SANNIO. 50esimo da non festeggiare per un predicato antistorico che cambiò Piedimonte d’Alife in Matese.

(Giuseppe Pace,cultore dello studio ambientale in Italia e all’estero). Credo che i miei lettori di questo media casertano e non solo si siano abituati a scansare equivoci su come, ad esempio, intendere l’Ambiente. Esso non è solo natura e difesa ecologica in senso stretto. L’ambiente è un insieme di Natura e Cultura pertanto non è da confondere con il solo ambiente naturale, come fanno, purtroppo, in tanti, compresi i mass media ad eccezione di quelli specialistici come il TG della scienza, e riviste scientifiche, ma non tutte perché alcune si autodefiniscono tali. Preciso ciò per dire al lettore distratto che l’Ambiente sociale, per la sua complessità, non è solo dominio culturale specialistico dello storico, del sociologo o di altri domini, ma è almeno di interesse di studio multidisciplinare o meglio interdisciplinare. Non è facile per non dire impossibile stabilire, con reperti archeologici e documenti storici inoppugnabili, le origine certe degli oltre 8000 comuni italiani. Troppo spesso vi sono più ipotesi, che, se messe a confronto, disorientano chi vuole per forza semplificare e dire che una sola vale. Invece di alcune decine di comuni è possibile saperne l’origine in modo tale da non lasciare dubbi. Uno di questi Comuni era la cittadina di Piedimonte d’Alife che derivava, e deriva ancora per la Storia, da Alife. Alife ha reperti storici a iosa sia del periodo sannitico che romano, dunque precedenti a quelli piedimontesi medievali. Alife ha più profonde radici storiche a partire, di certo, dal glorioso Sannio che si oppose all’espansionismo romano per oltre mezzo secolo prima di soccombere ed essere assorbito. Ad Alife, infatti, si coniava moneta con il bue sacro dei Sanniti, da cui Bovianum Vetus la capitale posta a nord del Matese, oggi Bojano, che riconosceva come tale, oltre al prof. canadese E. T. Salmon e tanti altri illustri recenti, anche il prof. piedimontese D. B. Marrocco, che però caldeggiò il cambio del predicato Alife con Matese per la sua città nativa e di lunga vita. Negli anni Sessanta Piedimonte d’Alife viveva un’epoca d’oro. Era una città in pieno sviluppo con tante scuole, uffici pubblici ed aziende che occupavano non poche persone, come oggi. Gli anni della prima metà del secolo e millennio scorso erano quasi mitici come ho scritto nel mio saggio ”Piedimonte Matese e Letino tra Campania e Sannio”, ma anche come ha sapientemente fatto leggere anche l’Avv. Maria Ranieri Gaetani nel suo più recente trittico dedicato alla sua come mia adottiva città. Quando fu cambiato il nome a Piedimonte d’Alife, studiavo all’Università ed ero preso da altre necessità, ma l’eco del cambio non mi sfuggi e da allora manifestai perplessità e contrarietà ad una decisione così avventata e antistorica. Tale decisione si può spiegare solo con il “fisiologico” campanilismo piedimontese, come di qualunque altro paese, piccolo e grande, delle nostre contrade matesine, che è stato fatto proprio dalla ceto politico del tempo, ma i vertici del partito non dovevano approvare. Ma se allora, nonostante il Veterinario, Gennaro Sorgente che svolgeva il ruolo di Sindaco, ci fosse stato qualche intellettuale o storico dignitoso, avrebbe dovuto opporsi e manifestare il dissenso al cambio del predicato Alife con Matese. Lo stesso politico in auge, Dante Cappello, dobbiamo dedurre che diede via libera all’operazione? Ma essendo un medico e non uno storico di professione si può anche in parte assolverlo, col senno di poi, ma sicuramente fu spinto dalla conta dei voti del suo feudo elettorale (eletto in vari Enti Locali ed anche alla Camera dei Deputati), non vi poteva rinunciare in quanto i voti della vicina città in crescita di Piedimonte erano più di quelli della sua natale Alife (1922). E come se oggi qualcuno proponesse di aggiungere un predicato a Letino, ad esempio “Matese” pur non essendocene la necessità per omonimie di altri comuni italiani. Un media matesino “Matese News Informazione” su cui scrivo spesso, diede risalto al 50esimo anniversario del cambio del nome quasi in modo epico e non storico, mi è parso. Ma vediamo che riportò esattamente quel media matesino: ”Era l’anno 1970 quando l’amministrazione comunale di Piedimonte Matese, sindaco dell’epoca Gennaro Sorgente, annunciava alla cittadinanza con un pubblico manifesto il cambio di denominazione, ovverosia da Piedimonte d’Alife a Piedimonte Matese. Fu il presidente della Repubblica, con proprio decreto del 13 agosto 1970, il numero 711, “a dare forza e valore di legge ad una nostra sentita aspirazone” – si scrisse in quella nota di 50 anni fa. “Particolare ricoinoscimento esprimo al COnsiglio Comunale che voto per il nuovo nome il 19 gennaio 1969 – scrisse allora il primo cittadino Sorgente –  i promotori ed il Comitato cittadino “Pro Piedimonte Matese. Mi è gradito al termine dell’amministrazione da me presieduta formulare l’augurio  che, attraverso l’intelligente e fattiva azione della popolazione tutta, il nome nuovo sappia tradursi i nun programma nuovo, che certamente apporterà alla nostra città maggiore lustro, benessere e prosperità”. Ad Alife (sempre ridente cittadina che cresce di residenti, a differenza di Piedimonte Matese che decresce nonostante entrambe le città abbiano sofferto di molti posti in uffici pubblici e aziende locali fallite o cambiate di comune come l’antico cotonificio, cartiere, centrale idroelettrica, tribunale, ecc.) qualche anno fa parlando con un paio di ex sindaci, notai che erano contrari allo sciagurato cambio, ma non mi è dato sapere se protestarono in sedi opportune per non cambiare quel predicato antistorico e, tutto sommato, geografico. Ci risiamo, in ambienti ad economia più attardata, la logica che incute paura, timore di dissentire a legittime azioni, è, purtroppo, presente. La si potrebbe definire logica del capobranco che fa paura? Ma se ciò fosse vero ed estendendo ad altri ambiti sociali, si potrebbe ipotizzare che in Camp nia, in modo speciale, la Legge non costituisce ancora un’ancora di salvataggio per il cittadino onesto, operoso e perché no anche colto oppure che ha studiato non pochissimo. Ma allora la stessa camorra che non si estirpa nel Mezzogiorno, con più vistosa diffusione in Campania metropolitana, trova ragione di esistere e prosperare, con quel tipo di logica d’intimidazione? Non esageriamo, ma fatto sta che nel 1970 quando le Autorità, lontane da Alife e Piedimonte d’Alife, furono investite del parere positivo da dare o non dare alla proposta avanzata dal Municipio piedimontese, non ricevettero alcuna segnalazione motivata di segno opposto. Devo chiedere ancora al mio ex compagno di scuola alifano che pure ha fatto il Sindaco che ne pensa dello sciagurato cambio solo per moda del momento, dall’entusiasmo di assicurare uno sviluppo turistico di Piedimonte, porta sud del Matese e per campanilismo o meglio becero municipalismo. Forse il mio buon amico ha fatto il Sindaco dopo di quegli anni che di comuni non ”cappelliani” dell’intero Sannio Alifano erano pochissimi, uno era Letino dove i socialisti avevano “espugnato” il municipio dai precedenti monarchici laurini prima e dai democratici cristiani e cappelliani dopo, ma fino al 1963/65. Solo che dopo per migliorare il governo precedente hanno commesso più errori di quelli che volevano evitare, a mio giudizio da letinese natale (1948). Ad Alife c’era un uomo esemplare, colto, con famiglia numerosa e sottoprefetto di Caserta. Si chiamava Pietro Farina e fu, a me pare, anche Maestro di vita politica del Dr. Dante Cappello al quale va comunque riconosciuta una capacità, inespressa dopo, di saper decidere per lo sviluppo locale indipendentemente dai capi del suo partito, napoletani. Ma veniamo all’errore commesso del cambio del nome a Piedimonte d’Alife in Piedimonte Matese. Cosa possiamo fare oggi? Costituire un Comitato che riproponga (in modo circostanziato storico ed ambientale) al Sindaco attuale di Piedimonte Matese, Dr. Luigi Di Lorenzo ( che è pur sempre un nuovo timoniere non cappelliano che ha aperto nuove speranze democratiche), di ricambiare quel predicato? Ma se a fare ciò sono solo gli alifani la cosa potrebbe apparire affetta ed afflitta da un campanilismo inverso a quello che precedette il 1970. E allora? Sono due le sanse in gioco. Lasciare stare il mondo com’è (ricordo il monito di una delle mie zie materna letinesi:”Il mondo come lo abbiamo trovato alla nascita lo dobbiamo lasciare alla morte”, sembra quasi succube del destino dominante ma anche di non tentare di cambiare nulla, ma si sa che quella zia riportava acriticamente il monito ricevuto in eredità orale). Oppure il Comitato promotore può essere con alifani, piedimontesi e di qualunque altro comune del Sannio Alifano, della Comunità Montana Matese, del Parco Nazionale del Matese, ecc. senza escludere chi sta più lontano perché la storia è proprietà di tutti, chi la pensa diversamente è fuori della storia.

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