RENZI NON HA ANCORA CAPITO CHE OLTRE IL 60% DEGLI ITALIANI GLI HA VOTATO CONTRO

(Giuseppe Pace, Segretario Provinciale del Partito Pensionati di Padova). Il dopo referendum non vede ancora i centristi e i moderati compreso il Partito Pensionati- equidistanti da destra e da sinistra- prendere un’iniziativa politica utile al Paese. In alcuni territori italiani come Pantelleria, Sardegna, ecc. la vittoria dei no al referendum ha raddoppiato quella esigua dei si renziani che volevano stravolgere la Costituzione con un colpo di mano oligarchico. Adesso Renzi continua a seguire cattivi consiglieri e non la minoranza interna al suo partito che appare più saggia. La scelta di presentare le proprie dimissioni non appena conosciuti i primi exit-poll, Renzi l’ha compiuta con quel piglio astuto. Riprendendo, in qualche modo, lo stile di Amintore Fanfani, uso a improvvise uscite di scena, il giovane premier italiano ha deciso di continuare la propria battaglia con una mossa che ha spiazzato i professionisti della vecchia e consunta politica. Molti non Pd attendono di vedere come andranno le cose nel Pd, dalla direzione al congresso dopo il diniego di Mattarella di andare alle elezioni senza aver prima riformato la legge elettorale. Se, nonostante un buon numero di navigatori delle correnti, la maggioranza renziana reggerà (e reggerà se si diffonderà la sensazione che il leader ha ancora molte carte da giocare), il percorso sembra tracciato: rifiuto da parte del Pd di ogni governo che non sia di scopo (legge elettorale ed economia) e perciò impossibilità di formare una nuova e stabile maggioranza parlamentare; show down e ridefinizione dei rapporti maggioranza-minoranza con uno statuto delle minoranze che impedisca atteggiamenti e posizioni anti-partito; quindi congresso da celebrare alla vigilia delle elezioni politiche come grande evento mediatico capace di mobilitare le forze che si sono schierate dietro le bandiere del Sì. Un corollario del progetto deve essere rappresentato dalla nuova legge elettorale (Camera-Senato) nella quale abbia un peso prevalente la scelta proporzionale (con soglia significativa) in modo da prendere atto della tripolarità del sistema e da sbarrare il passo alle forze di Grillo&suoi. E poi elezioni generali a primavera. Il futuro politico di Renzi deve fare i conti con oltre l’80% di italiani che gli hanno votato contro a Pantelleria ed altrove, mentre i tirolesi hanno “venduto” il loro si con un connivente silenzio renziano sull’abolizione dei toponimi italiani? Purtroppo i nostri giorni hanno, di nuovo, bisogno di leader? Il referendum ha dato segnali che l’elettore pensa prima di votare e non segue slogan del Premier o di altri. Purtroppo non ci sono, sul proscenio teatrale della politica politicante nazionale, personalità che possano insidiarsi al posto di Renzi. Il Cavaliere ha stoppato Parisi che meritava più fiducia, ma si sa che il Cavaliere quando non vede i iflettori sulla sua faccia non concorda con altri la luce mediatica. Tra i risultati del referendum, va registrata la sopravvivenza di Silvio Berlusconi che, ora, in mancanza di alternative, manifesta l’investitura di Paolo Del Debbio, un intellettuale strutturato, la cui operatività politica è tutta da verificare. La presenza di Berlusconi- sempre pronto a farsi notare soprattutto ora che Salvini lo oscura- offre a Renzi una utile sponda, ma poco praticabile. Non un’alleanza o un progetto comune, ma un riferimento idoneo a evitare la polarizzazione 5Stelle-Pd (speriamo che non avvenga perché sarebbe foriera di instabilità politica ed economica) che, come abbiamo constatato, rappresenta un’alternativa mortale, certo per il Pd, ma, soprattutto, per la democrazia italiana. Dal punto di vista politico, sembra consolidarsi l’idea che i vincitori del No stiano perdendo il post-referendum, non essendo nelle condizioni di trasformarsi in convincente progetto politico. Il futuro è di certo più difficile ma non dobbiamo disperare che, ancora una volta, l’Italia trovi la sua strada. Il Sud ha risposto con dignità al quesito referendario, non ha ceduto alle lusinghe degli 80 euro dati ai poveri: concentrati soprattutto al Sud. Il Mezzogiorno ha dato una splendida lezione di Democrazia al Settentrione, dove Renzi è stato più seguito dalle potenti associazioni di categoria nordiste: industriale, agraria, commerciale, ecc.. Renzi vince in Trentino Alto Adige e in solo 2 delle 10 Regioni rosse: Toscana ed Emilia. Solo 3 Regioni erano e sono a guida non renziana: Lombardia, Veneto e Liguria.Tra le tante curiosità che vanno ad arricchire e a particolareggiare un ideale catalogo degli eventi degni di nota, non si può non elencare il risultato dello spoglio conseguito nel Trentino A.A., dove Renzi ha vinto, e nell’isola di Lampedusa, dove si è registrato un suffragio bulgaro a favore del No: quasi l’80% dei voti. I giovani in Italia, dicono le previsioni e le verifiche successive, hanno votato No, mentre gli anziani Si. Di conseguenza il Partito dei Pensionati avrebbe appoggiato Renzi? Niente di tutto ciò. Il nostro Presidente nazionale, già On. Carlo Fatuzzo, ha dichiarato, fin dall’inizio, il No deciso del partito Pensionati, che si colloca in una alleanza centrista e non di centrosinistra. Il sottoscritto, partecipando ad un assemblea pubblica sulle ragioni del Si e del No a Padova, ha dichiarato, ai presenti, intervenendo per il NO referendario, di essere per la Democrazia Parlamentare e dunque per il No al referendum in condivisione del relatore presente e già 0n. Settimo Gottardo. In Veneto alle scorse elezioni regionali abbiamo fatto alleanza con il Fare di Tosi, che adesso ha appoggiato Renzi, ma noi non c’entriamo in quella sua personale scelta, si spera solo che non si metta ad osannare, anche lui, il 40% dei consensi renziani avuti, ma in Veneto sono meno e i penta stellati non costituiscono maggioranza alternativa al Pd come in altre regioni italiane. Mentre gli italiani bocciano la riforma renziana della antifascista costituzione nazionale, in controtendenza c’è il Trentino Alto Adige dove il Sì ottiene il 59 per cento dei consensi: a Bolzano supera addirittura il 63%. Gli elettori bocciano la riforma Boschi e il presidente del Consiglio annuncia il suo passo indietro. Il fronte dei contrari stravince in Sardegna, Sicilia, Puglia e Campania, mentre il Sì ce la fa (anche se di poco) in Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Toscana. Tra le grandi città che salvano il provvedimento Milano e Firenze, mentre Oristano e Palermo sono i centri dove i contrari raggiungono i picchi maggiori. Da segnalare i risultati delle grilline Torino e Roma: qui passa il No ma con percentuali più basse rispetto alle altre realtà. Adesso a boccie ferme i perdenti cantano la vittoria raggiunta del 40% da conservare per governare ancora! Come anticipato dai sondaggi degli ultimi mesi, Renzi non convince più il Paese e viene punito da Nord e soprattutto al Sud per la scelta di personalizzare la consultazione. L’Italia è andata in massa a votare per, di fatto, mandare a casa il governo. La mappa dei risultati rivela una vittoria del No quasi dappertutto con pochissime realtà in cui il Sì è riuscito a prevalere per motu proprio e per voto di scambio come in pezzi territoriali del nordest. Una sconfitta sul territorio che conferma le difficoltà già riscontrate durante le scorse amministrative e soprattutto mostra un disagio in alcune delle zone del Paese maggiormente colpite dalla crisi economica. I contrari stravincono in Sardegna dove ottengono oltre il 72 per cento dei consensi e Oristano è uno dei centri dove l’opposizione è più marcata: 75,5%. Per trovare un dato così schiacciante bisogna andare nell’altra isola, in Sicilia: qui i contrari superano il 71 per cento e la provincia di Palermo raggiunge addirittura il 72,2 per cento di No al progetto Boschi. E dire che il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini (Pd), era persino stata a cena con Renzi alla Casa Bianca, ospiti d’eccezione di Barack Obama, scelta appositamente dal premier come testimonial dell’Italia (che conta e che vota in un certo modo) in occasione della recente cena di commiato del presidente americano. Non solo: la prima cittadina dell’isola siciliana era stata indicata da alcuni boatos come una possibile candidata in pectore di Renzi a Governatore in occasione delle prossime elezioni regionali. Insomma, un vero e proprio simbolo dell’italianità modello renziano, la prima cittadina di Lampedusa: isola da lei amministrata che però, appena 24 ore fa, alla prova referendaria ha ceduto alla schiacciante vittoria del No opponendo un netto rifiuto alla proposta di riforma costituzionale voluta al premier, oggi dimissionario. Una rappresentante doc della governance dem dislocata sul campo, insomma, Giusi Nicolini: ma evidentemente, su quel campo – che non era certo uno qualunque, ma quello dell’isola per antonomasia presa d’assalto dagli sbarchi di migranti e profughi – si sono innestate altre necessità, altre convinzioni. E non è un caso che sia successo proprio a Lampedusa, il luogo che prima, più e forse anche meglio di altri approdi, si è sobbarcato da subito l’onere dell’accoglienza coatta degli immigrati provenienti da anni da ogni parte del mondo, dando spesso e volentieri esempio di paziente accettazione dei diktat governativi. Eppure ieri, la stessa isola, ha detto No: e non ha retto all’onda d’urto anti-renziana, travolta dalla valanga dei no siglati e rivendicati alle urne. Tanto che domenica nel Comune più a Sud d’Italia e anche d’Europa, quello di Lampedusa e Linosa, il No al Referendum costituzionale ha ottenuto quello che è stato prontamente ribattezzato un «suffragio bulgaro»: il 78,42% dei votanti contro il 21,58% per il Sì. Un risultato sorprendente su cui il sindaco dell’isola Giusi Nicolini dovrà riflettere, e di cui dovrà decodificare il messaggio. Mentre il Sud boccia sonoramente il Premier e le sue smaniose riforme superficiali, il Trentino Alto Adige- a parte le rosse Toscana ed Emilia. Intanto i vertici politici di maggioranza del Trentino Alto Adige non stanno dando sufficiente voce agli italiani che devono subire l’invadenza linguistica e di pretese di doppia cittadinanza altoatesina. Essere discriminati in patria non è democratico e il Trentino Alto Adige, da troppo tempo, sta giocando con la pazienza del popolo italiano che è un popolo saggio, ricco di storia e non ha molto da imparare da quello tedesco, a volte barbaramente lanciato, da pochi pazzi, agli onori negativi della Storia. Gli altoatesini hanno ringraziato Renzi votandogli il suo referendum per trasformare l’Italia in una oligarchia democratica e non farla restare in Democrazia parlamentare. La vittoria schiacciante al referendum data dagli italiani, soprattutto, Meridionali, deve far meditare i facinorosi e soprattutto ai poco italiani, residenti in Trentino Alto Adige, che godono del supergeneroso pacchetto di agevolazioni volute in anni di vacche grasse, ma adesso siamo in quelli di vacche magre!

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