Ricordo di Padre Giovanni Semeria. A Sparanise scoprì la camorra

(di Paolo Mesolella) SPARANISE Al margine delle celebrazioni dedicate al grande barnabita Padre Giovanni Semeria, in occasione del 90° anniversario della morte, è interessante fare alcune considerazioni come questa: quando arrivò a Sparanise per dar vita all’Istituto dell’Opera Nazionale per le orfanelle di guerra scoprì la “Guardatura”. Insomma: incontrò un piccolo camorrista dell’epoca. Ma lui non si fece intimidire, decise di restare per aiutare le povere orfane di guerra e in quello stesso istituto morì il 15 marzo 1931. Lui che era stato un grande scrittore ed oratore barnabita, cappellano di Cadorna e amico di Pascoli, Fogazzaro, De Amicis, don Bosco e Tolstoj. Quella di Sparanise, in particolare, è stata la più grande colonia agricola femminile dell’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia, voluta da Padre Giovanni Semeria per l’assistenza agli orfani di guerra. All’inizio, era un vecchio campo di aviazione francese con varie baracche isolate, poi diventò una colonia agricola maschile dell’Opera nazionale per gli orfani dei contadini, presieduta da Luigi Luzzatti, infine, nell’ottobre 1921, fu trasformata da Padre Minozzi in colonia agricola femminile e in laboratorio, con le suore della Sacra Famiglia di Bergamo. Nei suoi sette padiglioni, durante la seconda guerra mondiale, c’è stato il comando tedesco e poi quello americano del generale Clark. Gli inizi furono difficili in un ambiente in cui comandava la mafia dei Mazzoni, ma don Minozzi che aveva scelto di educare gli orfani del Meridione non si scoraggiò, volle rimanere a Sparanise ospitando nell’edificio e nelle sue scuole migliaia di bambine. Padre Minozzi ricorda nelle sue memorie:”Una sera mi si avvicinò tutto ossequioso, un uomo ben vestito, con la doppietta al collo che mi disse:- Sono venuto per la guardatura. – Cos’è la guardatura ? risposi. – Noi guardiamo la casa e nessuno oserà toccarla, né bruciarla.- Andai dai carabinieri, scrive ancora don Minozzi, ma questi freddi, risposero: faccia come vuole. Allora tornai a Roma tutto avvilito e andai dal Luzzatti il quale tranquillo mi disse:”La Provincia di Caserta è la peggiore d’Italia; è peggio della Sicilia. La mafia dei Mazzoni che tiranneggia quelle popolazioni è più ignobile della mafia siciliana”. Anche Casalini dell’Opera degli orfani di guerra mi confessò che aveva pagato. “Non c’è nulla da fare, mi disse, bisogna subire il ricatto. Se non vuoi avere guai seri devi versare una taglia mensile al capo locale della mafia e tacere. Denunciai il fatto anche al Procuratore del Re a Caserta, andai da De Bono che aveva la direzione generale della Pubblica sicurezza e gli raccontai le mie preoccupazioni; ma ne ebbi una risposta simile. Fu Padre Semeria a convincermi che quello era il Mezzogiorno d’Italia. E che quelli erano i paesi da aiutare e bonificare. Così ritornai a Sparanise, mi accordai col preteso guardiano e fissai una specie di stipendio mensile”. L’opera Semeria quindi, nacque da una sorte di compromesso con i Mazzoni, ma fu un male necessario per risollevare le sorti di tanti orfani di guerra. L’istituto Padre Semeria, infatti, anche grazie alle suore della Sacra Famiglia, nei suoi 7 padiglioni dislocati su 17000 mq di superficie, negli anni, prima ha ospitato migliaia di orfanelle e poi tantissimi bambini nelle sue scuole e nei laboratori.