Sic transit gloria Mundi, così se ne va la gloria – ma anche la scena- di questo mondo

(Arcangelo Santoro) Sembra proprio che la paternità della frase “Non ci sono più le mezze stagioni”, sia di Plinio il Vecchio. Il grande studioso romano, che morì nel 79 d.C., coinvolto nell’eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei. Se tale fenomeno, quindi, è ormai bimillenario, negli ultimi 40 anni, vuoi per il naturale spostamento dell’asse terrestre, vuoi per motivi che ci sfuggono, se ne sta verificando un altro. Statisticamente, il cambio di stagione, tra inverno e primavera, ha sempre portato con sè un aggravemento delle condizioni generali di infermi e/o anziani. La natura, dopo il “letargo” invernale, si riveglia. Parallelamente, gli organismi tendono a raccogliere le proprie energie per risvegliarsi. Tale mobilitazione, però, a volte si conclude con un esaurirsi di tali energie, con conseguente peggioramento, se non proprio la morte. Sono circa quattro decenni, che il vero passaggio climatico tra inverno e primavera, si verifica nei mesi di maggio e giugno. In tali mesi, si osserva un picco insolito di decessi. Molti anche tra lo nostre conoscenze dirette. In questo periodo dell’anno, ha lasciato questo mondo la mamma di colui che sta scrivendo queste righe. Nell‘anno 2016 è toccato al pugile Cassius Clay; all’attore e cantnate Lino Toffolo e, poco dopo, ad una figura che ha segnato la storia degli ultimi 50 anni della vita socio-politica della nostra Italia: il leader radicale Giacinto Marco Pannella. Come mia figlia mi informò della morte di Pannella, intonai la preghiera più potente in pro dei defunti: il Salmo 129, (conosciuto, anche, dal versetto iniziale, come “DE PROFUNDIS”), così come faccio ogni volta che so della morte di qualcuno. Da quel momento, tutti, ma proprio tutti, si sono profusi in lodi del defunto. Pannella, da vero democratico quale è stato, è sempre stato contro gli unanimismi. Pertanto, pensando di far cosa gradita al defunto, oltre che di rendere un servizio alla verità ed alla storia, dedicherò queste righe ad una esposizione di luci ed ombre.
Cercare prima ciò unisce e poi ciò che divide, è un approccio che non condivido. Ne ho spesso messo in risalto i limiti. Per questa volta, eccezionalmente, lo faccio mio. Riconosco a Pannella il merito di aver difeso quel galantuomo di Enzo Tortora. Aggiungo che è stato l’unica celebrità (oltre al giornalista Antonio Socci) che ha dato un minimo di visibilità alla causa delle tribù degli aborigeni Montagnard dell’Indocina, vittime di genocidio perché cattolici, per opera di regimi comunisti o filo-buddisti . C’è da notare che, da liberale e libertario coerente (ma anche “liberista ” e “libertino”, poi ci torno) è stato sempre critico ed oppositore di tutte le leggi che reprimono LE opinioni, come la legge Fabius in Francia, o, per l’Italia, le leggi Scelba, Mancino, e Scalfarotto. Piccolo inciso sul liberalismo. Non per scomodare Mons. Felix Sarda y Salvani, che nel XIX Secolo scrisse “Il Liberalismo è PECCATO”, ma è chiaro che l’ideologia liberale, è un errore. Negando il valore vincolante della Verità che giudica tutto, anche la libertà, pretende affermare che vero e falso, sono solo opinioni personali. Ne consegue che tutte le opinioni hanno pari valore, anche quando si tratta degli istinti più sfrenati. È un errore, ma i liberali coerenti, appunto, non combattono le opinioni. Normalmente ciò vien in pro di tipi strambi. Qualche volta, però, è l’ultima linea di difesa cui si possono aggrappare i credenti. Torniamo a Pannella. Il suo amico don Mazzi, ha scritto di immaginarselo subito in paradiso, come premio dell’impegno che ha messo nelle sue battaglie. È un giudizio che non posso condividere. Se sta in paradiso, ciò non è dovuto all’impegno che ha messo nelle sue battaglie, ma ad un eventuale atto di dolore e conversione, talmente perfetto, da avergli ottenuto il perdono. Negli ultimi mesi, la rivista cattolica “IL TIMONE” ed il giornalista Camillo Langone, avevano lanciato una campagna di preghiera volta ad ottenerli. Atto eventuale, di cui, però, non ci sono segni pubblici. Il suo amico e collaboratore, Loris Fortuna, primo firmatario della Legge sul divorzio, è morto pentito, penitente e recitando le litanie del Sacro Cuore. Nulla di tutto ciò ha accompagnato la morte di Panella. Nella lettera che ha spedito al Papa, non c’era infatti, alcun accenno a nulla di paragonabile ad una conversione e/o pentimento . La sola esistenza di tale lettera, è stata sufficiente a far si che alcuni “fondamentalisti” dell’ateismo, come il matematico Piergiorgio Odifreddi, hanno parlato di “una triste ombra sull’ateismo del leader radicale e retrospettivamente anche sul suo anticlericalismo”. Pannella, mentre il suo anticlericalismo è stato sempre esplicito e vantato (salvo quando, per motivi elettoralistici, diffondeva le foto delle udienzie avute da Giovanni Paolo II e da Francesco I, e magari, il giorno dopo, andava a manifestare inalberando cartelli con su scritto “NO TALIBAN, NO VATICAN”) non è si mai professato ateo. In realtà è stato peggio che ateo. È stato un esempio di religiosità “fai da te”, di origine massonica. Religiosità che accosta e mischia: Mazzini, Emmanuel Mounier, il vitalismo bergsoniano, l’esistenzialismo, (più di Camus che di Sartre), l’anarchismo “cristiano” di Tolstoj, Ernesto Balducci, il modernismo di Buonaiuti e, ancor di più, di Romolo Murri, ed elementi buddhisti. Già questo, pesa sul destino eterno (oltre che sul giudizio storico). Senza la vera fede, si può piacere a Dio? La Sacra Scrittura dice no. Tanto più che, i comportamenti, privati ed a maggior ragione pubblici, dovrebbero essere coerenti con la fede. Ed i comportamenti pubblici, ci dicono che è temerario pensarlo, il nostro Giacinto Marco, in un posto che non sia di sofferenza. Dobbiamo continuare a raccomandarlo alla Divina Misericordia, perchè si tratta di colui, che politicamente, più di ogni altro, ha contribuito affinché l’Italia smarrisse la sua reale identità per disgregarsi nella dissoluzione morale e giuridica più tragiche. Il filo conduttore delle sue battaglie, è stato proprio il voler trasformare la società italiana in una brutta copia delle giungle d’asfalto anglosassoni. Come hanno detto in tanti, subito dopo la morte, compreso il portavoce vaticano Padre Lombardi, Pannella combatteva per i diritti. Ma si tratta proprio di diritti scimmiottati rispetto al concetto che hanno al rigurdo gli anglosassoni. Tanti diritti “civili”. Meno diritti politici. Zero diritti sociali. I diritti civili per cui si è battutto: (divorzio, aborto, eutanasia, liberalizzazione di alcune pratiche pedofile, liberalizzazione delle droghe), oltre ad opporsi alla Legge naturale, hanno finito con il provocare nella popolazione italiana, buchi paragonabili a quelli delle persecuzioni staliniane in Russia. Tutte le mancate nascite di questi ultimi decenni, sono la vera causa della crisi economica, da cui non ci riusciamo a risollevare. Circa i diritti politici, si faceva un punto d’onore ed un vanto, di aver convinto larga parte dell’opinione pubblica italiana, circa la bontà del sistema elettorale maggioritario, dove chi vince prende tutto e chi perde, perde tutto, sistema che, quindi, dovrebbe garantire la “governabilità”. Gli ultimi venti anni, ci mostrano che, non solo non ha garantito la governabilità, ma aperto la strada ad abusi vari. Diritti sociali. In questo campo, Pannella e la Bonino, sono stati davvero eccezionali. Chi, negli anni ’60 e ’70 e ’80, li considerava di sinistra, si era solo fatto ingannare da certe loro frequentazioni. All’epoca, i loro critici li accusavano di non avere programmi economici. Si sbagliavano. Li avevano, programmi che sono riassumibili così: “concorenza spietata allo stato puro, senza ammortizzatori”. È la logica conseguenza. Se non ci sono una verità ed una morale oggettive, ma esiste solo l’opinione e il desiderio personale, allora l’unico criterio diventa il guadagno. C’è da dire che, quando la Bonino è stata commissaria europea alla pesca, ha saputo difendere gli interessi dei nostri pescatori, infischiandosene dei programmi che aveva presentato al pubblico. Ripetiamo: non spetta a noi giudicare del suo destino eterno. Certo che, tremiamo all’idea di
Pannella al cospetto di Dio. Se Dio gli dovesse far scontare un secondo di purgatorio, per ogni divorzio che c’è stato in Italia, ed un minuto per ogni aborto, già si tratta di ragionare nell’ordine dei secoli. Vogliamo chiudere queste righe, ricordando alcuni particolari:
a) il suo, se non proprio “anticomunismo”, almeno “anti-pcismo”. Il vecchio PCI disprezzava le battaglie radicali, definendole “piccolo-borghesi”. Del resto il sentimento era ricambiato. Pannella aveva ottimi rapporti con i neo-leninisti del gruppo “Avanguardia Operaia”. Portò in Parlamento figure storiche dell’estrema sinistra, come Toni Negri e Mimmo Pinto, ma combatté il partito comunista. C’è da dire che, da questo punto di vista, Pannella ha vinto. Come aveva profetizzato fin dagli anni ’70 il filosofo Augusto Del Noce, il partito radicale, pur restando sempre una minoranza, avrebbe finito per “convertire” alla sua visione del mondo larga parte del vecchio partito di Togliatti. Il PD di oggi è davvero una sorta di “partito radicale” di massa;
b) per 40 anni, si era dato arie da pacifista. Forse la voce secondo la quale le vignette antimilitariste delle “Sturmtruppen” del disegnatore Bonvi, almeno per un certo periodo, erano finanziate da Pannella per prendere in giro i militari, non era solo una leggenda urbana. Poi, improvvisamente, tutto cambia. Nel ’90, durante la Prima Guerra del Golfo, si mise a
fare il guerrafondaio. Cantò le lodi della guerra contro Saddam, con toni degni della “Sola Igiene del mondo” di futurista memoria, sventolando la UNION JACK, la bandiera inglese;
c) consigliamo i nostri lettori di dare un aiuto concreto ad una persona che di Pannella è stato vittima. Il dottor Danilo Quinto, è stato un militante storico del Partito Radicale. Ne è stato pure il tesoriere. Un giorno Dio ha bussato alla sua porta. Si è innamorato e si è sposato. I militanti radicali ben di rado si sposano e più di rado ancora hanno figli. Poco prima della morte, il nostro Giacinto Marco, ha reso noto che, forse, in giro per il mondo ha almeno quattro figli, che non ha mai voluto non solo riconoscere, ma neppure solo conoscere. La moglie del dottor Quinto è una cattolica fervente. Ciò è stato il punto di partenza per una guerra che Panella buonanima gli ha mosso. Ha perso lavoro e tutto. Il miglior modo per aiutarlo è comprare i libri che ha scritto, in particolare :”Da servo di Pannella a libero figlio di DIO” (Ed. Fede & Cultura 2012) e visitarne il sito ( http://daniloquinto.tumblr.com )