Editoriale. Aboliamo la Provincia di Caserta

(Editoriale del Direttore) CASERTA. LA PROVINCIA CHIUDE LE SCUOLE NON A NORMA  A 20 GIORNI DAL TERMINE DELLE LEZIONI . Se la Provincia non serve più aboliamola. Se la Provincia di Caserta non è in grado di mantenere le Scuole Superiori aperte per altri 20 giorni, fino al termine delle lezioni mentre quella di Napoli si, è proprio il caso di abolirla e trasferire tutti il territorio di Terra di Lavoro in Provincia di Napoli. Quella di Caserta, infatti, a quanto pare, sarebbe l’unica a soffrire in maniera così grave, delle conseguenze dell’applicazione della legge 190 del 2014, prodotta dal Ministro Del Rio. Un ministro, del resto, ancora saldamente al governo. A questo punto, poiché la Provincia di Caserta sarebbe l’unica, in tutta Italia, a non essere in grado di approvare alcun tipo di strumento contabile e a garantire l’assolvimento delle funzioni che la stessa legge Del Rio gli ha affidato mente le altre Province, si, (almeno questo si evince dal fatto che finora non hanno e non intendono chiudere alcuna scuola), è proprio il caso di riflettere su quanto già qualche anno fa ha fatto Mussolini o chi per lui. Il 26 maggio 1927,,infatti, Benito Mussolini pronunciò alla Camera dei Deputati il famoso discorso dell’Ascensione. Dopo aver proclamato l’istituzione di diciassette nuove provincie, annunciò la soppressione di una provincia, quella di Terra di Lavoro, che fino all’anno precedente era stata la più vasta della Campania ed una delle più estese d’Italia: “C’è stata una Provincia soppressa che ha dato spettacolo superbo di composta disciplina, Caserta, che ha compreso che bisogna rassegnarsi ad essere un quartiere di Napoli”. Proseguendo, il capo del governo sembrò voler fornire una giustificazione di ordine pubblico. Poi elencò i reati commessi in quella provincia dal 1922 al 1926. E la soppresse. La soppressione della Provincia di Caserta, quindi, fu decisa con il rd del 2 gennaio 1927, firmato da Vittorio Emanuele III, B.Mussolini, A.Rocco e pubblicato nella GU in data 11 gennaio 1927. A proposito della soppressione della Provincia di Caserta, anche recentemente qualche studioso, come Silvano Franco, serio, documentato e antifascista, è stato costretto ad ammettere che “non si può dare un giudizio definitivo sulle ragioni che determinarono tale decisione”. La tesi che si protrae da sessanta anni, ormai, è quella della punizione della classe dirigente, incapace, tiepida, litigiosa, anafascista. Lo stesso mi viene da dire per quello che sta succedendo ora in Terra di Lavoro. E’ vero infatti, che i vari tentativi di porre rimedio al problema della sicurezza, (certificati di agibilità, di antincendio, di staticità e sicurezza nel lavoro), finora in sede parlamentare e ministeriale non hanno dato frutto, ma si poteva aspettare che terminasse l’anno scolastico ed iniziare la protesta per l’inizio del prossimo, perché in questo modo pagano il conto i nostri figli, noi, i docenti e il personale Ata che di tutto questo non hanno nessuna colpa. Quello della scuola, infatti, a nostro avviso, è un servizio ancora più importante della viabilità stradale, dei controlli ambientali, (siamo nella Terra dei Fuochi!), dei servizi idrici ecc. Almeno in questo periodo dell’anno scolastico! Non mancano onorevoli e senatori della nostra povera Provincia che in qualche modo hanno anche contribuito all’approvazione della legge 107/2015 sulla Buona Scuola e della Legge Del Rio. Ci rivolgiamo a loro, smettiamola di giocare a scacchi: se la Provincia di Caserta è alle corde per rivendicazioni salariali, per la conservazione del proprio posto di lavoro a Caserta o per le indagini giudiziarie, aboliamola e finalmente accorpiamoci a quella di Napoli. La smetteremo di essere napoletani di serie B.