Nell libro, Canale di Pace le spese per gli arsenali atomici.

(di Giuseppe Pace) Il mio libro Canale di Pace, si sta mostrando ai lettori come premonitore dell’ambiente poco pacifico e da guerra quasi calda globale, con l’aggressione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa. La recente astensione cinese e indiana all’Onu, dimostra che circa un terzo della popolazione globale non condanna la guerra d’aggressione russa, ritenuta provocata dall’Ucraina. Ciò sta ad indicare che tra occidente ed oriente c’è una diversa sensibilità del cittadino, evoluto con modalità diverse: più individualista ad occidente più statalista ad oriente. Ma allora il tramonto dell’Occidente, libri letti a iosa, dei filosofi marxisti europei ed in particolare italiani, era vero? Niente affatto. Questi filosofi e storici aveva subito il fascino del mito dell’egalitarismo dogmatico marxista che in Russia si applicò nel 1917 e che Stalin estese al mondo intero. Non ci meravigliamo che tali filosofi oggi restano perplessi di fronte all’incalzare dell’espansionismo russo, ereditato dagli zar di tutte le Russie. Un uomo solo al comando è tipico della scelta del cittadino del mondo ad Oriente europeo soprattutto. Anche ad occidente però il presidenzialismo repubblicano va per la maggiore. Il cittadino russo Putin, più del cittadino cinese Xi, appare solo al comando, similmente ad Hitler dal 1938 al 1945. Quando Hitler aveva mire espansioniste sulla Polonia, Slovacchia, Austria, ecc. lo manifestava dal 1938, ma l’Occidente, per paura della guerra, lo subiva e lo accontentava. Emblematica fu la spartizione della Polonia tra Russia staliniana e Germania, hitleriana, analogamente a due leoni che si spartiscono la preda con i denti e la forza muscolare. Per delineare la evoluzione del cittadino del mondo ed in particolare in Italia, nel saggio Canale di Pace, si è indicata pure la Congiura dei Baroni. Ma ecco riportato un passo del lunghissimo capitolo dei castelli. In esso si ribadiscono le ragioni di preoccupazione dei baroni: il Re li aveva piegati, nuovi ceti in ascesa premevano alle loro spalle, le Università si affrancavano dai vecchi pesi feudali. Per porre in qualche modo rimedio a tutto ciò, era necessario consultarsi, e la prima occasione fu fornita, nel 1485, dal matrimonio celebrato a Melfi tra Tristano Caracciolo, figlio del Duca di quella città Giovanni, e la figliola del Conte di Capaccio, della famiglia dei Sanseverino. A nessuno di loro sfuggiva che il ruolo dei Baroni era messo in discussione, che il loro potere era diminuito, e che ridotte ormai apparivano anche le loro prerogative ed i loro privilegi. Nel 1754 a Piedimonte d’Alife c’era già il Catasto onciario che permette una lettura dell’economia e società del tempo con molti poveri e pochi ricchi nonché paghe da fame per i mezzadri e braccianti. Ma torniamo alla Storia che gira intorno alla vicenda della Congiura dei Baroni perché emblematica di decentramento ed accentramento del potere più o meno monarchico. Il Guevara, racconta il Porzio, considerava addirittura una sciocchezza fuori misura non tentare nemmeno di opporsi alla prospettiva della ventilata successione al trono di Alfonso, il figlio di Re Ferrante, che non perdeva occasione per ostentare la propria ostilità ai Baroni. Occorreva dunque scongiurare che Alfonso divenisse un giorno Re di Napoli. E, per ottenere ciò, bisognava convincere il Papa, l’alleato di sempre, a negare ad Alfonso l’investitura di erede al trono ed a ricercare un altro pretendente da contrapporre agli Aragonesi, per assicurare al Regno una successione più favorevole e più gradita al Papa non meno che ai Baroni. Al loro arrivo in Italia i Longobardi erano un popolo in armi guidati da un’aristocrazia di cavalieri e da un re guerriero eletto tra le fila dell’esercito. Il Castello Pandone deriva dal nome di una delle famiglie, i Pandone, che lo detennero per circa 80 anni tra il XV e il XVI secc. Tra gli edifici di spicco di Bojano vi sono la Cattedrale di San Bartolomeo, costruita dal Conte Ugo di Molise su un edificio preesistente distrutto da un terremoto nel XI sec. d.C., la Chiesa di Sant’Erasmo con testimonianze del medioevo e dei periodi successivi e la Chiesa di Santa Maria del Parco nei pressi della porta medievale di S. Maria. In prossimità della porta orientale delle mura di cinta medioevali è situata la Chiesa di S. Biagio della Porta o anche S. Biagio degli Arbericis, che presenta residualità molto antiche collegabili alla presenza di maestranze legate alla trasformazione della lana. Una strada parallela all’Appia, ma più corta passa per Bojano e i reperti evidenti ne dimostrano l’importanza strategica, forse militare. Costruita sui ruderi di un tempio romano dedicato a Venere con il reimpiego dei materiali di provenienza da antichissimi edifici, la Chiesa di S. Maria dei Rivoli è la più antica della città. Con i materiali provenienti da un mausoleo romano risulta essere costruita la Chesa di S. Michele Arcangelo. Altri luoghi di culto da vedere sono l’eremo di Sant’ Egidio e le chiese di San Nicola e San Rocco nonché Sant’Emidio di Monteverde, che protegge dai sismi. Bojano ha in alto a sud il piccolo borgo antico, molto suggestivo, di Civita Superiore, borgo medievale con mura, castello e cimitero. Il centrale palazzo municipale attuale deriva dal convento francescano di Bojano. La prima testimonianza è nella raccolta di documenti nota come “Regesti Gallucci”, sul convento di Bojano risale al 1307; si tratta di un contenzioso tra l’allora vescovo di Bojano, Guglielmo, ed i Frati Minori che accampavano diritti sui «valcaturi» (gualchiere che, sfruttando l’energia idraulica, battevano le stoffe e le pelli con dei magli per renderle più compatte e pregiate) a Rio Freddo. Un cospicuo carteggio ci fornisce notizie del convento, e della chiesa annessa, dal XVI fino al principio del XIX sec. Il Catasto Onciario del 1744 ci informa che al tempo vi dimoravano 9 frati e che poteva arrivare ad ospitarne fino a 18; in quella data il complesso, che era tra l’altro un «loco di studio», versava in cattive condizioni.
Del castello di Bojano e in alto dell’abitato di Civita (come da mia foto scattata da Monte Crocella), ho scritto in relazione ai castelli dei dintorni geostorici come Roccamandolfi, Caiazzo, Letino, ecc. su vari media tra cui Il Matese del 19 dicembre 2019. Per il castello di Letino direi che punti di riferimento più utili potrebbero essere i non lontani castelli di Alife, Caiazzo, Ciorlano, Benevento, Bojano, Pietravairano, Prata Sannita, Roccamandolfi, Sant’Angelo d’Alife, Venafro, eccetera. A Caiazzo il castello longobardo, ad esempio, fu costruito sui resti dell’Arx romana, nel IX secolo era tenuto da Teodorico, conte di Caiazzo. Nel 982 signore del feudo è Landolfo, nel 1029 e nel 1034 i documenti attestano che Landone, conte di Carinola, era anche signore di Caiazzo. In epoca normanna tra i conti di Caiazzo emerge (1070) Rainulfo, che accompagnò a Roma l’abate Desiderio, eletto Papa col nome di Vittorio III. Con la conquista del regno da parte di Ruggiero II il castello viene dotato di una guarnigione permanente. L’abate Alessandro di Telese ricorda: “il re, salito sul castello, e osservato il vasto territorio che si poteva controllare, decise di fortificarlo ordinando a tutti i maggiorenti di costruire le loro case intorno al castello per dimorarvi assieme a tutti i cavalieri, in modo tale che Caiazzo, già forte per la sua posizione naturale e per le sue mura, divenisse più forte con la presenza di abitanti che esercitavano la milizia. Tale testimonianza viene confermata dal Catalogus Baronum e dalle pergamene dell’Archivio Capitolare di Caiazzo”, colta cittadina tra il Matese e la pianura campana. La conversione al cattolicesimo e la redazione di un corpo di leggi scritte in latino (Editto di Rotari) segnarono la fine delle consuetudini barbariche e posero le basi per la formazione di una società basata sulla proprietà terriera, sull’unione matrimoniale e sul diritto ereditario. Le due foto che seguono ritraggono Civita di Bojano, antico borgo intorno al locale castello medievale e il palazzo del Municipio di Bojano. La storia dei Longobardi in Italia, inizia nel 568 quando penetrarono in Friuli e utilizzarono le strade romane. Il ritrovamento più importante, quello di necropoli di Campochiaro (ad ammirare i reperti di cavalieri longobardi sepolti a cavallo era presente nel 1989 anch’io che insegnavo a Campobasso). Quasi certamente era il gruppo militare guidato da Alzeco, di cui parla anche Paolo Diacono, che si sarebbe insediato nel Ducato di Benevento in seguito alle vicende del 663, data dell’invasione di Costante II, con compiti di controllo del territorio, certificato dal fatto che le due necropoli si trovano proprio a ridosso del tratturo Pescasseroli-Candela. La particolarità di tali necropoli, come si sa, è la sepoltura contestuale di cavalieri con i propri cavalli bardati, esemplari anziani che testimoniano la proprietà e l’uso del cavallo da parte dell’inumato. Forse era un tentativo da parte di questa comunità di conservare un legame con le proprie origini e tradizioni etniche, dato che il resto dei corredi testimonia una accentuata mescolanza di elementi longobardi, bizantini e tardo-romani.
Nelle necropoli di Vicenne e Morrione, sono dei contenitori in ceramica dipinti di rosso, che si ritrovano in tutte le inumazioni meridionali del periodo longobardo, individuati come uno degli elementi della ritualità funeraria del periodo, presenti anche in tombe di soggetti autoctoni e di cultura cristiana tardo-antica. Ad est di Bojano tra San Polo Matese e Campochiaro, vicino alle cave di calcare per il locale cementificio, vi sono necropoli sannite che ho visto con l’appassionata guida A. G. Del Pinto (riporto la foto d’Archeologia ma anche di attualità con amici nel Circolo “Il Ragno” di Bojano che mi iscrisse come “Socio onorario” un lustro fa. Le due necropoli, situate al lato del tratturo Pescasseroli-Candela, hanno restituito centinaia di sepolture. La latinizzazione del costume, testimoniata dalla presenza nei corredi di calici e corni in vetro, di vasellame in argento, in pietra ed in ceramica di produzione locale nel VII sec. riguarda anche l’armamento del guerriero, la cui deposizione prosegue fino agli inizi dell’VIII sec., diversamente dal corredo femminile, la cui riduzione data a metà del VII sec. In seguito alla Divisione del Ducato nell’849 tra Siconolfo, principe di Salerno, e Radelchi, principe di Benevento, si avvia la fortificazione delle linee di confine tra i due principati. A Siconolfo vengono ceduti i gastaldati di Taranto, Cosenza, Cassano, Capua, Sora, Conza, Montella, Cimitile, Teano, Sarno, Salerno e mezza Acerenza in Basilicata (con feudo della figlia di Dracula). Ai beneventani restano i possedimenti orientali con la già famosa Grotta di Michele Arcangelo sul Gargano. Il Gargano è stato molto esaminato da noti Antropologi, tra cui A. Corrain dell’Università di Padova. Il Gargano fu definito montagna sacra del passato tra mondo o culture occidentali ed orientali. Tra alta valle del Biferno in Molise e la valle del medio Volturno in Campania manca un collegamento viario rapido e comodo che valichi il sistema montuoso del Matese lungo 75 km da nord-ovest a sud-est e largo mediamente 20. Dal 1994 ho avanzato un’ipotesi di galleria del Matese, che stenta a prendere piede per la non lungimiranza dei politici molisani e campani. Non mancano però sostenitori che condividino appieno la mia proposta documentata con una tesi di perfezionamento postlaurea in Ingegneria del Territorio all’Università di Padova.
Il seme da me gettato germoglierà quando vi saranno più cittadini molisani e campani e meno sudditi di feudi elettorali con politici non lungimiranti, che si piangono addosso con discorsi e scritti da Questione Meridionale piagnona e non propositiva. Secondo alcuni analisti oggi l’uomo vive in una società polverizzata come si descrive nel libro Bubble democracy, dove l’autore riflette sul senso della sfera pubblica ai tempi di internet e social: “sembra di essere pervenuti a una collettività anticomunitaria, costruita da individui isolati e autoreferenziali. Al giorno d’oggi il pubblico tende sempre più a frammentarsi in nicchie, che assomigliano a bolle così piccole che rischiano di contenere solo un singolo individuo. Ed è così che nasce l’immagine evocativa della bubble democracy, una democrazia di bolle autoreferenziali, non comunicanti tra loro”. Tra cultura scientifica ed umanistica è necessaria l’integrazione dei saperi. Ecco perché il mio uso della lanterna dell’Ecologia Umana mi ha illuminato pure per scrivere questo lungo capitolo sui castelli e dimore dell’Homo sapiens soprattutto in periodo medievale, quando si formarono le prime culle che ospitarono quei bambini e bambine, che cresciuti divennero cittadini e non più sudditi sia di sé stessi per l’ignoranza e per l’analfabetismo diffuso, nonché del più ricco vassallo. La storia e la letteratura medievale sul cittadino è spesso intrisa di posizionamenti tra l’essere guelfi e ghibellini. Dante fu un esempio emblematico di cittadino tra le due posizioni politiche rilevanti e scelse di essere di centro? Per questo lo esiliarono e soffrì il peregrinare di città in città spesso ospite di nobili ghibellini più che guelfi. Siamo, purtroppo, ad un passo dall’ambiente planetario del terzo conflitto mondiale. Se scoppiasse, dovremmo tener conto degli arsenali atomici disponibili globalmente. Essi, secondo il SIRPI (Stockolm International Peace Resarch Institute) sono così suddivisi tra i vari stati: Russia (6250), Usa (5550), Cina (350), Francia (190), Regno Unito (215), Pakistan (165), India (156), Israele (90) e Corea del Nord (40). I missili più sofisticati li possiede la Russia, alcun come il Satan2 possono sorvolare il polo sud senza essere intercettati e colpire a 12 mila km di distanza, altri meno pericolosi, e intercettabili dal nemico, colpisco a 2500 km distante. Se la Russia cominciasse a colpire le basi Nato in Europa, Aviano e Vicenza sarebbero le prime in Italia, Il Mezzogiorno si salverebbe ancora una volta come fu, in parte, nella seconda guerra mondiale poiché lo sbarco alleato in Sicilia e ad Anzio ridusse ai meridionali italiani l’ambiente di guerra di 1 anno e mezzo circa. Il libro Canale di Pace, scritto da un letinese nel mondo, elenca le cause delle attuali tensioni della continua Guerra Fredda nata dopo il secondo conflitto mondiale tra le superpotenze: Usa, Russia e Cina. Precisano altresì le spese militari, sul Pil (che si aggira sul 4% in Usa e metà circa negli altri paesi) di tali paesi e dell’Italia da fonte SIRPI. Uno stato globale proposto, invece, eliminerebbe alla radice un conflitto su scala mondiale. Il libro appare di una notevole e drammatica attualità.  Ecco che leggersi il saggio non è tempo sprecato né da sottovalutare soprattutto in area da nemo profeta in patria come Letino, Piedimonte Matese, Bojano, Caserta-Napoli, escludendo, in parte, il Salento e la Campania costiera, dove si legge di più. Canale di Pace. Evoluzione del cittadino per uno stato globale, federato e liberale, pare che trovi più lettori all’estero tra gli emigrati italiani, più abituati alla lettura, che in Italia, dove si legge sempre meno nonostante la scuola di massa. Prima o dopo dovremmo chiederci il perché, io l’ho posto ai lettori spesso questo grosso e insoluto problema- almeno da 30 anni, 20 nel Mezzogiorno- del servizio scuola italiana senza autogratificazioni stataliste. La scuola attuale, statalista e da scaricabarile delle responsabilità, è massificante e non premia il merito. La società e i politici la assecondano con le conseguenti ricadute economiche e sociali. Il lavoro culturale del Canale di Pace, fa perno su alcuni saperi umanistici e scientifici dell’Ecologia Umana, scienza multidisciplinare interdisciplinare e transdisciplinare. Nell’illustrare l’ambiente globale non tralascia anche l’ambiente del Sannio per i numerosi castelli nonchè quelli del Matese campano con il castello ducale dei Gaetani di Piedimonte Matese  e il vicino palazzo nobiliare di San Potito S. dei liberali, Filangieri (la colta, Ivonne Filangieri, promuove un’Associazione dedicata al suo avo illustre, Gaetano, autore della Scienza della Legislazione, famosa ed applicata a livello mondiale) nonché alcuni dei castelli del territorio beneventano, avellinese, deducendone l’evoluzione del cittadino in un ambiente e paesaggio meravigliosi, ma afflitti dall’endemica malavita organizzata forse e spesso più dello stato per il controllo dei territori. Dall’ambiente culturale non solo italiano l’autore, precisa che appartiene alle arti liberali da cui proviene il cittadino ex suddito ed ex servo della gleba o di sudditi di neofeudi elettorali attuali dove si pilotano, in modo più sofisticato di prima sia i più appetibili posti per i figli ed amici che gli appalti. Al nord, in prevalenza, esistono i feudi per gli appalti e le fatture false, al sud quello per il posto comodo e protetto. Il suo peregrinare esistenziale, in Canale di Pace, sceglie non la strada diretta, più semplice o quella del cuore ma l’altra, in salita, quella della mente. Dalle montagne del Matese nativo, ha scalato altri monti non per raggiungere le cime come traguardo per riposare. Lo ha fatto per osservare, con la mente e non col cuore, paesaggi, più ampi, quelli dell’anima, che riporta nel suo capolavoro Canale di Pace. Del libro, che Amazon gli ha pubblicato, tra gli Autori Indipendenti, consta di 6 capitoli ad iniziare da quello del toponimo della casa di campagna di Letino dei suoi avi e si sviluppa in 288 pag. A Letino, nell’alta valle del fiume Lete, l’autore dà risalto speciale al fiume con il mito dell’acqua dell’oblio e della memoria ancestrale, citato da Virgilio, Ovidio, Dante ed altri. Egli sceglie la strada in salita del pensiero o della mente e non quella del cuore in discesa e più istintiva. Da quella strada segue un suo filo conduttore sui paesaggi con i segni dell’anima. Non tralascia di analizzare, come fa lo scienziato veneto, negli USA, Federico Faggin, la coscienza o consapevolezza di chi siamo nell’Universo. Nel libro troviamo utile sia il ricorso alle scienze umane, ritenute più sensibili al sociale che alle scienze naturali: ritenute meno opinabili ma più chiuse nelle torri d’avorio della comunicazione democratica al cittadino, non da trattare più da suddito da parte dello Stato. Con l’Ecologia Umana l’autore sostiene il primato della Cultura sulla Natura, che soprattutto nella rivoluzione digitale in atto sta conducendo l’Uomo verso un futuro migliore senza più guerra fredda e con notevole risparmio di armamenti e migliore distribuzione delle risorse esistenti sulla Terra. Il libro dunque è un escursus scientifico dagli ambienti locali a quello globale con l’evoluzione del cittadino verso una visione meno provinciale e tradizionale. Il Il libro si può acquistare, su scala mondiale sia in formato cartaceo che in eBook, cliccando digitalmente: Giuseppe Pace: Canale di Pace, Amazon, libri.it