Gianfranco Amato sull’otto per mille alla Chiesa Cattolica

(ilMezzogiorno) Riceviamo e pubblichiamo la risposta dell’avv. Gianfranco Amato all’amico giornalista Camillo Langone sull’otto per mille alla Chiesa Cattolica pubblicata sul Foglio: “Carissimo Camillo, ho sempre dato l’otto per mille alla Chiesa Cattolica ma da quest’anno ho cambiato idea. Ho, infatti, l’amara impressione che una certa tiepidezza della Chiesa italiana sia dovuta anche al fatto di dover dipendere finanziariamente dallo Stato laico. E quando la Chiesa dipende da Cesare, risponde a Cesare. Temo che il Potere abbia caldamente invitato la C.E.I. ad essere prudente e cauta nell’affrontare alcuni temi (unioni civili, eutanasia, utero in affitto, ecc.) sotto la minaccia di ridiscutere le modalità del finanziamento pubblico destinate alla Chiesa cattolica (leggi otto per mille). Temo che sia in gioco lo stesso concetto di Libertas Ecclesiae. Agli inizi di novembre dell’anno scorso sono stato inviato in Messico dalla Conferenza Episcopale di quel Paese per tenere una conferenza durante l’Assemblea Generale di quell’organismo ecclesiastico. Ho scoperto una Chiesa davvero libera, coraggiosa, capace di proclamare a voce alta e con la schiena dritta la Verità. Una Chiesa capace di sfidare il Potere. E non credo sia un caso il fatto che lo Stato messicano non destini un euro di contributo pubblico per flinanziarla. La Chiesa messicana è florida e si sostiene esclusivamente attraverso il finanziamento dei fedeli. In questo senso può dirsi davvero libera. Io vorrei anche per il nostro Paese una Chiesa simile! Non destinerò, quindi, l’otto per mille alla Chiesa italiana e, anzi, se fosse indetto un referendum per abrogare il finanziamento pubblico, io voterei a favore dell’abrogazione. Qualche amico prelato mi contesta che così la Chiesa rischia il fallimento e la chiusura definitiva. Bene, io rispondo che accetto il rischio. In quel caso significherebbe che la Chiesa italiana non è un’istituzione sovrannaturale. Evidentemente alcuni prelati – e anche qualche vescovo – non hanno più fede. Molto ci sarebbe da dire anche su come vengono oggi utilizzate – rectius sprecate – le risorse che lo Stato destina attraverso l’otto per mille. Mi limito solo a citare alcune parcelle liquidate ad archistar per la realizzazione di alcuni obbrobri architettonici impropriamente chiamate chiese. E sorvolo su altri sprechi per carità cristiana. Con stima e amicizia.”