Caserta. In intervista al criminologo Maurizio Cusimano

(IlMezzogiorno) CASERTA Intervistiamo il prof. Maurizio Cusimano, antropologo forense e scienziato di fama mondiale nonché’ autore della più importante scoperta in campo criminologico degli ultimi dieci anni. prof. Cusimano, da dove nasce la Sua scoperta? Sono anni che mi batto per la messa a punto di procedure che siano univoche al fine di identificare e riconoscere le persone presenti nelle immagini. Basti pensare che oramai le videocamere di sorveglianza, le foto che tutti facciamo in ogni momento, i selfie o i video che giriamo, possono diventare uno strumento importantissimo per le indagini. Oggi ognuno di noi può essere con il suo smartphone “l’occhio della legge”. La Sua scoperta permette di riconoscere chi o che cosa? Il metodo messo a punto da me con la preziosa collaborazione del mio staff, permette di effettuare automaticamente misurazioni della struttura corporea di un individuo da immagini e di incrociare i dati con un database di milioni di criminali e terroristi. Lotta dura quindi ai cambi di identità, ai nomi finti, ai documenti falsi. Prof. Cusimano ci spiega cos’e’ l’antropologia forense? L’antropologia forense nasce centinaia di anni fa con la necessità di studiare la struttura fisica degli uomini di varie etnie e di classificarla. L’antrolopogo e’ lo scienziato in grado di dire, osservando un semplice osso se e’ appartenuto ad un uomo o ad una donna, l’eta’, l’etnia, lo stato di salute e se vi sono segni di lesioni da trauma o la dinamica di un crimine. Oggi l’antropologo raccoglie la sfida dell’informatica dovendo applicare le sue conoscenze su persone ritratte in immagini e video. Allora mi sono chiesto, anni orsono quando ho cominciato le mie ricerche perché’ non studiare un metodo affidabile che analizzasse la struttura corporea di persone in foto o video? E’ nato tutto così e dopo numerosi anni siamo arrivati al convegno mondiale Experimental Biology 2017. Professore, Lei e’ considerato un’autorità mondiale in ambito forense. Che consiglio darebbe ai nuovi antropologi? Ha intenzione adesso , dopo questo riconoscimento, di lasciare l’Italia come molti suoi colleghi scienziati e ricercatori? Guardi, nonostante una vita professionale molto dura e le numerose delusioni, e pur avendo avuto numerose proposte in passato io credo fermamente che in Italia la ricerca si possa fare e ne sono testimone. Ho recentemente avuto contatti con una famosissima Università Americana ma ho declinato l’invito alla docenza perché’ i nostri giovani meritano il meglio della docenza. Solo così potremo creare gli scienziati del futuro. Inoltre ho sempre collaborato con piacere con Tribunali e Procure di tutta Italia perché’ le indagini sono una cosa delicatissima e la professionalità e la preparazione devono essere sempre al massimo.  Vorrei però ricordare ai nostri giovani che bisogna essere forti verso le delusioni che nel nostro Paese, ancora intriso di clientelismo, sono dietro l’angolo.