Riardo. Il prof. Antonio Pepe svela il Catasto onciario di Riardo del 1742

(di Paolo Mesolella) RIARDO E’ stato presentato sabato 9 aprile scorso, nell’aula consiliare di Riardo, il nuovo interessante libro del prof. Avvocato Antonio Pepe: “Il catasto onciario di Riardo del 1742”, Istantanea di uno spaccato di società”, edizioni Etabeta di Lesmo. Dopo “Riardo, Dio te ne guardi”, pubblicato nel 2018, è arrivato un altro interessante libro per ricostruire la storia dimenticata di Riardo. Un testo che è una vera scoperta, e che rivela Riardo come non l’avremmo mai immaginata. Una Riardo del 1742 che ci appare in radiografia, attraverso il catasto onciario di Riardo del Regno delle Due Sicilie. Il prof. Pepe è stato capace di trasformare delle fonti di archivio in immagini che pulsano di vita vissuta. Grazie a lui i nomi, gli anni, i mestieri, le case, i terreni, gli animali, perfino i debiti e le tasse da pagare acquistano una nuova vita e ci riportano al tempo dei riardesi della prima metà del Settecento. Il prof. Pepe ci rivela il nome dei quartieri, le case più antiche, i nomi, i beni, l’età e perfino i debiti dei riardesi del Settecento. Ci spiega quali erano i mestieri più in voga (tutti bracciali e pastori) e quali erano gli animali più amati. Un libro poderoso, di 417 pagine, e tredici capitoli che ci ricorda l’importanza del Catasto onciario nel Regno delle Due Sicilie, le numerose imposte ed analizza in maniera puntuale e precisa il catasto di Riardo del 1742. Iniziando dalla popolazione: in paese vi erano 376 abitanti, con un’età media di 23 anni. Di questi riardesi solo 184 erano uomini. Interessante anche il numero dei componenti i “fuochi”. Le famiglie erano “allargate” ed arrivavano anche 16 o 19 componenti. I cognomi più frequenti a quel tempo in paese erano Parillo, Comparone, Caiazza, Paulisso, Ruozzo, Laurenza, Russo, Canzano e Palumbo. I mestieri più diffusi erano quelli del bracciante agricolo, del fattore, del pastore e vi era solo qualche artigiano: il barbiere, lo scarparo, 4 sacerdoti ed un medico-filosofo. In paese inoltre, c’erano la Chiesa dell’Annunziata, la chiesa di Sant’Antonio Abate, un’osteria, uno Spedale (ospizio), una bottega “lorda”e una Cianca (salumeria e macelleria) e cinque quartieri. Diverse sono anche le masserie e le case del Settecento, ricordate nel libro, con il forno, l’orto, la cisterna, il pozzo, la stalla e la cappella gentilizia. Nell’Onciario vengono ricordate anche altre interessanti realtà, come il Lago di Riardo, la Madonna della Stella, la Cappella di San Nicola. Nella terza parte del libro sono stati pubblicati gli atti preparatori del catasto onciario e la copia integrale del manoscritto del 1742. Un lavoro interessante che mancava e che getta la giusta luce su una storia così affascinante.