Ambiente del Parco del Matese, ma non solo, per la crescita del cittadino e del suo reddito.

(di Giuseppe PACE, Naturalista). MATESE Scrivere ancora sul parco naturale del Matese, mi rimanda a ciò che scrissi per “Molise Economico”, n.2/1983, rivista trimestrale della CCIA di Campobasso nonché “Indicazioni per una più diffusa educazione naturalistica nella scuola” su Ambiente Risorse Salute, n. 23/1984, Mensile del Centro Studi Uomo e Ambiente di Padova, e “Per un’Ecologia umana nel Sannio”, Ambiente Risorse Salute, n. 113/1990. Per la Regione Sannio non ho scritto poco come per il Matese nativo. L’Arc. F. Vignone di Colle d’Anchise (CB) mi scrive che faccio bene a rendere pubbliche le mie idee e riflessioni che intressano tanto, bontà sua! Nei miei scritti, già 40 anni fa circa, prefiguravo il più opportuno parco interregionale del Matese, poi istituito nazionale perché voluto da parlamentari molisani dell’ex PCI. La sinistra come la destra spesso hanno visioni stataliste (lo stato prima del cittadino, sia pure ancora lontana dalla visione putiniana) e non innovative, ecco perché nazionale e non interregionale del parco naturale del Matese. Ricordo, a Bojano, un comizio in piazza Roma tenuto dall’On. M. Boselli, del PCI di Padova, che parlava di istituire il parco nazionale del Matese, eppure era la prima volta che vedeva il Matese e anche di sera tardi. Un parco interregionale, invece, è, a mio avviso, più innovativo che conservativo poichè, tra l’altro, consente più adattamenti alle peculiarità anche sociali ed economiche delle comunità civili che vivono nel perimetro del parco stesso oltre ad utilizzare personale del posto e non impiegati provenienti da lontano che conoscono meno il territorio naturale. Realizzare però un parco interregionale, migliore di quello nazionale, presuppone anche un’evoluzione sociale locale meno dipendente dalla scarsa qualità dei servizi, ecc. Ecco allora che nel 2018 si istituisce e tenta ancora di realizzarsi il parco naturale nazionale del Matese, una sorta d’imposizione da lontano e dall’alto, che ha il fine prevalente di conservare, mummificando l’esistente come specie tipiche di flora e di fauna in primis, ma anche troppo lo sviluppo economico dell’Homo sapiens. Vorrei segnalare, soprattutto per il lettore occasionale, che il territorio di Letino ha un toponimo che ho utilizzato nel recente saggio Canale di Pace, Amazon,libri.it che tratta d’evoluzione del cittadino. In esso illustro il toponimo Canale di Pace, affluente di destra del Sava, con foto e mappa catastale realizzata con drone dell’Ing. Occhibove a Piedimonte Matese e cugino paterno di Fernando, mio coetaneo, collega di scuola, che mi ha presentato il saggio “Italia e Romania” e buon amico. Nel saggio Canale di Pace, illustro oltre il citato toponimo con 40 pag., pure i castelli con oltre 100 pag (del Matese prima di altri vicini e lontanissimi) oltre a 50 pag dedicatealla Transumanza che pure, mi conferma il dr. Rosario Di Lello di Piedimonte Matese, ha permesso ai nostri pastori di aprirsi al nuovo contattando altre popolazioni. I territori montani di Letino, Roccamandolfi, Pietraroja, Gallo Matese, Guardiaregia, San Gregorio Matese, sono quelli posti più in alto nel perimetro del Parco Naturale del Matese. Mio fratello, emigrato all’estero ma in visita nostalgica a Letino, aveva assistito ad una discussione tra letinesi e turisti che avevano scavato e raccolto una decina di sacchi di patate alle Secine. Alla protesta dei locali proprietari di terreno, i turisti avevano risposto di non sapere che c’erano dei proprietari e che avevano pensato che le patate erano nate e cresciute spontaneamente. A Cusano Mutri, comune beneventano del parco noto anche per la sagra annuale dei funghi, Boletus edulis in maggioranza, un turista osservando il panorama dall casa di uno scriptorum loci, Vito Antonio Maturo, disse che non sarebbe più venuto se il Comune avesse autorizzato la galleria del Matese che connette con i comuni di Guardiaregia e Gioja S.. Egli sapeva del mio studio pubblicato in merito come lo sapeva il suo ospitante. Al Convegno svolto a Cusano il 30/01/199 per tale insoluto problema viario, giunsero due fax di avversione: uno era di un archelogo universitario, l’altro di un geologo sempre presente in Tv per parlare d’ecologia conservativa. La moda della difesa ambientale in chave conservativa impazzava ed impazza ancora, dico io e spero di non essere da solo. A me sembra che una delle esigenze dei residenti in grandi città, dopo il boom economico degli anni 1953/73, era quella di evadere e respirare aria salubre nei parchi naturali, a fine settimana! E perché no andare dal territorio metropolitano di Napoli sul Matese, dove ci sono pure le patate da prendere gratis, oppure sradicare mazzetti d’origano spontaneo, raccogliere lumache, funghi, ecc.. Lungo le strade matesine è facile imbattersi in branchi di cinghiali. Leggo sul media, con redazione più vicina al Matese che “Cinghiali come “vulnus delle aree protette e non solo”? Poi una sorta di chiarimento e accomodamento espresso in un altro articolo, che leggendolo mi è sembrato di autodifesa tra le delibere regionali del presidente del parco con l’aiuto dell’articolista. Negli anni passati questi Enti hanno avuto sufficienti fondi per attivarli come prescritto dalla normativa, poco o per niente critica sui problemi del parco stesso. Da tempo non pochi rilevano che la partitocrazia, in Italia in generale e nel Sud in particolare, ha invaso la società civile. La democrazia è costituita di partiti, ma non sta scritto da nessuna parte che questi debbano glissare le leggi che il Parlamento emana e che il potere, indipendente dagli altri due poteri democratici (Parlamento e Governo) della Magistratura, controlla. In ambiente campano la Magistratura spesso è eroica perché non riceve il necessario supporto dei cittadini, abituati ad una fuga nel privato e timorosi di esporsi. In ambiente sociale campano non poco è da innovare senza la dominante persistenza di una tradizionale abitudine di ricorrere all’amico dell’amico per risolvere problemi personali, anche effimeri! Spesso gli ospedali campani (senza che molti rilevano le plateali autogratificazioni) vi sono negligenze qualitative di cura di patologie gravi, causate dall’invadenza partitocratica nelle nomine dei dirigenti e dei controllori dei controllori. Il numero dei cittadini campani che va a fare analisi ed operazioni fuori regione non è basso. In Molise, invece, gli ospedali funzionano meglio. Molti letinesi, ad esempio, si vanno ad operare a Campobasso con buon esito come, Giuseppe Pitocco, che gestisce una nota trattoria. Un non più giovanissimo Commercialista piedimontese, che redasse la tesi sull’economia matesina, scrisse che negli uffici molisani trovava più attenzione nel raccogliere dati utili. Il parco naturale del Matese, dovrebbe operare per accrescere il reddito di tutti i comuni matesini, ma almeno quelli con molto esodo o fuga: Gallo Matese è quello che più di altri ha subito un calo demografico, passando da oltre 2.500 a circa 500. Bisognerebbe che un molisano, più che un campano, possibilmente donna, presiedesse il parco naturale nazionale del Matese perché il Molise ha un ambiente sociale con minore sistema diffuso di truffe e bugie conniventi. Alcuni amici a Bojano però mi avvertono che anche da loro bisogna scegliere quelli buoni dai cattivi amministratori, ma condividono che il Molise è meno smaliziato come ambiente non naturale. Allora proporrei una donna esterna alla Campania e al Molise, ma che abbia il marito e i figli attenti alla cultura anche dei Pentri di oggi. Con delibera reg. della Campania n.33/1983 “Istituzione di parchi e riserve naturali in Campania”fu istituito il parco naturale regionale del Matese, ma entrato in funzione per inefficienze varie solo nel 2002 e dal 2006 con sede a San Potito Sannitico, pochi km ad est di Piedimonte Matese di cui era una frazione come lo erano pure gli attuali comuni di San Gregorio Matese e Castello Matese. Il Molise, invece ha una storia dei parchi e riserve naturali più antica a partire dall’estensione del Parco Naturale Nazionale D’Abruzzo-Lazio e Molise. Ma dagli anni Novanta fu istituita la riserva regionale naturale o oasi di Guardiaregia-Campochiaro, seconda per estensione in Italia concessa in gestione del WWF con 3.135 ettari e tutela, tra l’altro, paesaggi carsici, come il canyon del torrente Quirino, la cascata di San Nicola, le grotte di Pozzo della Neve e Cul di Bove che sono fra i più profondi abissi d’Europa. L’Oasi si trova all’interno di una Zona Speciale di Conservazione (IT222287) nei Comuni di Guardiaregia e Campochiaro (CB). E’ anche una Zona di Protezione Speciale (ZPS IT222296). Per le Emergenze naturalistiche del comprensorio di monte Miletto, rimando ad un mio articolo pubblicato dall’ASMV nel 1997 oltre che Cause sismogenetiche nel massiccio appenninico del Matese 1989 e Proposta di un Museo del Paesaggio del Matese 1986. La bella e significante fontana a Piazza Carmine di Piedimonte, dell’Artista alifano, +Alessandro Vessella, testimonia la vitale importanza dell’acqua che il Torano accoglie dai salti matesini a partire dal Lago Matese. Altri fiumi che sgorgano dal Matese oppure corsi d’acqua lo lambiscono a nord sono: Biferno, Tammaro, Cavaliere, Carpino, Volturno, mentre a sud sono: Lete, Sava, Titerno, Torano, ecc. Un parco naturale, sia pure ricco di peculiarità naturalistiche (come le oltre 20 cime più alte di 100 metri di quota, il reperto paleontologico di Pietraroja, Sciponix samniticus di 116 mln di anni, quello geologico a forma di V, di 3 mln circa di anni, che testimonia la valle fluviale sopra le Rave di Prata S. da dove sgorgava l’acqua dell’antico e mitico fiume Lete, che poi si è scavato un decorso nella montagna carsica nonché la Valle dell’Inferno (vista dall’eremo di San Pasquale, come ho ammirato di martedi in albis quest’anno dopo la processione animata da frati e preti) e del Quirino con pareti dolomitiche eccezionali ed altissime) non può escludere quello storico. Questo ha determinato non l’evoluzione biologica, ma l’evoluzione culturale dell’Homo sapiens, a partire, per l’area matesina, da quello della Pineta d’Isernia di oltre 700 mila anni fa. Stimolante per la conoscenza dell’ambiente piedimontese, e non solo, la locale lapide, posta all’ingresso della chiesetta, dedicata dalla nobile Gaetani, alla Madonna delle Grazie, con scritto: “le labbra del sacerdote (Pietro de Lellis, di San Gregorio d’Alife, morto a 53 anni nel 1908) hanno il deposito della scienza”. I residenti nel perimetro del Parco Naturale Nazionale del Matese, hanno un reddito, medio pro capite, basso, che è necessario elevare, senza assistenzialismo deleterio, per frenare l’esodo verso ambienti ad economia più avanzata con ascensore sociale funzionante e con minore pastoie burocratiche che frenano l’evoluzione del suddito in cittadino come recita anche l’art.4 costituzionale, come le scuole che, diceva l’On. P. Calamandrei, sono il luogo che possono compiere il miracolo di trasformare il suddito in cittadino. Tale monito l’ho letto nell’Aula Magna della scuola media di primo grado “Giacomo Vitale” di Piedimonte Matese in occasione di un concerto natalizio prima della Covid19 con la presenza della Commissaria del Prefetto di Caserta, che sostituiva il Sindaco indagato per “Assopigliatutto” e decaduto per la “Legge Severino”, che domenica prossima siamo chiamati a confermare o cambiare mediante uno dei 5 quesiti referendari. Le corruzioni e le concussioni in Campania, purtroppo, inficiano la difficile salita del cittadino, artefice del proprio ambiente. Non si dimentichi che la Corte dei Conti, annualmente ci informa che 60mld di mazzette vengono usate per corrompere la Pubblica Amministrazione, dove allignano non rari truffaldini conniventi corruttibili mentre svolgono le funzionari di Sindaci ed assessori comunali, provinciale e Governatori ed assessori regionali. Dalle ultimissime decisioni di questo Governo, sappiamo che si spalmeranno decine di mld di euro del Pnrr per la coesione sociale. Leggiamoli questi fondi disponibili: ”La quinta Missione del PNRR si pone l’obiettivo di tutelare chi si trova in condizioni di fragilità sociale ed economica, promuovendo la parità di genere, il contrasto alle discriminazioni e il consolidamento tanto delle infrastrutture sociali quanto delle politiche del lavoro. La Missione pone particolare attenzione alla coesione territoriale attraverso la diretta revisione delle politiche attive del lavoro, rafforzando i centri d’impiego e l’integrazione tra servizi sociali e rete di operatori privati. I fondi complessivi della Missione 5 finanziati da RRF, REACT-EU e dal Fondo Complementare Nazionale sono 30 Mld di euro, così suddivisi: 12,63 mld per le politiche per il lavoro; 12,79 per infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore; 4,41 per interventi speciali per coesione territoriale”. Bene, a mio avviso, ha fatto l’Agicom a richiamare una nota prof. di lettere e scrittrice piemontese che è onnipresente nella Tv di Stato, Terzo Rete, che ci inonda delle sue spesso puerili esternazioni coordinate dall’altro piemontese che dirige “che tempo che fa” in modo molto ossequioso ad un solo partito, di sinistra, pardon di centrosinistra: ” Violazione della par condicio e del pluralismo. L’Agcom, secondo quanto rivelato dall’Adnkronos, richiama la Rai per il monologo sul referendum tenuto da Luciana Litizzetto”. Dico ciò perché il Parco del Matese non è un’isola felice avulsa da quell’ambiente sociale generale o nazionale non sempre composto di cittadini esemplari, ma spesso di sudditi dei prepotenti immersi in sistemi di corruttele dove prevale il monito latino Cicero pro doma sua (“Cicerone a favore della sua casa”) è una locuzione latina derivante dal titolo di questa orazione. “Cicero pro domo sua si dice rivolti a una persona, in preferenza con cariche o funzioni pubbliche, che nella sua posizione di potere si preoccupa un po’ troppo a perorare cause per il proprio vantaggio personale” Quando diverranno definite le zone del parco matesino, che sintetizzo e semplifico in A (conservazione integrale), B (conservazione parziale) e C (conservazione facoltativa), allora cominceranno i problemi di contestazione di molti se non tutti i comuni del parco stesso perché verranno imposti vincoli di programmazione all’autonomia locale. Si potrebbe creare un sistema burocratico vincolistico, che ingessi ulteriormente qualunque sviluppo locale che porti alla crescita, non assistita, del reddito dei montanari cittadini matesini, Adesso ci basta piantare un olivo della pace a oltre 700 metri di quota nel territorio di San Gregorio Matese, che gli emigrati, non pochi, potranno ammirarne il fusto e le foglie, ma senza frutto! Nel mio citato saggio Canale di Pace ho utilizzato la scienza dell’Ecologia Umana, che fa leva sui tre caratteri multi, inter e transdisciplinare, per usare alcuni dei saperi umanistici e scientifici. Tra i primi non ho selezionato pure la locuzione latina Si vis pacem, para bellum (se vuoi la pace, prepara la guerra). Questo perché penso anch’io, dopo circa 2,4 mila anni, che non è la retorica pacifista che mi appare vuota e guerrafondaia, che per fare terminare la guerra d’aggressione alla indipendenza della Ucraina, da parte di Putin dittatore della Federazione Russa, che si circonda di conservatori oligarchi ricchissimi. Ad alcuni degli oligarchi, arricchitisi in nome del popolo russo, l’Italia, grazie anche alle riconociute capacità tecniche di economia del liberale leader, M. Draghi, abbiamo. O meglio il potere esecutivo italiano, ha sequestrato ville e panfili più costosi della villa sarda dell’arcinoto cavaliere milanese, che, da amico di Putin lo ha richiamato per mancanza di visione democratica. Platone ed altri sapevano, per averlo sperimentato, che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell’essere armati e in grado di difendersi. Il monito latino citato, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace. Può anche significare, in maniera più sottile, che un espediente per tenere unito e concordi i governati, e quindi poterli governare meglio, è di avere (o addirittura di creare) un nemico all’esterno, o al suo stesso interno (come divide et impera), facendo leva su ciò che Sallustio definiva metus hostilis, ossia «paura del nemico». Per delineare l‘evoluzione del cittadino, anche letinese visto che il primo capitolo è dedicato all’ambiente naturale sociale del toponimo Canale di Pace (masseria di mio nonno paterno omonimo) ho posto attenzione ai borghi e ai borghesi (abitanti del borgo con il castello medievale del Vassallo di Letino, Piedimonte M., Bojano, Caiazzo, Caserta, Napoli, Versailles, Transilvania, Francia, Germania, Tunisi, Cairo, Istanbul, ecc.). Dai borghesi ebbero origine le Arti liberali ma non dai nobili, quasi tutti conservatori, tranne, tra altri, il colto Gaetano Filangieri di San Potito S.) che si liberarono dalla condizione di sudditi del nobile vassallo e divennero cittadini, artefici del proprio ambiente. Ma anche la scuola può compiere il miracolo di fare diventare cittadini i sudditi, scriveva P. Calamandrei già citato. Oggi, come esiste l’analfabetismo di ritorno, potrebbe esistere, per analogia, il suddito di ritorno, che dipende non più anche dalla condizione d’analfabeta, ma dalla partitocrazia invadente la società civile: come spesso vedo, forse da troppo lontano, nella nostrana Campania né più felix né con un reddito medio procapite elevato, ma solo metà di quello medio settentrionale, dove i cittadini sono meno sudditi di ritorno, anche se non mancano del tutto.