Letino, Sannio, Padova. La memoria ancestrale dell’acqua nella mostra Fons Vitae

(di Giuseppe Pace, studioso d’ambiente con esperienza internazionale). LETINO, SANNIO, PADOVA. Il fiume Lete e Antonio Ievolella, Fons vitae, Giardini dell’Arena, Padova.
Ieri ho assistito alla presentazione della mostra Fons Vitae dell’Artista Sannita Antonio Ievolella. Mi gratifica informare il lettore dei media Sanniti. L’acqua è una soluzione con solvente l’acqua. Le molecole d’acqua sono polimeriche, mediante legami d’idrogeno o legame della vita. L’acqua, è noto a quasi tutti i cittadini scolarizzati, è costituita da 2 atomi di idrogeno ed uno d’ossigeno. Tali molecole abbondano sia nella composizione del corpo umano che in quella degli altri animali, vegetali ed altri regni tassonomici. Nelle meduse come nelle spugne la percentuale d’acqua raggiunge elevati percentuali, oltre l’80%, mentre nel corpo umano anziano solo il 60%, nei bambini, invece, più del 70%. E non basta a sottolinearne l’utilità essenziale, la sua presenza sul pianeta Terra supera il 70% costituendo l’idrosfera, la sfera più essenziale della litosfera, atmosfera e biosfera, che è l’ambiente dei viventi. Dunque dire acqua è dire vita e ciò lo sanno in particolare i naturalisti e gli artisti. Come naturalista ribadisco, ancora una volta, che chi studia l’ambiente studia un insieme di natura e cultura dove la seconda prevale sulla prima. L’ambiente locale può essere quello di un piccolo comune come Letino di circa 700 abitanti, 15 volte più popolato come Piedimonte Matese, più grande ancora come Padova, Venezia, Kiev, Mosca, Pechino, New York, ecc. oppure l’ambiente sovranazionale dell’Unione Europea, con oltre 450 milioni di persone, fino all’ambiente globale che comprende circa 203 stati con il proprio territorio e paesaggio. Il paesaggio dei paesi sia ex comunisti ed ancora comunisti, ha non pochi segni di identificazione e di lettura, analogamente si osservano similitudini tra i paesaggi dei paesi capitalisti. Ma non è questa la sede per entrare in numerosi dettagli paesaggistici a cui non sfuggono le chiese o l’assenza di esse. Qui vorrei soffermarmi un po’ sull’ambiente che potrebbe precedere lo scoppio della III guerra mondiale, che molti stanno sottovalutando ed altri si illudono ancora che, dopo 77 anni di pace, la guerra tra più stati non scoppiasse più. Eppure l’ambiente globale, non solo europeo dell’ovest e dell’est, dei nostri giorni, dà segni premonitori di riduzione della pace e crescita della guerra. Negli ultimi 2 anni, ho pensato, scritto e pubblicato, come autore indipendente, un saggio Canale di Pace, Amazon, libri.it In esso, attraverso 288 pag., delineo l’evoluzione del cittadino verso uno stato globale, federato e liberale per eliminare il movente di guerre fratricide tra gli stati esistenti. Questi, volenti o nolenti, con la IV rivoluzione industriale o digitale, sono tutti posti in connessione ambientale e dunque culturale come mai in precedenti periodi storici sociali e naturali dell’Homo sapiens. La nostra specie, classificata dallo svedese naturalista C. Linneo a fine 1700, sfiora gli 8 miliardi di individui sul pianeta Terra, per ora, nostra unica casa o ambiente. Se vi sarà uno stato unico rispettoso di quelli attuali (Federazione Russa, Stati Uniti, Cina ed India compresi) non esisterà più l’espansionismo di uno stato che è il motivo scatenante le guerre, anche se resteranno contrasti locali risolvibili dall’unico stato sovranazionale. Mi rendo conto però che se si andasse alle libere elezioni, vista la popolazione attuale di Cina ed India, non saprei se a vincere la competizione risulterebbe il comunismo o il liberismo considerando che in molti paesi il proselitismo ideologico dell’internazionale comunista è stato capillare e diffuso globalmente in questi 105 anni. Nel mio saggio citato insisto sull’evoluzione del cittadino da una precedente condizione di suddito, che oggi lo è spesso nei nuovi feudi elettorali con vassalli impersonati da alcuni politicanti e sia nell’ambiente capitalista che comunista russo, cinese, ecc. dove una strana classe media di cittadini dop è composta da oligarchi super ricchi. Una crescita del cittadino, artefice del proprio ambiente è quello che prefiguro in un futuro prossimo mondiale, da promuovere e non solo sperare mantenendosi distanti dal concorrere al governo della res publica. Ma vorrei informare i lettori che un altro Sannita d’origine ha scelto, non a caso la colta città di Padova come ambiente di vita e di lavoro. Essa fu apprezzata come culla delle arti e della scienza anche dal noto drammaturgo inglese autore dell’Amleto e della Bisbetica Domata, adattata quest’ultima proprio a Padova. Entrami Sanniti d’identità territoriale in epoca di globalizzazione! Come io che cerco la memoria ancestrale o universale nel mito dell’acqua del fiume Lete, nel mio nativo paesetto Sannita, così l’Artista Antonio Ievolella la ricerca nelle grosse anfore da cui sgorga acqua che alimenta la vita anche mediante la non casuale presenza di tubazioni in roccia trachitica dei Colli Euganei esposti dal comune dio Padova davanti la Cappella degli Scrovegni nella più storica Arena dei Giardini di Padova. Fons vitae è la mostra artistica di notevole importanza e spessore culturale di Antonio Ievolella, artista sannita ma padovano d’adozione. Come ha sottolineato l’Assessore alla Cultura del Comune di Padova, «questa installazione si inserisce in modo perfetto nello spazio scenico dell’Arena, un luogo straordinario e denso di storia, in dialogo con i maggiori monumenti della città: la Cappella degli Scrovegni e il complesso degli Eremitani. È un’opera che, con il fluire dell’acqua attraverso le anfore, allude al continuo rigenerarsi della vita, in un simbolico intreccio di passato e presente». L’esposizione, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova, si avvale della cura scientifica di Virginia Baradel, Valerio Dehò e Andrea B. Del Guercio. «L’allestimento ha come motivo ispiratore l’acqua e così i 30 otri di terracotta su strutture di ferro in sospensione sono dei veri e propri vasi, grembi che costituiscono la forma plastica scelta dall’Artista quale motivo ricorrente delle installazioni», hanno spiegato gli organizzatori. «Lo spazio dell’antica Arena romana accoglie oggi l’acqua racchiusa nelle anfore di Fons Vitae. – ha precisato Francesca Veronese, Conservatrice del Museo Archeologico di Padova e Direttrice dei Musei Civici. È uno spazio che, curiosamente, racchiude in sé una particolare valenza simbolica legata all’elemento liquido, a quell’acqua che oggi permea di sé l’installazione di Antonio Ievolella: di qui passava, infatti, un antico acquedotto romano. L’acqua è dunque l’elemento che caratterizza la storia antica del luogo, ma l’acqua è anche l’elemento che oggi fluisce nelle anfore dell’odierna opera d’arte: un legame sottile unisce così il passato e il presente, una sorta di “rivolo d’acqua” dalla forte valenza simbolica». «Dopo la tappa della mostra Fons vitae a Capri, ecc., il progetto si arricchisce a Padova di ulteriori stratificazioni culturali, materiali e immateriali: la riflessione espressiva di Ievolella si concentra sulla Stele, presumibilmente funeraria, di Ostiala Gallenia conservata al museo archeologico di Padova a cui dedica un nuovo “reperto” scultoreo nella forma di un inedito scudo», ha aggiunto il team dell’artista. L’installazione Fons Vitae. «L’installazione di Antonio Ievolella nel corso del tempo e dei luoghi in cui viene riallestita sta diventando un racconto straordinario in cui il pubblico di tutta Italia si rispecchia. Capri, Pavia e adesso anche Padova, la “sua” Padova, stanno facendo conoscere la capacità di Ievolella di dare fondo ai sentimenti più semplici e umani», si legge nel comunicato stampa. «L’opera Fons vitae – scrive Valerio Dehò – ha il pregio della chiarezza, come l’acqua che scorre dentro gli otri, come il movimento biologico e positivo che suggerisce. Da un certo punto di vista è un’installazione che riassume perfettamente il suo lavoro, che riesce a esprimere al meglio la sua poetica. L’acqua certamente esprime il senso del movimento, della linfa vitale che anima i corpi, ma anche la storia. L’uso degli otri in Ievolella richiama un mondo arcaico, ma sono anche simboli dell’accumulo della memoria come dato antropologico». «Il tema dell’acqua come fons vitae si spinge in questo alto presidio d’arte sino alla soglia dell’oltretomba. Per Padova, sulla scena dell’anfiteatro romano, Ievolella ha pensato a una donna la cui stele funeraria gode di una speciale celebrità: Ostiala Gallenia. Fieramente Ostiala si erge frontale sul cocchio romano esibendo la sua identità paleoveneta nell’abbigliamento: l’ampio scialle con il fermaglio al centro del petto e un piccolo disco, ornamento e simbolo solare, sopra il capo. Il passaggio indolore della città dai Veneti antichi a Roma si è compiuto: il tema funerario ricorrente e la scritta in lingua latina parlano del nuovo status di Patavium», hanno spiegato gli organizzatori. «Ievolella rende omaggio a Ostiala Gallenia e alla celebrazione figurata del suo viaggio agli inferi. […] Il ferro, il rame, la terracotta sono materie diverse che, con diversa sensibilità plastica e cromatica, racchiudono e serbano l’acqua. La versione patavina di Fons Vitae, arricchita della figura di Ostiala, possiede dunque una caratura simbolica ricca di evocazioni in riferimento a un doppio continuum: quello tra la storia veneta e romana, tratto del più vasto fluire tra il passato e il presente, e quello che lega la nascita alla morte e scorre svelto e luminoso come il filo d’acqua che s’incanala e, alla fine del suo corso, entra nella terra a generare nuova vita». Quale Alumno dell’Università di Padova che festeggia, quest’anno, gli 800 anni dalla sua fondazione, mi piace ricordare che un altro e più illustre Alumno, il fisico di notevole valore anche negli Usa, dove è stato premiato dall’ex Presidente B. Obama, Federrico Faggin, ricerca la Consapevolezza o Coscienza nei fotoni emessi dai quanti d’energia. La sua ricerca è stata da me apprezzata in modo speciale perché pone sotto i riflettori dell’indagine scientifica anche la religiosità umana, non più solo monopolio di alcuni saperi umanistici. Anch’io sostengo da tempo che la sacralità dell’Homo sapiens si esprime da almeno 36 mila anni in forme diverse e l’Arte e la scienza, a me pare, spesso sono più capaci di coglierla nella sua essenzialità universale e non codificata in sistemi gerarchizzati, spesso monarchici, come, per necessità organizzative, sono le varie religioni a partire da quella dominante nell’ambiente occidentale, mentre quello orientale si è secolarizzata o resa indifferente al cittadino, dopo due colossali rivoluzioni comuniste, russa e cinese che prendendo spunto dal Capitale di C. Marx, l’hanno vista come oppio dei popoli.