Sparanise. Al Foscolo il prof. Gabriele Addonisio presenta il libro “Intorno alla Beatrice” agli studenti.

(di Paolo Mesolella) SPARANISE In occasione dell’inaugurazione della Biblioteca digitale “Don Francesco D’Angelo”. (P.M.) Il prof. Gabriele Addonisio ha scritto un bel libro, veramente ricco ed interessante. Un vademecum da tenere a portata di mano e conservare in biblioteca. E non solo per gli Sparanisani o i Caleni: soprattutto per gli studenti. Perché questo libro dà la possibilità, attraverso tre percorsi distinti, di riscoprire la storia di Sparanise, dell’Antica Calvi romana e borbonica e della Resistenza, ma anche di conoscere le problematiche occupazionali ed ambientali di oggi, attraverso centinaia di foto, citazioni e curiosità. Gabriele si capisce che, pur essendo nato ad Asmara (quella che doveva diventare la capitale dell’Impero coloniale italiano), ama Sparanise come pochi altri. Sabato 28 maggio prossimo presenterà il suo poderoso volume, di ben 462 pagine, agli studenti del Foscolo. Un appuntamento molto atteso perché il prof. Addonisio all’Istituto Tecnico di Sparanise ci ha insegnato per una trentina d’anni Italiano e Storia, prima della pensione. Un progetto culturale durato anni e che presenta tre parti: le origini, la ricerca di un’identità nell’Ager Calenus, i progressi di Sparanise dopo l’autonomia da Calvi, le luci e le ombre dopo l’Unità d’Italia. Ma andiamo con ordine. Quali sono le origini di Sparanise? Addonisio impiega 170 pagine per spiegarcelo e fa tre considerazioni: l’Ager Calenus era già abitato in età arcaica (2500 a. C) anche se la fondazione viene attribuita dagli storici all’abate Roffredo di San Vincenzo al Volturno nel 988 d. C. Poi ci parla di ciò che resta dei monumenti di caleni d’epoca romana, del terremoto del 346 d. C. e dell’abbandono di Cales. con interessanti testimonianze: la Villa Romana di Breccelle (IV sec.), le Grotte affrescate dei Santi e delle Fornelle del IX sec. Poi le tracce della dominazione longobarda: il Castello di Calvi costruito da Atenolfo nel l’879, lo stemma del Comune ed il toponimo di “Sparanise” del 1276; la storia dell’abate Roffredo, la chiesetta di san Vitaliano e l’episodio di cronaca nera del 1722 quando i parroci Ricca e Marchione furono sospesi “a divinis”. Poi ancora: la peste del 1348 che uccise 1500 sparanisani, la chiesa di San Sebastiano, l’Annunziata del 1610, il Lazzaretto per gli appestati. Nell’aprile 1583, infatti, secondo il vescovo Fabio Maranta, gli abitanti di Sparanise erano circa 500. Dalla storia antica ai Borbone: al Demanio di Calvi dove Ferdinando IV organizzava caccie in onore della Duchessa di Parma, l’Armistizio di Sparanise dell’11 gennaio 1799 , prima dalla Repubblica Partenopea e dall’ uccisione del Ministro degli armamenti, Leopoldo De Renzis in Piazza Mercato a Napoli. Il 14 maggio 1812, poi, in seguito ad un’ordinanza del re Gioacchino Murat, Sparanise si staccò da Calvi come Comune autonomo. Continuano numerosi i ricordi: la prima farmacia in paese dal 1764, i coltelli d’amore e la Fabbrica delle Armi Bianche inaugurata il 28 febbraio 1851 dal re Ferdinando II. Un’officina che nel corso degli anni produsse migliaia di draghe, sciabole e baionette. Il 23 settembre 1860 nella fabbrica di ami bianche, l’esercito borbonico stabilisce addirittura la strategia da tenere durante la Battaglia del Volturno con il generale Ritucci. Poi il 14 ottobre 1861 viene inaugurata la stazione, con un tratto di ferrovia che veniva da Capua per collegare la corte al Casino reale del Demanio. E poi ancora nel 1892 l’altra ferrovia che collegava Sparanise a Gaeta. Eppure, pochi anni prima, nel 1831, nonostante i suoi 2314 abitanti, a Sparanise mancava la scuola pubblica. Continuano numerose le testimonianze sulla bella fontana Beatrice, inaugurata nel 1881, sul Campo francese del 1916, sull’epidemia di febbre spagnola del 1918 con centinaia di sparanisani contagiati, sulla scuola elementare del 1936 adibita a caserma delle Camice nere e a sede del comando tedesco. Sul Campo di Concentramento Tedesco nel ricordo del Generale Cucino e del prof. Spera, sugli eccidi nazisti del 22 ottobre 1943 in via De Renzis e alla Masseria Ponte della Torre, sul numero delle vittime con le testimonianze del podestà Carlo Mesolella, dell’avv. Corrado Graziadei, della contessa Clotilde Marinelli, di Teresa Fattore, di Giuseppe Feola.
Nel libro vengono ricordati anche gli Sparanisani illustri come il sindaco Annibale Ranucci, poeta e autore della “Redenzione” (1844), Francesco De Renzis, Capitano borbonico, autore di un Diario dell’ottobre 1860, giornalista e diplomatico a Madrid e Londra, Giuseppe Solimene Comandante della Fabbrica delle Armi Bianche, ucciso il 22 gennaio 1861 mentre difendeva Gaeta, Padre Giovanni Semeria, fondatore dell’orfanotrofio femminile, Francesco De Felice, poeta, filosofo, storico e benefattore delle orfanelle di guerra. Padre Semeria, è noto, fondò a Sparanise nel 1923 un grande orfanotrofio femminile e a Sparanise morì il 15 marzo 1931. Addonisio ricorda anche il triste episodio della “guardatura”. Poi altri Sparanisani: il sindaco Carlo Mesolella che in paese sistemò le strade interne ed il corso, costruì le fogne, portò l’illuminazione pubblica e avviò le scuole elementari, il medico Riccardo Mesolella, eletto nel Comitato provinciale del PNF con 3793 suffragi, parlamentare nella Lista Nazionale dal 1924 al 1929, il martire fascista diciannovenne Alfredo Olivares al quale era intitolato il corso sparanisano, il comunista Corrado Graziadei, socio isolato a Sparanise: fu cacciato dalle ferrovie, ma da deputato del PCI e avvocato partecipò a all’occupazione delle terre con migliaia di braccianti agricoli. Ed ospitò Gramsci nella sua casa di Sparanise nell’ottobre 1945. Il tenente cappellano Don Francesco D’Angelo, tre volte condannato a morte dai nazisti, l’avv. Saverio Solimene, sindaco del boom economico, dal 1948 al 1964 e consigliere nazionale DC. Portò a Sparanise le case popolari di via Pio XII e di via De Gasperi, lo stabilimento della Calce Idrata nel maggio1956, il Tabacchificio nel 1958, la Pozzi Ginori nel 1961, la scuola di Avviamento Professionale Agrario, l’arciprete don Pietro Palumbo e il suo Villaggio del fanciullo, inaugurato il 2 febbraio del 1964. Infine i mannesi Alberto e Arturo D’Angelo, il maniscalco Corrado Zona e padre Angelo Guttoriello, il missionario che per oltre 50 anni (dall’agosto 1970 a al 5 maggio 2021) ha beneficato in Burundi. L’ultimo ricordo è per la maestra Antonietta Castagna, per il suo zelo missionario gemello di padre Angelo.