Lecco. Al Museo manzoniano ostracizzato il manzoniano Abate Stoppani, esaltato l’antimanzoniano Carducci

(da Fabio STOPPANI) Il 31 luglio scorso abbiamo dato conto delle numerose inesattezze imposte ai visitatori del Museo Manzoniano di Lecco. La segnalazione è stata ignorata dai responsabili del settore cultura/musei della città: l’ex Assessore alla Cultura Simona Piazza e il Direttore scientifico del Museo, Mauro Rossetto. L’8 ottobre, all’appena eletto Sindaco Mauro Gattinoni abbiamo quindi scritto perché intervenisse a correzione di quelli che sono veri insulti alla cultura manzoniana della città. Non abbiamo avuto il piacere di una risposta ma sabato scorso 17 ottobre abbiamo verificato di persona che al Museo è stata cambiata solo l’etichetta della castronata più evidente. È rimasta invariata la data fasulla della nomina di Manzoni a Senatore sul pannello informativo della Sala 9. Invariata la pagina Facebook del Museo: per il divertimento dei due miliardi di utilizzatori della piattaforma, l’erogazione di una pensione a Manzoni viene tuttora presentata come la sua nomina a Senatore.
Invariato il grave falso storico sull’inventato “Saluto al Re” dell’aprile 1860 da parte della Camera dei Deputati, da Manzoni mai scritto neppure in bozza né tantomeno pronunciato, con una grottesca riscrittura del nostro Risorgimento e del ruolo che in esso ebbe Manzoni. I casi sono due: o il Sindaco Gattinoni ha dato indicazione che si cambiasse solo l’etichetta o sono gi indifferentii funzionari museal/museografici che, oltre ai visitatori, hanno voluto prendere in giro anche il neo Sindaco, lasciando invariati, a sua insaputa, i vergognosi errori da noi evidenziati. Con questa Nota n. 2, oltre a una messa a punto sulla realtà storica del contraffatto “Discorso di Lecco” di Carducci, dobbiamo purtroppo segnalare ulteriori imprecisioni inflitte ai visitatori del Museo.
E la nuova “Assessora alla Cultura e Polizia locale” (nonché Vice Sindaco) Simona Piazza che farà?
Farà il suo dovere, rimediando prontamente a questi nuovi insulti alla cultura manzoniana della città?
Suggeriamo al neo-Sindaco di instaurare una normale interlocuzione con i cittadini che segnalano errori e deficienze su argomenti di pubblico interesse — un falso storico al Museo è peggio di un albero pericolante sulla pubblica via. Quando un cittadino gli scrive (soprattutto se per posta certificata) gli risponda!
Sono sufficienti poche parole: “Gentile signore, abbiamo registrato la Sua segnalazione: verificheremo e, al caso, interverremo immediatamente. Le daremo comunque conto delle nostre valutazioni nel merito. Grazie per l’attenzione al patrimonio collettivo”. L’appena eletto Sindaco Gattinoni non si è presentato come il “Sindaco di ciascuno”?
E allora!. NOTA 2 «Dal Monumento a Manzoni in Lecco, strappata l’anima lecchese»
Al Museo Manzoniano di Lecco ostracizzato il geniale e generoso manzoniano Abate Stoppani, esaltato l’antimanzoniano e travisatore Carducci. Nella narrazione sul Monumento a Manzoni in Lecco cancellati fatti, protagonisti, documenti della città e il suo stesso nome. Messo invece in risalto l’antimanzoniano Giosuè Carducci e il suo contraffatto “Discorso di Lecco”! Cancellato il lecchese Abate Antonio Stoppani che per vent’anni ne fu mente, anima, cuore e braccio, con l’intelligenza dell’arte e la tenacia del bronzo ricordando all’intera Italia: “Lecco città di Manzoni”. Cancellato lo scienziato darwiniano Gaetano Negri che per 90 minuti ne tenne il bel Discorso inaugurale, iniziandolo e chiudendolo col ricordo dell’Abate Stoppani.
Cancellati i lecchesi Antonio Ghislanzoni e Mario Cermenati che ne furono intelligenti ed efficaci promotori a fianco di Stoppani. Cancellata infine la ricca, unica, originale documentazione che illustra come l’Abate Stoppani e la città progettarono, promossero e realizzarono il monumento a Manzoni e al romanzo “I Promessi Sposi”.
Diecine di manifesti anche esteticamente avvincenti; centinaia di documenti degni di un affascinante e tutto lecchese snodo del Museo Manzoniano: un nucleo di vera cultura lariana per spingere italiani e stranieri a visitare e amare Lecco, città del Manzoni e dei Promessi Sposi. Messo in evidenza invece Giosuè Carducci, sempre anti-manzoniano, spesso in modo ottusamente goliardico. Valorizzata una sua gherminella letteraria, pomposamente titolata “Discorso di Lecco”: 686 parole scritte nel pomeriggio di mercoledì 14 ottobre 1891 rimangiandosi le lodi da lui fatte domenica 11 ottobre all’uomo e al politico Manzoni, in uno dei dieci brindisi serali, a inaugurazione conclusa da un pezzo. Una doppia rivoltatura di gilet, poi addirittura spacciata come “DISCORSO INAUGURALE”, a irrisione della buonafede altrui e della memoria collettiva. Contestato con clamore per le giravolte politiche, deriso per ingenue vicende editorial-amorose, braccato per un conflitto di interessi proprio su Manzoni (anche per lui escluso dai libri di testo dell’intera nazione), in quella domenica 11 ottobre 1891 a Lecco, Carducci cercava all’ombra del Monumento di Manzoni meno conflittuali riposizionamenti. Per tutta la cerimonia di inaugurazione del Monumento confinato al silenzio dai manzoniani sodali dell’Abate, il “Vate della Terza Italia” poté parlare solo ai brindisi della cena serale — ce ne furono altri nove, tutti pronunciati in una euforica e chiassosa confusione.
Pressato dall’ambiente cortesemente ostile, e certo già carburato come gli piaceva, parlando per non più di tre minuti rivoltò il gilet, dicendosi da sempre entusiasta ammiratore del Manzoni non solo artista, ma uomo e politico. Nulla disse invece sul senso del monumento e, proprio come il clero reazionario, tacque sull’Abate Stoppani, scomparso ormai da dieci mesi ma indiscusso protagonista di quell’11 ottobre 1891.
Nei resoconti giornalistici relegato nelle note di colore dedicate ai brindisi di fine giornata, per il troppo repentino e radicale voltafaccia venne mordicchiato dal Corriere della Sera che titolò una noticina di poche righe con un “Carducci si ricrede”. Spaventato di se stesso nel vedersi scritto come dal Giusti ne “Il brindisi del Girella”, Carducci fece nuovamente giravolta: tre giorni dopo, mercoledì 14, redasse un testo eliminando le lodi espresse a Manzoni uomo e politico nel brindisi di domenica sera e con Padovani lo titolò e pubblicò su “Il Resto del Carlino” come “Discorso di Lecco”. Pochi anni dopo, in modo sfrontato, Padovani si incaricò di spacciarlo (con il silenzio-assenso di Carducci) come il “discorso inaugurale” del Monumento a Manzoni.
Una doppia e risibile auto-sconfessione aggravata da una poco nobile panzana che, dopo 129 anni, trova ancora volenterosi diffusori. Nella ridanciana Bologna di allora se ne burlarono mettendo alla berlina il “Vate della Terza Italia” come “rivoltatore di gilet”, amante del buon vino.
Ma a Lecco gli ingenui museal / museografi (con in testa il Direttore scientifico Mauro Rossetto e tutta la catena culturale del Comune) ne hanno fatto un elemento di attrazione del Museo Manzoniano.
Si falsa così la verità storica e si cancellano dalla memoria collettiva sia figure centrali del Risorgimento italiano sia inediti e veramente interessanti documenti, ben rappresentativi della cultura manzoniana della città di Lecco e del territorio lariano. Con questa Nota n. 2 sulla nuova configurazione del Museo Manzoniano, cerchiamo di fare chiarezza sull’intera vicenda, augurandoci che ne tenga conto la nuova Amministrazione comunale guidata dal neo Sindaco Mauro Gattinoni. A margine non possiamo non segnalare — e siamo a DUE — ulteriori strafalcioni nel percorso espositivo del Museo Manzoniano di Lecco. Sono infatti evidenziati oggetti con nessuna attinenza né con Manzoni né con il suo Monumento in Lecco, e ignorati invece documenti preziosi, testimonianza del rapporto unico della città con lo scrittore. Una presa in giro riservata ai visitatori del Museo dal suo Direttore scientifico, dall’ex Assessore alla Cultura. Amici lecchesi, in particolare voi che vi occupate di cultura e di storia della città: ce la fate a battere un colpo? Sarebbe sufficiente una vostra lettera al nuovo Sindaco che, ne siamo certi, non potrebbe ignorare figure ben note della città. Finché rimarrete in silenzio, questi scempi continueranno a ridicolizzare la cultura della città di Manzoni e la vostra stessa funzione.

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