La Regione Sannio per vincere antichi e nuovi campanilismi

( di Giuseppe Pace, esperto internazionale di Ecologia Umana) Leggendo, di recente e su media con animatori campani, che “I sanniti non si sentono campani: Molisannio opportunità concreta”, mi viene da pensare che nemmeno un cenno abbiano dedicato al più opportuno Sannio e non Molisannio. Spetta sempre agli intellettuali precedere i fatti ma i politici che seguono generalizzano e piegano la storia, l geografia ed altri saperi, a necessità dei loro nuovi feudi elettorali. Si, avete lett bene, feudi elettorali, che sono una deformazione pratca della nostra na Democrazia. In tali feudi l’antico vassallo medievale faceva il bello e il cattivo tempo s suole ribadire, analogamente potrebber fare i neovassalli che sono non pochi politici che riducono il cittadno a suddito delle loro brame di potere, con sottoboschi clientelari fertili di nomine negli Enti pubblici comunali e soprattutt sovracmunali. Questo è possibile solo se il cittadino non alza la testa e dice la sua come l’art. 4 costituzionale recita:” La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Dunque il Legislatore, nato dalla resistenza al nazifascismo, legiferò, non a semplice maggioranza, una nuova Costituzione, per migliorare lo status di cittadino, che non è attore solo di diritti ma pure di doveri o obblighi. A Piedimonte Matese, nella scuola media statale G. Vitale, qualcuno ha pensato di fare scrivere la dedica di Pietro Calamandrei: ”Solo la scuola può compiere il miracolo di far evlvere il suddito in cittadino”. Per tale evoluzione, come uomo di scuola che ha ricevuto molto da discente e ha cercato di dare una volta passato dietro la cattedra, sia cme docente in Italia che all’estero, ho scritto un recente saggio che ho titolato Canale di Pace, ad niziare da un toponimo letinese dove i miei nonni avevano una casa di campagna, vicino alla località di San Pietro, secondo nsediamento della comunità civle di Letino, prima di quella attuale tra le due alte valli del Lete e del Sava. Dall’ambiente culturale letinese, piedimontese, padovano, ecc., in Canale di Pace, ho precisato di appartiene alle arti liberali da cui proviene il cittadino non più ex suddito o sevo della gleba dove il vassallo imperava né neosuddito di attuali feudi elettorali, che frenano l’evoluzione del cittadino artefice del proprio ambiente. Nel libro non si nasconde l’ammirazione per chi promuove il cittadino e non il suddito ad iniziare dallo stato, troppo spesso padrone, sia nei servizi essenziali che meno. Nel sud Italia, dove lo stato è spesso assente ( non per uomini e mezzi come si reclama da iù parti, non dalla mia che è per uno stato ridotto al minmo di uomini e donne efficienti nei servizi essenziali in mod trasparente e democratico cioè ottemperando alle leggi e non oltre, e non di mezzi moderni di controllo), il cittadino ha più difficoltà ad evolvere da una condizione di bisognio tipica del suddito. Ciò dipende spesso dall’indifferenza o secolarizzazione nei servizi erogati (il fenomeno della secolarizzazione è molto studiato nelle società ad ecnomia avanzata, srattutto per la indifferenza religosa, direi piuttosto al sacro presente nellHomo sapiens). Il suddito nel nostrano Mezzogiorno appare, ma a dirlo son gli indicatori ecnomici e sociali oltre ad organismi sovranazionali come l’Ocse per la scuola, ancora dipendente dall’ambiente meno ricco di opportunità lavorative e con più bassa qualità dei servizi sociali: ospedali, scuole, trasporti, ecc. Il mio peregrinare lavoativo, ma anche elettivo ed esistenziale, dalla Campania, al Molise, alla Liguria, al Veneto e all’estero, in Canale di Pace, non percorro la strada più semplice e in discesa o del cuore, ma quella della mente, in salita abituato a salire da piccolo le non basse vette del Matese letinese, piedimontese e bojanese. Il mio libro dunque è un escursus scientifico dagli ambienti locali a quello globale con l’evoluzione del cittadino verso una visione meno provinciale, che spesso è più tradizionale e meno innovativa. Il mio “ultimo” libro che ha per sottotitolo “Evoluzione del cittadno…”, si può acquistare, su scala mondiale sia in formato cartaceo che in eBook, cliccando digitalmente in Itaia: Giuseppe Pace: Canale di Pace, Amazon, libri.it oppure sostitueno libri.it con libri.com per l’Europa, libri.ca per il Canada e libri.co.uk per Stati Uniti ed altri stati anglofoni. Nel citato libro scrivo di molti ambienti europei, africani, asiatici ed americani, ma parto da quelli letinesi, piedimontesi, padovani e della Transumanza non solo abbruzzese-pugliese. Cito anche il liberale Gaetano Filangieri, che nonostante nobile con palazzo a San Potito S., seppe leggere l’ambiente anche dei non nobili del 1700 napoletano e il suo libro Scienza della Legislazione è illuminato ed attuale ancora perchè si preoccupò di scuola aperta a tutti, e non solo ai nobili come attestano gli semmi araldici che gli student donavno alle università che frequentavano. Padova, che festeggia gli 800 anni di esistenza, ha la sede niversitaria acora tappezzata di molti temi raldici di nobili di vari ambienti italiani ed eurpei che a frequentavano da tempi precedenti Galileo Galilei, Giordano Bruno ed altri professori più illustri della sua storia accademica cn i primati mondiali di teatro anatomico, orto botanico, prima donna laureata, ecc. Ciò premesso vorrei soffermami sull’incontro pubblico ad Alife, che i politici attuali molisani e campani, ma sensibili nell’ambiente dell’antico Sannio, hanno svolto. Leggndo la cronaca mediatica, intorno al Matese nativo, leggo:“È inevitabile, per ragioni di sopravvivenza, che il presidente di una regione come il Molise inizia a guardare oltre i confini regionali aprendosi a nuove opportunità”. Lo dice oggi il segretario regionale Molise di Noi Di Centro Alessandro Amoroso a margine dello scambio di idee avvenuto fra Donato Toma, governatore del Molise e il sindaco di Benevento Clemente Mastella in merito all’ipotesi di attuare il progetto cosiddetto Molisannio, l’unione del Molise alla provincia di Benevento in una sola regione. Il progetto rilanciato da Mastella di recente in occasione della costituzione del partito Noi Di Cenro in Molise, progetto che Toma ha mostrato di condividere privilegiandolo rispetto all’annessione del Molise all’Abruzzo come ipotesi di macroregione. l segretario regionale NdC Amoroso: “Tra la macroregione Adriatica e l’unione con Benevento, se davvero si vuole ragionare in termini di restituzione di forza e vigore alla nostra regione, il paragone non regge. Il Molisannio è decisamente l’ipotesi più valida. Con la proposta di Mastella Campobasso conserverebbe il suo status di capoluogo, scongiurando la sottomissione territoriale che si verificherebbe invece con l’annessione all’Abruzzo. Le due province di Isernia eBenevento insieme raggiungerebbero una popolazione di oltre 600mila abitanti dislocata in 214 comuni tra i quali i tanti centri del beneventano che, come ha detto Mastella, non sentono di appartenere alla Campania ma alla tradizione Sannita”. Amoroso plaude alla posizione di Donato Toma sul punto. “Siamo soddisfatti che il presidente del Molise abbia voglia di intraprendere la strada istituzionale per valutare questa idea dell’onorevole Mastella, coinvolto in quanto sindaco di Benevento”. In un mio libro” Piedimonte M. e Letino tra Campania e Sannio”, edito nel 2011 qui a Padova, con Nuove Energie Contemporanee (donato, tra altre, alla biblioteca dell’ASMV e alla civica Aurora Sanseverino di Piedimonte Matese) prospettavo il risorgere amministrativo del Sannio non del Molisannio come, invece, l’asse politico attuale Toma-Mastella pare che voglia realizzare. Ad Alife anni fa l’Avv. Giovanni Fappiano, da Presidente dela Comunità Motana Matese, fu tra i primi a ipotizzare la nuova regione Sannio con Piedimonte d’Alife sua IV città capoluogo provinciale e non ultima o quasi dell’immensa Campania di cui fa parte da decenni. Correvano voci allora, come ora, che l’Onorevole Dante Cappello, non era concorde e pregò il pioniere G. Fappiano e pochi altri indigeni di stare calmi. Oggi, invece, leggo, che a parte Toma e Mastella e pochi altri, molti vogliono salire ancora il carro del vincitore e in modo, ottocentesco o gattopardescamente. Tra questi molti del sottobosco clientelare che non solo Cappello, che pure aveva non pochi meriti politici di alzare a dignità l’ambiente sociale dell’alto territorio casertano, faceva a piene mani in Campania ai tempi di mamma D.C., che mieteva consensi elettorali più di quanti ne hanno mietuto i Grillini nella scorsa competizione elettorale politica. Perché è bene fare la Regione Sannio e non Molisannio? Perchè i campanilismi molisani (non vogliono dipendere da Benevento capoluogo del Sannio) come quelli piedimontesi sono duri a morire e la Storia ci dice che la Regione Storica Sannio non aveva ancora Campobasso come città tra le più famose, ma Bojano o Bovianum Vetus, Alife, Cossa o Cusano, Benevento, Terravecchia-Sepino,Venafro, Trivento, ecc. Credo che fare capoluogo Campobasso e non Beneveno sia una generosa donazione del navigato politico Clemente Mastella al quale bisogna riconoscere la lungimiranza di dire che isognava rifare il Sannio da molto tempo. Il campanilismo piedimontese lo si può riscontrare al tempo del cambio del predicato Alife con Matese, avvenuto 50 anni fa, sia pure cammuffato dalle esigenze di richiamo turistico. Avere chiamato Piedimonte Matese e non più Piedimonte d’Alife è stato un errore storico madornale, ma il campanlismo piedimontese non potevano sopportare di dipendere da Alife, ritenuta meno cittadina e più contadina, ma che fu una classica città del Sannio prima di cadere sotto l’espansionismo di Roma che si avviava inarrestablmente- nostante le guerre sannitiche ed altre- ad essere caput mundi. Piedimonte è sorta dalle ceneri d’Alife dopo le scorribande dei Saraceni ma solo circa 12 secoli fa. Dunque Piedimonte Matese politica che fa ora che non ha più molti dei protagonisti di quel becero campanilismo del boom economico italiano:1953-73? Manda alcuni ad Alife per acconsentire al Molisannio che neoformazioni partitiche propongono ad uso e consumo del campanilismo molisano? Nell’ambiente molisano il campanilismo porta ancora a dibattere dove sia il luogo dell’antica Bovianum Vetus nonostante studiosi non molisani né tedeschi ottoconteschi l’abbiano indicata nell’attuale Bojano alle sorgenti del Biferno, che si alimenta con le cime e falde del Matese settentrionale. No Signori la Storia non si inventa né si ignora! E’ bene fare il Sannio con capoluoghi mediati BN-CB analogamente a come fece la regione Calabria con capoluoghi mediati per alcune funzini RC.-CZ. La Regione Sannio avrebbe oltre 1 milione di nuvi Sanniti e non solo circa la metà unendo molisani con beneventani. Scrivo ancora di Sannio dopo aver fatto stampare e distribuire ad Amazon un saggio ambientale che tratta dall’ambiente locale al globale e non più di ambienti più piccoli come quelli campano-molisani che forse avrebbero più necessità di visioni sovracomunali poiche ancora molti sudditi potrebbero avere visioni tribali, ma cò accade non solo nell’attuale Sannio. A Bojano ho per 2 volte recitato il ruolo del Sacerdote Sannita durante il rito delle Prmavere Sacre o Ver Sacrum. Il Sannio mi attrae, ma non mi fa andare dove mi porta il cuore, ma la mente. Fare la Regione Sannio e non Molisannio è meno campanilistico e più generoso verso le comunità civili del basso Abruzzo, dell’alta Puglia, del basso Lazio ed anche dell’Irpinia. La Regone Sannio fatta solo dal Molise e la Provincia di Benevento è una sorta di parto prematuro con difficile nascita di un nuovo soggetto amministrativo in un ambiente nostrano meridionale che ha non pochi problemi di sviluppo del cittadino non solo per l’ambiente economico con fondi e fondi extra da chiedere e consumare ad arte bizantineggiante nella quale le macchie poco artistiche sono dirette da tangentari professionisti spesso nel sottobosco politico colluso con ambienti endemici di malavita organizzata!