Ambiente del Circeo, da 100 a 50 mila anni fa, con 9 fossili dell’Uomo di Neanderthal.

(di Giuseppe Pace, Naturalista, sp. in Ecologia Umana all’Università di Padova). Lo studio dell’ambiente mi appassiona già da prima del corso biennale postlaurea di Ecologia Umana, che frequentai all’Università di Padova, a fine anni Settanta. L’Ambiente (A) può essere esaminato come un insieme di Natura (N) e Cultura (C), dove la seconda è dominante sulla prima. Ciò è più valido se si possiede l’insieme dei saperi della scienza moderna dell’Ecologia umana, che è multi-inter-transdisciplinare. Con l’ausilio del sapere della Matematica, che da sola usa il linguaggio utile, affermava Galileo Galilei mentre era all’Università di Padova-1592/1610- per carpire meglio gli ancora segreti della natura, possiamo dire che se A=N + C, C=A-N ed anche N=A-C. Dalle equazioni ricaviamo in particolare che esiste la Cultura senza la Natura. Ma allora cadono già degli antichi tabù che siamo anche noi Natura come pensava ancora nel 1500 Leonardo da Vinci” La Natura è Maestra tra i Maestri, e protegge ogni forza nascente come fa la chioccia con i pulcini”. A Confermare l’Ecologia umana o meglio le regole logiche matematiche eccoci il Dr. Louis Montagner, lo scopritore dell’AIDS e del virus HIV, che ci spiega che la cultura specialistica in Medicina non agisce secondo natura. Egli fa un esempio con l’osso femorale rotto che non viene più curato guardando che fanno gli altri mammiferi placentati o magari ponendo due stecche laterali dopo aver ricomposto l’osso. Dunque si agiste con ritrovati odierni dell’Ortopedia come lamine metalliche compatibili per mantenere bene la struttura ossea in attesa che si risaldi o suturi naturalmente o spontaneamente. Ma allora perché molti, se non tutti mass media continuano a dirci e farci vedere che l’Uomo è Natura? Direi di più: continuano a parlare, scrivere e illustrare che l’Ambiente è solo quello naturale e spesso fanno vedere l’Uomo che lo guasta, lo inquina, lo deturpa. Anni fa sulla rivista patavina “Galileo” degli Ingegneri, scrissi un articolo ”Alla ricerca di un denominatore comune di ambiente, territorio e paesaggio”, per riaffermare l’utilità di conoscere bene i loro significati diversi ed utilizzare il linguaggio pertinente. Il territorio è sempre caratterizzato da un Ente di cui fa parte e che lo governi: territorio comunale, provinciale, regionale statale, consortile, sovranazionale e globale. Il globo poi si deve chiamare terracqueo perché è costituito in superficie più da acqua che da terra. Il paesaggio, invece, rappresenta le fattezze sensibili di una parte del territorio o dell’ambiente e si aggettiva sempre in bello, magnifico, struggente, brutto, infernale, culturale, artistico, architettonico, ecc.. L’Ambiente precedente la sottospecie Homo sapiens sapiens (Uomo di Neanderthal), vissuto da circa 36 mila anni fa, era dominato da un’altra sottospecie- secondo non pochi studiosi Antropologi- Homo sapiens neanderthalensis (Uomo di Neanderthal) poi estintosi per più cause: dieta prevalentemente vegetariana dell’uomo di Neanderthal, onnivora dell’Uomo di Cro Magnon; meno agile ed intelligente il primo rispetto al secondo, ecc.. Dall’ambiente africano tra Tanzania e Kenya alla Germania ed oltre l’Homo sapiens si diffuse e non pochi fossili lo testimoniano. Anni fa visitai l’Africa orientale e il museo di Nairobi, ricco di reperti fossili dell’Homo sapiens e precedenti: Homo erectus, Australopicus, ecc.. Ultimamente in Kenya fossili dell’Uomo di Neanderthal sono stati rinvenuti per fare nuova luce sulle ipotesi deduttive. Quelli rinvenuti in Italia sul promontorio del Circeo, tanto caro alla letteratura classica, ci appassiona di più per la vicinanza a Roma caput mundi, al Vaticano di conseguenza storica e all’Europa, ancora faro di civiltà mondiale, insieme ad altre sovranazionalità e anche grandi stati come Cina, India, Russia, Stati Uniti. L’Ambiente europeo, occidentale ed orientale (come la Romania), mi appassiona non poco dunque. Gli scavi archeologici iniziati nell’autunno del 2020 al Circeo nella Grotta Guattari hanno portato alla luce ossa e frammenti riconducibili a ominidi vissuti fino a 100mila anni fa. Sono stati gli Archeologi a scoprire i fossili dell’Homo sapiens neanderthalensis e non i Paleontologi stavolta. La Paleontologia studia la storia naturale e quella umana con la specialità della Paleontologia umana. All’Università di Padova ho conosciuto il prof. Cleto Corrain, noto Paleontologo umano nonché sacrato cattolico, che misurò l’osso femorale, del francescano portoghese, poi divenuto presto Sant’Antonio, 850 anni dopo la morte del 1231. In quell’occasione venne a Padova, il papa polacco, Giovanni Paolo II, poi fatto Santo dal Vaticano, ad onorare il santo taumaturgo o Dr. delle anime, santo più venerato nell’ambiente religioso cattolico mondiale, anche se padre Pio pare che lo abbia sorpassato ultimamente. Non è la prima volta che la storia naturale e sociale si incontrano per far nuova luce sulla presenza dell’Uomo di Neanderthal. Paleontologia e Archeologia hanno la necessità di utilizzare la chimica per calcolare l’età dei fossili che vanno ben oltre l’età delle più note civiltà umane note, dunque molto prima di quella degli antichi Egizi. Questa volta i reperti fossili rinvenuti dagli Archeologi alla grotta del Circeo vanno da 100 a 50 mila anni fa. Si tratta di “un ambiente assolutamente unico”, spiega Mario Rolfo, docente di Archeologia preistorica dell’Università di Tor Vergata, perché un crollo, forse dovuto ad un terremoto, ne chiuse l’ingresso circa 60 mila anni fa. Al suo interno, stratificata nel tempo, una straordinaria banca dati di elementi fossili, resti di vegetali, di umani e anche di animali dei quali non si conosceva la presenza in queste zone, elementi che secondo i ricercatori permetteranno ora di ricostruire la storia di tutto il Circeo e della pianura pontina, luoghi che l’uomo di Neanderthal ha frequentato per un arco di tempo che va da 300mila ad almeno 50mila anni fa. Tra i nuovi individui ricostruiti dagli archeologi, 9 in tutto che si aggiungono ai 2 già ricostruiti nel 1939, c’è una sola femmina. I resti risalgono comunque ad epoche diverse. In particolare 8 sono di ominidi vissuti tra i 50mila e i 68mila anni fa, mentre il più antico di loro avrebbe tra i 100mila e i 90mila anni. Ad arricchire il quadro una moltitudine di resti animali, a partire dalle iene che sono state le ultime ad usare la grotta come tana dove trascinavano le carcasse delle loro prede: dall’uro, un grande bovino oggi estinto, al cervo nobile. Ma sono presenti anche resti diversi, dal rinoceronte al cervo gigante (Megaloceros), dall’orso delle caverne all’elefante e al cavallo selvatico. Ora l’obiettivo delle indagini è quello di ricostruire il quadro paleoecologico della pianura Pontina tra i 125mila e i circa 50mila anni fa, quando quelli che sono sempre stati indicati come “cugini” dell’Homo sapiens – misteriosamente estinti all’incirca nel 26.000 a.C. – frequentavano il territorio laziale. Scavi e indagini sono stati estesi anche all’esterno della grotta dove sono state individuate stratigrafie e paleosuperfici di frequentazione databili tra i 60mila e i 125mila anni fa che testimoniano i momenti di vita dell’uomo di Neanderthal, i luoghi dove stazionava e dove, accendendo il fuoco, si cibava delle proprie prede. La specie zoologica alla quale l’uomo appartiene fu studiata, dal Naturalista e creazionista svedese C. Linneo del 1700, padre della classificazione binomiale che porta il suo nome. Egli, per la prima volta e con razionalità scientifica necessaria (siamo nel secolo dei lumi o della ragione), collocò l’uomo nella specie Homo sapiens. Tale specie la pose al vertice di una scala evolutiva, che però considerava ancora fissa e dunque creativa anche se varie ipotesi evolutiva vi erano state già nella Storia sociale dei Greci e dei Romani. La pubblicazione, nel 1859, de “L’origine delle specie”, sintesi e risultato delle sue imponenti ricerche sulla flora e la fauna di differenti latitudini, procurò a C. Darwin la gloria e il biasimo a un tempo. Con quest’opera straordinaria, Darwin scardinava la tradizione filosofica e teologica-biblica della creazione del mondo, introducendo il concetto di una lenta evoluzione delle specie animali e vegetali che nel corso del tempo si sono profondamente diversificate dai loro antenati. Darwin, 22 anni dopo del suo libro sull’evoluzione della specie, fu quasi costretto a scriverne un altro per rispondere alle critiche feroci che non pochi gli facevano. Una era che discendiamo dalle scimmie. Darwin in “L’origine dell’uomo” del 1871, precisò che sia l’uomo che le scimmie antropomorfe hanno un progenitore comune, dunque non discendiamo dalle scimmie né loro discendono da noi. Oggi i neodarwinisti vedono nei batteri primordiali di 3,6 miliardi di anni fa, i nostri progenitori e la proteina dell’occhio umano è la stessa di un alga ad esempio. Attualmente sono tanti i libri su Darwin, ma tra i saggi consigliati si seleziona quello con l’introduzione di Pietro Omodeo (Naturalista e  prof. dell’Università di Padova) “L’origine delle specie per selezione naturale o la preservazione delle razze privilegiate nella lotta per la vita”. Darwin acquisisce nuova luce nel saggio in Ediz. integrale (Italiano) 2014 di C. Balducci, citato in bibliografia. Nel 1800 altri Naturalisti ed in particolare l’inglese C. Darwin, introdussero la teoria evoluzionistica nel pensiero dell’Homo sapiens. I neodarwinisti successivi hanno ipotizzato il processo dell’ominazione che attribuisce l’origine biologica dell’attuale Uomo a non meno di 36 mila anni fa (Homo sapiens sapiens) e a partire da Nonna Lucy, fossile di Australopitecus afarensis di 3,2 mln di anni fa rinvenuto nel 1974 in Etiopia. Linneo, Lamarck, Darwin, ecc. hanno posto molta attenzione all’evoluzione biologica della nostra specie, ma hanno trascurato troppo quella culturale. Questa seconda sovrasta e si impone sulla prima dalle rivoluzioni neolitiche (l’uomo diviene stanziale ed allevatore ed agricoltore), industriale 1600-700, elettrica 1900, tecnologia digitale oggi. La macchina sostituisce molti lavori pesanti dell’uomo e lo rende anche più libero economicamente e di pensiero. L’Illuminismo settecentesco ha posto le basi non solo della rivoluzione francese con la fine dei molti sudditi, oltre il 90% e pochi cittadini, artefici del proprio ambiente. La quarta rivoluzione industriale-digitale è più globale e ci porterà verso un unico stato, speriamo federato, democratico e liberale, come delineo nel mio saggio “Canale di Pace” c.s.. Nell’ambiente antico del basso Lazio già negli anni Trenta dello scorso secolo i fossili umani focalizzarono l’attenzione dei ricercatori di paleontologia umana ed archeologia. La nuova indagine si è estesa in particolare ad un’area della grotta che non era stata toccata nemmeno dal lavoro di Blanc. Si tratta della zona detta “del laghetto”, perché da ottobre ad aprile viene allagata dalla falda sottostante. Proprio in quell’area sono stati rinvenuti diversi resti umani, tra cui una calotta cranica, un frammento di occipitale, frammenti di cranio (tra i quali due emifrontali), frammenti di mandibola, due denti, tre femori parziali e altri frammenti in corso di identificazione.Il ritrovamento di carbone e ossa animali combuste, spiegano i ricercatori, autorizza a ipotizzare la presenza di un focolare strutturato. “Una scoperta che permetterà di gettare una luce importante sulla storia del popolamento dell’Italia – fa notare Mario Rubini, direttore del servizio di antropologia della Sabap per le province di Frosinone e Latina -. L’uomo di Neanderthal è una tappa fondamentale dell’evoluzione umana, rappresenta il vertice di una specie ed è la prima società umana di cui possiamo parlare”. Le creature viventi, compreso l’Uomo, vanno studiate con più attenzione senza enfasi positivista, né opposizione preconcetta del tradizionalista ad oltranza. Il nuovo che avanza deve essere certo e servire a migliorare non solo il mondo delle cose, ma anche quello dello spirito, che potrebbe essere una variante del prodotto delle cellule del pensiero o di Betz, che pure esistono nella corteccia del telencefalo o della neocortex come scriveva S. Acquaviva, Sociologo e prof. dell’Università di Padova e al Corso Internazionale di Ecologia Umana, suddetto. Nella “Dichiarazione dei diritti” di Filadelfia del 1774 si affermava: ”Tutti gli uomini sono stati creati; il Creatore li ha investiti di diritti insopprimibili, come la vita, la libertà e la ricerca della felicità”. La rivoluzione francese portò la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo” nel 1789”, che così recita all’ art. 1 “Gli uomini nascono liberi ed uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità comune”. La Dichiarazione dell’Unesco del 1964 sulle razze recita ”Tutti gli esseri umani viventi appartengono a un’unica specie… e discendono da un unico ceppo. I diversi popoli della Terra sembrano possedere uguali potenziali biologici per poter raggiungere qualsiasi livello di civiltà. Le differenze fra i risultati raggiunti dai diversi popoli sembrano dipendere interamente dalla diversa storia culturale… Non esiste alcuna prova che giustifichi l’uso di concetti come ”razze superiori” e “razze inferiori”. Monsignor Don Cleto Corrain, che presentò lo scrivente alla Società Italiana di Ecologia Umana, dove conobbi anche l’Etologo Danilo Mainardi. Corrain fu prof. di Antropologia e dir. dell’Istituto di Antropologia dell’Università di Padova nonchè presidente della Società Italiana di Antropologia ed Etnologia, per i suoi studi sui resti di diversi santi, la Chiesa lo incluse nei “prelati d’onore”. Egli misurò, il 13/6/1981, le ossa del venerato Antonio in occasione della visita del papa, Giovanni P. II, al Santo di Padova, nel 750esimo anno del ritrovamento della lingua incorrotta di Sant’Antonio che era solito dire “Fa Signore che la mia lingua scocchi come una freccia per proclamare le tue meraviglie”). Corrain, insegnava che non bisogna aver paura di usare la parola razza, basta solo non sconfinare nel significato. Corrain ha scritto più di 400 pubblicazioni scientifiche, ha eseguito numerose ricognizioni sui resti venerati in molte chiese del mondo, tra i quali quelli di Sant’Antonio da Padova, su altri 28 Santi orientali a Venezia, dalla Basilica di San Marco a numerose altre chiese della costa adriatica. L’aridità della scienza, figlia dell’illuminismo, sembra abolire il termine creatura vivente per non farla dipendere dal Creatore. Studiare l’ambiente dell’Uomo di Neanderthal, che precedette noi di Cro Magnon e la scoperta recente in una grotta al Circeo dei resti di 9 uomini di Neanderthal ed altri animali, ha fatto dichiarare al ministro Franceschini: “Un ritrovamento eccezionale”. Nell’ambiente naturale nomade, l’uomo di Neanderthal viveva in caverne, ma era anche capace di costruire capanne, usando ossa e zanne di animali che venivano poi ricoperti con pelli. Seppelliva i morti con armi, cibo, poiché ritenevano che i defunti avrebbero vissuto una nuova vita, migliore di quella che avevano lasciato. L’uomo di Neanderthal era eretto, come noi, e molto robusto fisicamente, con un’altezza ipotizzata attorno ai 160 centimetri. Aveva le arcate sopraccigliari molto pronunciate ed un naso di dimensioni maggiori rispetto all’Homo Sapiens. Le arcate sopraccigliari dei neanderthaliani poggiavano su creste ossee prominenti, e naso, mascelle e denti erano molto sporgenti in avanti. … O forse usavano i denti per mordere le pelli per trasformarle in cuoio, o per mordere il legno per costruire utensili. Era un ominide strettamente affine all’Homo sapiens che visse nel periodo paleolitico medio, tra i 200 e i 40 mila anni fa. L’uomo di Neanderthal deve il suo nome alla località in cui furono rinvenuti i primi resti, la valle del Neander presso Düsseldorf, in Germania, nel 1856. Apparve circa 350.000 anni fa e si estinse circa 30.000 anni fa, con una massima diffusione in Europa, Italia compresa, tra gli 80 e i 40.000 anni fa.

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