Rifiuti. In fiamme tonnellate di rifiuti italiani in Tunisia: dovevano tornare in Italia

I rifiuti inviati illegalmente dal porto di Salerno alla Tunisia hanno preso fuoco. L’incendio è divampato oggi presso l’azienda Soreplast di Sousse, in Tunisia, dove erano attualmente stoccati i rifiuti di 70 container, ossia la parte sdoganata dei 282 arrivati dall’Italia.  

“Abbiamo appreso con amarezza la notizia di un ennesimo disastro annunciato che ancora una volta ci pone dinanzi all’esigenza di ricercare risposte serie e concrete sul tema della gestione dei rifiuti, evidentemente viziata da carenze e criticità che lasciano larghe maglie per l’illegalità”, commenta Claudia Salvestrini, direttrice del Consorzio nazionale dei rifiuti dei beni in polietilene Polieco, intervenendo sul caso. 

Il Polieco aveva da tempo acceso i riflettori sulla situazione di stallo seguita alla scoperta del traffico illecito e il Forum internazionale sull’economia dei rifiuti, tenutosi a Napoli lo scorso ottobre, promosso proprio dal Consorzio, si era concentrato soprattutto sulle nuove rotte del Mediterraneo. 

 “Il triste epilogo di una vicenda i cui contorni restano torbidi è arrivato oggi con un incendio che riporta inevitabilmente il pensiero alla lunga scia di episodi simili che si sono registrati negli ultimi anni presso varie piattaforme italiane”, sottolinea Salvestrini, la quale si augura che “la nuova modalità di tombamento che abbiamo riscontrato in Italia non venga esportata anche in altri Paesi”. 

L’analisi va oltre il caso Tunisia, di certo il più emblematico degli ultimi anni, ma solo indicatore di un fenomeno più diffuso di traffico illecito.  

                                                                  “Più i rifiuti viaggiano verso l’estero, più alto è il rischio dei traffici illeciti”

 
“La verità è che, da un lato abbiamo una raccolta improntata soprattutto sulla quantità, a discapito della qualità, dall’altro c’è una notevole carenza di impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti che non consentono la chiusura della filiera e così – spiega Salvestrini – più i rifiuti viaggiano verso l’estero, più diventa alto il rischio di sistemi illegali ad opera di trafficanti che compromettono non solo l’ambiente ma anche la concorrenza leale fra le imprese, danneggiando i tanti operatori del settore che con grandi sforzi da sempre lavorano eticamente e nel rispetto delle regole”.  

L’auspicio è che “i fondi del Pnrr – auspica la direttrice del Polieco – possano andare proprio nella direzione di un sistema autosufficiente di gestione in grado di agevolare un circuito virtuoso, consentendo così di ridurre drasticamente i viaggi dei rifiuti e di poter ridurre i rischi legati al filo troppo sottile che oggi, soprattutto nel mondo delle esportazioni, divide la legalità dall’illegalità”.