Ambiente padovano con rifiuti riciclati e nuova linea da 100mln di euro dell’inceneritore che brucia Pfas oltre ai 335 mln per lo Smart.

(Prof. Giuseppe Pace (Naturalista, Consulente Tecnico d’Ecologia del Tribunale di Padova).L’Ambiente naturale viene esaminato da specialisti dei vari rami del sapere, soprattutto scientifico più che tecnico. I politici poi, selezionano i Tecnici spesso già selezionati dalle Aziende produttrici di beni e servizi, per risolvere problemi ambientali come il rifiuto del rifiuto. Dell’Ambiente, inteso come Natura e Cultura, l’Ecologia, in particolare, ne studia gli equilibri con gli ecosistemi e i cicli degli elementi chimici utili alla biosfera e quelli dannosi. L’Ecologia umana, invece cura anche l’ambiente più in senso lato non escludendo l’Arte come quella di Giotto a Padova. Ma restiamo nell’Ecologia che può contare meglio di ieri anche sull’ausilio del sistema digitale sia pure con l’occhio attento del selettore informativo. Una delle non poche classi di composti chimici che fanno male alla salute dell’Homo sapiens, residente soprattutto in Veneto, è nota: si chiama Pfas. Le sostanze organiche altamente fluorurate, o composti poli e perfluorurati (Pfas), formano un gruppo generico di sostanze molto esteso, i cui composti più noti sono l’acido perfluoroottanoico (Pfoa) e l’acido perfluoroottansolfonico (Pfos). Da un punto di vista chimico i Pfas sono costituiti da un gruppo funzionale idrosolubile connesso a catene carboniose di varia lunghezza nelle quali gli atomi di idrogeno sono stati parzialmente o totalmente sostituiti da atomi di fluoro. I composti con catene carboniose fino a cinque atomi sono considerati a catena corta, da sei atomi di carbonio si parla di catena lunga. A seguito delle restrizioni e divieti nella produzione delle sostanze perfluorurate tradizionali, in particolare Pfoa e Pfos, negli anni più recenti (dagli anni 2000) sono state introdotte sul mercato delle sostanze sostitutive perfluorurate: a catena corta a tecnologia GenX. Concentrazioni in ng/L dei composti perfluoroalchilici (Pfas) rilevati su campioni di acque, prelevati da Arpav, da luglio 2013 ad oggi, e analizzati da Arpav, ordinati per Provincia, Comune e data del prelievo. I “Pfas”, a partire dagli anni Cinquanta, si sono diffusi in tutto il mondo, utilizzati per rendere resistenti ai grassi e all’acqua tessuti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti ma anche per la produzione di pellicole fotografiche, schiume antincendio, detergenti per la casa. Le loro proprietà chimiche hanno però conseguenze negative sull’ambiente e a causa della loro persistenza e mobilità, questi composti sono stati rilevati in concentrazioni significative negli ecosistemi e negli organismi viventi. In territorio dell’ambiente delle concerie del vicentino poi si sono rivelati più minacciosi, ma non sono da escludere altrove ed anche nel padovano e veneziano. Lo Stato con i suoi Enti Locali, circa 8mila comuni e soprattutto 20 Regioni, fa periodiche analisi dell’ambiente naturale e monitorizza il territorio. Attraverso l’attivazione di una Commissione Tecnica Regionale coordinata dall’Area Sanità e Sociale costituita con la Sezione Regionale Tutela Ambiente e ARPAV, sono state avviate una serie di azioni finalizzate alla tutela prioritaria delle salute pubblica. Dal comunicato n. 1034 (AVN) Venezia, 17 luglio 2020, il cittadino viene informato che ”L’incontro tecnico svoltosi oggi a Roma sul progetto di aggiornamento tecnologico del polo impiantistico di Fusina ha di fatto confermato l’impostazione proposta dall’assessore all’ambiente della Regione del Veneto, G. Bottacin, e condivisa dal ministro Sergio Costa: nel prosieguo dell’iter autorizzativo, la prossima conferenza di servizi considererà solo le due linee “convenzionali” dell’inceneritore, scorporando la terza, quella relativa al trattamento dei fanghi di depurazione urbana potenzialmente contaminati. La Linea 3, pertanto, dovrà seguire un percorso tecnico scientifico diverso dall’adeguamento tecnologico delle attuali linee già esistenti in quanto, pur essendo condivisa la necessità di trattare i PFAS, tale operazione dovrà essere effettuata con tecnologie preventivamente validate dalla comunità scientifica nazionale.  Nell’incontro è stato stabilito che, prima di effettuare i passaggi autorizzativi, saranno coinvolti, per le scelte tecnologiche, gli enti del sistema nazionale sanitario e di protezione ambientale, al fine di accompagnare gli enti territoriali nelle politiche strategiche future sui trattamenti degli inquinanti emergenti. Il tavolo composto da tecnici del Ministero e della Regione ha continuato a lavorare nel clima di collaborazione e condivisione – ha sottolineato Bottacin – Noi veneti ben comprendiamo l’utilità di trattare e rendere inerti sostanze come i Pfas, ma prima di procedere in tal senso dobbiamo acquisire maggiori certezze sulle tecniche da mettere in atto. Con assoluto buon senso, pertanto, abbiamo sospeso la procedura sulla nuova linea e richiesto agli enti scientifici nazionali il supporto necessario: prima di procedere con l’eventuale autorizzazione di impianti di queste dimensioni, vogliamo conoscere ogni possibile conseguenza derivante dalla loro attività sul piano ambientale, scongiurando innanzitutto rischi per la salute dei cittadini”. E di rischi ci sono eccome, bisogna esaminarli e non sottovalutarli soltanto. Il cittadino residente in Veneto ha l’obbligo di contribuire al progresso della comunità civile in cui opera, come stabilisce, tra l’altro l’art. 4 della nostra Carta Costituzionale. L’ex Sindaco leghista di Padova, ora deputato, dice su “la Piazza” che”il porta a porta è un sistema supertao da nuove tecnologie che consentono di differenziare i rifiuti direttamente dopo la raccolta”. L’Ispra nel rapporto Padova è terza in Italia nella classifica delle città con più di 200mila abitanti, dice che qua si raccolgono 76,59 kg per abitante contro una media delle altre città venete ferma al 60,8% e nazionale di 57,5%. Il report “sulle tracce dei rifiuti”in cui AcegasApsAmga SpA-del gruppo Hera- analizza il 2019 afferma che il 95% di quanto raccolto in modo differenziato, pari a 301 kg per abitante. Ubaldo Lonardi, vicepresidente del Consiglio comunale di Padova, afferma che”Differenziata non è il porta a porta”. Egli ci informa che le famose aree ecologiche in tanti depositi di cui sono responsabili i cittadini(e questo spiega l’inverosimile aumento del n. di bidoni rispetto allo stato precedente) E così possono tranquillamente fare utili che sono ”rubati” ai cittadini ma consentono di ingraziarsi gli amministratori della res publica. Una vergogna che resterà come l’emblema che si traduce in concerto con quel ritornello”Amo Padova” che ogni giorno sentiamo ripetere dal Sindaco”. Intanto, tra dubbi e proteste, viene presentato un investimento di 100 milioni di euro per realizzare la nuova linea del termovalorizzatore di San Lazzaro. Un impianto all’avanguardia, capace di massimizzare il recupero dell’energia, trattando 300 tonnellate di rifiuto ogni giorno e contenendo le emissioni del 50% rispetto a quanto avviene con le linee attuali-la 1 e la 2- avviate negli anni Sessanta e Settanta, non più al passo con i tempi nonostante gli interventi di miglioramento. Un progetto giù presentato in Regione il 9 dicembre scorso (da Hestambiente, invece, il 4 gennaio su Zoom, naturalmente) e che, una volta concluso l’iter e ottenuta l’approvazione sarà realizzato dal settembre del 2022 a e pronto a entrare in funzione nel giugno del 2025. Solo allora le vecchie linee saranno dismesse e demolite. Le 150 domande, rivolte all’Amministratore delegato P. Cecchin e ai progettisti, non hanno modificato la rotta né l’obiettivo cioè dotarsi di un impianto, che non si inceppi, che sia in grado di produrre 176mila MW all’anno di energia elettrica (il 67% in più rispetto a quanta se ne produce oggi, arrivando a soddisfare l’equivalenza del fabbisogno di 25.900 famiglie) di cedere energia termica, di bruciare sia rifiuti solidi non pericolosi che rifiuti liquidi come percolati e Pfas. I produttori di profitto della SpA suddetta, hanno rassicurato gli interlocutori (dei cittadini padovani, che pagano le tasse sui rifiuti raccolti, senza beneficio alcuno- anzi a detta del citato Lonardi, con topi e mucchi si sporco attorno, ai non pochi anzi troppi, bidoni delle isole ecologiche condominiali e non) sull’impatto minimale del nuovo inceneritore, pardon, termovalorizzatore utilizzando un linguaggio tecnico-ingegneristico non certo naturalistico o politico responsabile di ossequiare l’art. 4 della Costituzione, otre che promettere di diminuire le Pm 10 in città fino al 15%. Cecchin, poi, ha avuto l’ardire, a mio giudizio con ancora cultura finanziaria e fisico-meccanica, che il Veneto ha l’obiettivo della “discarica zero”! Ci vuole un coraggio della visione unilaterale del problema, ma ci vuole anche più coraggio a far finta di credergli, e, speriamo che i tre poteri democratici- legislativo, giudiziario ed esecutivo- non siano distratti dal controllo e soprattutto del contributo del cittadino, sempre in ossequio all’art. 4 della più affidabile di molti politici locali, Costituzione nazionale. La giornalista, Galbanelli, ci ricorda che “Per chi ancora non lo sapesse: avanzi di cibi crudi e cotti, erba e foglie secche – detti anche organico o umido – possono essere trasformati in biometano. È un combustibile prodotto da fonte rinnovabile che può essere utilizzato per le auto, i camion e i mezzi pubblici e che può essere immesso nelle reti del gas per il riscaldamento. Per farlo servono impianti di digestione anaerobica (che trasformano l’umido in assenza di ossigeno). In Italia oggi ce ne sono 58 (47 dei quali al Nord). Invece i rifiuti che finiscono nella raccolta indifferenziata possono essere utilizzati per produrre energia termica ed elettrica (rinnovabile al 51%). È il recupero energetico che consentono i termovalorizzatori più all’avanguardia. Oggi ce ne sono 36, ne servirebbero altri 4”. A Padova, molti docenti, tra cui lo scrivente, più di 3 lustri fa, hanno potuto accompagnare gli studenti a visitare l’inceneritore di San Lazzaro. Oggi esso è parte del colosso dei servizi ambientali Hera, di cui, di diritto, fa parte anche il primo cittadino padovano che ama molto Padova, dice Lonardi. Lo stesso Sindaco, esulta sui mass media locali, quasi lavandosene le mani, che sono gli altri comuni “liberi” che hanno deciso, per l’arrivo di 335 milioni da Roma:”Padova, nuove linee del tram con i fondi del Recovery fund. Il progetto di collegare Padova, Vigonza e Rubano entro il 2026: chiesti 335 milioni di euro a Roma, scrive sul Corriere del Veneto, D. D’Attino, precisando:” Non più «soltanto» due nuove linee di tram. Bensì un vero e proprio sistema di metropolitana di superficie a servizio della città e dell’intera cintura urbana. È questo l’ambizioso progetto per cui il Comune di Padova, insieme con quelli di Rubano e Vigonza, ha fatto richiesta di un mega contributo statale di 335 milioni di euro al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nella convinzione di poter intercettare non solo i fondi già stanziati dal governo, ma anche quelli che dovrebbero essere garantiti dal Recovery Fund. Ossia lo strumento finanziario predisposto a livello europeo per rilanciare l’economia e lo sviluppo del continente in seguito alla crisi dovuta al persistere della pandemia da coronavirus. Il piano simbolicamente intitolato Smart (Sistema metropolitano a rete tranviaria), elaborato dall’azienda municipalizzata Aps Holding in collaborazione con la società milanese Mobility in Chain, è stato illustrato sabato 16 gennaio a Palazzo Moroni dal sindaco del capoluogo Sergio Giordani e dai colleghi di Rubano e Vigonza, Sabrina Doni e Innocente Marangon, che hanno in coro parlato di «una svolta epocale per il trasporto pubblico di tutto il territorio padovano»”. Ma torniamo all’inceneritore padovano. Leggendo sui media locai padovani, il pensionato, ex Consigliere di Quartiere “Brenta-Venezia”, M. Russi, si viene informati che: “1.Bruciatori di liquidi quali fanghi da depurazione contenenti Pfas; 2. La temperatura di emissione di fumi nell’atmosfera, è una temperatura allarmante coi 130° e aumenta la temperatura delle acque di raffreddamento restituite al canale Piovego. I due punti rappresentano la preoccupazione maggiore dei cittadini. La variabile non è di poco conto e che sarà oggetto nelle future valutazioni ambientali. Tante le autorizzazioni dell’impianto di San Lazzaro rilasciate fino ad ora, forse non tenevano conto della presenza del nuovo polo ospedaliero nato dall’accordo di programma armato lo scorso 22 Aprile da Regione, Comune, Provincia, Università e Azienda ospedaliera. La presenza di un polo di circa 900 posti letto che dovrebbe trovarsi in linea d’aria a 1500 metri dal termovalorizzatore potrebbe incidere sulla valutazione ambientale. C’è anche la gestione dei rifiuti della Multiutility, tra alleanze ed aggregazioni. Gestione da definire dal piano regionale, provinciale e comunale dei rifiuti. Invece si tenta di scaricare la responsabilità dell’autorizzazione alla nuova quarta linea alla sola Regione! Responsabilità da allineare alle scelte industriali sulla gestione dei rifiuti. Piano regionale scaduto il 31 Dicembre 2020 e ancora da approvare il nuovo come i piani di gestione provinciali e comunali, ancora non ben definito, non sono da meno”. Il cittadino Russi, si chiede e ci informa anche: ”Il termovalorizzatore di San Lazzaro, tra l’altro, potrebbe apparire sul piano di una futura operazione come era già accaduto la scorsa primavera. Nell’offerta, non vincolante, presentata, allora, da Hera per scalzare la lombarda A2A come partner strategico nella sfida fra Multiutility del Veneto, nata tra la fusione fra AGM Verona e AIM Vicenza, era stata inserita anche la gestione dei rifiuti a Nordest con i due termovalorizzatori presente sul territorio. E’ stata la nella contrarietà del Comune di Padova a convincere Hera ad una parziale marcia indietro sul fronte della raccolta dei rifiuti. A motivo di quanto sopra e per quanto legittime e giustificabili le proteste, non convincono i sostenitori della soluzione dell’inquinamento con la quarta linea dichiarata la più sicura d’Europa in senso assoluto. Le proteste dei cittadini, nascono dalle mancate (causa Covid19), assemblee organizzate, come nel passato, in cui venivano spiegate le modalità tecniche e d’uso del nuovo impianto. Infatti nel lontano 2011 il Consiglio di Quartiere 3 aveva istituito l’Osservatorio ambientale, di cui facevo parte da componente elettorale, oltre al Prof. A. Bordin dell’Università di Padova, sul termovalorizzatore di San Lazzaro, linee 1-2- e istituenda terza linea, con risultati incoraggianti che scongiuravano eventuale inquinamento. Ancor più il monitoraggio costante della qualità dell’aria presso il termovalorizzatore di San Lazzaro, relazione tecnica, Viale Internato Ignoto e Via Carli, periodo 01/01/2016-31/12/2016 istituito dall’ARPAV, su richiesta del C.d.Q.3, nelle conclusioni “scagiona” i termovalorizzatori pur evidenziando nell’aria superamento di limiti non certo dovuto all’impianto”. Non direi che il termovalorizzatore ma anche inceneritore di Pfas, plastiche massicce, ecc. risolva bene tutti i problemi connessi ai rifiuti, qualcuno resta dubbio per la salute umana e naturale compromesse. E’ del Laboratorio di Chmica e Tossicologia dell’Ambiente del Mario Negri il recente studio promosso dal Ministero dell’Ambiente con l’obiettivo di individuare dei potenziali sostituti delle sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) con sostanze che abbiano un minore impatto sull’ambiente e sulla salute. Pfas: cosa sono? Le sostanze perfluoroalchiliche (Pfas), o acidi perfluoroacrilici, sono una famiglia di composti chimici ampiamente utilizzati dall’industria. Per semplificare si tratta di acidi molto forti, resistenti ai maggiori processi naturali di degradazione. Negli ultimi anni i Pfas e i loro derivati sono stati sotto indagine per il loro effetto negativo sull’ambiente e sulla salute. E’ noto il caso della R. Veneto e dell’emergenza Pfas causata dalla reiterata esposizione della popolazione ad acque e cibi contaminati. Infatti i Pfas, se non ben monitorati durante i processi di lavorazione industriale, hanno la capacità di filtrare nelle acque sotterranee e di accumularsi nelle piante, incrementando il rischio di ingresso nella catena alimentare.”Una volta entrati nella catena alimentare gli acidi tendono ad essere assorbiti dal sangue con conseguenze che sono tuttora oggetto di numerosi studi scientifici per il loro impatto sulla salute. Pfas: in quali processi industriali sono usati. Come già accennato i Pfas e i loro derivati sono ampiamente usati nei processi industriali in svariati ambiti soprattutto in nord Italia, specificamente nel NrdEst come in Veneto, dove maggiore è la densità delle unità aziendali o tessuto industriale e produttivo di merci e servizi. L’uso diffuso dei Pfas è legato alle loro caratteristiche: stabilità chimica e termica;impermeabilità all’acqua e ai grassi; capacità di rendere i materiali a cui sono applicati repellenti all’acqua, all’olio e resistenti alle alte temperature. Non stupisce quindi che, come dimostrato nella fase 1 dello studio del Mario Negri, i Pfas vengano impiegati per la produzione di una vasta gamma di prodotti: Prodotti ad uso domestico: sono utilizzati per rivestire le superfici delle pentole per conferire proprietà antiaderenti. Alcuni Pfas  sono utilizzati  come emulsionanti,  tensioattivi  o agenti  umettanti  in applicazioni come i detergenti, lucidanti per pavimenti e vernici al lattice (Banks et al., 1994). Inoltre, alcuni PFAS sono aggiunti in prodotti aftermarket (come spray idrorepellenti per abbigliamento e calzature) che sono applicati per trattare tessuti, rivestimenti, tappeti e pelle, al fine di conferire resistenza all’acqua, all’olio, al suolo e alle macchie. ‍ Articoli medicali: Il carattere inerte e non adesivo dei fluoropolimeri li rende materiali adatti per impianti/protesi mediche. I tessuti medicali, come teli  e camici chirurgici  in  tessuto non-tessuto,  sono  trattati al  fine di renderli impermeabili ad acqua ed olio e resistenti alle macchie.‍ Placcatura di metalli (placcatura di metalli duri e placcatura decorativa) ‍. Petrolio e produzione mineraria. Carte e imballaggi: conferisce proprietà oleorepellenti e idrorepellenti a prodotti come carta, cartone e pasta di carta, compresi quelli che sono a diretto contatto con gli alimenti (Oecd/Unep, 2013). Tessuti, pelle, tappeti, abbigliamento e tappezzeria (ad es. Gore-Text®).‍ Aviazione, settore aerospaziale e di difesa: utilizzati in vari componenti meccanici o come  additivi con  un contenuto  pari  o  inferiore allo  0,1%  in fluidi  idraulici  per prevenire  evaporazione,  incendi e corrosione.‍ Automotive: utilizzati principalmente come fluoropolimeri per migliorare i sistemi di erogazione del carburante e per prevenire infiltrazioni di benzina. Cavi e cablaggi: Grazie  alle loro proprietà  dielettriche,  bassa infiammabilità  e altre  proprietà meccaniche.‍ Prodotti da costruzione: come materiali di rivestimento resistente agli incendi o agli agenti atmosferici (come tessuti di vetro, piastrelle, lastre di pietra, cemento o metalli) in varie applicazioni relative all’edilizia. Inoltre possono essere utilizzati come additivi (come agenti livellanti, agenti di dispersione e per migliorare le proprietà lucide e antistatiche) miscelati nelle pitture (ad es. vernici allattice portate dall’acqua) dove è richiesta una tensione superficiale molto bassa.‍ Elettronica: Grazie alle loro proprietà dielettriche e idrorepellente, sono utilizzati in applicazioni come nei circuiti stampati, che sono laminati di rame su uno strato di fluoropolimero rinforzato con fibre. Energia: I fluoropolimeri  (ad  esempio film  Fep) sono applicati per coprire collettori solari, al fine di migliorare la loro resistenza agli agenti atmosferici. ‍ Prodotti antincendio: I Pfas sono utilizzati in schiume antincendio ed equipaggiamenti antincendio. Quali sostituti per i Pfas? I risultati dello studio. Il Laboratorio di Chimica e Tossicologia dell’Ambiente, grazie allo studio ha stilato un elenco delle sostanze che possono sostituire i Pfas a catena lunga definendo anche una graduatoria sulla base dell’impatto negativo sull’ambiente e sulla salute. Sono state così individuate 20 sostanze alternative ai Pfas. A partire da questa lista il Ministero ha l’obiettivo di fornire degli orientamenti precisi alle aziende che ne fanno maggiore uso. Direi che se il cittadino per l’art. 4 costituzionale citato prima, deve collaborare, Russi e lo scrivente lo stanno facendo per la trasparenza. A tale trasparenza l’Hera e annessi e connessi responsabili della qualità ambientale del territorio padovano, non possono esimersi per Legge. Si ribadisce che la secolarizzazione o indifferenza alla qualità del servizio erogato ai cittadini potrebbe lasciare a desiderare come già annuncia il responsabile politico Lonardi. La logica del profitto non può e non deve passare sulla tutela della salute degli amministrati sia pure dalla monocultura leghista in regione con riflessi e possibili accordi indigeni padovani, magari in sordina fino a che, cimici a parte, qualcuno bisbigli e sussurri al cittadino non dormiente le malefatte del Palazzo, che i milanesi chiamano il Palazzaccio: “vox populi vox dei”.

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