Piedimonte M., Bojano e Isernia :le costruzioni devono essere antisismiche

(Giuseppe PACE). Il D.M. 14 gennaio 2008 (Norme Tecniche per le Costruzioni) ha introdotto una nuova metodologia per definire la pericolosità sismica di un sito e, conseguentemente, le azioni sismiche di progetto per le nuove costruzioni e per gli interventi sulle costruzioni esistenti. Il territorio nazionale è stato suddiviso mediante una maglia di punti notevoli, al passo di 10 km, per ognuno dei quali sono noti i parametri necessari alla costruzione degli spettri di risposta per i diversi stati limite di riferimento. La zona 1 è quella di pericolosità più elevata, potendosi verificare eventi molto forti, anche di tipo catastrofico. A rischio risulta anche la zona 2, dove gli eventi sismici, seppur di intensità minore, possono creare gravissimi danni. La zona 3 è caratterizzata da una bassa sismicità. Infine, la zona 4 è quella che nell’intero territorio nazionale presenta il minor rischio sismico, essendo possibili sporadiche scosse che possono creare danni con bassissima probabilità. Costruire, in modo antisismico: case, strade, ponti, porti, aeroporti e dighe, è opportuno e intelligente. Il territorio italiano ha zone sismiche da 1 a 4 di pericolosità. Oltre le paure, è bene agire verso una legislazione che obblighi la progettazione antisismica in gran parte del territorio italiano. Il territorio del centro-sud è in gran parte sismico. Piedimonte Matese (CE), Bojano (CB), Sepino (CB) e Isernia, hanno sismicità da zona 1, mentre Alife e Letino (CE) sono comuni da zona sismica 2. Nel settentrione non tutto è meno pericoloso per i sismi. Più di mille persone in corteo per chiedere scuole sicure. E’ quello che sta succedendo adesso a Isernia dove alunni, genitori, insegnanti e persino l’amministrazione comunale sono scesi in piazza per una grande manifestazione popolare. Tutti insieme, tutti con lo stesso obiettivo: trovare una soluzione per gli istituti della città e renderli a norma qualora dovesse esserci un terremoto. La richiesta delle mamme e dei papà è quella che, oltre alle soluzioni tampone, ci possano essere interventi risolutivi per l’edilizia scolastica isernina. A sfilare, accanto ai genitori e agli alunni di tutti gli istituti della città anche il sindaco d’Apollonio per testimoniare la vicinanza dell’amministrazione e per garantire tutto l’impegno possibile alla risoluzione dell’emergenza scuole. Il corteo, partito poco dopo le 9 da corso Risorgimento, sta toccando tutti gli istituti di Isernia, quelli per i quali vengono richiesti interventi urgenti. Terminerà tra poco in piazza della Repubblica. Qui gli interventi per spiegare a tutti gli isernini i motivi della protesta e per avere un confronto aperto che conduca a soluzioni da mettere subito in cantiere. Sentiamo anche le voci del settentrione nostrano. Il Governatore del Friuli Venezia Giulia, D. Serracchiani, al 40esimo del terremoto in Friuli Venezia Giulia afferma: “Emblema del completamento della ricostruzione. Questa è una giornata importante per la comunità di Venzone e per il Friuli che venne colpito 40 fa dal terremoto. Queste state sono l’emblema del completamento della ricostruzione e sono un esempio per le popolazioni del Centro Italia””. Lo ha affermato la presidente della Regione, Debora Serracchiani, oggi nel duomo di Venzone, in occasione della cerimonia organizzata per il completamento del restauro, effettuato con il sostegno dell’Amministrazione regionale, delle statue dei dodici Apostoli che si trovavano a coronamento del tetto del Duomo di Sant’Andrea, completamente distrutto dalle scosse del terremoto del 1976 e ricostruito per “anastilosi”” tra il 1988 e il 1995, riutilizzando le pietre originarie.””E’ un segnale importante – ha detto la presidente riferendosi a quest’ultimo tassello della rinascita del borgo medioevale friulano – che è simbolicamente rilevante anche per le popolazioni dell’Italia centrale duramente colpite dai terremoti degli ultimi mesi. Il duomo di Venzone è un modello della possibilità di ricostruire dov’era e com’era, addirittura con le stesse pietre”. Il Friuli però ha ancora paesi scoperti da costruzioni antisismiche. Utile appare allo scrivente il Questionario Matteucig, nativo delle Valli del Natisone, dove misurò i segni premonitori sismici del 1976. Il prof. Matteucig (conosciuto a Napoli nel 1984 ad un esame di maturità al liceo scientifico,Caccioppoli) rappresentò l’Italia al Congresso Internazionale sui precursori sismici biologici, a Pechino. “Questo terremoto ci insegna che dobbiamo assolutamente pensare ad un modello di ricostruzione che per scuole, ospedali e edifici pubblici che svolgono funzioni operative, sia improntato a norme antisismiche per fare in modo che reggano a qualunque scossa”. È quanto affermato dalla presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, nel corso della conferenza stampa che ha svolto a Preci, all Centro Caritas, per fare il punto della gestione dell’emergenza a 48 ore dalla scossa di terremoto che ha ulteriormente, e gravemente, danneggiato i principali centri della Valnernina, da Norcia a Preci, Cascia e causato danni anche in moltissimi altri comuni di tutta la regione. Nel corso dell’incontro con i giornalisti la presidente Marini, ha ricordato che “l’Umbria ha subito in due mesi tre distinti terremoti, l’ultimo dei quali ha avuto una potenza che, secondo i dati in possesso dell’Osservatorio Bina di Perugia, non si registrava da mille anni”. Deve essere da monito per scuole, ospedali, case per anziani, ecc., del NordEst, l’affermazione di Cascia Marini, riportata. Costruire in modo antisismico: case, strade, ponti, porti, aeroporti e dighe, è opportuno e intelligente. Il territorio italiano è quasi tutto sismico ad eccezione della Sardegna e dell’Aspromonte. Le Alpi orientali sono carsiche e causano i sismi di crollo di cavità interne dovute all’azione erosiva dell’acqua sul carbonato di calcio formando i fenomeni carsici tra cui le grotte. Quando queste crollano causano i terremoti locali o carsici, che, a volte, possono essere stimolati dai sismi tettonici o derivanti dalla dinamica della crosta terrestre. L’Italia, dopo la Grecia e la Turchia, ha il più alto indice di sismicità nel proprio territorio. Fino a qualche anno fa si pensava che il mantello alluvionale di ci è composta la pianura padano-veneta fosse sufficiente a smorzare i sismi con epicentri nel vicino Appennino settentrionali ed anche delle Alpi orientali. Poi, i sismi recenti dell’Emilia Romagna hanno, in parte sfatato tale errata convinzione. Ma là fu una piccola faglia di profondità, che si mosse. Il primo passo per aumentare la resistenza sismica di una casa è ovviamente la valutazione delle sue condizioni. Il progetto della casa, salvo modifiche e variazioni, fornisce già informazioni molto preziose sulla resistenza della casa ai sismi. Per fare indagini più approfondite sui materiali utilizzati e lo stato dei punti deboli (pilastri, giunzioni tra pareti, commissioni tra tetto e struttura) occorre prevedere piccole demolizioni. Bene è, invece, stilare ed estendere la lista dei comuni anche nel Veneto, nel Friuli Venezia Giulia e nell’Emilia Romagna. Il territorio delle 4 regioni del NordEst ha solo zone 4 (gran parte dei comuni della provincia di Bolzano) zona 3 (gran parte dei comuni della provincia di Trento e molti comuni del Veneto e dell’Emilia Romagna), della zona 2 si trovano sia in Veneto che in Emilia Romagna, mentre in Friuli Venezia Giulia si è in zona sia 3 che 2 ed anche alcuni in zona pericolosissima 1. Oltre le paure giustificate, è bene agire verso una legislazione che obblighi la progettazione antisismica anche in gran parte del territorio del NordEst, che pare eccelli nel rimboccarsi le maniche (come il caso del sisma, con epicentro presso Gemona, del 1976) ma prende sottogamba la necessità delle costruzioni antisismiche. Si badi bene, non assicurano del tutto dai danni sismici, ma da quelli medi e gravi si, resterebbero non curabili solo i gravissimi con Magnitudo 8,5-9. La recente scossa sismica in Centro Italia, di 6.1 di Magnitudo, sarebbe stato prevenuto, al 90% circa, nei danni anche alle case e alle cose. L’ISTAT registra che almeno 2 milioni di case antisismiche sono necessarie in Italia. Costruire una casa antisismica fa salire il costo dal 50% fino al 70-80% del costo di costruzione, soglia rispetto alla quale evidentemente diviene certamente più conveniente la demolizione e la ricostruzione. Molti soldi stanno arrivando nel Molise (dalla maggioranza di Renzi, nonostante le ultime critiche per il No promesso al referendum dal PD molisano) ed in Alto Matese qualche anno fa per le opere pubbliche (scuole in Molise e chiese in Campania) antisismiche. Si spera che il cemento armato non sia lesinato e che si controlli bene, viceversa, San Giuliano del Sannio non ha insegnato!