ALIFE Sguardo sulla cittadina d’Alife tra ieri e domani nel Sannio Pentro

(di Giuseppe Pace) ALIFE Un uomo politico locale, Giovanni Fappiano, ex Avv. e presidente della Comunità Montana
Matese, sapeva bene che Alife è ubicata nel territorio dell’antica regione storica del Sannio Pentro.
Se si facesse la Regione amministrativa Sannio in sostituzione dell’attuale Molise ingrandendolo del territorio beneventano e del Sannio casertano, Alife diverrebbe una delle prime 10 città e non l’ultima della Campania attuale. L’interferenza delle catene truffaldine della malavita organizzata campana si ridurrebbero non di poco di fronte ad una civiltà più sobria che sa tenere testa ai vizi esa difendere meglio le virtù. Roma, caput mundi, selezionava le mogli Sannite per i consoli di Roma proprio per l’educazione severa da dare ai figli. Alife ha un territorio che è il più esteso tra i comuni del Sannio casertano e con una parte notevole fertile perché pianeggiante ed irrigata. Alife è famosa tra l’altro per le caratteristiche cipolle già utilizzate dai gladiatori della scuola gladiatoria di
Capua, dove si allenava il famoso Trace, Spartaco. Alife ha una dotazione di reperti storici
eccezionale: teatro, criptoportico, necropoli, mura perimetrali, ecc..Essa è al centro dell’omonima
pianura fertile e circondata dal pedemontano matesino ricco di vigneti, oliveti e frutteti vari. Alife è
il comune dal territorio più esteso del Sannio Alifano o Casertano. Gli alifani sono di solo il 20%
inferiori di numero ai vicini piedimontesi. Spesso scrivo sui media del Sannio sia molisano che
campano per sentirmi ancora parte di quell’ambiente sociale da cui migrai. Vorrei anche stabilire
contatti proficui, sia pure su posizioni ideali proprie e non necessariamente affini, con le contrade
native e di prima formazione, leggendo cosa scrivono e dicono i miei conterranei del Sannio
Alifano. Leggo sul media Matese News Informazione del 23 febbraio c.a., un intervento di un
alifano, sensibile al sociale, sulla sua nativa cittadina. Come sempre lo staff redazionale crea il titolo
e la sintesi dell’occhiello o vetrina per fare entrare più lettori possibili. Il contenuto mi è sembrato di
parte, ma in modo chiaro ed inequivocabile poichè precisato bene per onestà intellettuale: il
centrosinistra. L’esternatore fa nomi e cognomi di personaggi politici dell’ampia area alifana e non
solo d’Alife. Convengo almeno su di un punto fermo, che la zona matesina, purtroppo, non ha buoni
referenti politici che sappiano far pesare ai centri decisionali napoletani non i pochi, ma necessari
voti matesino-campani, ma la dignità di chi li dà senza chiedere e verificare un tornaconto come lo è
stato, ingenuamente per i Grillini che non avevano feudi elettorali consolidati o in fase di
consolidamento sia di centrosinistra che di centrodestra. I matesino-casertani soffrono di un
mancato sviluppo e di un’endemica migrazione ed emigrazione per gli scarsi redditi dei residenti i
tutti i suoi paesetti, soprattutto se di montagna alta come Gallo Matese, Letino, Valle Agricola,
mentre i grandi centri civili come Alife, Piedimonte Matese, Gioja S., Caiazzo soffrono di
mancanza di imprenditorialità sana e produttrice della crescita del reddito dei suoi residenti. I carrozzoni clientelari e burocratici, spesso definiti tali da non pochi stranieri e locali, come Comunità Montana, Consorzi
vari, per non dire Ospedali, ecc., sono, purtroppo, afflitti da un’invadente partitocrazia che li blocca
sulla fisiologia, si fa per dire ma sarebbe meglio chiamarla patologia, di assecondare le esigenze del
feudo elettorale cioè no secco all’ingresso della meritocrazia nonostante i concorsi ultimi per
assumere, chi poi dovrà assumere? Eppure Piedimonte M. ed Alife hanno il fior fiore delle
professioni liberali, da me, in parte conosciute di sguencio, negli anni Sessanta e primi anni
Settanta. Spesso scrivo sui media locali anche con il punto di vista multidisciplinare dell’Ecologia
Umana. Qualche ex compagno di scuola, mi ha detto che legge i miei articoli soprattutto quando
scrivo d’Alife, suo paese o città natale. Piedimonte M. ed Alife non sono più paesi, né sono mai
divenuti città. In essi dunque c’è un ambiente sociale ibrido, ma la paura di dire chiaro e tondo il
proprio parere è tanta. Una decina d’anni fa due conoscenti piedimontesi doc, ex docenti ora, mi
chiesero di togliere i loro nomi in un mio articolo che non lesinava critiche al Palazzo municipale
mentre si allungavano i tempi dei lavori della vicina piazza che ospita il monumento ai Sanniti
tramite il Corridore, di fattura greca, del Cila. Non lo feci per abituarli a vincere la codardia, ma
capisco che non volevano farsi notare da un loro cugino nel ruolo alto localmente di politico in
carriera, che poi è stato toccato di sguencio dall’inchiesta “Assopigliatutto”, che diede una botta ad
uno dei nipoti di Dante Cappello che si circondava, più che poteva, di Assessori “Signorsi”, ancora
presenti a ravvivare la sezione piedimontese del Pd deluchiano! Il Sindaco attuale ha cambiato registro in meglio? Inizialmente si, anche se non tutti i suoi assessori pare che brillino di luce propria. Ad Alife, due ex docenti che
hanno fatto e fanno politica anche a Piedimonte M., si rifiutano ancora di utilizzare il computer.
Cosa penseranno e pensano di loro i discenti delle medie superiori locali, che, per stare al passo con
il loro tempo, usano il digitale? Penseranno che sono rimasti docenti che lasciano il segno come una
sorta degli indiani d’America, che chiamavano il treno cavallo fumante! Ma anche a Letino, un 110
e lode alla laurea scientifica degli anni Sessanta ed affetto dal “virus” dell’ideologia marxista
italiana di quegli anni, si rifiutava di usare il computer in un Istituto Tecnico molisano e guardava
male il collega di lettere che lo usava e lo faceva usare ai suoi discenti per ricerche. Che
presunzione considerare la tecnologia negativa solo perché comporta l’antico rischio di non lasciarsi
guidare, o meglio dominare, da essa. Eppure le scuole del Sannio Alifano, come ho scritto nel
saggio citato, dato in omaggio a non pochi letinesi, alifani e piedimontesi, a differenza di quelle
dell’area napoletana, hanno meno abbandono scolastico e più preparazione qualitativa, sia pure con
un notevole gap con il settentrione che l’Ocse-Pisa stima ogni anno puntualmente, trascurando di
distinguere gli studenti del Sannio campano dal resto campano-napoletano. A piazza Carmine di
Piedimonte M. vedo spesso disegni murali interessanti su temi sociali, non altrettanto li vedo ad
Alife, dove le arti liberali sono abbondanti e aggiungerei, che sono più di qualità e produttive. D’Alife ho avuto molti compagni di scuola piedimontese ed anche qualche brava docente di chimica, Avecone, nonché il dinamico e fattivo Don Alfonso De Balsi nativo di Sant’Angelo d’Alife, che “puzza di pecore” ed è stato sempre,
ancora oggi, un punto di riferimento morale, non solo mio, già dai tempi dell’Azione cattolica
letinese. Ritornando all’esternazione politica dell’alifano doc, ho appreso che la S. Palmieri non è
espressione del territorio, ma un mio compagno di classe del 1965-68 piedimontese doc mi dice che
ha studiato, prima dell’università, a Piedimonte M., Ragioneria, pare? Forse non è chiara la sua
collocazione politica a cavallo tra i due centri: sinistra e destra? Convengo che la dinastia
cappelliana con l’On. Dante, non subiva troppo le decisioni dei notabili politici napoletani e faceva
da scudo ai locali afflitti dal morbo ideologico filosovietico del marxismo del Pci e di Rc e Sel poi,
oggi, invece, sono tutti dietro la ex DC nel Pd “deluchiano” e dintorni non solo salernitani! Non è
facile dire chi dei matesini doc ha migliori capacità di guidare lo staff capace di governare uno
sviluppo locale, sempre mancato in realtà, ma prodotto, ad arte propagandistica, da illusionismo
magistrale, anche ai tempi d’oro della magica DC locale e del Golfo partenopeo. Non
dimentichiamo Alife, dove un suo degno e colto esponente, Pietro Farina, ha lasciato scritto cose
egregie su feudi elettorali municipali di quasi un secolo fa. Egli conosceva l’ambiente agricolo e
social più dei nostrani politici di oggi sia dietro De Luca di Salerno che Caldoro, molisano
d’origine, pare. Se vediamo la cronaca recente di entrambi i governatori della problematica Regione
Campania, poco cambia nell’alimentare i loro feudi elettorali, con il manuale Cencelli. Dire che il
solo partito strutturato sia la Lega, mi pare esagerato, ma può darsi che abbia ragione non vivendo
più in loco e andandoci solo d’estate soprattutto. Mi diceva un piedimontese, a metà, e giovane
Avv. Cirioli (lettore, inaspettato e con commento lusinghiero, del mio saggio, stampato a Padova,
del 2011 “Piedimonte M. e Letino tra Campania e Sannio”, non ancora presentato ad Alife) che la
Lega sbancherà alle prossime elezioni locali. Se poi sia più o meno capace il primo cittadino di
Prata S. o di San Potito S.-come sostiene l’alifano esternatore- non sta a me dirlo perché non li
conosco minimamente se non attraverso le palesi cordate partitiche locali. Palmeri, Cappello,
Imperadore, Conte, Cusano, De Rosa, De Luca, Caldoro, Loffreda: tutti i nomi…si proprio tutti
nomi noti e stranoti della politica locale, ma i nuovi e giovani dove sono? Di positivo ed alifano
sembra essere la notizia della prossima approvazione del bilancio 2019 della locale Banca Capasso
che opera bene da 107 anni, come scrive anche Mario Gerevini – Corriere della Sera 12/02/2020.
Gerevini scrive che il 2019 conferma una banca al sud che chiude i bilanci in utile, ogni anno,
ininterrottamente, da prima che iniziasse la guerra del 1915-’18. E c’è una famiglia del sud che da
sempre controlla quella banca. Dimentichiamoci la Popolare di Bari e gli Jacobini che sotto gli
occhi distratti di controllori e soci hanno governato e “succhiato” milioni di euro fino allo schianto.
La faccia pulita, non l’unica, del credito meridionale è un piccolo gioiello “perso” nelle terre dei
Sanniti, ai piedi del Massiccio del Matese, provincia di Caserta. 107 volte col segno +.
L’amministratore delegato si chiama come la sua banca e – direbbe Gabbani – viceversa. Sede ad
Alife, filiali a Piedimonte Matese e altri due paesi vicini (Faicchio e Riardo pare). Tra poco
l’assemblea approverà il bilancio 2019: sarà il numero 107 con il segno più. Nessuno come loro in
Italia, in Europa e probabilmente al mondo. La Banca Capasso Antonio (proprio così: cognome e
nome come se fosse l’appello a scuola) è stata creata da un ragazzo di 24 anni nel 1912 e ora è
gestita dal suo bisnipote Salvatore Capasso, amministratore delegato dal 2000. Di questa banca
locale ho scritto bene nel mio saggio citato e in successivi articoli su questo media e d’altri per il mecenatismo scolastico di S. Capasso verso i giovani studenti del medio Volturno, capaci e meritevoli privi di mezzi. Egli sopperisce alle carenze statali scolastiche di poche o inesistenti borse di studio. Insomma in un ambiente matesino-casertano pare che non ci sia molto da intravvedere e sperare in un futuro migliore, come dice, più realisticamente, l’esternatore alifano suaccennato. Noto nell’area matesina del medio Volturno, diversi Sodalizi culturali locali che non rinnovano da decenni le presidenze, che diventano a vita! La Democrazia richiede un fisiologico ricambio e
rinnovo di responsabilità, se non c’è significa che è quasi “dittatura” e in tale atmosfera culturale
anche una piccola critica dà, agli indigeni critici, il segnale di lesa maestà, mi disse recentemente un
amico e quasi coetaneo piedimontese doc. Si ribadisce che l’Ambiente è un insieme di Natura e
Cultura e non è affatto solo quello naturale, come molti continuano a credere. Analizzare l’ambiente
è compito anche dell’Ecologia Umana, scienza di sintesi interdisciplinare ed anche
transdisciplinare. Ma leggiamo un po’ cosa scrive il medico e Scriptorum Loci, G. G. Caracciolo,
che pur da me apprezzato bene, non mi pare che gradisca toccare i problemi tutt’ora esistenti
nell’amministrare meglio o di indicare strade di sviluppo con volani come la prospettata, da me,
Galleria del Matese. Si tiene distante dalle passioni politiche anche nell’illustrare il Consorzio di Bonifica del Sannio Alifano, ma ad ognuno la scelta di campo nell’informare e formare il lettore: ”Così cominciarono gli impianti di bonifica del Consorzio di bonifica del Sannio Alifano. L’agricoltura con prodotti d’eccellenza e le aziende
zootecniche all’avanguardia delle Pianura Alifana e Valle Telesina devono il merito ai lavori di
bonifica fatti negli ultimi cento anni per la regimentazione e la difesa delle acque dei Fiumi
Volturno, Torano, Maretto, San Bartolomeo, Titerno, Calore, Isclero, unitamente alla realizzazione
di canali per le acque piovane e scolanti. Opere imponenti che hanno eliminato zone paludose
infestate dalla temibile zanzara anofele, vettore del plasmodio della malaria, consentendo la
coltivazione ed insediamenti abitativi di estesissime aree prima escluse, improduttive ed insane. In
Campania un primo esempio di bonifica sono stati i Regi Lagni, ampi canali di bonifica per
l’irrigazione dei terreni, realizzati dal 1592 al 1616 da Don Pedro de Toledo ed il Conte di Lemos,
Vicerè di Napoli per Filippo III di Spagna. Furono amministrati dalla “Giunta de’ Regi Lagni” e poi
dalla” Direzione Generale de’Ponti e Strade”. A questo Istituto nel 1855 nel Regno di Ferdinando II
di Borbone si affiancò l’Amministrazione Generale di Bonificazione. Il Sovrano, vedendo
Piedimonte d’Alife, ricca di industrie indispensabili all’economia del Regno, nel 1842 spese
centomila Ducati per arginare il Torano ed i torrenti Rivo e Valpaterno, suoi tributari, per la
protezione della Città (allora i flussi idrici di questi corsi d’acqua erano notevoli). Il 13 settembre
1857 l’alluvione distrusse tutte tali opere con danni gravi e vittime civili. L’Amministrazione
Generale di Bonificazione dopo quattro mesi deviò il corso del torrente Valpaterno fuori l’abitato di
Piedimonte così come oggi lo conosciamo, irrobustì gli argini e ne ampliò il letto. Nel 1966 ho
assistito all’alluvione che fece uscire l’acqua lungo via E. d’Agnese fino a piazza Roma.
Intervennero i militari per soccorrere i locali”. Sulle alluvioni piedimontesi, del Vallone in
particolare, si interessò il mio piedimontese prof. Ing. Dante Fossa, che aveva acquisito esperienza
tecnica in America Latina. Una mia prof.ssa di lettere a Piedimonte d’Alife, molto capace e
sensibile si chiamava Vanda Carfi, che era la figlia del Direttore del Consorzio di Bonifica locale,
dunque con cultura vasta e spendibile o applicativa. Il Consorzio di Bonifica del Sannio Alifano fu
costituito con Regio Decreto n.8240 del 27 settembre 1927. La prima sede era in Piazza Ercole
d’Agnese nel palazzo ove a piano terra vi è un noto fotografo e la seconda in Piazza Giovanni Caso.
In quegli anni il Consorzio si limitò al controllo degli argini del Torano e del Fiume Volturno con
creazione di canali di irrigazione nella Piana Alifana. Il grande sviluppo del Consorzio si ebbe negli
anni Cinquanta grazie alla Cassa per il Mezzogiorno d’Italia che realizzò l’opere tuttora in funzione,
unitamente alla nuova sede nel Viale della Libertà a Piedimonte Matese, dove il partitismo locale
con i feudi elettorali hanno i loro uomini ben piazzati e non gratis. Alife ha generato Piedimonte
D’Alife, dopo le incursioni saracene di più di 1000 anni fa. Il predicato Matese, scambiato con
quello d’Alife nel 1970, fu un’operazione politica di scarso respiro culturale e di grande
campanilismo piedimontese, ma anche l’alifano Cappello Dante l’assecondò. Qualcuno lo deve pur
dire senza essere tacciato di campanilismo alifano. Si, lo dico io che mi considero, alifani doc
permettendo, alifano adottivo (vi ho abitato con la mia famiglia letinese, ben 6 mesi nel 1964 e in
via San Pietro) ed in modo convinto senza paura di lesa maestà! Idem mi considero piedimontese,
bojanese e patavino, ma anche di qualche città estera. Un paese non basta, scrisse un noto saggista
ebreo, perché ogni mondo è paese, ma questo paese, Alife e non solo, è unico al mondo!