TEANO. All’Isiss Foscolo una storia di femminicidio. Maria Goretti uccisa a 11 anni con 33 pugnalate

(Paolo MESOLELLA)  TEANO E’ stata uccisa a undici anni con 33 pugnalate al cuore. Quella di Maria Goretti, oggi santa, è una storia di virtù, crudeltà e pentimento. Una storia che ormai rappresenta un brutto caso di omicidio all’italiana. Il primo caso di femminicidio che ha commosso il mondo. Giovedì 24 novembre prossimo in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, nell’aula magna dell’Istituto Foscolo di Teano, si terrà un convegno con il biografo della santa, architetto Ugo De Angelis, che sul “caso” Maria Goretti ha scritto tre libri. Con lui parteciperanno al convegno, che inizierà alle ore 11, anche il preside Paolo Mesolella, la scrittrice Assunta Gneo e la poetessa e pittrice Gianna Formato. Da quel mattino di luglio 1902 ad oggi è passato più di un secolo ma il triste fenomeno del femminicidio è più attuale che mai. In quest’anno giubilare la casa di Maria Goretti è diventata un santuario, la sua porta, una Porta Santa. La casa dove ha abitato Maria Goretti dal febbraio 1899 al 5 luglio 1902, dove la santa bambina ha subito il martirio e ha vissuto i giorni più significativi della sua vita, è stata infatti dichiarata dal vescovo diocesano, Chiesa giubilare. E quella porta, attraverso la quale la piccola Marietta e il suo assassino sono passati tante volte e che ha assistito all ‘assassinio, è diventata Porta Santa. Sui gradini di quella scala che porta al piano dell’omicidio, sono passati papi e cardinali, dal cardinale Ratzinger a Paolo VI, da papa Woityla a Madre Teresa di Calcutta a Chiara Lubich.
Quella porta di legno, quindi, dove la piccola Maria, dodicenne, passò per l’ultima volta il 5 luglio 1902, distesa sopra una barella diretta all’ospedale di Nettuno è divenuta la seconda Porta Santa della diocesi di Latina, e la Cascina Vecchia di Conca è diventata Chiesa Giubilare.
La Cascina Vecchia
La Cascina Vecchia, luogo del delitto, si trova in contrada Ferriere di Conca a dieci chilometri da Latina. In questa cascina il conte Attilio Mazzoleni accolse la famiglia di Luigi Goretti, proveniente da Corinaldo nelle Marche, con contratto di mezzadria. In questi terreni brulli, i braccianti lavoravano la terra 12 ore al giorno con il rischio costante di contrarre la malaria. La loro vita scorreva senza feste, eccetto la partecipazione alla messa domenicale, quando c’era. Una vita di stenti ed un contratto gravoso, avevano già fatto pensare a papà Goretti di emigrare in America, ma morì prima di realizzare il suo sogno, il 6 maggio del 1900. Maria era la secondogenita della famiglia Goretti: nacque nel 1890, due anni dopo Angelo e prima di Mariano, Alessandro, Emilia e Teresa, l’ultima nata nel 1900 e che Maria stava accudendo quando fu colpita dal suo assassino. Maria non ebbe la possibilità di frequentare la scuola per cui non sapeva leggere e scrivere, frequentò solo il catechismo nel 1901 per prepararsi a ricevere la prima comunione. Anche lei come gli altri bambini andava scalza e le scarpe le metteva solo la domenica per raggiungere la chiesa di Conca.
Marietta vittima di femminicidio
Quello di Maria Goretti non è stato un gesto eroico di pochi minuti, ma una continua sopportazione. Alessandro Sarnelli importunava la Goretti “usando modi bruschi con lei quando le comandava qualche servizio, nei lavori di campagna e di casa”. Uno stato di pressione e sottomissione che i Serenelli padre e figlio imponevano sia a mamma Assunta che a Marietta perchè, come testimoniò il parroco di Corinaldo “ho potuto arguire che il padre attentasse alla virtù della vedova e il figlio a quella della figlia”. Una violenza psicologica quindi, subita da madre e figlia, che oggi potremmo chiamare stalking e femminicidio.Non era la prima volta infatti che Alessandro circuiva Marietta. Quella mattina infatti era giunto al suo terzo tentativo di abusare della fanciulla ma tutte le volte questa aveva opposto resistenza.
Quel tragico 5 luglio 1902
Il giorno dell’agguato, verso le 14.30 di un sabato pomeriggio, Maria si trova con la piccola Teresa di due anni sul pianerottolo della scala a rammentare la camicia di Alessanro Serenelli, il suo aggressore. Quest’ultimo chiede ad Assunta, la mamma di Maria, di sostituirlo alla guida del carro che schiaccia il favino, per andare a prendere un fazzoletto. In realtà entra nella cascina vecchia, prende un punteruolo e trascina Marietta dal pianerottolo della scala all’interno della cascina in cucina per possederla. “le alza la gonna sul davanti…ed alla sua resistenza le vibra col punteruolo due colpi all’addome…”. Una ferita da punta sopra la mammella destra ed un’altra ferita sulla seconda costola fanno capire che l’assassino per costringerla a cedere, l’ha anche torturata. Poi altri 5 colpi, inferti con un punteruolo di 23 centimetri che fanno uscire fuor dal ventre le budella. Marietta sembra morta, ma non lo è. Riprende i sensi, chiama forte mamma Assunta e cerca di arrivare alla porta chiusa che la separa dalla piccola Teresa che dorme e che sviene svegliata dalle sue urla. A questo punto l’assassino diventa, se possibile, ancora più feroce e ferisce Marietta con altre sette pugnalate “raccolte in un diametro di sette centimetri nella regione dorsale sinistra”. Poi si chiude nella sua stanza. Intanto avviene il primo “miracolo”: nonostante il punteruolo le avesse lesionato il pericardio, il cuore, il diaframma, e forato in tre parti il polmone sinistro e quattro volte l’intestino tenue, Maria Goretti rinviene di nuovo, riesce ad alzarsi, ad aprire la porta, a chiedere aiuto e a dire al padre di Alessandro e a sua mamma Assunta che era stata ferita da Alessandro Serenelli.
I soccorsi
I soccorsi tardano quasi 5 ore e la poveretta giunge in ospedale a Nettuno in condizioni disperate.
L’ambulanza, un carro a quattro ruote trainato da due cavalli, non riesce ad arrivare alla cascina e si ferma sul Ponte del Sant’uffizio intorno alle 17.30 di sera. Maria viene portata in barella al carro ambulanza e dopo 12 chilometri, assistita dalla mamma Assunta, arriva all’ospedale Orsenigo di Nettuno alle 19 di sera. Oggi qui, in Via Orsenigo 1 a Nettuno, nei pressi dell’ospedale, è nata la Tenda del perdono. Perché qui Marietta pedonò il suo assassino. Mentre è distesa sul lettino in attesa dell’intervento, il cappellano dell’ospedale, Padre Martino, la confessa e le chiede se perdona il suo assassino. Lei gli risponde tra dolori lancinanti:”Si, lo perdono e lo voglio vicino a me in Paradiso”. Poi entra in sala operatoria dove l’aspetta un intervento di laparotomia e il medico Perotti ricuce con il filo di seta i lembi di carne come si fa con una camicia strappata. L’operazione le provoca atroci dolori all’addome ma lei continua a perdonare. Alle ore 22 Maria viene portata in corsia nel padiglione delle partorienti quasi a ricordare quel sottile passaggio che c’è tra la vita e la morte, tra la morte terrena della santa e la sua nuova vita che avrebbe dato testimonianza di amore e perdono a tutta l’umanità. Mamma Assunta e papà Mario non possono rimanere in corsia e trascorreranno la notte nel carro ambulanza. Marietta invece, dopo una notte insonne ed una mattinata agitata per il dolore, muore alle 15.45 di domenica 6 luglio 1902 a causa della peritonite settica provocata dalle numerose ferite e dalla forte emorragia. Il povero corpo di Marietta dovette subire anche l’autopsia e fu aperto, come una cerniera, dal cranio fino al pube. Dall’aggressione alla morte Marietta era riuscita a sopravvivere due giorni e questo è stato il suo primo miracolo.
Mamma Assunta a Alessandro
Mamma Assunta non potè partecipare ai funerali che avvennero la mattina dell’8 luglio 1902.
Nei giorni seguenti però Assunta, con gli altri cinque figli, dovette seguire il processo penale a Roma. Ricorda in un’intervista a Padre Gualardi:”Non avevamo neppure da mangiare: nei tre giorni e nelle tre notti che dovemmo fermarci a Roma stemmo sempre in stazione e dormimmo per terra sui mattoni nudi, senza una coperta”. Una vita di povertà e umiltà la trascorrerà anche l’omicida, Alessandro Serenelli, in un convento di frati cappuccini ad Ascoli Piceno: fino alla morte, avvenuta il 15 febbraio del 1970. Quel ragazzo cinico e spavaldo era diventato mite ed umile e Maria era diventata la sua protettrice. Portava sempre con se un quadro con l’immagine della santa che prima di morire l’aveva perdonato e aveva detto che in cielo lo voleva vicino a lei. E lui a questa promessa ci credeva in maniera assoluta.                                                                                                                                                                           Maria Goretti come è stata descritta da Pasquale Felice, il gestore del negozio di generi alimentari di Conca frequentato da Maria dal 1899 al 1902: “Marietta aveva sugli 11 / 12 anni ma ne compariva di più per il suo procace sviluppo. Era bella di aspetto, sveglia, intelligente e molto modesta. Di carattere serio, amante della pulizia dei suoi vestiti, tanto che si distingueva dai figli degli altri coloni… Verso gli altri era cortesissima nel parlare. Non era taciturna né timida. Frequentava abitualmente l’unica Messa festiva che si celebrava nella Cappella di fronte al mio negozio”. LA TENDA DEL PERDONO
La Tenda del Perdono si trova in via Orsenigo 1 ed è una piccola cappella realizzata nella camera dell’ospedale della “Madonna del Buon Consiglio” dove Santa Maria Goretti perdonò il suo aggressore Alessandro Serenelli prima di morire alle 15.45 del 5 luglio 1902. La chiesina a un’unica navata, termina con l’altare donato da Papa Pio XII nel 1947, anno in cui la Goretti venne dichiarata Beata. Al di sopra dell’altare si trova il quadro che nel 1929, il pittore nettunese Giuseppe Brovelli Soffredini realizzò su indicazione della mamma di Maria Goretti Assunta, pertanto raffigura il volto della giovane così come è ricordato dalla madre. Nel 1921 la stanza divenne Casa della Divina Provvidenza. In seguito vi è stata realizzata la Tenda del Perdono che, negli anni, è stata arricchita da numerosi ex-voto per grazie ricevute. IL LIBRO                                                                                                                                                Ugo De Angelis “In quella foto c’è Maria”. Pubblicato da Nane edizioni di Napoli, nel 2015, il libro restituisce l’istantanea del delitto e del suo contesto storico da cui emerge la difficile vita dei contadini dell’agro romano e l’eroismo e la semplicità di una bambina divenuta santa. Una vicenda accaduta un secolo fa ma che ripropone il dramma attuale del feminicidio e della violenza sulle donne. L’autore, architetto e ricercatore ha collaborato con “L’Osservatore Romano” ed ha pubblicato articoli di archeologia industriale e sul territorio della campagna romana.