Lettera al Direttore. No all’aborto chimico nei consultori del Lazio

(da Rita Madonna)) Egregio Direttore, ho ritenuto opportuno non disturbarLa continuamente con  notizie in varie lingue e appelli da comprendere e sottoscrivere, ma questa questione mi sembra molto urgente e riguarda proprio la questione per la quale Lei spende molto più tempo di me e si tratta di un ulteriore aggravamento della situazione già creata con la Legge 194 . Con la determinazione 16 marzo 2017, n. G03244 della Direzione Salute e Politiche Sociali, il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, ha istituito un tavolo tecnico per eseguire nei consultori l’aborto chimico tramite RU 486, conosciuta anche come pillola del mese dopo. Zingaretti, che si gloria del fatto che la Regione Lazio è la prima in Italia a voler consentire l’aborto nei consultori, con questa decisione, veicolando il messaggio dell’aborto facile, mette a serio rischio anche la salute fisica e psicologica della donna!

La determinazione non è legittima in quanto contravviene alla stessa Legge 194/78 che impone che l’aborto avvenga in ospedali o in poliambulatori attrezzati dove la donna deve essere trattenuta fino al termine della procedura e la LEGGE 29 luglio 1975 n. 405 che istituisce i consultori familiari non riconosce ad essi la funzione di poliambulatori.
La legge 194/78 attribuisce ai consultori la funzione di rimuovere la cause dell’aborto, offrire alternative e invece la determinazione della Regione Lazio li trasformerebbe in distributori di pillole abortive.
Sia nelle le Linee Guida sulla modalità di utilizzo RU-486 del Ministero della Salute, sia la delibera dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) n. 14 del 30 luglio 2009 impongono che l’aborto farmacologico possa avvenire solo con ricovero ordinario con l’assegnazione di un posto letto e pernottamento presso la struttura fino al termine della procedura abortiva. E’ inoltre detto che l’aborto farmacologico, per l’impossibilità di prevedere il momento della morte del concepito e dell’espulsione di questo, richiede particolare assistenza
Infatti sono stati descritti casi di setticemia seguita da morte dopo l’assunzione della sostanza, in America, in Canada, in Cina. In Italia, in Campania e in Piemonte sono morte due donne, che, dopo aver assunto la prima sostanza in ospedale, avevano firmato le dimissioni e scelto di completare la procedura a casa.
La somministrazione della Ru 486 può anche provocare dolore uterino (79,1%) e severi crampi uterini (80,5%)
– Sanguinamento genitale massivo (1-11%). Sanguinamento uterino che spesso si protrae anche per 10 giorni dopo l’assunzione della sostanza (anche per l’azione dei suoi metaboliti che persistono in circolo per altri 5 giorni dopo la somministrazione). Alcuni casi hanno richiesto emotrasfusione. (Il rischio aumenta soprattutto se la donna si trova costretta ad assumere FANS (antidolorifici) per far fronte al dolore). La Presidente del Movimento PER Politica Etica Responsabilità,  Olimpia Tarzia, consigliere regionale del Lazio, ha presentato un’interrogazione urgente sulla questione, chiamando il Presidente Zingaretti a venire a riferire in Aula ma questi non ha ritenuto opportuno recarsi in Aula a rispondere, delegando l’assessore Visini a farlo in sua vece, segno evidente che non si rende conto di quanto, sia a livello sanitario Allo stesso Presidente delle Regione Lazio Nicola Zingaretti esponiamo qui i http://citizengo.org/it/47701-revoca-determinazione-aborto-chimico-nei-consultori  le suddette ragioni chiedendogli  che venga revocata la determinazione della Direzione Salute e Politiche Sociali, con la quale viene istituito un tavolo tecnico per eseguire l’aborto chimico in regime ambulatoriale nei consultori
Saluti. Rita Madonna

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