle infrastrutture necessarie allo svolgimento della manifestazione e un programma di opere per garantire l’accessibilità e la mobilità, nell’ottica tuttavia di fare gli interventi che serviranno le Dolomiti e i loro ospiti anche dopo i Mondiali». Alla manifestazione, ha detto Renzi, il governo tiene molto, anche per dimostrare ai bellunesi, ai veneti e agli italiani che è possibile organizzare grandi eventi in modo sostenibile dal punto di vista economico e ambientale e proficuo per i territori che li ospitano. Renzi ha poi provveduto a nominare un referente per il partito a seguito delle dimissioni dalla segreteria regionale del PD dello stesso De Menech. Il garante è stato individuato nella persona di Lorenzo Guerini, con cui De Menech dice che «ci attiveremo da subito per organizzare la campagna referendaria in vista del 4 dicembre, per aumentare il tesseramento e per organizzare il congresso regionale che dovrà tenersi a febbraio 2017. Ci attendono un autunno e un inverno densi di impegni e di attività. Sono convinto che, l’autorevolezza e l’esperienza di Guerini, aiuteranno il Pd regionale ad affrontare i prossimi appuntamenti con energia e unità di intenti. Dai parlamentari ai consiglieri regionali, dagli amministratori ai segretari di circolo, siamo tutti chiamati a fare la nostra parte. Affrontiamo questo momento con la consapevolezza che il referendum sarà un punto di svolta non tanto per il Pd, quanto per il nostro Paese». Fin qua la cronaca, ma quando bisogna ancora crescere democraticamente in Italia? Parecchio, eppure siamo in Democrazia da circa 70 anni. Un prof. pensionato romeno, mi disse un decennio fa: “Voi in Italia siete in una Democrazia cresciuta, noi siamo ancora in fasce poiché la dittatura è finita da poco tempo” Dalla fine del 1989 anche i romeni abbatterono la dittatura uccidendo il dittatore come fecero nel 1945 gli italiani. Quel prof romeno però non sapeva che alla nostra dittatura fascista e non comunista (entrambe stataliste) era si cambiata da più di mezzo secolo, ma si era sostituita con una partitocrazia che appare spesso più patologica per la società che fisiologica. Perché? Perché spesso, troppo spesso purtroppo, si assiste a tangentopoli e parentopoli, laddove i feudi elettorali sono con meno ricambio al potere delle responsabilità democratiche. Dappettutto sembra che nei piccoli Municipi italiani- al sud, come al centro e al nord- l’assunzione negli Enti Locali decentrati avviene con modalità clientelari, soprattutto dei capi settori e dei Tecnici dell’urbanistica. In alcuni Municipi, non piccoli, del Veneto, hanno vinto concorsi, ”pilotati”, addirittura le mogli dei primi cittadini. Ecco allora che l’ascensore sociale, anche a NordEst, comincia a non funzionare più, mentre funzionava meglio negli anni del boom economico 1953-1973 che in Veneto è durato circa 15 anni di più. In economie più attardate la corruzione è più evidente, in quelle avanzate meno. Durante il miracolo economico italiano l’ascensore sociale funzionava perché l’economia si espandeva in modo quasi esplosivo, vi erano concorsi comunali in Veneto dove il numero dei posti era superiore al numero dei concorrenti. Qualcuno lo spiega anche con lo stipendio più basso dei comunali rispetto a quello delle aziende private dove gli indigeni accorrevano di più. Ma ciò riguarda anche il fenomeno della meridionalizzazione dei posti pubblici in quel periodo di boom poiché nel Sud il miracolo economico era molto in ritardo (e forse non vi è mai giunto tranne che sulle fasce costiere di alcune regioni). Nel Sud, in gran parte, il boom vi è stato, ma solo di consumismo di merci e servizi prodotti al nord. Ma veniamo all’oggi, gravido di democrazia bloccata che qualcuno vuole sbloccare con il presidenzialismo all’italiana, pardon alla renziana. Il padovano come il veneto e l’italiano soffre in un ambiente di crisi diffusa, di aumento dei poveri, di aumento delle pensioni sociali, di malgoverno dei flussi migratori sia nostrani che stranieri (come i poveretti dei barconi nel Mediterraneo, spesso pilotati dalla malavita). Abbiamo bisogno di una crescita economica reale e non populista e solo annunciata per TV da Renzi e dai suoi ministri fedeli al capo. In Veneto Renzi ceca di arginare il consenso leghista (che supera ancora ampiamente il 62% se si sommano i voti dati a Zaia e a Tosi alle ultime elezioni). Cerca di convincere, riuscendoci, Tosi, a votare Si al referendum di dicembre c.a., viene spesso in Veneto per riscaldare il motore del suo PD che ha sacche di bersaniani, cuperlani e forse anche di dalemiani che sono orientati a votare e far votare No al referendum. L’onorevole veneziano F. Casson, del PD, ex magistrato, ha proposto a Renzi, per ridurre le spese pubbliche, di dimezzare il numero dei parlamentari (dimezzando i Senatori e i Deputati, circa 500 in meno). La risposta, a detta di Casson, è atata negativa. Allora qual è la deduzione ragionevole e non emotiva: Renzi non vuole ridurre la spesa pubblica, ma un Parlamento renziano, visto che 17 delle 20 regioni sono a guida PD. Gli italiani lo sanno? Eppure la demagogia sembra imperare e come Renzi fa bere tutto quello che vuole agli italiani”distratti”così qualche Sindaco leghista del Veneto dice che i politici che gli stanno attorno “sono lazzaroni” solo perché non dicono sempre e soltanto signorsi! A volte si ha l’impressione che i nostri politici (soprattutto quelli di professione, cioè che non hanno svolto altri ruoli sociali anche) abbiano quello che in latino si esprime nel seguente modo:”nemo dat quod non habet”, che tradotto in italiano, nessuno dà ciò che non ha. Se fosse vero per il Premier e per qualche Sindaco leghista, sarebbe un’amara realtà! La Democrazia non conosce altre forme di governo se non quella della ripartizione ed equilibrio dei poteri: l’Italia ne ha 3. Due camere che legiferano, un governo esecutivo e una Magistratura indipendente. Abolire una camera eletta dal popolo, il Senato, con un crogiolo di consiglieri regionali e pochi altri, significa fare un presidenzialismo all’italiana, non alla francese, statunitense e romena. I Pensionati non hanno la memoria corta e sanno di volere la Democrazia e non altre forme subdole di democrazia populista. Renzi non è Cesare, non ne ha tutte le qualità. La fama di Cesare è legata alle eccelse qualità personali e al ruolo nella storia di Roma. È stato allo stesso tempo un geniale generale, un abile politico e un grande scrittore. Le sue campagne militari, che estesero enormemente i possedimenti di Roma, sono rimaste un modello per i condottieri e per gli studiosi di arte militare d’ogni tempo. La sua azione politica costituì un esempio straordinario di come un uomo possa giungere a dominare uno Stato. Con l’appoggio delle masse popolari che proteggeva, lusingava e manovrava per i propri scopi, Cesare pose le basi della trasformazione di Roma da repubblica a Impero. Renzi lusingando le masse elettorali, anche in Veneto, vuole la Repubblica presidenziale all’italiana? Attraversando il Rubicone, Cesare disse “Alea iacta est” (“il dado è tratto”). Deciso a riformare le istituzioni di Roma repubblicana assumendo di fatto un potere monarchico, Cesare ormai mirava a stabilire il suo comando personale, come tenterebbe di fare Renzi, ma le sue truppe non sono tutte fedeli e cerca altre truppe… fedeli a Pompeo in Veneto leghista?

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