Platone docet per una res publica meglio governata. Reddito di cittadinanza a Nord e al Sud.

(Giuseppe Pace) PADOVA Come Alumno dell’Università di Padova, anch’io ieri ho festeggiato i suoi primi 800 anni e ho condiviso con la presenza della prima e seconda carica dello Stato. Riandando agli anni giovanili, ricordo il mio prof. Lorenzo Casertano all’Univ. Federico II di Napoli, che citava la Repubblica di Platone per inefficienze e malgoverno della res publica.
Oggi, invece, che anch’io sono passato dall’altro lato della cattedra la invoco non di rado! Di libertà ha parlato anche il primo cittadino italiano nell’Aula Magna, in omaggio al motto dell’Università di Padova, che vanta primati mondiali e fu medaglia d’oro della lotta al nazifascismo, soprattutto dopo l’8 settembre 1943. Della Repubblica scritta da Platone, riporto un pezzetto: ”Quando un popolo, divorato dalla sete della libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, son dichiarati tiranni…”. Platone docet anche e soprattutto perchè preferiva al governo della sua Repubblica delle persone colte, che non è poca cosa ed è sempre d’attualità direi in questi tempi…da lupi… Purtroppo la moda corrente permette a chiunque di salire sul palcoscenico del ceto o “casta” (ben definita dal veneto G. Stella) politica, dove non si dovrebbe recitare a caso!Lo studio dell’Ambiente, inteso come insieme di natura e cultura, è compito dell’Ecologia Umana, scienza di sintesi con i caratteri multi, inter e transidisciplinari, appresa all’Università di Padova come pure l’Ingegneria del Territorio applicata, in particolare, all’Idrovia Padova-Venezia e alla Galleria del Matese tra Campania e Molise, entrambi opere necessarie ma rese vane dai teatrini dei politici locali: la prima insabbiata dall’ex Pci e la seconda mai iniziata nonostante l’attenzione di pochi cittadini tra cui la Camera di Commercio I.A.A. di Campobasso nel 1994 e Cusano Mutri (BN) nel 1999.Tali studi l’ho applicati in Italia ed estero con più di qualche gratificazione di aver detto il reale, il vero e fuori dalle mode culturali ricorrenti non esclusi i non pochi pennivendoli, che al nord Italia trovo più presenti nei media cartacei. Non è solo mia impressione che nei circa 8 mila comuni italiani ci sia in atto una sorta di gara ad accaparrarsi maggiori fondi per grandi opere da appaltare, in primis i mld del PNRR. Nel Veneto, fino a ieri, i bilanci non erano in rosso, né la malavita organizzata condizionava il voto per fare eleggere questo o quel politico ed anche Sindaco. I comuni virtuosi erano 563 con i 102 del territori provinciale padovano. So bene che c’è la moda di vedere in malo modo chi si interessa di politica, ma ci sarà anche qualche causa che la alimenta? Molti si chiedono, in merito alla gara per i fondi e le gare suaccennati, ma come ai comuni non bastano i soldi che lo Stato gli riserva in base al numero di abitanti o cittadini italiani? E no perché le gare d’appalto possono essere, per i non vocati alla missione politica, fonti d’integrazione al reddito, che per Sindaci e componenti Giunta esecutiva, non sono proprio miseri, se prima abbiano almeno lavorato in settori economici attivi per qualche decade almeno. Invece, vi sono politici che non hanno mai lavorato nel terziario, secondario e primario se non nell’artistico teatrino del politichese dove l’illusionismo è la specialità più redditizia per i professionisti della finzione, che abbondano anche per la fuga nel privato dei cittadini. Vediamo il caso del reddito pensato dai politici e percepito dai cittadini poveri. L’ambiente italiano sia economico, sociale che politico relativo al reddito di cittadinanza continua ad essere usato da alcuni partiti per mietere più consensi elettorali. Tale reddito non è percepito, spesso in modo truffaldino, solo al sud d’Italia come molti credono ma pure al nord come ad esempio in Veneto dove sono state segnalate 7.500 violazioni. L. Di Maio, G. Conte e M. Salvini appaiono quasi felici in Terra alla presentazione del “sacco romano” dei conti pubblici italiani: reddito di cittadinanza e quota 100.
B. Craxi fu uno statista italiano riformista, ma l’alleanza di alcuni poteri democratici lo fece esiliare. Si plaude alla elezione della figlia a presiedere la parlamentare commissione esteri, anche perché a me pare meglio rappresentare lo spirito liberale del padre, che ebbe il coraggio di dire in pubblico la corruzione diffusa nei partiti, ma quello “delle mani pulite” lo fece accusare di lesa maestà e allora osannavano ancora i dittatori bolscevichi! In merito ai redditi di cittadinanza, la Regione Veneto ha segnalato all’Inps 7.500 destinatari di reddito di cittadinanza per i quali è stata ravvisata una presunta violazione. Lo rileva l’Ass. regionale al lavoro, E. Donazzan, la quale annuncia che «si è in attesa di segnalarne altri 900 di casi. Il reddito di cittadinanza si dimostra un fallimento. Secondo la maggioranza degli italiani il reddito di cittadinanza non era certo lo strumento più indicato per accompagnare verso il futuro mondo del lavoro e traghettare fuori dalle condizioni di povertà chi realmente lo è. Nonostante anche in Veneto il 25% circa degli elettori alle scorse politiche abbia votato per 5Stelle la maggioranza leghista in Regione, in particolare e in modo più chiaro, fin dall’inizio ha sempre ritenuto che gli strumenti idonei per aiutare i poveri e disoccupati siano politiche attive per il lavoro e l’inserimento occupazionale. Dei percettori di reddito di cittadinanza in Veneto, dice sempre l’Ass. Preposto prima citato, 10.391, per l’esattezza, hanno un “Patto per il lavoro” in corso (81%) e in 2.417 (19%) sono in attesa di prima convocazione o di riconvocazione. I beneficiari esonerati o esclusi dalla stipula del “Patto” (nella maggior parte dei casi perché già occupati o disabili) o rinviati ai servizi sociali del comune di residenza per la stipula del “Patto per l’inclusione sociale” sono 9.212. In 17.119 sono decaduti dal beneficio in quanto non più in possesso dei requisiti per poter ricevere il reddito di cittadinanza. In 8.693 hanno terminato il periodo di fruizione del reddito di cittadinanza senza più richiederlo. In totale 12.600 percettori risultano attualmente occupati rispetto al totale dei percettori soggetti alla convocazione presso il centro per l’impiego ammontavano a 47.832 persone. Si tratta prevalentemente di soggetti esonerati o esclusi dalla stipula del “Patto” perché lavoratori con contratti brevi, ad orario ridotto o comunque nei limiti di reddito previsti per l’accesso al reddito di cittadinanza, di soggetti ancora da convocare per il primo appuntamento o di persone occupate successivamente all’accoglimento della domanda o della stipula del “Patto per il lavoro” e quindi decadute dal beneficio. I percettori di reddito di cittadinanza che risultano ad oggi occupati, dopo aver stipulato e successivamente concluso un “Patto per il Lavoro”, sono circa 2.200, il 28% di quanti hanno terminato il “Patto per il Lavoro”. Secondo i dati Inps, nel 2021 i nuclei familiari percettori di almeno una mensilità di reddito di cittadinanza sono stati in Veneto 40.124, per un totale di 88.229 persone coinvolte, con un importo medio mensile di 446,80 euro. A febbraio 2022 hanno percepito il reddito di cittadinanza 40.303 persone appartenenti a 19.324 nuclei familiari, di cui: 8.968 persone in provincia di Verona, 8.056 in provincia di Padova, 7.980 di Venezia, 5.702 di Vicenza, 5.558 di Treviso, 3.191 di Rovigo e 848 di Belluno per una media regionale di 525,81 euro. Su 325.713 in Campania, dove il consenso elettorale ai 5Stelle, con Di Mio indigeno, fu massimo o quasi il doppio del Veneto, sono 325.713 beneficiari del reddito di cittadinanza idonei al lavoro e sempre in Campania solo in 61.794 hanno sottoscritto un contratto di lavoro. Si tratta del 19% della platea, la percentuale più bassa d’Italia su una media nazionale di 25,62%. A Padova e provincia, ambiente che conosco meglio, i redditi di cittadinanza non sono pochi e molti potrebbero essere percepiti in modo illegale, basterebbe perseguirli meglio per dare l’esempio ed incoraggiare i cittadini contribuenti onesti. Ma l’Italia ha una res publica governata da decenni da una politica di premio al “povero” e punizione al “ricco”. Tutti dicono che la classe media è tartassata, ma pochi partiti si muovono per difenderla dallo Stato padronale che prende dai ricchi per dare sempre ai poveri anche quando sono finti poveri,purtroppo. A Padova il 90% dei cittadini è proprietario di case e le tasse pagate solo di Imu e Tari non sono poche né la maggioranza trova giusto sperperare i soldi dei contribuenti, ma, invece, lo fa senza riguardo chi governa la res publica cittadina con il politichese linguaggio della finzione professionale, anche per non aver mai esercitato alcun lavoro. Adesso fa l’accordo con i 5 Stelle per restare al potere municipale confermando la squadra precedente. A Padova molti si spacciano di essere imprenditori, ma non è sempre così e come per tutte le professioni ci sono quelli di alta, media e bassa qualità. Sembra che questi ultimi si diano alla politica politichese. Resta solo da sperare nella Repubblica di Platone? La Democrazia è la peggiore forma di governo, ma non ne conosciamo forme migliori! Resta solo da migliore l’esistente Democrazia al Nord come al Sud passando per il centro romano e ottemperare all’art, 4 costituzionale, che obbliga il cittadino a contribuire al miglioramento della res publica che non è solo dei politici e dei politicanti di professione, che salgono sui teatrini comunali e regionali per fingere bene e spesso, purtroppo!Presentare una visione e una agenda di sviluppo per il Sud Italia, puntando sul ruolo di snodo strategico e piattaforma di connessione per l’Europa nella macro-area di riferimento del Mediterraneo e del cosiddetto Mediterraneo Allargato.
Si è tenuta il 13 e 14 c. m. a Sorrento la prima edizione del Forum “Verso Sud”, promosso dalla ministra per il Sud e la Coesione territoriale, M. Carfagna, e The European House – Ambrosetti con la collaborazione dell’Agenzia per la Coesione Territoriale, con il sostegno del Gruppo FS Italiane, Intesa Sanpaolo, Gruppo MSC, Gruppo Adler, Mediocredito Centrale. L’evento nasce con l’ambizioso obiettivo di rilanciare l’agenda per il Sud, e in particolare il ruolo del Meridione nello scenario mediterraneo. L’iniziativa ha ospitato il presidente della Repubblica S. Mattarella, il presidente della Camera dei Deputati R. Fico, il presidente del Consiglio dei ministri M. Draghi, 9 ministri del Governo italiano, 2 commissari europei, 5 esponenti dei Governi del Mediterraneo Allargato, oltre a business leader e opinion maker dei Paesi dell’area per dibattiti e networking.
Durante il Forum è stato presentato il “Libro Bianco” sul rilancio del Sud Italia nel quadro europeo e del Mediterraneo Allargato. “Il Mediterraneo Allargato è sempre più una regione strategica a livello globale, qui dovranno trovare sintesi i principali trend e le più importanti sfide del nostro tempo”, spiegano i curatori del Libro Bianco. Credo che sappiano che il Mezzogiorno nostrano ha un Pil pro capite pari alla metà del Settentrione. Con l’obiettivo di inquadrare il Sud Italia nella regione di riferimento del Mediterraneo e valutarne la performance in termini di attrattività e competitività, questi signori hanno realizzato un’analisi socioeconomica dell’area per comparare, in chiave innovativa, il Sud Italia con i Paesi del Mediterraneo e tre aree benchmark (media della sponda Nord del Mediterraneo, della Sponda Sud e del Mediterraneo Allargato) lungo 4 domini di analisi: economico, sociale, energetico e dell’innovazione. Ho qualche dubbio sul tipo di analisi, ben pagata, suppongo. Conoscono la realtà viva i rilevatori? Chissà!L’analisi ha studiato 22 indicatori di performance per 42 Paesi e 20 Regioni su un orizzonte di 10 anni per un totale di oltre 13.600 informazioni censite. Da questa analisi è nato un indice sintetico per ciascun dominio di analisi. Il Sud Italia si posiziona nella top ten per ciascuna delle 4 dimensioni: sesto su 20 Paesi nel dominio economico con un punteggio di 0,39, contro una media di 0,34 per il Mediterraneo; settimo su 21 nel dominio sociale con un punteggio di 0,56, contro una media di 0,51 per il Mediterraneo; terzo su 22 Paesi nel dominio energetico con un punteggio di 0,61, contro una media di 0,49 per il Mediterraneo e nono su 20 Paesi nel dominio innovazione con un punteggio di 0,39, contro una media di 0,38 per il Mediterraneo.
Nello specifico il Sud Italia si posiziona nelle ultime 6 posizioni in 1 solo KPI (investimenti sul PIL), mentre nelle prime 6 posizioni in 7 indicatori (natalità delle imprese, energia rinnovabile, produzione di gas e petrolio, import di energia elettrica, variazione dei consumi energetici, export high-tech, medici per 1.000 abitanti). Nel complesso, la classifica restituisce un’immagine significativamente più approfondita ed attrattiva del Sud Italia di quella generalmente conosciuta e diffusa, proprio in virtù del cambio di paradigma che considera questo territorio con riferimento all’area del Mediterraneo e del Mediterraneo Allargato, anziché compararlo all’Ue o considerare le singole Regioni che lo compongono in un quadro nazionale. “A Sorrento non abbiamo portato il solito “libro dei sogni” del Sud, ma una visione progettuale già incardinata e sostenuta da colossali investimenti europei, che da qui a 5 anni cambierà radicalmente il Mezzogiorno italiano – commenta la ministro per il Sud e la Coesione territoriale – Forse non tutti se ne sono ancora resi conto ma, il Pnrr è il più grande strumento di politica industriale attivato negli ultimi decenni. ‘Mette a valore’ le potenzialità ben descritte dal Libro Bianco e avvia il processo per qualificare l’Italia e il suo Sud nella direzione che indichiamo: polo della trasformazione e distribuzione dell’agroalimentare; hub logistico e energetico del Mediterraneo, centro di innovazione tecnologica e scientifica, luogo attrattore di turismo e nuovi residenti, ponte necessario tra l’Europa e il continente più giovane e promettente, l’Africa”. “Nell’attuale contesto di rinnovata centralità del Mediterraneo, il nostro Paese può giocare un ruolo fondamentale nella ricostruzione del proprio ruolo di forza geopolitica, economica e socio-culturale trainante in questa macro-regione – ha dichiarato V. De Molli, managing partner & ceo di The European House – Ambrosetti – Considerato il perimetro esteso, il Mediterraneo Allargato conta 45 Paesi che generano oltre 12 trilioni di dollari di Pil e accolgono al loro interno 1,2 miliardi di abitanti, pari rispettivamente al 14,5% e al 15,5% del totale mondiale. È in questa cornice che riteniamo che il Sud Italia – grazie ai suoi asset e al suo posizionamento – possa giocare una sfida di protagonismo, offrendo soluzioni e proposte all’Europa nel suo complesso. “Una iniziativa molto importante per parlare del Mezzogiorno e del potenziale di questo territorio per rilanciare l’economia del Paese – commenta a margine dell’evento M. Hannappel, presidente e amministratore delegato di Philip Morris Italia – Siamo tra i più importanti investitori esteri nell’ultimo decennio, con oltre 2 mld di euro investiti in industria e in agricoltura, sviluppando una grande presenza in Italia e una filiera integrata che dà lavoro a 38 mila persone. Siamo felici di essere qui oggi per ascoltare i piani del Governo e delle Regioni. Philip Morris Italia da oltre un decennio investe sulla filiera agricola del tabacco, che in Campania conta oltre 10 mila posti di lavoro; durante la pandemia abbiamo aperto a Taranto il Disc, il centro per l’assistenza digitale focalizzato sui nostri prodotti innovativi. Dopo il recente rilancio delle nostre operazioni industriali in Italia – con investimenti già pianificati per circa 600 mln di euro in 3 anni – stiamo valutando con attenzione la possibilità di realizzare ulteriori investimenti per promuovere l’occupazione nel Sud Italia.” Molti di questi signori forse non hanno ben valutato che i 45 Paesi mediterranei con oltre 1 mld di persone vivono in un ambiente ad economia non avanzata e più della metà fuori dell’Unione Europea, dove si trovano tutti gli indicatori di basso reddito medio, alta corruzione diffusa, nepotismo istituzionale non scarso, malavita organizzata che compete con lo Stato per il controllo territoriale, reati predatori elevati… Se la Questione Meridionale nostrana la estendessimo all’intero bacino del Mediterraneo ne avremmo cose da leggere e da essere meno ottimisti! Già l’ambiente arabo ha altri criteri d’analisi sociale e religiosa.
Riporto di M. Arkoun “la costruction humaine de l’islam” letto a Tunisi con me davanti ad una moschea di La Marsa l’estate scorsa. Di recente sono stato negli ambienti turchi, egiziani e tunisini, che rispetto al nostrano Mezzogiorno hanno il triplo degli analoghi problemi di mancato sviluppo economico, sociale e culturale con non poco meridionalismo piagnone, espressione coniata dall’economista Carlo Maranelli, Autore di uno dei libri, guarda caso, titolato La Questione Meridionale. Anche F. Compagna si dedicò a studiare non poco il Mezzogiorno, al palo da alcuni secoli! Nessuno comincia a proporre gabbie salariali interne ad uno Stato, riduzione delle tasse per il ceto medio, controllo maggiore degli appalti e dei concorsi pubblici, riduzione delle partecipate e di enti inutili o quasi, interdizione perenne dai pubblici uffici per i reati di concussione, corruzione, falso in bilancio, usura, turbativa d’asta, trasparenza dello Stato soprattutto negli Enti Locali, nella scuola, nei concorsi dell’università e cosi via! E’ tempo di mettere i piedi per terra senza comunque continuare a sognare, realisticamente.
Giuseppe Pace, Alumno dell’Università di Padova.