Ambiente da III guerra mondiale tra la Russia di Putin e gli Stati Uniti di Biden.

Giuseppe Pace (studioso d’ambiente con esperienza internazionale) Ribadisco, ancora una volta, che chi studia l’ambiente studia un insieme di natura e cultura dove la seconda prevale sulla prima. L’ambiente locale può essere quello di un piccolo comune come Letino di circa 700 abitanti, uno 10 volte più popolato come Alife, 15 volte come Piedimonte Matese più grande ancora come Budapest, Deva, Padova, Kiev, Mosca. New York, ecc. oppure l’ambiente sovranazionale dell’Unione Europea fino all’ambiente globale che comprende circa 203 stati con il proprio territorio e paesaggio. Il paesaggio dei paesi sia ex comunisti ed ancora comunisti, hanno non pochi segni di identificazione e di lettura, analogamente si osservano similitudini tra i paesaggi dei paesi capitalisti. Ma non è questa la sede per entrare in numerosi dettagli paesaggistici a cui non sfuggono le chiese o l’assenza di esse. Qui vorrei soffermarmi un po’ sull’ambiente che potrebbe precedere lo scoppio della III guerra mondiale, che molti stanno sottovalutando ed altri si illudono ancora che, dopo 77 anni di pace, la guerra tra più stati non scoppiasse più. Eppure l’ambiente globale, non solo europeo dell’ovest e dell’est, dei nostri giorni, dà segni premonitori di riduzione della pace e crescita della guerra. Negli ultimi 2 anni, ho pensato, scritto e pubblicato, come autore indipendente, un saggio Canale di Pace, Amazon, libri.it In esso, attraverso 288 pag., delineo l’evoluzione del cittadino verso uno stato globale, federato e liberale per eliminare il movente di guerre fratricide tra gli stati esistenti. Questi, volenti o nolenti, con la IV rivoluzione industriale o digitale, sono tutti posti in connessione ambientale e dunque culturale come mai in precedenti periodi storici sociali e naturali dell’Homo sapiens. La nostra specie, classificata dal naturalista C. Linneo a fine 1700, sfiora gli 8 miliardi di individui sul pianeta Terra, per ora, nostra unica casa o ambiente. Se vi sarà uno stato unico rispettoso di quelli attuali (Federazione Russa, Stati Uniti, Cina ed India compresi) non esisterà più l’espansionismo di uno stato che è il motivo scatenante le guerre, anche se resteranno contrasti locali risolvibili dall’unico stato sovranazionale. Mi rendo conto però che se si andasse alle libere elezioni, vista la popolazione attuale di Cina ed India, non saprei se a vincere la competizione risulterebbe il comunismo o il liberismo considerando che in molti paesi il proselitismo ideologico dell’internazionale comunista è stato capillare e diffuso globalmente in questi 105 anni. Nel mio saggio citato insisto sull’evoluzione del cittadino da una precedente condizione di suddito, che oggi lo è spesso nei nuovi feudi, elettorali con vassalli impersonati da alcuni politicanti e sia nell’ambiente capitalista che comunista russo, cinese, ecc. dove una strana classe media di cittadini dop è composta da oligarchi super ricchi. Una crescita del cittadino, artefice del proprio ambiente è quello che prefiguro in un futuro prossimo mondiale, da promuovere e non solo sperare mantenendosi distanti dal concorrere al governo della res publica. Ma mi soffermo su alcuni aspetti dell’ambiente che precede la guerra mondiale. Non a caso la guerra d’aggressione in atto all’Ucraina da parte della Federazione Russa, guidata da V. Putin, si sta verificando da oltre 45 giorni dopo l’elezione consolidata a presidente degli Usa di un Democratico, Biden, che rispetto al precedente Repubblicano, Trump (alquanto insolito come personaggio) si sta mostrando meno capace di mantenere fermo il timone degli Usa, anche in presenza di un oceano tempestoso come quello politico globale con la guerra o massacro in Ucraina. Biden, eletto (dopo accuse di brogli “alla venezuelana” con sofisticati computer ben programmati) sorride, abbraccia i capi di governo come Draghi e fa dichiarazioni da bar dello sport di provincia: Putin è un macellaio e armeremo gli ucraini, ecc. Putin, invece, è andato al potere dopo un’elezione tra nazionalisti-conservatori ed altri meno come i suoi predecessori che hanno lo hanno favorito, ma soprattutto avevano liberato dalla tirannia 15 stati a repubbliche indipendenti dall’ex Urss compresa l’Ucraina, ma anche la Romania che conosco per esperienza diretta. Putin è il primo presidente religioso dell’impero russo dopo gli Zar precedenti all’ottobre del 1917. Putin è un cattolico ortodosso moscovita, con cardinale Cirillo che non dipende dal papa, né da altri patriarchi dell’ambiente internazionale ortodosso. La ortodossa Romania del dopo N. Ceausescu (fucilato a dicembre 1989, con la moglie Elena, dopo un processo sommario, tipico delle democrazie nascenti verso le dittature precedenti) si è pian piano strutturata in un ambiente liberale capitalista, ma i nostalgici del comunismo erano molti anche nel 2004 quando andai ad insegnare là per conto del Maeci. Nell’ambiente romeno, a metà strada dall’ex comunismo collettivista e il nuovo capitalismo individualista, notavo pochi ricchi e molti poveri. I nuovi ricchi erano i presidenti di Enti economici ed imprenditoriali come le miniere metallifere pregiate, grandi proprietari terrieri e commercianti di catene merceologiche di vendita. Erano quasi tutti stati nel cerchio magico del potere precedente, e, per non dare nell’occhio della reazione popolare, usavano prestanomi. Nei bar spesso notavo l’assenza del proprietario e tutti impiegati, che allo scadere del turno di lavoro, passavano le consegne ai colleghi dopo tempi lunghi per compilare un inventario delle merci vendute la mattina o la sera comprese le mezze bottiglie di liquori invenduti. Di tanto in tanto vedevo il proprietario a bordo di automobili lussuose e costose che si fermavano a colloquiare brevemente con il delegato o direttore che gestiva il locale: bar, rivendita alimentare, supermercati, ecc. Suppongo, per analogia geostorica e politica che pure in Russia ed ex stati satelliti dell’Urss, abbiano proceduto verso il futuro liberista in modo affine. Ecco perché oggi vediamo schierati accanto a Putin quasi tutti gli Oligarchi supermiliardari tranne qualcuno che, gattopardescamente, comincia a staccarsene. Questo è un dato di fatto. L’altro è che in tutti i paesi capitalisti osserviamo l’ambiente economico e dunque sociale in una sorta di triangolo con molti poveri e pochi ricchi se l’economia è attardata. Se, invece, l’economia è avanzata, come nei 27 stati dell’Unione Europea, Gran Bretagna, Australia, Canada ed Usa, il triangolo si trasforma in poligono senza vertice con pochi ricchi e senza una base con molti poveri, insomma è più composita la stratificazione economico-sociale con la presenza di una classe media, che in Italia i governi tendenti a sinistra stanno massacrando con la scure del fisco, vedi volontà dell’ultimo decreto di tassare anche la prima casa. Ebbene nei paesi ex comunisti la classe media stenta a formarsi e si generano ancora oligarchi con ville e panfili disseminati in Italia ed altrove. 105 anni di esistenza del comunismo non teorico marxista, ma applicato alla stalinista maniera, non sono bastati per fare evolvere il cittadino e la mentalità collettivista e statalista. Questa sembra che sia ancora dominante su quella individualista o capitalista, pure negli ex stati satelliti dellUrss. Non è stato mai detto e scritto a sufficienza che con la politica dell’internazionale socialista prima e comunista poi da parte dell’impero comunista russo, moltissimi dell’ambiente capitalista si lasciavano ammaliare e in Francia più dell’Italia sorsero i due più grandi partiti comunisti, i cui figli e nipoti riempivano le piazze ad ogni pretesto per manifestare contro il capitalismo, il consumismo e gli Usa. Ancora oggi in Italia, per non citare pure la Francia, che con la destra di Le Pen sembra più vicina a Putin perché è contro l’adesione all’Unione Europea, molti hanno difficoltà a dichiarare la guerra d’aggressione all’Ucraina e trovano mille giustificazioni per giustificare “il macellaio”! Lasciando da parte i diversi ed opposti punti di vista nel leggere ed interpretare l’ambiente tra Ucraina e Federazione Russa oggi in guerra calda e non più fredda, c’è da dire, con Francis Bacon che già a fine 1500 a Londra, riprendendo le teorie aristoteliche, sostenne un approccio induttivo, noto come il metodo scientifico, che sta tutt’ora alla base della moderna ricerca scientifica: “Il rispetto di sé è, dopo la religione, il freno principale di tutti i vizi. “Gli uomini devono sapere che in questo teatro che è la vita umana è concesso solo a Dio e agli angeli di fare da spettatori.” “La speranza è una buona colazione, ma una pessima cena”. Già ho scritto articoli sulla pace possibile tra ucraini e russi se il papa Francesco decide di frapporsi agli opposti interessi con la sua posizione di superpartes. Pensavo ad una Pasqua ortodossa, una settimana dopo di quella nostrana, a vedo che Cirillo da Mosca rema contro e forse lo fa dopo consiglio del suo imperatore terreno o Cesare russo. Resto poco ottimista su una pace subito anche perché molti scrivono del bottino di guerra che la Federazione Russa si appresterebbe a compiere. Tale bottino da vedere nella guerra delle materie prime presenti a sudest del territorio ucraino, nel Donbas. Ecco perché l’Europa è nel mirino di Putin. La prevalente narrazione della crisi ucraina, in linea peraltro con la propaganda russa, si avvale di categorie interpretative della guerra fredda. Al di là del fatto che non vi è nessun accerchiamento della Russia da parte della Nato, la storia presente ci dice che l’ordine multilaterale è crollato – un bel problema per un Paese esportatore come la Russia – e che Putin vuole avvicinare Mosca a Pechino perché ha capito che, in particolare con l’Europa, gli affari si ridurranno. Obiettivo del capo del Cremlino è fare della Russia il più importante fornitore di materie prime della “fabbrica del mondo”, la Cina. Per questo, Putin vuole lo “scudo ucraino”, territorio compreso tra i fiumi Nistro e Bug che si estende fino alle rive del Mar d’Azov, nel sud del Donbas. È tra le aree più ricche del mondo in termini di potenziale di risorse minerarie. E, per quanto concerne le riserve di “oro bianco” – così in ambito finanziario chiamano il litio – già è al centro di un caso internazionale che coinvolge Europa e Cina, vicenda che precede di pochi mesi la guerra in Ucraina. La guerra di Putin – che scarica sull’Europa la più grande emergenza umanitaria dalla Seconda guerra mondiale ai nostri giorni – sta marcando la fine della globalizzazione e l’inizio del mondo nuovo. È quello del decoupling, ovvero del disaccoppiamento delle catene del valore: quella occidentale e quella asiatica. È, anche, il mondo in cui democrazie liberali e autocrazie hanno iniziato a contrapporsi e non è facile far prevalere l’ambiente liberista, da perfezionare in meglio, dell’Occidente che ha più profonde radici evolutive del suddito in cittadino, artefice del proprio ambiente. L’ideologia contro l’Occidente, gridata da Putin e il suo fedelissimo patriarca ortodosso moscovita, è stata preceduta dall’internazionale comunista che convinse le masse operaie e, purtroppo, moltissimi intellettuali francesi, italiani, spagnoli e sudamericani. Tutti questi, soprattutto filosofi, oggi gridano al pacifismo, al consumismo e giustificano una pace ad ogni costo, dimenticando che la pace, purtroppo, è basata sull’equilibrio o la paura della guerra atomica globale e da 77 anni è così.