Durante la pandemia l’aborto non è un servizio essenziale

(da Pro Vita e Famiglia) Gentile Direttore,la nostra petizione intitolata “Durante la pandemia l’aborto non è un servizio essenziale” ha avuto un riscontro inaspettato… È stata citata da “OpenDemocracy”, testata finanziata pesantemente dal magnate George Soros (attraverso la sua “Open Society”): sono preoccupati per questa iniziativa di Pro Vita & Famiglia diretta a bloccare l’aborto a livello nazionale. Stiamo chiedendo al Ministero della Salute e ai presidenti di Regione che l’aborto non sia considerato un intervento indispensabile o urgente, e che pertanto siano interrotte le operazioni abortive, in particolare durante la crisi del Covid-19. Infatti, a causa della pandemia da Coronavirus e della crisi che ne è seguita a livello economico e sanitario, molte Regioni e gli ospedali in tutta Italia hanno rinviato le operazioni chirurgiche non strettamente indispensabili e le attività ambulatoriali non urgenti in modo da liberare risorse e spazio per affrontare l’emergenza.Tuttavia, in una situazione di emergenza nazionale e internazionale nella quale gli interventi chirurgici – talvolta – vengono effettuati solo per i pazienti in pericolo imminente di vita, si continua imperterriti a sopprimere i bambini nel grembo materno e a considerare la pratica abortiva come se fosse un servizio essenziale, indifferibile e urgente. Inoltre, così facendo si sottraggono ulteriori risorse umane ed economiche che potrebbero essere usate per far fronte al coronavirus.
La petizione è stata firmata da decine di migliaia di persone e intendiamo arrivare a 50.000 firme in pochi giorni.
Gli abortisti sono particolarmente nervosi, perché capiscono che la situazione rende più difficile il ricorso all’aborto chirurgico. Perciò, addirittura la Società italiana di Ginecologia ha proposto una maggiore diffusione dell’aborto farmacologico durante l’emergenza coronavirus, anche per “decongestionare gli ospedali”.
Tuttavia, questi propagandatori di morte non si accorgono che molte donne soffrono a causa delle complicanze legate alle pillole abortive: anzi, l’aborto farmacologico comporta maggiori rischi immediati rispetto a quello chirurgico! L’illusione di “decongestionare gli ospedali” è plausibile solo intendessero lasciare le donne con danni alla salute e complicanze senza cure…Perciò chiediamo pure la sospensione dell’aborto farmacologico (RU 486), viste anche le percentuali di insuccesso che ricaderebbero sempre sugli ospedali con grave dispendio di personale e di risorse.

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