Salone del gusto nel territorio patavino e del Sannio.

(Giuseppe Pace) PADOVA – In questi giorni si è attivata l’iniziativa promozione del Salone del Gusto in Provincia di Padova, che ha tanti comuni come la Provincia di Caserta. Sono stato allo storico Caffè Pedrocchi a gustare formaggi, pasta integrale e vini prodotti a Urbana e altrove nel territorio padovano, che ha oltre 900mila residenti pochi in più della popolazione casertana, che ne ha circa 50 mila, distinti perché d’origine Sannita, nel territorio pedemontano e montano del Matese nativo. La laboriosità dei veneti è cosa nota un po’ meno lo è quella delle popolazioni casertane, che nella media valle del Volturno lavora sodo per un Pil pro capite ancora troppo basso. Solo l’aumento del reddito medio del cittadino rende più liberi di decidere di restare o migrare in territori ad economia più avanzata. Le comunità Montane, i Comuni, le Scuole, le Regioni e gli altri Enti Locali hanno il fine istituzionale di concorrere all’aumento del reddito dei residenti, tutti e non solo dei pochi addetti alle istituzioni stesse che spesso generano solo ottusa burocrazia. Ricordo la Comunità Montana dell’alta valle del fiume Oglio, nel territorio bresciano, che produceva e vendeva formaggi al 49% di azionariato, l’altro 51% era di un consorzio di allevatori residenti in quel territorio. La collaborazione tra cittadino agricoltore ed allevatore di bovini e l’Istituzione montana assicurava più reddito, frenando l’esodo dai territori montani, mentre dai territori alti matesini l’esodo è inarrestabile. Basta leggere i dati anagrafici dei 17 comuni della Comunità Montana, che ha pure Letino, paesetto ubicato sull’altissimo Matese, dove nacqui nel lontano 1948. Qualche anno prima il prete salernitano della Parrocchia di San Giovanni il Battista, don Antonio Gallinaro, scrisse una bella e sensata (non campata in aria come altre estranee al luogo ma idolatrate da alcuni politicanti indigeni) poesia arima baciata che fa ricordare al lettore pure i prodotti alimentari autoctoni. La globalizzazione ha due facce della stessa medaglia, l’altra faccia è la localizzazione, che in territorio matesino significa prodotti autoctoni di nicchia o della tradizione locale come patate, fave, ceci, formaggi, caciocavalli, mozzarelle, cipolle, vini, ecc. Anni fa era l’Istituto Tecnico Agrario di Piedimonte Matese, che promuoveva prodotti locali come le olive di Piedimonte Matese e di Sant’Angelo d’Alife, le cipolle alifane, il vino di San Michele, i formaggi e l’origano letinesi, i caciocavalli di San Gregorio Matese, i fichi di Castello Matese e Gioia S. i melograni di Ciorlano e i taralli di Valle Agricola sul Matese occidentale. Tali taralli prima sono bolliti in acqua poi cotti al forno. Preparato secondo antica ricetta partendo da un lievito madre, con l’aggiunta di olio extravergine di oliva, vino bianco sale e farina e finocchietto selvatico che nasce spontaneo e viene raccolto nel mese di ottobre ed essiccato al sole. Sono disponibili in 4 gusti: rosmarino, cipolla, peperoncino e finocchietto in buste da 350grammi. A Vinitaly di Verona anni fa gustai vini campani, patate di Letino, ecc., promossi dalla Camera di Commercio Industria, Agricoltura e Artigianato di Caserta. Prodotti autoctoni alimentari li promuoveva a Bojano e a Campitello Matese e a Termoli, l’Unione delle Camere di Commercio molisane, sia per farli conoscere meglio ai molisani che ai turisti, che affollavano le poche stazioni di richiamo presenti nel montano, collinare territorio dell’alta valle del Biferno e media Valle del Volturno che della costa marina con le cittadine balneare di Termoli, Campomarino e Montenero di Bisaccia, nota per essere la patria (o terra dei padri) del noto Magistrato e politico nazionale, Antonio di Pietro. La promozione del gusto dei prodotti alimentari del nostrano Sannio non è mai abbastanza perché non mancherebbero persone e istituzioni capaci di farlo e bene. Un esempio è la Fattoria Ferritto di Letino, che produce ottimi formaggi e li promuove in vari comuni della bassa valle del Torano e del Volturno. A Bojano, capoluogo dell’alta valle del Biferno, vi è ancora ben visibile, al lato nord della cattedrale in piazza Roma e Corso dei Pentri, La Mensa Ponderaria con le spettacolari e interessanti Misure di Capacità. Queste ultime, ben documentate da un pannello esplicativo, sono in roccia matesina e ci ricordano come i contadini locali misuravano le derrate alimentari (grano, fagioli, piselli, patate, tortanelle, ecc.) nel medievo. Analoghi reperti storico, ambientali e archeologici sono sotto al Salone o Palazzo della Ragione di Padova, accanto all’angolo delle bugie, che ricorda ai commercianti di non truffare gli acquirenti in un ambiente patavino del periodo della Signoria dei Carraresi, quando predicava Sant’Antonio, contro l’usura e gli usurai di cui erano emblematici i ricchissimi Scrovegni, che per pentirsi pagarono bene Giotto per affrescare la nota Cappella omonima, secondo luogo d’attrazione turistica della colta città di Padova, che quest’anno festeggia gli 800 anni della sua rinomata Università. Le Università molisane e campane potrebbero incidere maggiormente nella crescita del cittadino residente con l’aumento del reddito che lo affranchi da bisogni vecchi e nuovi ? Credo di si e penso pure che non è mai troppo tardi per dire e fare attività promozionale attraverso i suoi studenti sempre più numerosi con la scuola di massa, che, giustamente, ha aperto le porte a tutti!