Francolise. Don Raimondo o della leggerezza dell’essere.

(Giulio De Monaco) TEANO Conoscerlo fu una delle gioie più grandi della mia vita. Molti lo hanno conosciuto anche a Teano traendone benefici di ogni genere. Si faceva accompagnare a Teano in taxi o da un amico affezionato. Alle 9 in punto apriva la curia si sedeva al suo tavolo di lavoro e iniziava la sua giornata come un monaco nel suo angolo. Due anni impiego’per convincermi a scrivere “La pieve sull’argine”. Non per pigrizia mi sottraevo e neppure per fare il prezioso, bensì per ignoranza. Chi ne sapeva niente di quel fertile territorio. A ogni buon conto tre o quattro volte la settimana mi recavo a Francolise e frazioni a esplorare il tessuto di un luogo incantevole e ricco di evidenze antiche. Mi faceva compagnia Rasha, la mia affettuosa, giovane cagnolona, che si guadagno’ una solenne benedizione sul sagrato della pieve tra un sigaro e un altro. Scriveva anche poesie. Prendeva la penna, non sappiamo se penna d’oca, e il calamaio. L’indefinito prendeva forma e appariva, parola dopo parola, una immagine, una vibrazione, un pensiero. Offriva così un frammento del suo cuore donandoci una umana e felice illuminazione. Conoscendo ancora più intimamente un uomo che ci è ancora padre, oltre il paese dell’Ombra, ci sentiamo gratificati, anche con le debolezze e le nostalgie, anche con i sogni e i ricordi, nella memoria perenne di un grande energico prete , vera immagine dell’opera di Gesù in mezzo a noi. Il bel pastore del vangelo.