Ambiente, anima e religioni nella consapevolezza della Pasqua ortodossa.

(di Giuseppe Pace, culture di Ecologia Umana e già prof. del liceo “Transilvania” di Deva, Romania).
Domenica prossima ricorre la festività della Pasqua ortodossa. Nel 2021 ricade circa un mese dopo della Pasqua cattolica. Da Deva, città della Transilvania occidentale, mi scrive, che ieri è stata Domenica dei salici in Romania, il collega Gabriel Nitu Bogdan che insegnava lingua italiana, ma poi è divenuto prete ortodosso. Da noi gli rispondo si chiama Domenica delle palme. Ecco una prima differenza tra cristiani dell’Europa occidentale ed orientale. Un’altra delle molte, è il mangiare l’agnello o meno. Ebbene io gli dico che al centro-sud Italia quasi tutti mangiano l’agnello a Pasqua, mentre al nord in pochi. Egli mi precisa che in Romania lo mangia chi se lo può permettere. Infatti avevo notato questo anche quando insegnavo là a Deva nel 2004/08. Come notavo pure che la festività di Pasqua è molto più sentita che da noi anche con processione esterne alle chiese. Tutti i romeni che si incrociavano nella settimana che precedeva la Pasqua si appellavano: Hristos a Înviat! (Cristo è in viaggio) con la risposta “adverat ca est in viat” (si è vero che è in viaggio). Nel 2003, a New York, in commissione d’esame di stato al liceo italiano G. Marconi, ho conosciuto un collega nonchè giornalista umbro, che è divenuto poi Diacono di Gualdo Tadino, Alberto Cecconi, di cui ricordo una sua precisazione storica sull’incontro di Ponzio Pilato, con Gesù Cristo. Alla precisazione davanti al Governatore romano Pilato, del figlio di Dio e Maria vergine, che era: “via, verità e vita”, Pilato lo zittì così: ”Questa è la tua verità”. Spesso mi capita di ripetere la precisazione riferitami dal collega Alberto, quando qualcuno afferma qualcosa di banale, cioè non adeguatamente motivata. Il sacro è una caratteristica dell’Homo sapiens? Perché no. Egli da sempre ha praticato il culto dei morti, anche se ha nel suo passato protostorico guerre tribali ed anche necrofagie. La sacralità umana però trova una sua specifica catalogazione, organizzazione e gestione anche gerarchica in sistemi religiosi di cui quello cattolico ci è più noto, dove è ancora presente il papa-re. Allo Stato del Vaticano attuale sono accreditati decine e decine di ambasciatori e altrettanto nomina o rinomina all’estero il Segretario di Stato, card. Parolin d’origine vicentina. Nonostante la penuria di preti, papa Francesco, non “apre” al matrimonio dei sacerdoti, né concede alle donne la celebrazione eucaristica. Appena eletto papa, come i suoi predecessori ha nominato non pochi cardinali e ciò per rafforzare la sua maggioranza espressa al Conclave. Di tanto in tanto, come in tutti i palazzi del potere, anche in Vaticano, la libera stampa riesce ad evidenziare scandali di ogni tipo come tra gli ultimi la vendita di immobili a Londra da parte del ministro economico vaticano. Fuori porta a Bologna, alcuni decenni fa, ho assistito ad una sorta di Sinodo ed osservato tutti i vescovi separati dai cardinali, con diverso vestito e cappello, che battevano le mani allo sfilare in corteo delle varie associazioni o fazioni della grande monarchia vaticana: Comunità di Sant’Egidio, Comunione e Liberazione, Focolarini, Neocatecumenali, ecc. ecc.. Ma leggiamo i numeri della potenza di questo Stato antico, che scrive e parla la lingua dei Latini e tra i più piccoli ma più potenti del mondo. Tra il 2010 e il 2016, il numero dei vescovi dipendenti da quello di Roma, è aumentato del 4,88%, passando da 5.104 nel 2010 a 5.353 nel 2016; tuttavia gli incrementi risultano differenziati dal punto di vista territoriale. In conclusione su 1,3 miliardi di cattolici, su 7,4 miliardi di persone globalmente, vi sono l’equivalente di circa 90 legioni romane di preti, 10 di vescovi e 12 di studenti cattolici. La Chiesa ortodossa romena è una chiesa ortodossa autocefala. Ne fanno parte la maggior parte dei romeni l’86% della pop lozione di circa 18.800 secondo il censimento di qualche lustro fa. I fedeli sono di +20 milioni (18.817.975 in Romania, 720.000 nella Repubblica di Moldova). Tra tutte le chiese ortodosse quella romena è seconda solo alla Chiesa ortodossa russa per numero di fedeli. I fedeli della chiesa ortodossa romena si riferiscono al proprio credo con il nome Dreaptă credință (“corretto credo”). Il governo comunista che seguì quello di Petro Croza nativo di Bacia, vicino Deva, con la Legge dei culti del 1948 introdusse uno stretto controllo statale sulla Chiesa. I monasteri furono trasformati in laboratori artigianali ed i monaci furono incoraggiati a dedicarsi a lavori laici. I vertici della gerarchia ecclesiastica mantennero buone relazioni con il regime comunista, ma furono molti i membri del clero a dissentire: fino al 1963 (N. Ceausescu diventa n.1 del potere nel 1965 e lo mantiene fino al 1989) oltre 2.500 tra sacerdoti e monaci furono arrestati ed ulteriori 2.000 monaci furono obbligati ad abbandonare la vita monastica. Oltre ai dissidenti che venivano condannati a detenzioni piuttosto lunghe, vi furono anche molti preti che collaborarono e fecero gli informatori perla Securitate, la polizia segreta. Nel 2001, la Chiesa tentò invano di modificare la legge che rendeva di pubblico dominio gli archivi della Securitate, per impedire il pubblico accesso ai dati sugli ecclesiastici che collaborarono con il regime. Fu solo dopo il 1989 che la Chiesa fu svincolata dal controllo statale, sebbene lo stato continui a finanziare il clero attraverso la corresponsione degli stipendi. La Chiesa Ortodossa romena è la sola Chiesa ortodossa che usa una lingua romanza nella liturgia divina. I registri religiosi bizantini fanno menzione anche di una originale forma di diocesi nella regione – chiamata episcopato di campagna – come contraltare dei centri religiosi più noti delle grandi città. Questo può essere paragonato ai “vescovi monastici” dell’Irlanda, i quali univano le funzioni di abate a quelle di vescovo distrettuale per una regione che non aveva ancora un episcopato. Anche la stessa parola chiesa in romeno, Biserică, è unica in Europa. Proviene dal latino basilica (a sua volta presa in prestito dal greco βασιλική – che significa “comunicazioni ricevute dal re” e “il luogo dove l’Imperatore amministrò la giustizia”), piuttosto che da ecclesia (dal greco εκκλησία, “convocazione”). Oltre 12 mila sono i sacerdoti e diaconi ortodossi romeni in sei diocesi e sedici arcidiocesi. In territorio romeno esistono più di 400 monasteri per un totale di 3500 monaci e 5000 suore. Tre Metropolie della Diaspora in Europa e due Arcidiocesi della diaspora (l’arcieparchia delle Americhe e l’eparchia di Australia e Nuova Zelanda) hanno funzioni al di fuori dei confini romeni. In Romania, si trovavano più di 15 università teologiche nelle quali studiano per conseguire il dottorato più di 10.000 studenti (alcuni dei quali dalla Bucovina, usufruendo di qualche borsa di studio). Esistono in Romania più di 14500 chiese per i credenti ortodossi romeni. Oltre 1000 di queste sono in procinto di essere costruite o restaurate come si spera anche quella del monastero francescano vicino a Brad/Hunedoara da me visitato nel 2007. In Italia risiedono 1.146.000 romeni, la più numerosa comunità straniera sul nostro territorio. Con l’ingresso, di fatto nel 2017, della Romania nell’Unione Europea molti sono partiti soprattutto dalle regioni più agricole come la Moldavia romena verso il nord Italia, meno al sud anche se nel Lazio e a Roma vi sono rispettivamente 190mila e 80 mila romeni, il massimo in Italia. Forse sentirsi a Roma tra i romani li fa sentire più a casa e solo con una vocale diversa la e al posto della a. Circa l’80% degli immigrati romeni in Italia è in possesso di diploma di scuola media superiore e circa il 10% è in possesso di laurea. Secondo dati delle Camere CIAA, a marzo 2013 risultavano iscritte nel Registro del Commercio in Italia 44.817 ditte individuali relative a cittadini romeni, per circa il 70% relative al settore delle costruzioni e localizzate per il 95% nel Nord e nel Centro Italia. Sono inoltre registrate 29.372 società in cui uno degli azionari o dei dirigenti è un cittadino romeno. In Romania vi sono altrettante aziende italiane delocalizzate e in Transilvania abbondano quelle del Veneto, tanto che Timisoara viene ancora appellata come Treviso 2. L’immigrazione romena in Italia è parte di quel fenomeno migratorio dei romeni che ha interessato l’Italia nel XX sec. accresciuto dopo la caduta di Ceausescu del 1989 fino ad oggi. La loro fede ortodossa in prevalenza cura l’anima e la organizzazione del sacro romeno è in gran parte riunita sotto la Eparchia ortodossa romena d’Italia; grazie al contributo dell’immigrazione romena, si stima che dal 2008 la religione ortodossa sia la prima comunità religiosa in Italia dopo quella cattolica. Gli ortodossi, soprattutto in Europa, sono oltre 200 milioni di persone, che vivono ad oriente della cattolica Polonia e della cattolicissima Ungheria, i discendenti del tremendo condottiero Attila dunque, sono cattolici romani e non ortodossi. Lo notavo in Transilvania, con le loro scuole, professori ed anche il partito UDMR (Unione Democratica Magiara Romena), che con meno del 5% di consensi è spesso ago della bilancia tra i due maggiori partiti romeni, il PSD e il PNL, attualmente al governo e alla presidenza della repubblica semipresidenziale alla francese. Al Liceo Tecnologico “Transilvania”, di Deva, dove insegnavo 13 anni fa, avevo una collega Magiara, che a Pasqua cattolica mi invitava, con il marito, il figlio, la mamma e cognata di lei a casa loro per festeggiare insieme la comune Pasqua. A Liceo suddetto, quando l’appellavo con un accento diverso “Maghiara”, notavo che ciò permetteva agli altri 100 colleghi di sorridere. Dopo tempo capii il perché. Nel pronunciare non correttamente gli accenti, davo spazio interpretativo diverso, cioè di equina. Stimolavo, inavvertitamente, una certa avversione storica tra Romeni doc e Magiari pure doc. Di tanto in tanto, invitato dalla famiglia della collega suddetta a festeggiare la Pasqua- cattolica apostolica romana. Anche alla loro messa cattolica ci sono andato, era recitata in ungherese, con notevole incomprensione per me. Una volta una suora Magiara, che parlava benissimo in italiano perché era stata a Firenze molti anni, mi disse dopo averle espresso il mio desiderio di imparare l’ungherese: ”è più facile andare in paradiso, che imparare l’ungherese”. Chiesi il perché. Risposi così ”richiede un tempo eterno”! A Deva, come in tutte le città romene, vi sono diverse fedi religiose professate, ma con preponderanza di quella ortodossa, che fu rafforzata dal dittatore comunista Nicolae Ceausescu con un Patto stato-chiesa, analogamente al Patto Lateranense tra il dittatore fascista Benito Mussolini. Di conseguenza le altre confessioni religiose furono quasi bandite, vilipese ecc.. Uno sguardo alla storia della Transilvania può illuminare anche coloro che sanno solo che è l’ambiente draculiano per antonomasia. Per i romeni Dracula non è un vampiro, ma un semplice principe o voivoida, che difese la Romania dall’espansionismo ottomano anche con metodi feroci. Transilvania, dal latino significa ‘oltre la foresta’ (trans ‘oltre’, silva ‘foresta’); la foresta si riferisce ai monti a nord di Deva/Hunedoara detti Apuseni o del tramonto (ricchi di miniere d’oro che Traiano utilizzò dopo il 106 d.C.) molto boschivi che separano l’estesa pianura ungherese dall’altopiano Transilvanico. Il primo documento in cui fu usato il termine ultra silvam, cioè ‘oltre la foresta’, riferendosi a quest’area, risale al 1075. Il termine Partes Transsylvanæ ‘zone oltre la foresta’ risale allo stesso secolo (nella Legenda Sancti Gerhardi) e successivamente divenne l’espressione usata nei documenti in latino del Regno d’Ungheria (come Transsilvania). Anche il nome ungherese della Transilvania, Erdély, significa esattamente ‘oltre la foresta’. I due nomi sono quindi la semplice traduzione uno dell’altro. Con la sconfitta dell’impero d’Austria-Ungheria da parte anche dell’esercito romeno e con il Trattatato di Parigi che ne seguì nel 1920, tutta la Transilvania ed il Banato passarono allo stato di Romania, quasi raddoppiandone l’estensione e popolazione. In precedenza, invece, già verso la fine del XIII sec., i re ungheresi iniziano la repressione sui romeni del sud dei Carpazi. La penetrazione magiara è lenta e dura più di tre secoli. Fin dai tempi di santo Stefano (997-1038), il re che pose le basi dello stato cattolico ungherese con l’appoggio del papa, in Transilvania si fa ogni tentativo per convertire i romeni ortodossi alla fede cattolica. Misure anti ortodosse vengono adottate dal re Ladislao (1272-1290) e poi da Luigi d’Angiò (1342-1382), temperate sotto il regno di Mattia Corvino, che proveniva da una famiglia romena ortodossa della Transilvania. Nel 1526 gli ungheresi subiscono la dominazione degli ottomani e la Transilvania accetta la sovranità delle Porta, restando principato autonomo, ma vassallo. Dopo il 1541, molti nobili magiari si stabiliscono in Transilvania. Con la Riforma protestante il Luteranesimo e calvinismo prendono piede, ma la maggioranza della popolazione della Transilvania resta ortodossa. Nel 1683 il principato autonomo della Transilvania passa sotto la dominazione degli Asburgo cattolici. L’imperatore Leopoldo I d’Asburgo con il Diploma dà una vera organizzazione alla Transilvania: principato autonomo, retto da un governatore eletto dalla Dieta e confermato dalla corte di Vienna; le religioni ammesse sono la cattolica, la luterana, la calvinista e l’unitariana. Gli Asburgo mirano all’espansione del cattolicesimo e si avvalgono soprattutto dell’opera dei gesuiti, per lo più ungheresi, ritornati in Transilvania al seguito della casa imperiale. L’imperatore Leopoldo con la Risoluzione del 1698 offre ai romeni la possibilità di scegliere una delle quattro religioni. Lo stesso anno il cardinale Leopoldo Kollonich, arcivescovo di Esztergom e primate d’Ungheria, lancia un “manifesto” ai preti romeni transilvani: solo coloro che accetteranno la dottrina cattolica nella sua integrità beneficeranno dei privilegi della Chiesa e dei preti di rito latino. La quasi totalità dei preti e dei fedeli resta però attaccata all’ortodossia. In un Diploma del 1699 l’imperatore si dichiara soddisfatto dell’unione dei romeni, dei greci e dei ruteni alla Chiesa di Roma. Ai preti “uniti” (un tempo venivano erroneamente chiamati “uniati”, ndr) vengono accordati tutti i privilegi e vengono esentati dalle imposte come i preti di rito latino. Il Secondo Diploma leopoldino (19-30 marzo 1701) è ritenuto il vero atto di fondazione della Chiesa greco-cattolica in Transilvania. I quindici articoli garantiscono alla Chiesa e ai preti uniti, che possono contrarre matrimonio prima di essere ordinati presbiteri e mantenere la spiritualità e la liturgia tipiche dell’ortodossia, gli stessi privilegi dei preti di rito latino: esenzione dalle imposte, dalle tasse doganali, dalle decime per le terre delle chiese. Articolo 3: Gli uniti sono considerati cittadini uguali agli altri e non come “tollerati”. Articolo 5: La Chiesa greco-cattolica viene fatta dipendere dall’arcivescovo ungherese di Esztergom. Un gesuita viene chiamato a controllare l’attività dei vescovi. L’imperatore si definisce “padrone supremo” della Chiesa greco-cattolica con il diritto di nominare i vescovi. L’imperatrice Maria Teresa nel 1746 nomina quattro “protettori”, che instaurano un regime di oppressione nei confronti del clero e dei fedeli romeni ortodossi, che si oppongono alla Chiesa greco-cattolica. Da un censimento del 1762 emerge che più di 500 chiese degli ortodossi passano agli uniti. Decine di monasteri ortodossi vengono dati alle fiamme. Molti gli arresti, le esecuzioni capitali, le distruzioni di interi villaggi ortodossi. Per portare i romeni a convertirsi al cattolicesimo e soprattutto per sottomettere la Chiesa romena di rito greco-cattolico al controllo e agli interessi dell’Ungheria – nel 1867 la Transilvania veniva ammessa al regno ungherese contro la volontà dei romeni – il governo di Budapest crea nel 1912 la diocesi greco-cattolica magiara di Hajdudorog. Il papa Pio X con la bolla Christi fideles graeci approva l’8 maggio 1912 la richiesta del governo austro-ungarico di erigere questa diocesi sovvenzionata dallo stato. Viene posta sotto la giurisdizione dell’arcivescovo latino di Esztergom, benché canonicamente dovesse dipendere dal vescovo greco-cattolico di Oradea o di Gherla. All’opposizione il governo magiaro risponde con la forza: intellettuali e preti vengono imprigionati. La Chiesa greco-cattolica conosce una grande espansione nella prima metà del XX sec. Il 1° dicembre 1948 viene soppressa e messa fuori legge. Contava più di 2 milioni di fedeli, 2.000 parrocchie, 2.500 chiese, 3 seminari con più di 300 seminaristi, un’accademia teologica, 9 istituti religiosi, 20 scuole con oltre 3.000 alunni, 4 istituzioni caritative. Dal 1948 fino al dicembre 1989 (uccisione del dittature comunista Ceausescu e di sua moglie Elena), ha avuto 12 vescovi imprigionati, praticamente tutta la gerarchia greco-cattolica, 500 preti e 20-30 mila fedeli incarcerati, e moltissimi obbligati a passare alla Chiesa ortodossa. Molti hanno resistito e si sono rifugiati nelle chiese cattoliche di rito latino di lingua ungherese, che godevano di una certa libertà di azione. Nel 2011 ho presentato il mio libro: ”Italia e Romania. Geografia, Analogie Regionali e di Ecologia Umana”, Sapere Edizioni, presso la chiesa Cristo Risorto vicino casa mia. Erano presenti anche due preti romeni di Oradea, invitati da don Alessio. Il vescovo greco cattolico di Oradea, Virgil Bercea, qualche decennio fa disse: «I nostri preti uniti lavoravano e clandestinamente celebravano e amministravano i sacramenti in un’intera zona; altri fedeli ascoltavano la messa in rito greco-cattolico alla Radio vaticana e altri andavano dai latini. Tanta gente si è raggruppata attorno alle suore o a persone più preparate. Poi, quando, nel 1964, i nostri sacerdoti sposati e religiosi sono usciti dalle carceri, è cominciata una nuova fase di riorganizzazione della Chiesa clandestina. Giovani e adulti sposati sono stati ordinati sacerdoti; si celebrava nelle case e negli appartamenti dei fedeli; si preparavano i bambini alla prima comunione; si celebravano i matrimoni nelle case e si facevano le sepolture quasi pubblicamente. I nostri vescovi, usciti dalle carceri, erano molto coraggiosi. Tutti hanno riconosciuto nel vescovo Alexandru Todea, che passò 27 anni in isolamento forzato, il capo nella nostra Chiesa greco-cattolica. Metropolita di Braj, Fagaras-Alba Iulia, fu creato cardinale nel 1992 da Giovanni Paolo II. La vita della Chiesa era molto intensa e i nostri preti con le loro mogli lavoravano con coraggio e totale dedizione». Gli ortodossi romeni hanno un’anima curata con riti e liturgie diverse alquanto dalle cristiane guidati da Francesco, (Vescovo di Roma e cardinale italo-piemontese-argentino), mentre gli ortodossi sono acefali ed hanno loro patriarchi alla guida spirituale di come gestire il sacro e il profano nella società, dove sono radicati da dopo Costantino il Grande. Fu Costantino, nel IV sec. d.C., a legalizzare i cristiani monoteisti sul vasto impero romano che curava l’anima politeista. Da “inox signo vinces” i cristiani hanno oscurato tutti gli altri Dei per far posto ad uno solo, ma fratello dell’Uomo, dunque ancora semidivina l’anima, che non muore con il corpo. Fin da piccolo mi interessava l’anima universale di Virgilio, poi ho studiato quella della civiltà precedente la greco-romana degli Egizi, che facevano pesare l’anima come il corpo e restava accanto a questo dopo morto prima di volare come una piuma leggera almeno quanto quella del Dio preposto e da allora sono divenuti l’unica o quasi religione, sostituendo la precedente politeista e più attenta ai bisogni dell’Uomo, che ha una spiritualità non piccola né da sottovalutare. Tutti i templi del passato e le chiese dopo sono stati costruiti per volontà dell’Uomo che intendeva pregare il Dio universale o gli Dei. Si potrebbe quasi fare un’analogia tra monoteismo e politeismo. Nel primo caso siamo in regime monarchico, nel secondo democratico con più poteri, ciacuno simboleggiato da una divinità. Tutti gli oltre 1,3 miliardi di cattolici, del pianeta Terra, festeggiamo la risurrezione dell’Uomo-Dio, nato a Betlemme da una donna della specie Homo sapiens e dal Dio padre. Le opere artistiche dell’Annunciazione cristiana sono tante e dappertutto abbelliscono chiese, monasteri e musei pubblici e privati. In Romania le icone sacre sono spesso scolpite in legno di quercia e si sprecano gli artisti artigianali, locali e poco noti. A Deva, in Transilvania occidentale ne ho conosciuti alcuni oltre al prete ortodosso prima citato, che mi informa ancora sui dettagli che differenziano gli ortodossi dai cristiani che fanno capo a Roma, non più Caput Mundi del vasto impero romano di Costantino, ma parte di un minuscolo stato, il Vaticano, tra i più potenti dei 193 stati dell’Onu. Mi precisava che la Domenica delle palme per loro si chiama Domenica dei salici, e nelle loro croci ortodosse e circolari viene posto al centro una candela accesa con scritto intorno ”il potere della preghiera”. La Settimana Santa da loro inizia con i riti solenni e tanto di veglia. Venerdì Santo, Vinerea Mare, o il Venerdì della Passione di Cristo è il giorno della processione serale con il Crocefisso, intorno alla Chiesa, alla quale partecipano tutti i fedeli. È un giorno di lutto digiuno assoluto, post negru, come viene chiamato, il più importante durante la Quaresima. Sabato, le donne romene fanno gli ultimi preparativi per la Pasqua, secondo le usanze gastronomiche della propria regione: sarmale (involtini di verza con ripieno di riso e carne), agnello al forno e come dolci, drob – pasticcio di carne al forno, cozonac (un dolce che assomiglia al panettone, con ripieno di cioccolato e uvetta) e la pasca, ricetta con formaggio dolce, fatta al forno. Tutti gli alimenti fatti in casa verranno portati poi in Chiesa , per la benedizione pasquale. Alle 23 di Sabato sera la Santa Messa della Resurrezione: alle 24:00, viene annunciata la Resurrezione di Cristo e il sacerdote porta un cero acceso con la Luce santa, trasmessa poi a ogni fedele, che ha una propria candela. Il sacerdote annuncia più volte “Cristo e risorto!” – Hristos a inviat! e i fedeli rispondono “In verità è risorto!” – Adevarat a inviat!. Dopo la Santa Liturgia, i fedeli rientrano nelle loro case, cercando di mantenere accese le candele. Una volta arrivati, possono consumare i cibi tradizionali. La festa di Pasqua continua domenica e lunedì. Molti romeni scelgono di andare in una gita fuori porta, per preparare la carne alla griglia e stare insieme. Nella giornata della Pasqua orotodossa romena, il pensiero va alle annunciazioni artistiche che focalizzano il tema-problema dell’Uomo-Dio. E’ come fare un volo ideale in tanti piccoli o limitati ambienti locali di ognuno degli 8mila comuni territoriali italiani e molto di più stranieri ed in particolare quelli ortodossi romeni. Più si allarga l’orizzonte culturale dell’Homo sapiens più aumenta la sua coscienza o consapevolezza di essere cittadino del mondo globale. Fatto ciò egli non può ignorare i modi di vita e di pensare, anche religioso, degli altri circa 8 miliardi di persone della medesima specie biologica, che ha dentro l’anelito verso il sacro e il senso della vita che sfugge spesso. L’astronauta italiano, Luca Parmitano, dice spesso: “quando sono in America mi sento italiano, quando sono fuori del pianeta Terra mi sento terrestre”. Il cordone ombelicale tra uomo e Terra è quasi simile a quello materno? In un arco temporale di alcune decine di milioni si, ma prima o dopo? Chissà se il nostro cordone ombelicale non sia quello universale e non terrestre soltanto. A. Einstein ed altri lo hanno già individuato mediante le lanterne luminose dei saperi fisici e chimici. Noi siamo composti di tutti i 96 elementi chimici anche se 4 abbondano: carbonio, azoto, ossigeno e idrogeno. L’acqua poi rappresenta oltre il 65% dei composti del nostro organismo anziano e più ancora giovanile. Il russo Gagarin, 60 anni fa circumvolò più volte il pianeta Terra. Egli dimostrò che l’uomo è artefice del proprio ambiente terrestre da oltre 10 mila anni da quando divenne stanziale, addomesticò gli animali, fece governance statali e non più tribali, ecc.. Un ben altro volo, quello ideale e nell’anima, in particolare lo vorrei farlo io ora in prossimità della Pasqua ortodossa. Il volo intendo farlo, limitatamente, dall’alto delle cime delle Alpi italiane e transilvaniche oltre agli altri Carpazi. In particolare partendo dal circostante ambiente veneto a quello tran silvano la liturgia del sacro abbonda dappertutto. Padova ha più chiese, in proporzione agli abitanti, di Roma e così la più luminosa città marinara di Venezia. In un libro si teorizza”Tante chiese, tanti peccati”! Sul famoso ponte di Rialto del XVI sec. è scolpita, in tre figure in bassorilievo, l’Annunciazione: guardando la facciata del ponte che è rivolta verso Ca’ Farsetti, alla base sinistra del ponte c’è l’angelo Gabriele, la Vergine Maria alla base destra, e la colomba dello Spirito Santo che opera l’Incarnazione è al centro dell’arco del ponte (opere di Agostino Rubini della fine del 1500). Questa Annunciazione “esterna”, cioè non all’interno di una chiesa o di un palazzo o abitazione, forse è più nota ed evidente di altre Annunciazioni esterne presenti a Venezia, una decina circa. Decine e decine sono invece quelle “interne”, opere artistiche dei più diversi materiali e periodi storici. Nel territorio della Regione Veneto si osservano innumerevoli opere d’arte nelle ville venete palladiane e non nonché nelle tante chiese come a Padova, in primis la Cappella degli Scrovegni: nobili mecenati usurali e commerciati di scrofe da cui il cognome Scrovegni. Sant’Antonio nel 1300 condannava gli usurai padovani che abbondavano, forse ieri come oggi con l’arte del commercio che la Serenissima Repubblica di San Marco potenziò non poco dopo il 1405, anno di conquista della Padova dei Carraresi, dapprima sostituiti dai meno nobili Papafava. I mecenati Scrovegni chiamarono nei primi anni del 1300 e lo ben pagarono Giotto, per fargli abbellire la loro cappella privata nell’ex Arena patavina, dove anche l’indigeno e grande storico di Roma Caput Mundi, Tito Livio, assisteva agli spettacoli gladiatori. Si ribadisce che l’Ambiente è un insieme di Natura e Cultura e non è affatto solo quello naturale, come a molti viene insegnato come ad un bambino credulone. Analizzare l’ambiente è compito anche dell’Ecologia Umana, scienza di sintesi interdisciplinare ed anche transdisciplinare. Visitando ed analizzando tratti ambientali e territoriali argentini, statunitensi, canadesi, africani, asiatici e romeno (ad Alba Iulia ho visitato un museo degli Appuli e della transumanza tra la Dacia e l’Apulia), ho spesso ammirato dipinti dell’incontro Uomo-Dio, annunciati dall’Angelo nella nostra religione che ci cura l’anima o la consapevolezza-coscienza del senso della vita e della morte. L’annunciazione, un tema-problema interessante, fu pensato anche da Michelangelo quando dipinse la Cappella Sistina e fece toccare la mano del Dio a quella d’Adamo. A Venezia, in pieno Rinascimento, si osserva la tela descrivente l’incontro tra l’Angelo Gabriele e la Vergine Maria nel momento dell’annuncio della venuta di Cristo. La scena è collocata in uno spazio intimo caratterizzato da elementi quali i libri sul fondo, il leggio minuziosamente descritto e il vaso di fiori che creano un’atmosfera domestica. Gabriele rivolge il proprio sguardo a Maria e punta l’indice verso il cielo a testimonianza della natura divina del messaggio da lui portato; corrisponde il viso chinato della Vergine in segno di accettazione verso il proprio futuro come madre di Cristo. Il dipinto è stato portato all’attenzione degli studiosi solo di recente dopo il rinvenimento da parte di Gilberto Ganzer nel 1983 nella chiesa parrocchiale di Ghirano. Era in cattivo stato di conservazione e le alte qualità formali erano di scarsa leggibilità. La tela descrive l’incontro tra l’Angelo Gabriele e la Vergine Maria nel momento dell’annuncio della venuta di Cristo. La scena è collocata in uno spazio intimo caratterizzato da elementi quali i libri sul fondo, il leggio minuziosamente descritto e il vaso di fiori che creano un’atmosfera domestica. Gabriele rivolge il proprio sguardo a Maria e punta l’indice verso il cielo a testimonianza della natura divina del messaggio da lui portato; corrisponde il viso chinato della Vergine in segno di accettazione verso il proprio futuro come madre di Cristo. Il dipinto è stato portato all’attenzione degli studiosi solo di recente dopo il rinvenimento da parte di Gilberto Ganzer nel 1983 nella chiesa parrocchiale di Ghirano. Era in cattivo stato di conservazione e le alte qualità formali erano di scarsa leggibilità. Il restauro eseguito ha permesso di identificare con maggiore facilità la mano di Savoldo. Inoltre, il dipinto era stato ridotto di dimensioni arrotolando dietro al nuovo telaio i bordi della tela, per adattarlo alla nuova sistemazione. Sansovino (1581) è il primo a menzionare l’opera all’interno della chiesa di San Domenico di Castello a Venezia, come rivela anche una scritta presente sul retro della tela, che sarebbe stata realizzata per la cappella voluta da Antonio Massa ultimata dal nipote nell’apparato decorativo. E’ dunque presumibile che la tela con  l’Annunciazione sia stata realizzata dopo il 1538, anno della morte del Massa. La cappella fu demolita nel 1590 e il dipinto, dopo aver trascorso un periodo nel deposito di Palazzo Ducale, fu trasferito presso la chiesa di Ghirano per volontà del conte Cleandro di Prata. Gli altri religiosi festeggiano le loro divinità in tempo diverso. Mi preme sottolineare (anche perché sto esaminando una possibile riforma del sistema scolastico italiano da statale e statalista attuale a scuola libera) che la civiltà degli Egizi, 3000 anni a.C. assegnava ai sacerdoti la formazione degli scribi. In altri termini i docenti allora erano i sacerdoti come lo sono quelli cattolici oggi in varie missioni nel mondo e qualcuno anche in Italia, dove per la carenza di sacrati, si sopperisce con laici nominati nelle scuole statali dalle autorità dei vescovi per insegnare religione, molti di questi poi si laureano ed entrano “dalla porta di servizio” in ruolo per insegnare altre discipline. A tale reclutamento facilitato non sono tutti concordi gli altri docenti nominati fin dall’inizio da autorità statali italiane e non vaticane. Ma veniamo alla Pasqua. Tutto il mondo ortodosso dell’Europa orientale ha una cultura sulla risurrezione pasquale intrecciata e ricca di spunti riflessivi che fa bene al lettore italiano poter conoscere, ne sono certo. I cittadini romeni di fede ortodossa immigrati in Italia sono oltre 1 milione a cui si aggiungono i non pochi cittadini di fede ortodossa della repubblica di Moldavia. I cristiani nel mondo sono 1,3 miliardi (cattolici apostolici romani, ortodossi, coopti, greco-cattolici, protestanti luterani, calvinisti, anglicani, ecc.) un po’ meno sono i musulmani, meno ancora gli induisti, i buddisti e molti sono i secolarizzati o indifferenti al sacro o al religioso che è in ciascun Homo sapiens del 2019 d. C.. Ricordiamo che sono 7,4 miliardi gli individui o persone della nostra unica specie biologica, ai tempi di Giulio Cesare, eravamo poco più di 10 milioni censiti nel già primo impero romano, che abbandonava, con Cesare, la forma plurisecolare di governo repubblicano, che derivava da quella monarchica iniziale con Romolo semidivinizzato. Cesare fu ucciso per impedire la morte della Repubblica Romana. Lo scrivente, dopo 10 anni dall’esperienza di insegnamento liceale in territorio romeno, ancora mantiene contatti digitali con alcuni degli ex colleghi e studenti romeni come quelli che hanno inviato foto quando si sono laureati all’Università di Cluj Napoca. Dalla rivista Art-Emis ro, su cui ho scritto in romeno anch’io qualcosa della Romania, leggo oggi un interessante editoriale della direttrice Maria Elena P. che riporto per la ricchezza di spunti riflessivi che proviene da un ambiente culturale ed un mondo spirituale a noi vicino e nel contempo lontano. In Romania, la religiosità è ancora molto appariscente con messe lunghe più delle nostre e con più separazione di genere tra i fedeli là convenuti. Gli altari sono adorni di pitture santificanti e la porticina da cui entrano ed escono i sacrati appare più ricca di un alone misterioso, che gli antichi Egizi sperimentarono per primi. Dai primi sacerdoti egizi, che costituivano una casta più o meno fedele al Faraone, derivarono, in piccola parte, anche i primi insegnanti dopo una preparazione al sacro non indifferente. In Romania non esiste ancora la carenza di preti, come da noi forse perché là, hanno moglie e figli come gli antichi padri della chiesa compresi gli apostoli scelti dal loro maestro semidivino di 2021 anni fa. In Romania in questo periodo si colorano le uova pasquali e le consuetudini pasquali sono tante e varie a seconda se si va molto o poco in ambienti più tradizionali come nel territorio del Mara Mures o il Medio Mures con Deva, città più nota allo scrivente perché vi ha insegnato 5 anni. Le processioni sono ancora esterne come quella sentita e popolare del Venerdi Santo a Lupeni vicino alla città mineraria di Petrosani, sempre in Judet Hnedoara. Anni fa, nel 2006, un veterinario patavino, Mario Zaccaria, appassionato ricercatore di biodiversità e ospite dello scrivente a Deva, notò che i romeni festeggiavano la resurrezione pasquale con maggiore attesa psicologica di noi italiani. Forse il mondo cattolico dell’Europa occidentale è più secolarizzato dal consumismo di quello orientale ortodosso? Pare di si. Eppure loro hanno subito 70 anni di dittatura comunista, che propagandava la religione come oppio dei popoli. La Romania deve il suo nome alla conquista di Traiano della Dacia di re Decebalo nel 106 d.C. In Romania molte piazze hanno al centro il monumento alla Latinità con la Lupa di Roma che allatta Romolo e Remo. La Romania è una isola linguistica Latina in un mare di lingue slave e finniche. Insomma i romeni sono quasi una sorta di nostri cugini storici. Ma leggiamo cosa scrive di interessante la colta editorialista romena citata prima” Nimeni nu poate nega miracolul Învierii lui Iisus” (Nessuno può negare il miracolo della Risurrezione di Gesù): ”Bussate alla porta del nostro cuore vacanze di Pasqua, quando tutti ricordano la Passione, Morte e Resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo il terzo giorno dopo la sua crocifissione sul Venerdì Santo. Quindi portiamo alla vostra attenzione il miracolo della verità della discesa della Santa Luce nella tomba di Gesù a Gerusalemme. Il Millennium e ripetibile miracolo documentato del cristianesimo, miracolo divino che ha fatto san Giovanni Damasceno † scrivendo nel canone Risurrezione: “Ora tutto è stato pieno di luce-cielo e la terra e sotto”. Ogni anno, i fedeli in chiesa, hanno la possibilità di osservare una luce come un fulmine che passa attraverso la cupola sopra la cappella del Santo Sepolcro. Una luce paragonata a un globo che si diffonde in piccoli pezzi che raggiungono la lastra su cui si ergeva il corpo di Cristo, accendendo il batuffolo sopra. Luce blu luce che cambia in varie sfumature sotto gli occhi di migliaia di testimoni lungo il Santo Sepolcro di Gerusalemme, la notte della Chiesa ortodossa Resurrezione solo. La Santa Luce è considerata la prova evidente della retta fede, la più eloquente delle meraviglie cristiane che si svolgono nella Chiesa ortodossa…L’evento è considerato dai seguaci cristiani come il più antico miracolo certificato ogni anno. Anche se è stato dimostrato in diversi scritti precedenti, il miracolo può essere documentato, in modo sistematico, nel 1106 è menzionato negli scritti di un monaco russo, Daniel. Da misurazioni scientifiche effettuate dal fisico russo Andrei Volkov sulla tomba di Gesù Cristo, il Grande Sabato di circa 2019 anni fa conferma la venuta del Santo Fuoco e rivela fenomeni che lo caratterizzano “incredibile e del tutto inspiegabile.” La luce notturna di fuoco vivo, splendente come un lampo, illuminava la luce delle candele all’ingresso della chiesa, così come le candele di alcuni dei pellegrini. Nessuno può negare il miracolo, il suo effetto potente e affascinante, contribuendo a rafforzare la fede in Dio. Ricordiamo l’etimologia della parola “Pasqua”. Alcuni dicono Pasqua, altri l’Agnello immolato chiamato “feed”, altri “Vacanze di Pasqua”. Così la Pasqua è plurale per l’alimentazione e non “Pasqua”. divagazioni su questo tema fornisce un falso problema ricercatori del dizionario Thesaurus della lingua romena, a cura di Accademia, troviamo le seguenti certificazioni: il Coresi trovare “Pasqua”: “si tratta di Pasqua con gioia e letizia.” presso Varlaam “agnello pasquale” più vicino. nuovo in Henry Wadsworth trovare “Pasqua”: “e ‘stato dopo la Pasqua e aveva un buon momento.” incontro e di nomi per i nati durante la Pasqua: i Pas rumeni con Pascal in altri paesi, originato nell’aggettivo latino paschalis, derivato da Pascha, che significa Pascal e Easter. Nei documenti, il nome Pascal appare dal 1428 e nel 1441 troviamo la variante nativa Pascu. Qualsiasi nome avrebbe indossato – Pascal, Pascal, Pasquale – “l’uomo non è che una debole canna, ma un bastone riflessivo”, ha detto più di 300 anni fa, Blaise Pascal. Pertanto, è necessario per mantenere in vita la parola “Pasqua” a “Pasqua” …è una sorta di pressione dei media. Dico questo perché la lingua rumena con franchising a basso costo è stata mal riposta nel corso degli anni, ma soprattutto oggi con l’inglese. Andiamo e prendiamo la luce in modo che in noi rimanga la luce e l’amore di Gesù. Andiamo a cantare con San Damasco: “Ora tutti sono pieni di luce, cielo e terra, e quelli sotto. Per mantenere tutta la creatura, la risurrezione di Cristo, in cui ha rafforzato “. Andiamo tutti a godere del trionfo millenario che non può essere paragonato a nessuna delle cose che attraversiamo nella vita. Nostro Signore e Salvatore Gesù ci benedirà tutti con il santo dono del suo amore per gli uomini, con l’amore fraterno, con il desiderio di bene e di pace. Se per alcuni dei nostri fratelli la festa della Pasqua rimane una celebrazione senza grande significato, è forse perché hanno lasciato intatte le facoltà dell’anima, e il loro spirito non può sentire il Cristo svegliarsi. Se il cuore è impegnato nella ricerca della ricchezza e nella lotta contro gli uomini, non c’è gioia spirituale in esso. Se ci sono astuzia e bugie sul trono della ragione, non si tratta di pensieri veri, veramente razionali. La verità del pensiero è il sacrificio: quando un uomo ha un pensiero sacrificale, sappia che è nella verità. Se tutto il corpo morde piacere, nessuna parola di purificazione. Cristo, quindi, attraverso la Sua Chiesa, ci chiama alla Risurrezione, non in alcun modo, ma con una volontà di giustizia e di azioni per dimostrarlo. Più grande sarà la nostra gioia, di più sarà la fede e la speranza, basata sull’esistenza della verità che Cristo è risorto!” In Romania non vi è persona di questo periodo pasquale che incontrando un’altra non dica:”Hristos a Înviat!”, Cristo è Risorto! Oggi la Chiesa di Roma ha penuria di sacrati, preti e suore, nell’isola di Cylon e altrove nel mondo d’oggi crescono i martiri cattolici, fa eccezione forse la Cina, dopo l’attuale accordo bilaterale tra il dittatore cinese e papa Francesco, ex gesuita. Gli Ortodossi non riconoscono appieno l’Autorità del Papa, ma quella del Patriarca Ortodosso. Ciò deriva da una sorta di scisma perpetrato a Costantinopoli quando il Papa impose quasi il celibato dei sacrati non accettato dai cattolici dell’Europa orientale. Se lo Stato del Vaticano non dà il permesso di sposarsi a preti e suore questi fuggono dai seminari e dai conventi. Risulta infatti che nei 10 anni dal 2002 al 2012, il numero di suore in Italia è crollato da 108.175 a 86.431, quello dei sacerdoti diocesani da 34.376 a 32.619, e il numero dei sacerdoti religiosi (francescani, benedettini, gesuiti, salesiani, …) da 18.501 è sceso a 15.672 (con un calo totale pari a 4.58 unità). Nel mondo cattolico la gerarchia è cambiata da Napoleone in poi: cardinali e vescovi quasi tutti nobili d’origine, attualmente pochissimi. I principi della Chiesa provengono soprattutto dal volgo come il Cardinale argentino Bergoglio, divenuto Papa anche per rappresentare oltre 450 milioni di cattolici dell’America Latina, il più alto e compatto popolo cattolico mondiale. Nel mondo vi sono 425 mila preti cattolici, quasi 90 legioni di Roma caput mundi. Al calo dei preti si fa leva sull’aumento dei diaconi, che anche quest’anno sono aumentati di 1.057 unità, raggiungendo il numero di 46.312. Prima della conquista di Traniano della Dacia, i Daci avevano una monarchia guidata dal re Decebalo che governava con la casta dei sacerdoti. A Sarmizegetusa Regia, 50 km più ad est della nuova capitale romana di Sarmizegetusa Ulpia Traiana, Provincia Romana della Dacia, vi sono 14 altari sacri, un orologio solare e cinte murarie con legno intramezzato: mura daciche. L’Ambiente religioso dei Daci, come dei Romani prima di Costantino, era politeista. Ogni divinità curava parti della sensibilità di ogni uomo, dall’amore con Venere, alla guerra con Marte, alla navigazione con Nettuno, alla caccia con Diana, e cosi via fino a Zeus o Giove. In Romania si chiama Dumnezeu, il Dio monoteista degli ortodossi.

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