Sparanise. E’ festa di San Vitaliano, il vescovo che si vesti da donna

(di Paolo Mesolella)SPARANISE (Caserta). Oggi il santuario di Montevergine (Avellino) da lui fondato è meta dei “Femminielli” napoletani. (di Paolo Mesolella) Domenica 29 agosto a Sparanise, in provincia di Caserta, ma anche a Catanzaro in Calabria, ritorna la festa patronale di S. Vitaliano con quell’atmosfera di fede e tradizione che la contraddistingue da oltre mille anni. Tanti gli appuntamenti in programma: dalla tradizionale Messa domenicale nell’antica chiesa di S. Vitaliano (costruita nell’anno 988 dall’abate Roffredo) alla messa solenne nel Duomo officiata dal vescovo diocesano. Ma ciò che incuriosisce di più della festa è la figura di San Vitaliano, 25° vescovo di Capua che si vestì da donna. La sua vicenda storica è poco nota (nel calendario della Chiesa vi sono altri due S.Vitaliano, venerati a Segni e a Stresa). San Vitaliano di Sparanise, invece, è nato a Capua (l’odierna S. Maria Capua Vetere) dove è stato vescovo per 25 anni, dal 693 al 718 d. C. e c’è quell’episodio della sua vita, che ha sempre divertito i fedeli: all’età di 70 anni, si vesti da donna e fu accusato dai suoi nemici di frequentare le donne.
Il vescovo Vitaliano si veste da donna .“Questi – si legge nella “Vita di San Vitaliano”, un codice beneventano del XII sec.,- corruppero col denaro un disgraziato che di notte si introdusse nella camera del Santo e sostituì le sue vesti di vescovo con quelle di una donna. Così, la mattina seguente, il santo, non accorgendosi dell’inganno, indossò gli abiti femminili e si recò in chiesa a celebrare le funzioni. Alla luce del sole i fedeli lo videro “travestito” e fu fatto oggetto di scherno e calunnie. Lui che predicava la castità, fu accusato di empietà e di intendersela con le donnacce al punto che ne aveva indossato gli abiti. Vitaliano, allora cercò di lasciare Capua per dirigersi dal papa a Roma, ma i suoi nemici lo inseguirono e raggiuntolo a Sinuessa, (l’odierna Mondragone), lo chiusero in un sacco di cuoio e lo gettarono in mare. Grazie alla protezione divina, però, san Vitaliano raggiunse Ostia, dove venne liberato dal sacco e si trattenne sano e salvo in città per sette mesi. Intanto Capua fu colpita per sei mesi e 20 giorni da una lunga siccità, dalla peste e dalla carestia; per questo gli abitanti, mandarono una delegazione dal santo per chiedergli scusa e per offrirgli di nuovo la sua cattedra vescovile.
L’eremo di San Vitaliano a Casola – San Vitaliano, mosso da pietà, ritornò a Capua e la pioggia incominciò a bagnare la terra, ma rifiutò l’episcopato per ritirarsi in eremitaggio in un luogo vicino a Caserta, chiamato Miliarum (oggi Casola). Qui, secondo la tradizione, richiamata nella bolla dell’arcivescovo di Capua Sennete del 1113, costrui l’eremo di San Vitaliano, e vi visse alcuni anni, compiendo miracoli, dopodichè si diresse sul Monte Virgilianum, dove costruì, con il nome di Monte Vergine, un santuario dedicato alla Madonna. E a Montevergine si sarebbe spento il 16 luglio 699 e sarebbe stato seppellito.
Il santuario di Montevergine e i femminielli – L’ episodio del travestimento e la fondazione del santuario di Montevergine, legano il santo vescovo Vitaliano alla storia dei “femminielli” napoletani.
L’abate Giordano, infatti, in “Cronache di Montevergine” del 1649, riporta la tradizione secondo la quale, il Monte Partenio prenderebbe il nome di Cibele dall’esistenza di un tempio dedicato alla divinità. Inoltre, secondo il “Martirologio Gerominiano”, risalente alla prima metà dell’VIII sec., san Vitaliavo, vescovo di Capua del VII sec. d. C., dopo essere stato coinvolto nella vicenda di travestitismo, si sarebbe ritirato sul “Partenio”, (l’attuale Montevergine) e qui, sui resti di un tempio dedicato a Cibele, avrebbe edificato una cappella dedicata alla Madonna.
Il culto di Cibele e la Madonna schiavona – I momenti fondamentali del culto di Cibele erano la salita al Monte Sacro, l’adorazione di una pietra sacra e la presenza di fedeli maschi, travestiti da donne, che tenevano canti e danze sfrenate al suono di tamburi. Questo culto sarebbe stato indirizzato, in seguito verso la Madonna. “Ancora oggi – spiega Roberto De Simone – la salita al santuario di Montevergine costituisce uno dei momenti
fondamentali della vita dei “femminielli” napoletani. Ogni anno, nel giorno della Candelora, femminielli ed omosessuali salgono sulla montagna diretti al santuario dedicato alla Madonna Schiavona. Si ripete così il rito del pellegrinaggio dei “Femminiellii” al santuario, accompagnati da suonatori di nacchere, tammorre e cimbali ed abbigliati con vestiti molto colorati. La prima sosta del loro “pellegrinaggio” avviene in prossimità di una grotta dove si trova un rozzo sedile di pietra antico ricordo della pietra sacra del culto di Cibele. Poi si riparte per raggiungere la “Scala santa”, una scalinata di 23 gradini che spesso i fedeli percorrono in ginocchio.Dopo la visita, sul sagrato del santuario si canta e si balla con musiche e tammorriate. E’ un rito millenario quello della Candelora al santuario di Montevergine dove i femminielli prima e gli omosessuali, le lesbiche e transessuali oggi, venerano la‘Mamma Schiavona.
La Madonna Nera – Secondo la leggenda, del resto, la Madonna Nera nel 1256 avrebbe salvato due giovani omosessuali che erano stati legati a un albero e destinati a morire di stenti sulla montagna innevata. Il miracolo fu visto come un segno di tolleranza divina e da allora i femminielli divennero devoti della Madonna di Montevergine. Molti secoli prima di Cristo, invece, salivano su questo monte i Coribanti, i preti eunuchi di Cibele, la grande madre nera, simbolo femminile della natura. E il suo tempio sorgeva proprio dove adesso c’è il santuario della Madonna. I sacerdoti si eviravano ritualmente per offrire il loro sesso in dono alla dea. Poi si vestivano da donne con sete gialle ed arancione e truccavano pesantemente gli occhi.
Il Santuario di Montevergine – Il santuario di Montevergine (Avellino) è Monumento Nazionale. Al suo interno si venera il quadro della Madonna Schiavona e si stima che ogni anno sia visitato da circa un milione e mezzo di pellegrini. La storia del santuario è legata anche alla figura di San Guglielmo da Vercelli, un monaco eremita vissuto tra l’XI ed il XII secolo e che nel 1126 vi consacrò una chiesa alla Madonna. Oggi nel santuario vive una comunità benedettina. Secondo le “Cronache di Montevergine” il nome di “Vergine” al Monte Partenio fu dato al tempo di San Vitaliano, molto prima della venuta di san Guglielmo, quando nel VII secolo, dopo l’episodio del travestimento, vi fondò una chiesa in onore della Vergine.
Anche la ‘Vita di San Vitaliano’ fu scritta alla fine del XII secolo, con l’intenzione di testimoniare la consacrazione di una chiesa sul monte Partenio, chiamato poi Montevergine, da parte del santo capuano, prima della venuta di san Guglielmo da Vercelli (1142) in eremitaggio sul monte.
La manna di Catanzaro -Nel 1122 papa Callisto II, trasferendo a Catanzaro il vescovado di ‘Tres Tabernae’, fece dono alla città delle reliquie del santo. Poi nel 1311 Pietro Ruffo, conte di Catanzaro, edificò nella cattedrale un’apposita cappella per riporvi le reliquie. In epoca imprecisata il sepolcro di S. Vitaliano avrebbe anche cominciato a trasudare un particolare umore chiamato manna. Catanzaro oggi venera S. Vitaliano come suo patrono il 16 luglio, data della traslazione dei suoi resti mortali dal santuario di Montevergine.
Il culto di San Vitaliano – Il culto di S. Vitaliano vescovo di Capua è molto diffuso in Campania: il famoso “Calendario Marmoreo” di Napoli, scolpito nel IX secolo, lo ricorda al 3 settembre. Chiese dedicate a San Vitaliano, si trovano a Napoli, Marigliano, Nola, San Vitaliano di Napoli, Santa Maria Capua Vetere, Caserta, Orta di Atella, Piana di Caiazzo, Casola di Caserta (dove c’è l’ eremo), a Catanzaro e ad Aquileia. Nel calendario dei Santi vi sono altri due santi chiamati Vitaliano: il primo, nato a Segni, è stato papa nel 657, il secondo, è un martire bambino, ucciso nel 260 d. C. ed è venerato a Stresa.