Parco naturale del Matese con paesaggio identitario e reddito da accrescere.

(di Giuseppe Pace, Naturalista). PIEDIMONTE MATESE (CE) Parco naturale si e no, parco utile e inutile, anzi dannoso! Questi sono i principali e radicali punti di un dibattito sempre aperto per molti dei parchi e riserve naturali italiani. Piedimonte Matese ha un patrimonio eccezionale ed un paesaggio identitario notevole. Anche le minuzie di esso possono farci luce per le strade del mondo come la frase posta vicino ad una casa di via Noviello:”Chi non sa presto parla”! Per il parco naturale del Matese, non è la prima volta che vi metto il naso, forse per un cordone ombelicale come una sorta d’imprinting non ancora ben reciso. Eppure l’imprinting lo cito spesso nei miei scritti come il recente saggio Canale di Pace, Amazon,libri.it che tratta, come basilare del discorso sull’evoluzione del cittadino da suddito, di un toponimo Canale di Pace, nel territorio di Letino, affluente di destra del Sava come da mappa allegata e realizzata con drone dell’Ing. Occhibove, noto professionista a Piedimonte M.. Il territorio di Letino è il più alto del Parco Naturale del Matese. Adesso che il citato parco naturale da regionale è “digitalmente” divenuto nazionale, cosa dicono i non residenti campani dopo qualche criticuccia di Europa Verde Matese apparsa sui media? Alcuni anni fa vidi che alcuni comuni matesino-molisani non erano concordi col regolamento del parco mai potuto visionare. Ad una richiesta di un cittadino di Guardiaregia (CB), rivoltami se i suoi terreni montani ci avessero guadagnato o perduto con l’arrivo del parco, gli risposi dipende. Precisai che dipendeva dalle sue intenzione di aprire o meno un’azienda che allevava ovini o bovini e produceva latte e derivati, oppure apriva un altro agriturismo o anche non fare nulla! L’amore, o meglio l’innamoramento per dirla col noto best seller di F. Alberoni, non razionale per un parco naturale, credo che sia un ricordo di qualche decina d’anni fa quando impazzava la moda culturale dei parchi e riserve naturali nei terreni di altri, non dei propri. A Cusano Mutri, comune beneventano del parco, un turista ebbe a dire che non sarebbe più venuto se il Comune cambiava qualcosa perché veniva da Napoli con troppo cemento e poco verde. Ecco una delle esigenze del cittadino dopo il boom edile degli anni Cinquanta nelle grandi città: andare a fine settimana a respirare aria salubre nei parchi naturali! E perché no anche sul Matese, dove ci sono pure le patate da prendere gratis, oppure sradicare mazzetti d’origano spontaneo, nei terreni di Letino, ecc.. Alle Secine, dolina carsica a nord di Miletto, dove nasce il fiume Lete, nel 2014 ho visto un letinese, che scavava patate in un suo appezzamento di terreno recintato con rete metallica anticinghiale, ma che, mi diceva, era poco utile per non dire inutile. Lungo la strada che collega Roccamandolfi (IS) a Campitello di San Massimo (CB) ed anche lungo più piccola e montana che porta a Bojano (CB), molti si imbattono in branchi di cinghiali non solo di notte. Leggo sul media, con redazione più vicina al Matese che “Cinghiali come “vulnus delle aree protette e non solo”? Negli anni passati questi Enti hanno avuto sufficienti fondi per attivarli come prescritto dalla normativa“. E poi, giustamente, aggiunge muovendo e smuovendo critiche alla gestione del parco dai campani, contribuendo a stimolare il dibattito in merito: “Purtroppo, dobbiamo constatare che il Presidente del Parco Regionale del Matese ha una conoscenza approssimativa della problematica cinghiali ma anche delle funzioni di un Parco Regionale e delle sue responsabilità come Presidente – la sprezzante nota di Europa Verde Matese all’indirizzo del presidente del Parco con sede in San Potito Sannitico. “Il Presidente parla dei cinghiali come “vulnus delle aree protette e non solo”, ma non è chiaro se il citato “vulnus” sia riferibile ad un’offesa commessa a danno degli stessi Parchi oppure se questi, con la loro politica approssimativa, stiano arrecando offesa ai territori, non potendo permettere l’attività venatoria nel proprio perimetro. A nostro parere è opportuno che il Presidente del Parco Regionale del Matese chiarisca questa affermazione in modo puntuale. In merito alla mancanza di un Piano e poi Regolamento del Parco (o di tutti i parchi regionali campani), va ricordato che negli anni passati questi Enti hanno avuto sufficienti fondi per attivarli come prescritto dalla normativa nazionale e regionale. Fondi sperperati per attività inefficaci di pseudo-promozione turistica che, nelle strette competenze di un Ente Parco, sono conseguenziali e non fondamentali. Un Ente Parco non è l’Ente Provinciale del Turismo! Inoltre, il Presidente avanza l’ipotesi di derogare la normativa vigente lasciando intuire (speriamo di sbagliarci) la possibilità di autorizzare alcune funzioni di caccia all’interno del perimetro del Parco, condizione assolutamente vietata dalla norma comunitaria, nazionale e regionale. Le condizioni di “prelievo controllato”, soprattutto con cattura in recinti speciali, sono tutt’altra cosa: sono contemplate all’interno del perimetro delle Aree Protette e non sono oggetto di deroghe ma di azioni di controllo già programmabili. Ma queste sono le funzioni di un Ente Parco che si rispetti nel nome e nei fatti. Ritardare ulteriormente la soppressione del Parco Regionale del Matese, Ente di fatto inesistente, a discapito dell’immediata definitiva costituzione del Parco Nazionale, aggrava decisamente queste azioni di contenimento. Ancora più grave se tale ritardo è stato verosimilmente favorito dalla pressione di “gruppi di interesse”… Cambiamo subito rotta ed acceleriamo per l’immediata costituzione del Parco Nazionale del Matese, partendo sin da subito con la miglior gestione della fauna conflittuale per l’ecosistema“. Per chi ricorda l’iter, ormai quasi archiviato, dei vari presidenti del campano parco regionale del Matese, non si può che constatare la mancanza di nomine basate sul merito senza interferenze partitiche. Ma siamo in Campania e non pochi conoscono l’ambiente non facile da vivere e da viverci per la presenza endemica di modi di fare che se non sono tribali poco ci manca. Nei cosiddetti “carrozzoni clientelari” Comunità Montane, Consorzi vari sovracomunali, Parchi naturali, Gruppi d’azione pèiù o meno locali, ecc. l’assunzione clientelare è stata molto più che un’eccezione. A Piedimonte Matese, il popolo, spesso chiama”comodità montana” quella ce dovrebbe essere una comunità con il fine principe di frenare l’esodo montane con l’aumento del reddito dei residenti. Ma si sa, se non si copronogli occhi con fette spesse di prosciutto (magari quello casertano di Pietraroja) che l’amico dell’amico, il parente e l’affiliato “massone” a questo o a quel gruppo di potere genera non poco nepotismo. Lo stesso Papa, polacco, a Napoli in visita ufficiale ebbe a dire ”Conosco il nepotismo imperante nelle vostre comunità”! In realtà la partitocrazia ha letteralmente invaso la società civile campana e non si muove foglia che l’equilibro pertitocratico, dei neofeudi elettorali locali, non voglia! Gli stessi ospedali campani, sono affetti ed afflitti da negligenze di qualità, spesso causate dall’invadenza partitocratica nelle nomine dei dirigenti e dei controllori dei controllori. Il Molise, invece, non è un’isola felice ma lo spessore d’inefficienze è più sottile e i suoi ospedali funzionano spesso al di sopra delle risorse disponibili. Molti letinesi, ad esempio, si vanno ad operare in Molise. Lo stesso non più giovane Commercialista piedimontese, che redasse la tesi sull’economia matesina, scrisse che negli uffici molisani trovava più attenzione nel raccogliere dati utili, mentre negli uffici campani c’era più indifferenza. Ma restando nel tema-problema parco naturale del Matese, si dovrebbe operare per accrescere il reddito di tutti i comuni matesini, ma almeno quelli con molto esodo o fuga. Nei pressi dei maggiori Parchi Naturali Italiani sono sorte così un gran numero di strutture ricettive (Hotel, Agriturismo, Bed and Breakfast, Case Vancanze, etc…), che solitamente offrono al turista/escursionista la possibilità di integrare una Vacanza Relax di uno o più giorni con varie attività come l’imitare gli indigeni montanari, il Trekking a piedi o a Cavallo, Mountainbike, Sci, pesca e altro ancora. Questa crescita del Turismo legato alle località del parco, grazie alle maggiori risorse economiche che i turisti portano inevitabilmente sul territorio dovrebbe contribuire non solo a migliorarne i servizi, ma in molti casi a migliorare il reddito dei residenti e i livelli di manutenzione degli stessi Parchi. Pachi come area nuova di studio. Nel 1985 predisposi uno studio “Museo del Paesaggio del Matese”, per il Gruppo Scientifico Tecnico dell’ASMV (Associazione Storica Medio Volturno) che poi apparse sull’Annuario. In esso prevedevo piccoli musei in vari comuni matesini, sia molisani che campani facenti capo ad uno maggiore che li coordinasse e con sede a Piedimonte Matese o Bojano. Fu lettera morta? Come furono lettere morte altri due studi .che pubblicai sugli Annuari del citato sodalizio fondato da Raffaele Marrocco nel 1915 come ASSA (Associazione Storica Sannio Alifano). Non credo che le memorie scritte siano morte, esse sono sepolte dalle ceneri della storia, ma possono riaffiorare. La montagna sacra dei Pentri con la dea che passeggiando sulle nuvole che sovrastano tali monti, causandone la pioggia per le fertili pianure del pedemontano matesino (alifana, venafrana, telesina, bojanese e alta valle del Tammaro) ha non pochi segni del paesaggio identitario. Un candelabro di Colle d’Anchise, a nord di Bojano, dedicato da una donna alla santa politeista dei Pentri è stato da me illustrato in altro articolo e risale al V sec. a. C.. come ho illustrato pure l’ipotesi accreditata da prove di due schiavi della Dacia, pastori di pecore imperiali romane, posti ai lati di Porta Bojano di Altilia. La fontana di Piazza Carmine a Piedimonte del’Artista alifano testimonia la memoria ancestrale dell’acqua che il Torano raccoglie dalle vie idriche matesine e invia a fertilizzare la piana alifana e a dissetare le popolazioni locali. Un parco naturale sia pure ricco di peculiarità naturalistiche (come il reperto geologico a forma di V, che testimonia la valle fluviale sopra le Rave di Prata S. dadove sgorgava l’acqua dell’antico lago del Lete, che poi si è scavato un decorso nella montagna carsica) non può escludere quello storico che l’evoluzione culturale dell’Homo sapiens, a partire da quello della Pineta d’Isernia di oltre 700 mila anni fa, ha prodotto. In una lapide, posta affianco la porta d’ingresso della chiesetta piedimontese della Madonna delle Grazie, sotto le mura sannitiche curate dall’Associazione Cuore Sannita, vi sta scritto il monito che “le labbra del sacerdote (Pietro de Lellis, di San Gregorio d’Alife, morto a 53 anni nel 1908) hanno il deposito della scienza” . Le genti nel perimetro del Parco Naturale Nazionale del Matese, hanno un reddito medio pro capite basso, che è necessario rendere più elevato per frenare l’esodo verso ambienti ad economia più avanzata con ascensore sociale funzionante e con minore pastoie burocratiche che frenano l’evoluzione del suddito in cittadino come recita anche l’art.4 costituzionale.