La testimonianza di Antonella, la sorella di un detenuto pugliese

(Antonella Ricciardi -Caserta24ore) “Meno male che c’è la morte, così non vedo più questo schifo di vita […] Vedo continuamente cuori, mio fratello me li manda, dal Paradiso”…questi alcuni tragici ed intensi passaggi della testimonianza di Antonella Cavalera, cui solo la fede nella vita oltre la vita, offre conforto. Il fratello Andrea, che la sorella definisce “perseguitato come Gesù Cristo”, infatti, è morto nel marzo 2019, in circostanze strazianti. Andrea Cavalera soffriva di diabete (subentrato in carcere), aveva problemi di respirazione, depressione profonda, oltre che di un leggero autismo e non riusciva ad evitare accumulazioni seriali di oggetti. Per una vicenda risalente all’anno 2000, Andrea era stato condannato per una rissa, ma per un ruolo estremamente marginale (era stato chiamato solo perché aveva un fisico muscoloso), tanto che la sorella lo ritiene innocente, sostanzialmente, poichè non era armato, ma solo presente sulla scena, e poteva non sapere che la situazione sarebbe degenerata: la lite era subentrata per il mancato pagamento di una baracca; era stato sparato un colpo di pistola, che però, fortunatamente, non aveva ucciso. L’atto di violenza, per la difesa solo dimostrativo, era stato considerato dall’accusa tentato omicidio; atto di violenza, però, non dovuto nei fatti ad Andrea Cavalera. Probabilmente, nella vicenda di Andrea Cavalera, condannato, a sette anni, solo nel 2017, dopo un’odissea processuale che aveva comportato anche detenzione preventiva, in certi periodi, è possibile che abbia avuto un peso l’averlo associato ad un parente, presente sul luogo della rissa. Eppure, in Andrea Cavalera era presente un atteggiamento ingenuo, che conservava la purezza e la semplicità dell’infanzia. Il parente che lo aveva chiamato, aveva avuto invece degli sbandamenti, sia pur con l’attenuante di avere subito gravi traumi, per cui si era rifugiato nella droga, dopo una serie di eventi luttuosi ed un incidente che lo aveva temporaneamente menomato. Nel suo stordirsi nella droga, per procurarsi dosi, il parente era stato strumentalizzato dalla Sacra Corona Unita, ma, nei fatti, il suo ruolo era stato minimo in questo senso. Tornando alla vicenda più specifica di Andrea Cavalera, è da tenere presente che, trasferito da Lecce a Rossano Calabro, stordito da massicce e discutibili quantità di psicofarmaci, è deceduto nel marzo 2019, arrivando già morto in ospedale; l’autopsia, secondo diversi esperti, evidenzia la possibilità di una cura non abbastanza tempestiva nei suoi confronti: invece di antibiotici, gli avevano dato solo una tachipirina. Inoltre, secondo l’interpretazione della criminologa Isabel Martina, è possibile che Andrea Cavalera sia stato punto da una zecca, e non trattato in breve tempo per questo problema: possibilità che tutt’ora non è affatto da escludersi, vista anche la documentazione fotografica dell’esame autoptico, in cui si vedono nitidamente ponfi (rigonfiamenti simili a bubboni) sul corpo di Andrea. Dopo un primo approfondimento con il dottor Faggiano, un altro medico legale aveva espresso verbalmente la possibilità che vi fosse stato un omicidio colposo, per cure non tempestive e soprattutto errate. Al momento, la situazione giudiziaria è ferma, poichè la famiglia non ha ancora accesso ad ulteriore documentazione clinica; inoltre, non è stata fornita prova che l’opposizione, richiesta dalla famiglia al precedente avvocato, Angelo Ninni, sia stata effettivamente presentata. Attualmente, la famiglia Cavalera si affida all’avvocato Fabrizio Ferilli, nella speranza di far ripartire il caso, riguardo cui chiede chiarezza e giustizia. Un conforto in questi anni del dolore, viene ad Antonella Cavalera dal sorpendente fenomeno dei cuori, che ha documentato fotograficamente: considerati da lei segni di Andrea, dall’Aldilà. Si tratta di uno dei più evidenti eventi che vanno oltre l’ordinario, ma nel caso ve ne sono pure altri, tra cui sogni forse telepatici. Il fenomeno dei cuori che si “materializzano” è parte di una casistica, in quanto è stato segnalato anche da altre persone, in analoghi casi di lutti particolarmente sconvolgenti, e ricorda anche, per alcune somiglianze, i casi di stigmate.  Le forme a cuore sono state trovate impresse sulla pelle di Antonella Cavalera e di alcune sue familiari: le figure sono regolari e contrassegnate da una sorta di “segno distintivo” su un lato; anche numerosi oggetti della vita quotidiana vengono rinvenuti con insolite forme a cuore, con cadenza più che quotidiana: una cadenza tale da far constatare di essere oltre la linea del caso. Fenomeno tutt’ora non del tutto spiegato, nè del tutto classificato, nei fatti va oltre l’ipotesi di evento psico-somatico, in quanto compare anche fuori dai corpi delle persone protagoniste, su oggetti esterni. Certamente, comunque, il discorso sui simboli dei cuori è segno di estremo coinvolgimento interiore, e, in qualunque caso, di un amore che non muore.
PRIMA PARTE 1) Puoi esporre, in sintesi, gli aspetti fondamentali del caso giudiziario di tuo fratello Andrea Cavalera: di cosa era stato accusato, e perchè consideri che fosse innocente? Insomma, cosa è successo?
Allora, mio fratello stava scontando una pena inflitta a seguito di un lungo processo, per una vicenda accaduta nel 2000; lui era un ragazzo forte, con i muscoli, sempre pronto a difendere tutti. In quella occasione, fu chiamato da altri due ragazzi, che volevano essere difesi, e andò a bussare alla porta di una terza persona, ignaro che, di lì a poco, gli altri due avrebbero sparato alcuni colpi di arma da fuoco, proprio verso quest’altra persona. Mio fratello non era armato, non sapeva che gli altri fossero armati. Per questo, posso dire che era innocente. Purtroppo si è ritrovato imputato in questo processo…
2) Sì, lo avevano mandato avanti, proprio.
Sì, fino a quando non è morto; lui non si presentava ai processi, perchè stava male: è inimmaginabile, è stato un calvario.
3) Che non si presentava, forse è proprio un segno di disagio mentale.
Sì, sì, sì; chiamava sempre il suo medico, che era il professor Giorgio Trianni: era il suo psichiatra personale. Anche a casa, lo chiamavamo a casa, perché lui non riusciva neanche ad andare allo Studio. Mio fratello, che appunto non era armato, purtroppo si è ritrovato imputato in questo processo, per via di una testimone, che lo ha collocato sul luogo dei fatti… ma non è stato giusto che mio fratello abbia risposto dei medesimi reati dei quali hanno risposto gli altri imputati. E fra l’altro dico io, dopo quattro mesi, si è ricordata, questa, di dire che c’era anche mio fratello: dopo quattro mesi. E poi non so se gli altri due erano entrambi armati tutti e due, o se era armato solo uno.
4) Puoi ricordare quale condanna avesse ricevuto tuo fratello, ed in che modo ritiene ci si sia arrivati? Qualcosa mi hai già detto, ti chiedo se puoi aggiungere qualche altro elemento…
Era stato condannato a sette anni.
5) Come mai aveva problemi dopo tanto tempo?
La condanna è arrivata nel 2017.
6) Ah, ecco, ora è chiaro: è arrivata dopo moltissimo tempo.
Hanno fatto due volte la Cassazione, due volte l’Appello: è stato un processo lungo.
7) “Certo… Lui era libero prima della condanna? Non ha avuto detenzione preventiva?”
Sì, l’aveva avuta la detenzione preventiva: nel 2013- 2014, e poi era uscito, e poi dopo la condanna definitiva era tornato di nuovo.
8) Tra l’altro, Andrea Cavalera soffriva di disturbi psichici, che lo rendevano simile ad un bambino: puoi testimoniare di cosa si trattasse, e, se ti senti, in che modo sia stato possibile che la figura di tuo fratello sia stata associata alla Sacra Corona Unita? In effetti, sembra strano pensare che una persona mentalmente alterata, con dei disturbi, potesse rivestire un ruolo significativo, o anche semplicemente un ruolo, pure non primario, in un sodalizio mafioso… Sembra di leggere un contrasto tra le due situazioni: è strano, molto strano.
Infatti, questo è il problema; io ci ero andata dai già, carabinieri, già 21 anni fa ci andai; lo dissi anche ad un poliziotto, che ora è andato in pensione: peccato. Gli avevo detto che Andrea era come un bambino: da quando è nato, faceva cose strane. Poi aveva un leggero autismo: aveva tutte le patenti; lo fermavano, la polizia, i carabinieri, chiedevano la patente: lui diceva che le aveva dimenticate a casa, ma ce le aveva tutte, ogni volta a casa, perché pensava poi si rovinavano; ce le aveva tutte perfette.
9) Tu dicevi anche che accumulava un po’ biglietti…
Accumulava biglietti, accumulava le carte delle spinacine Tutte nelle confezioni, però tutte finite. Poi, prendeva il Solian.
10) Aveva quindi problemi fisici e psichici: era rimasto infantile, un animo di dolce fanciullo…
Sì, infantile, come quando dormiva con la mamma, se la baciava. Infatti, in prima elementare, (che aveva iniziato, in quanto è nato a dicembre, era l’11) quando lo hanno mandato a chiamare, le insegnanti hanno detto a mia madre: “Signora, che cosa dobbiamo fare, è ancora un bambino, è da scuola materna, non lo possiamo portare in seconda elementare”…ed ha ripetuto la prima.
10) Era sempre stato più infantile, ma era molto innocente
Sì, vedeva ancora “L’uomo tigre” in televisione, e tutti gli amici lo sanno: io queste cose le ho approfondite alla perfezione con la criminologa, con le forze dell’ordine. Non lo so, forse lo hanno associato ad un parente che aveva sbandato. Lo andai a trovare, proprio nel giorno del suo compleanno, l’ultima volta che l’ho visto… Gli dissi: “Andrea, prova a capire perché non sei uscito;” eppure, lui, con pianti agli occhi, diceva: “Non mi hanno avevano visto come ero?” Era come un bambino.
11) Infatti, lo stato psichico di tuo fratello non sembrava compatibile con il carcere: sembra che magistrati e forze dell’ordine non si siano resi conto, o abbiano sottovalutato.. Cosa pensi del fatto che invece fosse stato incarcerato, senza neanche qualche forma alternativa di detenzione? Anche nel senso di arresti domiciliari, con cure a casa, o ricovero in centro di cura specializzato…Ti sei fatta un’idea, un’ipotesi, di cosa possa essergli passato per la testa? Bisognerebbe chiederlo a loro, ma tu hai pensato a qualcosa?
Infatti, anche i carabinieri me lo dissero: era come un bambino. Infatti, mio fratello era incompatibile con il carcere; lo testimoniavano anche gli amici, che diceva: “Se vado in prigione, io muoio”.
Io penso che c’entrino tutti, in primis loro: polizia, i carabinieri. Se ti dicono di andare a prendere questo ragazzo, si può anche dire, se io sono nelle forze dell’ordine: non è vero, questo ragazzo non sta bene, non esce mai. E lo vedevano: era ingrassato, non stava bene.
12) Forse non riusciva a chiedere aiuto.
Secondo me è stata colpa anche degli assistenti sociali, perché mi ricordo che ci mandarono a chiamare, a me ed a mia sorella, Lina, e hanno detto: “Un ragazzo, un uomo, non può curare la mamma, e non può stare steso sul divano”. Così hanno detto: perché?
13) Infatti viene da chiedersi il perché.
Mia madre lo aspettava a casa; poi anche i carabinieri arrivarono a casa, portarono via Andrea. Ma perché non poteva assistere la madre? Addirittura gli amici, i compagni di cella, avevano detto che avrebbero fatto una richiesta per farlo venire a casa, che la mamma non stava bene. I compagni di cella gliel’avevano fatta; ma gliel’avevano rigettata, perché hanno detto che la mamma stava bene: invece, la mamma poi è morta.
14) Certo, è contraddittorio; ora, non so se volevano anche dire che lui, malato, poteva avere difficoltà ad assistere un’altra persona malata, però la motivazione che la mamma stava bene era infondata. Eh, sì.
15) Comunque, anche Andrea aveva bisogno di aiuto.
Sì, e automaticamente, quando era stato poi agli arresti domiciliari, il dottore Trianni aveva preparato una relazione…Praticamente la relazione era del medico Trianni, ma tutti lo sapevano, anche il medico curante, il farmacista, ma pure gli amici che venivano a trovarlo: venivano a casa, perché non poteva uscire. Non fumava, non beveva. Nei video diceva che era ingrassato, che aveva una pancia, però rideva mentre diceva queste cose. Era come da piccolino, sempre sorridente.
16) Quindi come un fanciullo. Ha avuto quindi anche un periodo di arresti domiciliari, e prima della condanna?
Sì, sì: prima della condanna.
17) Tuo fratello, gravemente malato anche nel fisico, è purtroppo deceduto nel 2019: era in ospedale? E’ morto forse in meno di 24 ore? Puoi esprimere la tua idea su cosa sia accaduto? E sono stati o saranno in corso approfondimenti per chiarire questi dolorosi eventi?
Sì, nel marzo 2019. Si tratta di un caso simile a quello di cui parla la signora di Dio (zia del detenuto Francesco, purtroppo morto in carcere, in circostanze da chiarire meglio, n.d.R.). Lo hanno portato morto.
18) Quindi non è arrivato neanche vivo in ospedale?
Hanno provato a rianimarlo, a causargli adrenalina, ma era morto.
19) In effetti, è più grave: se fosse arrivato vivo, forse qualche possibilità in più c’era.
Prima gli avevano dato una tachipirina; non possono dire di avergli dato cinque tachipirine, perché gliene hanno dato una, e ce l’aveva in tasca al pigiama. La compressa la danno attorcigliata nella garzina, per cui lui aveva una garzina in tasca. E poi, si contraddicono, si contraddicono, tanto, perché dicono che non andava in infermeria, e poi dicono che voleva essere aiutato. Si contraddicono, perché poi affermano invece che stava sempre in infermeria. Dicono poi che, poiché russava, dormiva seduto: anche gli amici lo hanno detto, e pure le guardie carcerarie lo hanno riferito. Ho tutte le relazioni al riguardo. Pesava 135 kili, e mai mai mai era uscito dalla cella, se non per andare a parlare di carte processuali, in qualche ufficio, e per andare in infermeria: basta. Non voleva proprio uscire dalla cella, e non è mai uscito per altro.
20) Questo poteva essere parte della patologia: mi stai facendo ricordare qualche altro caso, di qualcuno che si è chiuso, per patologie evidentemente mentali.
Infatti, una guardia carceraria, che sta a Lecce, ci veniva a dire, in dialetto, che questo nostro fratello doveva stare a casa, in pace. E poi c’è Manolo, questo signore che fa il volontario in carcere; però all’inizio non sapevamo neanche noi che andava a trovare i detenuti in prigione. Lo aveva scelto lui, ed anche lui diceva che mentalmente Andrea era un bambino; lui è andato per parecchio a trovarlo. Andrea voleva che in futuro Manolo lo andasse a trovare a casa. Una volta ho saputo che Andrea aveva chiesto 30 euro al cappellano, ma di solito non chiedeva niente, neanche che lo si andasse a trovare.
21) Ricorda il caso di altri detenuti, chiusi nel loro mondo, che “rimuovono” il mondo esterno che non gli appartiene più, e con il carcere che non cerca di aiutarli.
Sì, non voleva poi farci soffrire vedendolo lì. Con Manolo, invece, decideva lui giorno ed ora, e diceva che gli ricordava il padre, che gli era morto.
25) Magari si era aggrappato alla figura di Manolo: è un volontario in carcere?
Sì, Manolo è un signore di chiesa; canta in Chiesa, ed ha creato una casa, dove poi coloro che erano stati carcerati, possano andare, se non hanno dove andare, dedicata ad una Madonna. Lui gli portava anche i vestiti, le coperte…
26) Insomma, portava avanti iniziative solidaristiche.
Sì, anche noi abbiamo sempre dato qualche offerta, a Manolo. Ci faceva andare a Lecce, a delle riunioni, a cui partecipavamo. Manolo ci diceva tutto quello che aveva fatto durate la settimana: chiamava, diceva “Sono stato da Andrea”, e che stava bene, ma soffriva il caldo, ma Andrea non diceva neanche tutto. Poi, sono riusciti a portarlo a 500 km…”
27) A Rossano Calabro
Sì, nel blindato.
28) Spesso provoca proprio disturbi: è claustrofobico.
Sì, sì. Infatti, in un video familiare si nota, in cui sta ballando con i nipoti, Andrea sempre tende ad aprire la finestra. Lui stava sempre al balconcino, andava sempre al balcone…ma come respirava, Antonella, già da prima: è inimmaginabile.
29) Aveva difficoltà a respirare.
Sì, e chiedeva aiuto a mia madre; poi mia madre lo aveva avuto abbastanza grande, a 36 anni, quindi, con lui adulto, ormai era diventata anziana. Lui non respirava, aveva molta ansia, depressione. Però al CIM [Centro Igiene Mentale, n.d. R.] non ci voleva andare. Diceva, ribadiva: “Io non sono pazzo”.
In fin dei conti, io avrei voluto dei parenti cattivi; perché così potrei dire che hanno scelto loro.
33) Te ne saresti fatta una ragione, diciamo.
Sì, io per questo mi agito per mio fratello, per questo voglio giustizia.
Introduzione e quesiti di Antonella Ricciardi, intervista realizzata nell’autunno 2021