Sparanise. Alla Marcia per la Pace Anastasia commuove il Foscolo

(Caserta24ore) SPARANISE. LA GUERRA STA DIVENTANDO UN ATROCE GENOCIDIO
A Sparanise, sabato 12 marzo scorso, durante la Marcia per pace in Ucraina, organizzata dal Preside del Foscolo Paolo Mesolella, da Agnese Ginocchio del Movimento per la pace, e dall’assessore agli eventi Immacolata Mandara, vi sono stati momenti di intensa partecipazione emotiva tra bandiere svolazzanti, cartelloni e palloncini colorati. Almeno quattrocento alunni del Liceo e dell’Istituto Tecnico “Foscolo” di Sparanise hanno riempito di vita il Corso del popolo , Piazza Giovanni XXIII e Via Vittime del 22 ottobre : un tripudio di colori, suoni, canti ed emozioni. Ma più di tutto hanno commosso gli alunni, gli insegnanti, i volontari della pace ed gli amministratori comunali, le parole di Anastasia, la giovane e bella alunna ucraina del Foscolo che ha ricordato i parenti rimasti negli scantinati di una vecchia fabbrica a Kiev. “Oggi, ha detto, sappiamo tutti cosa sta succedendo in Ucraina. Le immagini e i numeri di morti fanno congelare il sangue, così come le poche testimonianze che ci arrivano e che non bastano per descrivere l’orrore della guerra. Oggi mi trovo qui perché sono testimone di quello che sta accadendo nella mia terra. Lo strazio, la paura ed il tormento lo percepisco dall’angoscia e dal terrore che vedo negli occhi di mia madre e nei pianti dei miei parenti lontani. Eppure questa guerra è più vicina che mai anche a noi.In Italia e nel mondo ci sono ucraini che soffocano il dolore in lacrime per i fratelli lontani, per le case distrutte, per i ricordi bruciati dai missili. Sono qui per dirvi che tra queste persone ci sono anche io a dirvi che quella realtà è più brutale di quanto vi sembra. La difficoltà si trova anche nella comunicazione perché la gente non può chiamare i propri parenti. Perché le chiamate vengono controllate, così come i telefoni per strada. Arrivano soldati da 17 anni in su con ustioni di terzo grado in cantine in cerca di aiuto; bambini da zero a tre mesi, già orfani ammucchiati in piccole stanze alla ricerca di genitori . Non si sembra giusto che i miei parenti per giorni sono stati nascosti in uno scantinato di una vecchia fabbrica abbandonata a cucire indumenti per i soldati. Uno scenario agghiacciante di distruzione e di morte. Una guerra che si sta trasformando in un atroce genocidio. Se posso trasmettervi un messaggio da amica quale sono , è quello di non oscurare la realtà. La nostra sarà un’epoca che finirà nei libri di storia per quanto che sta succedendo. Noi non siamo qui per saltare una giornata di scuola ma per far sentire la voce di noi giovani che è una voce di pace. Speriamo che con questa manifestazione pacifica riusciremo a suscitare un sorriso e a dare forza a quanti stanno soffrendo, sia dall’una che dall’altra parte del campo di battaglia”.