FERENTINO (Frosinone) Esposte in cattedrale le reliquie di Sant’Ambrogio Martire

(di Paolo Mesolella MIRACOLI) FERENTINO (Frosinone) L’Abbazia di Santa Maria Maggiore fu costruita grazie a Federico II.  Il piccolo drappello di soldati romani, il 16 agosto 304, uscì silenzioso da Porta Sanguinaria a Ferentino per accompagnare all’esecuzione capitale il giovane centurione Ambrogio. Si fermò nei pressi dell’Ara Monticchio, a poca distanza dalle mura e decapitò il centurione e i suoi 14 seguaci che lo avevano seguito nella nuova religione cristiana. L’episodio è tramandato dagli Atti del Martirio del santo conservati nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Le sue ossa furono sepolte nell’area cimiteriale comune dopodiché furono trafugate dai cittadini e portati nella cattedrale. Il 30 maggio scorso, a Ferentino, nell’antica cattedrale dei Santi Giovanni e Paolo, è stata esposta alla venerazione dei fedeli la reliquia di cranio del martire Sant’Ambrogio, patrono della città. Per l’occasione, visitando la cattedrale, è stato possibile vedere la preziosa reliquia del martire, conservata con le altre reliquie che vengono esposte in occasione della festa del 1 Maggio. Ma Ferentino è uno scrigno di bellezze: beni ecclesiastici e archeologici di epoche storiche diverse, fanno della città un simbolo di fede, arte e cultura. Dove anche le pietre ci parlano del passato dandoci una eloquente testimonianza attraverso ben 150 epigrafi.  La cattedrale – La cattedrale è di epoca altomedievale e fu costruita sull’acropoli della città, ai tempi di papa Pasquale I, nel periodo che va dall’817 all’824 sui resti di un antico tempio romano. Agli inizi del XII secolo venne ristrutturata dal vescovo Agostino e il 29 dicembre del 1108, al termine dei lavori, vi furono traslate le reliquie del martire. Nella lunetta della porta centrale è affrescata la Vergine col Bambino fra i santi Giovanni e Paolo. Sulla sua cattedra si sono seduti i papi Pasquale II, Innocenzo III, Onorio III, Alessandro III, Gregorio XVI, Pio IX e Paolo VI. Nel catino absidale è raffigurato il Cristo Pantocratore nella gloria, mentre nelle pareti absidali sono raffigurati i santi Giovanni, Paolo, Ambrogio e Redento, antico vescovo locale. Durante i lavori di restauro, sotto l’altare maggiore fu costruito un sacello per conservare le reliquie del martire. Il pavimento cosmatesco risale agli inizi del  XIII secolo ed è opera di ”Jacobi magistri romani”. Del periodo Barocco invece, c’è la grande macchina processionale che è del 1700. Pesa più di 5 quintali e viene portata a spalla da 16 uomini di cinque diverse Confraternite.
14 santi martiri locali – Nei muri della navata centrale, sotto le finestre, in 14 medaglioni sono raffigurati i santi martiri locali. In sacrestia invece è conservato il ciborio della vecchia cattedrale del IX secolo, i cui elementi decorativi richiamano quelli di Sant’Apollinare in Classe a Ravenna. La tradizione vuole che per Ferentino sia passato anche San Pietro. L’Abbazia di Federico II – A Ferentino il profano si confonde con il sacro, la storia romana con quella medioevale: il Teatro, il Mercato Romano, le tre cinte murarie e la Domus romana, si affiancano all’antica Cattedrale, all’abbazia di Santa Maria Maggiore, alle Carceri di Sant’Ambrogio e alla Cripta di Santa Lucia. L’Abbazia di Santa Maria Maggiore, in particolare, fu costruita grazie alle donazioni dell’imperatore Federico II.  La sua vita del resto è molto legata a Ferentino in quanto nel 1223 si tenne un congresso tra l’Imperatore di Svevia, Papa Onorio III e il Re di Gerusalemme Giovanni Brienne nella Cattedrale per discutere la situazione in Terra Santa e prendere accordi per la crociata. Nella stessa cattedrale fu deciso il matrimonio dell’imperatore, rimasto vedovo di Costanza D’Aragona, con Jolanda, figlia di Giovanni di Brienne. Anche per questo, nel portale laterale sinistro dell’abbazia è presente una testina dell’Imperatore di Svevia che sostenne i lavori e per questa sua munificenza fu inserita la testina. All’interno dell’abbazia c’è anche un’acquasantiera con il giglio federiciano.
 La Cripta di Santa Lucia – La Cripta di Santa Lucia, invece, si trova nei pressi del Teatro Romano, risale al XII secolo e conserva affreschi che vanno dal XIII al XVIII secolo. Di particolare interesse è quello del martirio di Santa Lucia che risale al 1585. Inoltre, nella cripta, vi sono tracce di affreschi raffiguranti proprio Sant’Ambrogio Martire. Sant’Ambrogio, ligure di nascita, era un soldato romano, centurione di cavalleria. Per ordine di Diocleziano si trovava con l’esercito a Ferentino, quando il Preside Publio Daciano diede inizio ad una feroce persecuzione dei cristiani e scoprì che anche lui era cristiano.  Daciano cercò di convincerlo a abiurare ma quando capì che i suoi tentativi erano vani sottopose il centurione ad un processo. Ma Ambrogio non volle abbandonare il Cristianesino e affrontò il carcere, le torture e la decapitazione che avvenne il 16 agosto del 304, in località Monticchio. Nella notte però i cristiani di Ferentino riuscirono a recuperare il suo corpo e a nasconderlo fino alla pacificazione religiosa avvenuta nel 313. Il corpo del santo venne trasportato prima nella chiesa di Sant’Agata, dove rimase per alcuni secoli. In seguito, per proteggerlo, fu traslato nella chiesa di Santa Maria Maggiore. Finché il 29 dicembre del 1108 le reliquie furono portate nella nuova Cattedrale edificata dal vescovo Agostino (1106-1113) e dove sono conservate ancora oggi.
Gli Atti del Martirio di Sant’Ambrogio Centurione
Gli atti del martirio del santo sono conservati nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Nel Codice Lateranense 3278, in particolare, il cronista scrive: “All’epoca dell’impertore Diocleziano vi era un uomo di nome Ambrogio di nobile famiglia. Il preside Daciano se lo portò a Roma con la carica di Centurione. Poi venne a Ferentino. Nel periodo in cui Daciano si fermò nella città, alcuni pagani accusarono Ambrogio di essere cristiano e di rifiutare il culto degli dei. Allora Daciano, al cospetto del popolo comandò che al santo fosse tolto il mantello di guerra, fosse spogliato della divisa militare e del collare d’oro. Poi lo fece gettare in carcere in catene con l’ordine che non gli si desse né pane né acqua. Dopo un mese Daciano lo fece denudare e colpire a sangue dai soldati con le verghe. Poi comandò che fosse messo a torcere al cavalletto. Dopo alcuni giorni Daciano fece applicare sulle sue carni delle piastre infuocate. Poi fece accendere un fuoco e posta sulle fiamme una caldaia di olio, pece e resina, ordinò che vi fosse cacciato dentro il santo. Ma Ambrogio uscì dalla caldaia illeso. Il mattino seguente Daciano, seguito da una grande folla, si trascinò dietro il martire nudo e in catene e si diresse all’anfiteatro attiguo alla Porta Sanguinaria per offrire agli dei sacrifici orgiastici. Poi ordinò al martire di adorare l’idolo Mercurio. Ma Sant’Ambrogio, afferrando l’idolo tra le mani, lo scagliò a terra con tanta violenza da ridurlo in piccoli pezzi. Allora Daciano comandò che fosse disteso nudo sul palco e percosso con sbarre di ferro. Poi ordinò di accendere un rogo in cui gettare il santo, con le mani e i piedi legati… Alla fine Daciano comando che, legato mani e piedi, fosse precipitato nel fiume Alabro con un masso appeso al collo. Ma l’angelo del Signore lo resse sulle acque del fiume. Dinanzi a questo miracolo, quattordici nobili cittadini credettero nel Signore e ricevettero il battesimo. Quando infine Daciano apprese queste notizie, diede ordine di preparare il palco per decapitare lui e i suoi 14 compagni cristiani. Era il 16 agosto. La statua reliquiario – In Cattedrale c’è anche una maestosa statua equeste del santo. La statua a cavallo è anche reliquiario ed è stata realizzata da un argentiere di Roma al costo di 972 scudi. Questi, nel riprodurre l’immagine di un centurione romano, si ispirò alla statua equestre di Marco Aurelio, sistuata nella Piazza del Campidoglio a Roma. Arrivò a Ferentino il 21 aprile 1641 e il vescovo, per accrescerne la devozione, fece inserire delle reliquie nelle gambe dell’animale.
Le reliquie – I primi cristiani di Ferentino trafugarono il corpo del santo e lo seppellirono in un cimitero cristiano che si trovava sotto l’attuale chiesa di Sant’Agata fuori le mura. Qui il santo rimase sepolto per almeno cinque secoli poi nel IX secolo il vescovo di Ferentino fece trasportare il corpo di S. Ambrogio nella chiesa di Santa Maria Maggiore. Ancora oggi, una pietra incastonata a sinistra della porta centrale della chiesa, riporta questa iscrizione: “AMBROSIO PX J.P.E.S (Ad Ambrogio cristiano il santo vescovo Giovanni pose). Probabilmente è la sua stessa lastra tombale Poi il 29 dicembre 1108 il vescovo Agostino pose le reliquie sotto l’altare centrale della nuova cattedrale. Nel 1639 ci fu il primo ritrovamento: il Vescovo mons. Ennio Filonardi, il 27 aprile avviò una prima ricerca sotto il pavimento e trovò dei vasi in cui erano contenuti piccoli frammenti delle ossa di S. Ambrogio. Cento anni dopo, il 18 ottobre 1747, il vescovo Fabrizio Borgia, durante i lavori di ristrutturazione della cappella, rinvenne il resto delle ossa del santo. Pertanto tutte le reliquie prima furono poste n un’urna marmorea e poi nel 1904, furono collocate sotto l’altare maggiore.

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