Sparanise. Al Foscolo l’avvocato Salvatore Piccolo presenta “Il calice di San Vitaliano” agli studenti.

(di Paolo MESOLELLA) SPARANISE Sarà presentato Sabato 21 maggio prossimo, alle ore 10.30, nell’aula multimediale dell’ISISS “Foscolo” di Via Calvi a Sparanise, l’ultimo, interessante libro dell’avvocato Salvatore Piccolo: “Il calice di San Vitaliano”. Un bel libro sulla storia ed il culto del santo patrono di Sparanise, Catanzaro e San Vitaliano di Napoli, che si legge tutto di un fiato. Per diversi motivi. Innanzitutto perché rappresenta un viaggio affascinante nel Medioevo e poi perché è esauriente nei contenuti e ci svela tante curiosità che fa piacere conoscere. Come la circostanza che San Prisco, fondatore della Diocesi di Capua, fosse il proprietario del Cenacolo, la casa in cui avvenne l’Ultima Cena di Gesù con gli apostoli, il riferimento al cardinale Bellarmino che non era un “giudice unico” nel Sant’Uffizio, ma che nei processi ai quali aveva partecipato (contro Galilei, contro Giordano Bruno) era uno dei numerosi componenti del Collegio dei cardinali e che ogni sua sentenza doveva essere approvata dal papa. Interessanti anche i richiami alle “Madonne” di Caravaggio al tempo del dogma dell’Immacolata concezione, il ricordo di Marotta la sorella di San Tommaso D’Aquino diventata badessa del monastero di Santa Maria delle Dame monache di Capua; il ricordo di San Pier Damiani e del suo libro Gomorra con il quale, nell’anno 1051, condanna i malcostumi sessuali presenti nel clerio e la pedofilia. Interessante anche la storia del Santuario di Montevergine, del sepolcro di San Prisco e di San Vittore, successore di San Germano Vescovo di Capua, oggi seppellito nella cattedrale di Capua. E poi ancora il richiamo alla storia del Monastero di San Vincenzo al Volturno e alla sua distruzione (con l’eccidio di 500 monaci), al simbolo del calice nello stemma del Comune di Sparanise che, secondo il Natali, farebbe pensare ad un tempio pagano dedicato ad Espero e secondo l’abate Mattia Zona al vino che era celebre nell’Antica Cales. E poi il Concilio di Capua del 392 che nel 1992, dopo 1600 anni, riaffermò la verginità della Madonna. Ma protagonista del libro è San Vitaliano. Il primo martirologio che ne parla è stato pubblicato nel 1586 dal cardinale Cesare Baronio. Alla data del 16 luglio il santo viene trascritto come vescovo e confessore di Capua. Nel martirologio del monaco Usuardo che morì nell’anno 877 , invece, alla data del 16 luglio, non è ricordato san Vitaliano, ma il commentatore dell’edizione veneta annota che San Vitaliano sarebbe nato a Benevento. Anche nel Martirologio Geronimiano, san Vitaliano viene ricordato alla data del 3 settembre come vescovo di Capua intorno all’anno 693. Del santo parlerà anche l’Agiografia di Michele Monaco nel 1630 e la Vita del santo di Paolo Regio, vescovo di Vico Equenze, pubblicata nel 1584. Un libro che riporta anche i miracoli compiuti dal santo: ciechi che ottengono la vista, zoppi che iniziano a camminare, pastori che lo vedono apparire. Poi il santo capuano lo ricorda il calendario marmoreo napoletano dell’anno 870, conservato nell’antica cattedrale di Napoli e ricorda la sua nascita al 3 settembre. E poi ancora il Pacichelli, il Natoli, Mattia Zona (parroco di Sparanise nel 1790), il Granata e altri. Sono tantissimi i documenti che sono stati consultati dall’autore. Ma il libro sembra un vademecum, oltre alla storia e al culto del santo vescovo capuano e patrono di Sparanise, presenta capitoli sull’antica Capua, sui Lombobardi, su Carlo Magno, sul monachesimo e sui monasteri benedettini di Montecassino e di San Vincenzo al Volturno, quest’ultimo affidato addirittura al cardinale Carlo Borromeo con il titolo di abate. Dal Chronicon del resto, apprendiamo che nel 792 era abate di San Vincenzo, Giosuè la cui sorella era moglie di Ludovico il Pio, primo figlio e successore di Carlo Magno che insieme al papa Leone III inaugurarono la chiesa del monastero nell’anno 808. Nel libro si parla anche di eresie (quella ariana, quella monofisita, quella di Nestorio e quella del papa capuano Onorio I) , del Concilio Lateranense del 649, della deportazione di papa Martino che venne esposto nudo alla gogna pubblica per le strade di Roma. E poi del Concilio di Costantinopoli del 680 che affermò il primato della chiesa di Roma rispetto a quella di Costantinopoli e della conquista di Capua da parte del normanno Riccardi Drengot nel 1059. Per finire una lunga appendice sulla chiesa benedettina di San Vincenzo a Capua e sull’Antica Cales, con spunti molto interessanti: come la Croce celtica rinvenuta all’interno della chiesa, la mano che benedice alla greca, l’accostamento di San Vitaliano ai martiri siriani, al tempio dedicato al Dio Espero e a Quinto Fufio Caleno il tribuno della plebe caleno diventato console nell’anno 47 a. C, e che promosse la Lex Agraria e morì in battaglia contro Ottaviano. Diventò console al tempo di Giulio Cesare, proprio nel momento in cui Roma viveva nel suo massimo splendore. Una metropoli con un milione di abitanti. Uno scrigno di memorie quindi. Il libro, spiega l’autore, è stato scritto durante il periodo più difficile della pandemia da coronavirus con l’ausilio della rete internet. I documenti e le fonti sono stati rintracciati spesso nell’edizione originale che ha portato ad un’interessante sitografia. Ma sono di grande interesse anche le analisi svolte sui documenti: dal martirologio di Usuardo al codice Vativano 5949, dal Martirologio del Baronio a quello Geronimiano all’Italia Sacra dell’Ughelli. Dai cinque Calendari capuani di Michele Monaco a quello visionato dal cardinale Bellarmino, dal Chronicon Vulturnensis al Liber Pontificalis di Duchesne, ai Codici studiati da Giovanni Battista de Rossi . Infine l’interessante manoscritto dell’ XI secolo trovato nel 1760 dal cardinale Stefano Borgia e pubblicato nel II tomo della Storia di Capua dal vescovo Granata di Sessa Aurunca. Il testo, scritto in latino, si intitola ”Vita Sancti Vitaliani, civis, ed episcopi civitatis Capuae”. San Vitaliano, spiega, è nato ed è vissuto a Capua dove è stato ordinato vescovo. Si interessò dei poveri e dei sofferenti e ammoniva i giovani di evitare i piaceri della carne. Giunto all’età di settanta anni, però, un servo scambiò i suoi abiti vescovili con vestiti da donna, perciò si presentò in chiesa vestito da donna. Fu per questo accusato di aver dormito con una donna. Poi fu messo in un sacco di cuoio e gettato a mare. Ma si salvò dalle acque e andò a Roma dove rimase con il papa sei mesi finché non fu chiamato dai capuani a causa della siccità. Lui non esitò ad accontentarli, fece piovere, ma non volle accettare la nomina di vescovo. Volle andare a vivere in solitudine a Marignano, poi a Casola di Caserta e infine costrui una chiesa a Montevergine. Nel 1120, i resti del santo furono traslati a Catanzaro e un osso fu portato in una teca a Sparanise sotto la statua del santo conservata nell’ Annunziata. Salvatore Piccolo è un avvocato penalista, appassionato di storia locale, ha pubblicato anche un interessante libro su “Garibaldi a Sparanise. La fine dell’impresa dei Mille sotto il portico della chiesetta di San Vitaliano”. La sua passione per la scrittura e per la propria terra, lo ha portato a collaborare anche con diverse testate giornalistiche.