Teano. Il Presepe di don Michele

(di Giulio De Monaco) TEANO “Il presepe di DON MICHELE, quel mirabile presepe dell’ultimo minuto,
curato, cesellato, miniato, vergato da sudore e sorrisi, trascorso da brividi di milioni di emozioni. Graffito da una vita esemplare, vivida, palpitante di stelle. I sognatori come lui non rimarranno mai al buio. Anche nella notte più oscura troveranno una stella a illuminare il loro sogno. A mostrare il sentiero da seguire”
Per Natale e per Pasqua ho preso il brutto vizio di scrivere qualcosa di attinente, come forma augurale ai nostri amabili Lettori. Già ho narrato delle lotte terribili delle locali Giovani Marmotte orientate dagli esperti Marmottoni: Dario, Walterone, Attilino, Mario, e così via, che si azzuffavano con uno spennatissimo abete per piazzarlo al centro di Piazza Umberto, come controfigura di un albero di Natale. Abbiamo insieme percorso, affettuosi lettori, le impervie stradine di montagne e deserti sconfinati dei presepi “last minute” di Don Michele. Ci siamo scaldati insieme ai grandi camini con fiamme ruggenti delle Famiglie dei tempi andati, il panettone, lo spumante, la tombola. Abbiamo visualizzato le interminabili Messe della notte di Mons. Sperandeo che le diceva anche il giorno di Natale in una cattedrale incredibilmente affollata Quest’anno mi mancava l’assunto e sono andato a pizzicare un librettino di mons. Arturo Aiello, attuale vescovo di Avellino: “Passi nella notte” pubblicato da Di Mauro Editore nel 2008. Due racconti brevi : Cantique de Noël e Dies Natalis, che si integrano e si intersecano per l’identità dei protagonisti e situazioni analoghe.”Passi nella notte” con echi di cadute e pentimenti. Note dissonanti sulle tastiere della vita. Incantesimi della notte, dei suoi veli di luce e dei passi di brina che la percorrono e la violano, timidi, impalpabili, discreti. Una notte che lascia filtrare,complice, i raggi di una speranza sconfinata, di una paziente attesa intessuta dal filo rosso della speranza.Le luci di Natale, dei suoi alberi, delle sue vetrine, delle sue stelle, prismi di attesa, di inattesi ritorni. Infreddolite e mistiche lucciole invernali, carezzevoli come il sorriso di un bambino, del Bambino che nasce ogni anno, come dono. Di notte, con il profumo dell’alba nuova. Rigenerante e con la certezza della Luce.
” FORSE TUTTE LE COSE BELLE, ANCHE L’ARTE , NASCONO DA UNA FERITA …” A volte i piccoli gesti, le parole dette in un certo tono cambiano la prospettiva. È un mondo difficile. Basta poco per rendere felice una persona e altrettanto poco per rattristarla Racconti da leggersi, suggerisce don Arturo nella lapidaria introduzione, preferibilmente di sera al fuoco del camino, nelle notti da Natale alla Befana. Epifanie di preghiera in compagnia di don Arturo, ritornato elettrizzante parroco, cintura nera del buon gusto e del bello scrivere.
Un fuoco divorante, energico, assoluto nella notte dell’anima dei protagonisti, al ritmo di felpati passi che ne segnano il destino risolutivo; protagonisti disegnati da Mons Aniello a tinte forti con un agrodolce sapore retrò e un linguaggio scabro, incisivo, brullo. L’ essenza e l’essenzialità della semplificazione.
” Forse il mio angelo è lei, Padre, che guarda la neve venir giù questa notte senza sapere che la guardo anch’io. Ed è la stessa.” Il candore della neve e la notte a guardare, quasi maternamente protettiva, segnata dall’attesa della stella cometa, scandita dalla cadenzata morbidezza dei passi del ritorno, attesi, Il fascino della notte è difficile da spiegare, in particolare quello della magica notte di Natale. Neve che a volte, rare volte, scendeva lentamente, particolarmente ingenua e pura, proprio a Natale, a patinare in un irreale ghirigoro figurativo la nostra splendida, leggendaria Teano. Natale di Teano: “ Ti ho atteso dall’alba, parlandoti come una donna incinta al suo bambino, è stato vuoto il mattino e ferito il meriggio, forse verrai acceso nel tramonto quando viene la pace della sera? Sera della pace. Finalmente”.

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