L’ITALIA PRIMA DEL REFERENDUM PER IL PRESIDENZIALISMO NOSTRANO

(Giuseppe PACE) L’Italia non è una Repubblica Presidenziale, ma Parlamentare. Essa ha due camere, che votano il Presidente della Repubblica. Così fu concepita e votata, a stragrande maggioranza, dai padri costituenti la nostra Repubblica alla fine del secondo conflitto mondiale. La Francia, la Romania, gli Stati Uniti d’America, ecc. hanno l’elezione diretta del Presidente della Repubblica e perciò sono presidenziali. Una riforma della nostra Costituzione andrebbe pensata da un pool di Giuristi e proposta prima al Parlamento e poi al popolo sovrano, che deciderebbe, più informato e soprattutto senza il pressing mediatico di TV con il Capo del Governo, M. Renzi, sempre presente(lo fa rilevare, tra gli altri l’ex Ministro degli Interni e attuale Governatore della Lombardia, Maroni), l’Ambasciatore americano a Roma e infine B. Obama che scende, a gamba tesa, a favore del Si, indiretto, a Renzi nel prossimo referendum, senza quorum. Ma leggiamo la cronaca del recente viaggio negli USA di Renzi e della sua delegazione con il fedelissimo toscano Benigni, sempre dalla parte della Sinistra o ora di Renzi. Le battute, i sorrisi, le citazioni, le continue pacche sulle spalle: tutto in questo viaggio sembra studiato per comunicare un solo messaggio, declinato a due voci. Quella del presidente Barack Obama: «Gli Stati Uniti sostengono con forza le riforme di Matteo Renzi e sperano che questo processo non si interrompa con il referendum sulla Costituzione». E quella del premier italiano: «Le relazioni tra Usa e Italia non sono mai state così forti come in questo momento e l’eredità politica del presidente Obama è una questione che tocca molto anche l’Italia e l’Europa».«Tifo per Matteo, e dovrebbe restare in politica, anche se vince il “no”». Già in altro articolo si è addirittura azzardato il confronto storico tra Matteo Renzi che non è come Giulio Cesare il quale poteva contare sulle compatte e fedeli legioni che lo seguirono oltre il Rubicone. Renzi ha nel suo esercito per il presidenzialismo all’italiana ad oltranza (che porrebbe fine alla Repubblica con l’equilibrio dei poteri) le legioni contrarie dei bersaniani, dei dalemiani, dei cuperliani, ecc.. Lo zoccolo duro dell’ex Ulivo, PCI, cc. Sono per l’equilibrio dei poteri perché fedeli alla madre Costituzione Italiana. Invece Renzi, che esce dalle compagnie democratiche cristiane, che forse lo hanno formato, non è alla ricerca dei voti della sinistra, ma del centro e dei moderati. Le truppe alfaniane, molto legate alle poltrone del potere romano a detta dei suoi elettori che tendono a scendere-secondo i sondaggi di Porta Porta condotta da B.Vespa- sotto il 2,5%, sono sempre fedeli al loro capo toscano. Nel fronte del No al referendum, pure vi sono delle defezioni trasversali ad iniziare dal potenziale veneto dell’11% del leader del Fare, Sindaco di Verona, e già Segretario della Lega Nord, Flavio Tosi, che si è schierato pubblicamente per il Si renzianocentrico. I grillini appaiono i più compatti sul fronte del no, non altrettanto i berlusconiani e il pianeta della destra storica con Fratelli d’Italia in posizione centrale. Cosa fanno i piccoli partiti come quello dei Pensionati. C. Fatuzzo, il fondatore del Partito Pensionati, è schierato pubblicamente sul fronte del No e suppongo la stragrande maggioranza dei pensionati italiani. Quale Segretario provinciale padovano, in carica, sono per il No e per i pompeani che cercarono di contrastare Cesare che abolì la Repubblica di Roma e preparò l’iniziò dell’epoca presidenziale o imperiale. Renzi ha troppe armi moderne tra le sue truppe, gli altri spesso hanno spade e bastoni e il popolo, soprattutto in regioni renziani (17 su 20), come sempre vota chi gli offre una pagnotta di pane e poco companatico. Comunque una vittoria del Si oppure del No spaccherebbe l’Italia e non farebbe certo la declamata stabilità renziana. “Anche tu, Bruto figlio mio” disse G. Cesare mentre moriva dissanguato. Eppure, a parte l’omicidio efferato, da condannare, Bruto era per la Repubblica di Roma mentre le legioni compatte di Cesare varcarono fedeli il Rubicone. Ma Renzi ha legioni favorevoli ed avverse nel suo esercito per il Si al referendum prossimo. Ha dalla sua parte armi potenti e moderne come non pochi msass media gli Stati Uniti d’America con l’Ambasciatore in Italia e B. Obama. Gli altri hanno armi rudimentali ed alcuni solo fragili bastoni e le 17 Regioni renziane sono pronte a dargli il voto? Peccato che questo presidenzialismo cesareo se passa, passa ancora una volta con il voto di noi meridionali, più pronti a rispondere al populismo e ad un pezzo di pane con poco companatico!